Slide dall'Università sull'intervento sui minori vittime di maltrattamento. Il Pdf esplora l'uso del disegno come strumento diagnostico e terapeutico in Psicologia, analizzando indicatori grafici di maltrattamento nei bambini e includendo un caso studio.
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By Isabella Sanfilippo
"Il senso morale di una società si misura da ciò che fa per i suoi bambini" Dietrich Bonhoeffer /(1906-1945)
Nonostante il Novecento sia stato considerato "il secolo del fanciullo", perché ha equiparato giuridicamente il bambino alla persona adulta, ancora oggi, purtroppo ci sono bambini che vengono maltrattati.
Gli operatori sociali devono quindi, per evitare il più possibile la piaga degli abusi sui minori, individuare il più precocemente possibile eventuali casi critici.
L'azione dell'operatore socio-sanitario e di tutti gli "addetti ai lavori", non consiste solo nel rilevamento del problema, ma consiste proprio nel prendere in carico totalmente la problematica, ovvero deve proseguire con la diagnosi e la presa in cura del minore, che necessita di interventi mirati al fine di limitare le conseguenze negative del trauma subito.
L'intervento nei confronti dei minori vittime di abuso e violenza generalmente si suddivide in tre momenti: il rilevamento, la diagnosi e la presa in cura del minore.
Gli operatori che lavorano con i minori devono essere dotati di particolare sensibilità, per riconoscere le situazioni a rischio di maltrattamento o per individuare quelle già in corso.
Occorre, infatti, porre molta attenzione ai comportamenti dei minori, per cogliere segnali di disagio eventuale, occorre procedere con cautela, e analizzare i fatti in maniera oggettiva, senza essere ne allarmisti, né semplicisti.
I primi operatori che possono rilevare un eventuale problema sul minore, sono i pediatri; tuttavia, in questi casi, le famiglie maltrattanti non portano spesso il bambino alle visite, le quali sono poco frequenti, il che rende difficile un intervento appropriato del medico.
Lessico: Rilevamento: Processo che permette di individuare e riconoscere alcuni sintomi e indicatori che potrebbero essere riconducibili a un maltrattamento.
Nella realtà dei fatti, il più delle volte, accade che il bambino, nel momento in cui inizia a frequentare i luoghi di socializzazione secondaria, come nidi d'infanzia, scuola materna o scuola dell'obbligo, manifesti un comportamento di disagio che attira l'attenzione degli educatori e degli insegnanti, ai quali può sorgere il dubbio di essere di fronte ad un caso di maltrattamento.
Una volta rilevato l'abuso, questo va segnalato ai servizi sociali della zona di competenza, affinché il minore possa essere preso in carico. La segnalazione va fatta solo se il sospetto risulta fondato: occorre sempre quindi confrontarsi, innanzitutto, con i colleghi e anche e soprattutto con i professionisti che hanno una competenza specifica in merito.
Per approfondire Che cosa fare in caso di sospetto maltrattamento
Una reazione incongruente all'abuso Nel 1983 lo psichiatra statunitense Roland Summit descri- ve quella che chiama sindrome da adattamento all'abuso (SAA) per spiegare perché molti bambini vit- time di abusi sessuali non manifestino alcuna alterazione del comportamento, reagendo quindi con modalità contrarie a quelle che ci si aspetterebbe da chi subisce violenza. I bambini abusati sessualmen- te, infatti, a volte non evidenziano sintomi specifici e si mostrano invece "normali" e "tranquilli".
In generale, questa sindrome si articola nelle 5 fasi seguenti:
La richiesta di segretezza 1. il minore è invitato dall'abusante a mantenere il segreto dietro mi- naccia; frasi ricorrenti sono, infatti, «Se lo dici, la famiglia sarà distrutta», «Se lo viene a sapere, la mam- ma si arrabbierà con te» ecc. Il messaggio che arriva al bambino, quindi, è che la rivelazione è qualcosa di sbagliato e pericoloso ed è accompagnata dalla paura che nessuno sia in grado di proteggerlo da un'eventuale ritorsione dell'abusante;
Il senso di impotenza 2. la vittima è pervasa da un forte senso di impotenza perché, di fronte all'au- torità di un adulto significativo, non è in grado di opporsi e mettere fine all'abuso, il che concorre al mantenimento della sua segretezza;
L'adattamento 3. il minore sviluppa una capacità di adattamento alla situazione perché non accetta che una persona di riferimento possa essere crudele ed egoista con lui. Il bambino, cioè, preferisce pensare che la responsabilità di ciò che succede sia imputabile a lui, poiché accusare una persona cara implicherebbe la perdita del suo amore e della sua considerazione. A causa di questo il minore si sente intrappolato;
116 SEZIONE 2 GLI INTERVENTI IN AMBITO SOCIO-SANITARIO
5Il ritardo nella denuncia 4. la rivelazione spesso avviene in tempi successivi a quelli in cui si è verificato l'abuso e maggiore è il ritardo della confessione, minore è la sua credibilità. Può accadere, ad esempio, che l'adolescente si ribelli a una punizione del genitore che abusa di lui dichiarando in quel momento il sopruso subito: in questi casi spesso si è portati a credere che la confessione sia dettata dal sentimento di rabbia generato dal conflitto anziché da un abuso reale. Non è raro che a denunciare un abuso subito anni prima sia un soggetto che manifesta comportamenti antisociali o devianti, ma il rischio è che la rivelazione venga considerata come un tentativo di difesa di fronte alla legge;
La ritrattazione 5. una volta rivelato il fatto, spesso il soggetto prova senso di colpa per averlo dichiarato e per aver gettato la famiglia nella confusione più totale. Il minore si trova an- cora una volta di fronte a un bivio: scegliere di proteggere la propria famiglia ritrattando tut- to oppure distruggerla continuando a dire la verità: se non trova famigliari che lo sostengano o se incontra ostilità, la via più semplice sarà quella della ritrattazione, l'unica opzione che per- metta di mantenere pace e serenità in famiglia, anche se soltanto apparenti.
Dopo la segnalazione, occorre effettuare una diagnosi che confermi l'abuso e ne determini la peculiarità.
Ci sono due elementi fondamentali da considerare in questa fase:
Lessico Diagnosi (medica e psicologica): giudizio clinico sul trauma che si presume abbia subito il minore; comprende due fasi: quella medica, basata su visite ed esami volti a confermare o smentire il maltrattamento fisico, e quella psicologica, finalizzata a valutare l'entità del disagio, la personalità del minore ei suoi punti di forza.
La diagnosi medica si basa su diverse visite ed esami, tra i quali:
Essa è volta a valutare l'entità del disagio esistente, a tracciare un profilo della personalità della presunta vittima e ad individuarne punti di forza e di debolezza.
Nel momento in cui viene diagnosticato un maltrattamento su un minore, è fondamentale farsene carico nella maniera adeguata.
La presa in cura del minore si basa su una terapia che può essere:
La psicoterapia orientata al minore è diversa rispetto a quella prevista per l'adulto. Per i bambini, diffuso è l'utilizzo di strumenti che permettano al bambino di esprimersi: il gioco e il disegno (utili fino ai bambini di 10 anni di età).
Per i preadolescenti e adolescenti sono utili quegli strumenti propri degli adulti, come il parlare e il raccontarsi.
Lessico presa in cura del minore: azione che comporta il farsi carico del benessere fisico e psicologico del minore, attraverso una terapia medica e/o psicologica adeguata.
terpia medica: insieme di interventi a carattere medico volti a curare le lesioni fisiche e/o le patologie presenti a seguito del trauma subito.
terapia psicologica: insieme di interventi a carattere psicologico volti a favorire la rielaborazione del trauma da parre del minore e ad attenuare la sintomatologia da lui manifestata.
Melanie Klein (1882-1960), Donald Winnicot (1896-1971), René Spitz (1887-1974)
Melanie Klein: è colei che ha iniziato la scuola della PSICOANALISI INFANTILE, in disaccordo con Anna Freud, la quale sosteneva che non si dovesse sottoporre i pazienti troppo piccoli a percorsi di analisi.
Melanie Klein sostiene che le tre istanze della psiche ES- IO- SUPER-IO, sono già presenti nel bambino molto piccolo, fin dalla nascita; anche le PULSIONI DI VITA E DI MORTE si manifestano già in tenera età e il loro conflitto genera angoscia, la quale è uno stato d'animo connaturato all'essere umano, secondo la Klein. Secondo questa psicoanalista, il bambino, per far fronte all'angoscia attua gli stessi meccanismi di difesa dell'adulto, ovvero: rimozione (pensieri, sentimenti e ricordi sgraditi vengono relegati nell'inconscio, per evitare che suscitino troppa angoscia), proiezione (attribuzione ad altre persone pensieri, emozioni e sentimenti considerati negativi), formazione reattiva (tale meccanismo interviene quando la rimozione è già avvenuta e permette al soggetto di convertire un sentimento considerato inaccettabile nel suo contrario), identificazione (consiste nell'adottare tratti, qualità e caratteristiche di un'altra persona considerata desiderabile e ammirabile).
Secondo la Klein il bambino esprime meglio le sue angosce nel GIOCO, considerato il modo più naturale che egli possiede per manifestare se stesso.
Nel 1926 la Klein esprime in un libro la teoria del gioco come tecnica psicoanalitica. Il bambino non è ancora in grado di esprimere verbalmente pensieri e stati d'animo, quindi non riescono a comunicare eventualmente un suo disagio al terapeuta, né ad aiutalo nella ricostruzione dei contenuti psichici rimossi; il piccolo, inoltre, non è motivato a sottoporsi alla terapia psicoanalitica.
IL GIOCO: esso diventa dunque la modalità espressiva del bambino, nel quale egli rende palesi le sue fantasie, i suoi desideri, i suoi vissuti, esterna le sue paure, in modo da esorcizzare e controllare le sue angosce.
L'analista non deve interferire durante la pratica ludica del bambino, ma deve comprendere e deve preparare (setting) una stanza adatta al bambino, alla sua età, deve predisporre giochi e situazioni, colori, matite e fogli; ovvero tutto il necessario per analizzare e studiare il bambino.