Pdf dall'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa su La musica e la mente: il ruolo della musicoterapia nei disturbi dello spettro autistico. Il Materiale di Psicologia, destinato all'Università, analizza l'autismo e l'impatto familiare, esplorando la musicoterapia come metodologia didattica e riabilitativa, con cenni ai metodi TEACCH e ABA.
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DEGLI STUDI UNIVERSITA' DI NAPOLI PARTHENOPE DIPARTIMENTO DI SCIENZE FORMATIVE, PSICOLOGICHE E DELLA COMUNICAZIONE (Sede Amministrativa: Università Suor Orsola Benincasa) CONTINGENTEPARTHENOPE (Sede Didattica: Università Parthenope)
PER LE ATTIVITÀ DI SOSTEGNO DIDATTICO AGLI ALUNNI CON DISABILITÀ SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO ELABORATO DI APPROFONDIMENTO TEORICO SU AUTISMO
il ruolo della musicoterapia nei disturbi dello spettro autistico Candidato Gragnaniello Clementina Matricola AD3008052 Anno Accademico 2023 - 2024
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pag. 16 Conclusioni pag.17 Bibliografia .pag.19
L'autismo è un disturbo del neurosviluppo che influisce sulle capacità di comunicazione e interazione sociale. Negli ultimi anni, la musicoterapia ha guadagnato una crescente attenzione come approccio terapeutico complementare per migliorare le abilità cognitive, relazionali e comunicative delle persone con disturbo dello spettro autistico (DSA). Questo elaborato si propone di esplorare il ruolo della musicoterapia nel trattamento dell'autismo, analizzando le evidenze scientifiche e le metodologie più efficaci.
Nel primo capitolo ho introdotto una panoramica generale, soffermandomi sull'excursus storico. Ho approfondito la tematica cercando di andare oltre a quelle che sono le peculiarità e atteggiamenti stereotipati che la caratterizzano, sottolineando il rilevante ruolo della famiglia.
Nel secondo capitolo, invece, ho approfondito il tema della musicoterapia come modalità di approccio con la musica e il suono come strumento di comunicazione non-verbale.L'interesse per la musicoterapia nasce dalla volontà di coniugare la passione che accompagna da sempre la maggior parte delle persone, ovvero la musica, con l'interesse professionale connesso all'intervento educativo nei confronti di persone diversamente abili.
Nel terzo capitolo vi è una breve trattazione del metodo Teacch e ABA in cui si sottolinea l'uso di tecniche comportamentali orientate al decremento dei comportamenti inadeguati.
E' stato osservato come la musica abbia effetti benefici, in particolare sui ragazzi autistici caratterizzati dalla difficoltà nella sfera attentiva e di relazione con l'ambiente esterno.
La musica può fungere da "ponte" tra questi ragazzi e il mondo circostante, aprendo nuove possibilità di comunicazione e interazione. Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che l'uso della musica nei soggetti con autismo migliora la capacità di concentrazione e favorisce l'espressione emotiva.
Il termine autismo deriva dalla parola greca 'autos' che significa "se stesso" e dal suffisso'ismos' = stato e , quindi, stato di chiusura in se stessi.
Lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler ha introdotto questo termine nei primi anni del 1900 per descrivere una manifestazione della schizofrenia (Kanner, 1943).
Leo Kanner, nel 1943, descrisse per la prima volta l'autismo infantile precoce, mentre Asperger (1944) identificò una forma più lieve del disturbo" (Kanner, 1943; Asperger, 1944).
La cosa interessante di questi due autori è come abbiano lavorato simultaneamente al problema ignorando ognuno gli studi dell'altro, per arrivare a conclusioni complementari per definire la patologia autistica.
Nel 1943, lo psichiatra Leo Kanner pubblicò "Autistic Disturbances of Affective Contact", descrivendo undici bambini con caratteristiche comuni, tra cui isolamento sociale e insistenza su routine immutabili. Egli coniò il termine "autismo infantile precoce" e ipotizzò che fosse un disturbo innato dello sviluppo.
Parallelamente, Hans Asperger nel 1944 descrisse casi con compromissioni cognitive minori o assenti, oggi identificati come "sindrome di Asperger". Entrambi gli studiosi giunsero a conclusioni complementari pur lavorando in modo indipendente.
Nel 1944 Asperger,senza conoscere l'articolo di Kanner, pubblica "Die Autistichen Psychopathen" in cui descrive dei casi simili e usa lo stesso termine "autismo".
Tra i bambini osservati e descritti da Asperger alcuni hanno una compromissione cognitiva minore o assente, per cui, oggi, con il termine "sindrome di Asperger" (SA), coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing, ci si riferisce ad una condizione non associata a disabilità mentale e che non comporta ritardi nello sviluppo cognitivo e del linguaggio.
"ASPERGER H "Autistic Psychopathy' in Childhood," Springer Nature, 1944 .
Entrambi gli studi concordano sul ruolo centrale dell'incapacità di questi soggetti a relazionarsi con le persone anche nelle situazioni quotidiane.
Nel 1955 Kanner- influenzato dalla psicanalista Beata Rankla quale afferma: "il bambino atipico ha sofferto di una forte privazione emotiva" e che "più il bambino è piccolo, più è necessario modificare la personalità della madre"2 sposta l'attenzione sulle caratteristiche comportamentali dei genitori ipotizzando che la loro presunta freddezza contribuisse a determinare l'autismo.
I genitori, appartenenti tutti alla media e alta classe borghese, definiscono i loro bambini "autosufficienti", "felicissimi se lasciati soli", "come in un guscio" e Kanner descrive loro come genitori poco affettuosi ed eccessivamente intellettuali, sostenendo che la causa della sindrome fosse da ricercare proprio in questo loro comportamento e, in particolare, nel fatto che le mamme - essendo donne in carriera - si dedicassero poco ai loro figli coniando il termine di "genitori frigorifero".
Nel 1959 lo psicologo Bettelheim in una lettera a Scientific American sostiene tale tesi e afferma che "il rifiuto da parte dei genitori è un elemento nella genesi di ogni caso da lui osservato di autismo".
Bruno Bettelheim pubblica nel 1967 "The empty Fortress"tradotto in italiano nel 1976, col titolo"La fortezza vuota".
In tale opera la mamma viene presentata come totalmente responsabile della catastrofe del figlio.
La terapia proposta è la parentectomia (allontanamento dei figli dai genitori).
Rimland si oppone alla detta teoria sostenendo, invece, la causa organica dell'autismo e nella rivista da lui diretta, "AutismResearchReview International", sostiene che "Bettelheim ha riempito un vuoto di conoscenza con delle fantasie, purtroppo credute da molti" 3
Nel 1969 durante un'assemblea della National Society for AutisticChildren (oggi AutismSocietyof America) Leo Kanner, constatando come l'autismo fosse presente anche nelle classi più povere, assolve pubblicamente i genitori dall'essere causa dello sviluppo della sindrome autistica nei loro figli, torna dunque alla sua prima ipotesi che definiva l'autismo come un disturbo innato dello sviluppo.
BEATA R., "Emotionalproblems of early," Gerard Caplan, Basic Book, 1955 RIMLAND B., "AutismResearchReview International", 1967
Negli anni '70 il britannico Michael Rutter, approfondendo le ricerche compiute sull'autismo infantile da Kanner, sottolinea che circa i tre quarti dei bambini con autismo presentano anche un ritardo mentale.
Lorna Wing e Judith Gould identificarono tre sottogruppi sociali di soggetti autistici: il riservato, molto somigliante al tipo di paziente descritto da Kanner; il passivo, indifferente all'ambiente circostante; lo stravagante, attivo socialmente, ma dal comportamento strano.
"L'inclusione scolastica è un principio fondamentale, supportato da studi come quelli di Wing e Gould (1979), che hanno sottolineato l'importanza di strategie educative mirate per gli alunni con disturbo dello spettro autistico".
Le due studiose britanniche giunsero alla conclusione che tutte le manifestazioni dell'autismo potessero essere ricondotte ad una triade sintomatologica che pervade, a vari livelli qualitativi-quantitativi, le persone che ne sono affette ovvero 1) compromissione delle funzioni comunicative e della socializzazione; 2) comportamenti ripetitivi e stereotipati; 3) alterata capacità immaginativa.
Dette caratteristiche costituiscono i criteri di riconoscimento della patologia su cui si basano i manuali diagnostici.
Oggi, infatti, nonostante il quadro di conoscenza globale sull'autismo sia notevolmente avanzato, l'eziologia del disturbo è ancora dubbia.
Tra i vari studiosi che si sono occupati di autismo c'è accordo nel parlare di multifattorialità, ovvero di un disturbo che concerne sia aspetti genetici, che aspetti legati all'interazione tra geni e fattori ambientali, che altre variabili di ordine biologico.
Pertanto non è possibile una classificazione precisa e dettagliata dei sintomi che identificano detto disturbo, in quanto le persone con disturbo dello spettro autistico si caratterizzano per uno sviluppo fondato su modalità percettive,immaginative, ideative, socio-affettive e da uno stile di funzionamento qualitativamente diverso.
Conoscere i tratti comuni del disturbo è sicuramente importante quale punto di partenza per una diagnosi ma non sono né devono essere considerati come condizioni standard.
Generalmente, i sintomi si osservano entro i tre anni di età ed insorgono con disfunzioni e regressioni dello sviluppo evidenti già dal primo anno.
Il sesso maschile è più interessato rispetto a quello femminile.
Sono considerate caratteristiche dell'autismo: gli improvvisi sbalzi di umore, pianto o riso decontestualizzato, iperattività o passività, assenza di gioco simbolico, comportamenti autoaggressivi o aggressivi, fobie, paure, disturbi del sonno e dell'alimentazione, attaccamento a routine, ipersensibilità al tatto, ai rumori, difficoltà di comunicazione, ritardo o assenza di linguaggio.
L'autismo è una condizione del neurosviluppo che richiede un approccio personalizzato e multidisciplinare. Uno degli aspetti chiariti dagli studi sull'autismo è che la sindrome si manifesta in modo diverso in ogni soggetto.
Sebbene le aree di interesse siano le stesse, ciò che fa la differenza e fa sì che non esista un autistico uguale all'altro è l'intensità del deficit nelle aree stesse.Infatti, all'interno di questo disturbo si trovano soggetti molto diversi tra loro, con gradi di alterazione sociale e disabilità cognitiva estremamente diversificati. La verità è che l'autismo è una condizione per la quale esiste uno spettro di caratteristiche estremamente diverse e variabili. Ecco perché, più che di autismo si parla di disturbi dello spettro autistico o di autismi. Non esiste un autismo, ma tanti autismi. Esiste una forte variabilità di comportamenti osservabili all'interno dello stesso disturbo.
Conoscere una persona con autismo vuol dire conoscere quella persona, in quanto le capacità e i limiti di una singola persona autistica non sono le capacità e limiti di un'altra persona autistica. Non è possibile effettuare alcuna generalizzazione.
"Se doveste esaminare il comportamento di un gruppo di 100 (cento) persone con autismo, la prima cosa che vi colpirà è quanto siano diverse l'una dall'altra. La seconda cosa che noterete è quanto siano simili".4
Attualmente, ci sono due classificazioni diagnostiche per la sindrome dello spettro autistico: una contenuta nella Classificazione Internazionale delle malattie "International Classification of Diseases (ICD-10)" e l'altra contenuta nel Manuale diagnostico delle malattie mentali (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders-DSM5) attualmentealla decima e quinta revisione.
VOLKMAR F,.I Disturbi dello Spettro Autistico, Edra, 2020