Il pensiero di Thomas Hobbes: Stato, patto e Leviatano

Documento su Thomas Hobbes, il suo pensiero politico e la dottrina dello Stato. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Filosofia, analizza il patto di unione e sottomissione, il Leviatano e il contesto storico delle guerre civili inglesi che influenzarono le sue teorie.

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21 pagine

THOMAS HOBBES (Westport, 1588 - Harwick, 1679)
Educato a Oxford e precettore presso diverse illustri casate, Hobbes vive in un periodo di grande turbolenza: quello delle
guerre civili inglesi, che oppongono la monarchia al Parlamento e culminano nella dittatura di Cromwell e nella
successiva restaurazione degli Stuart. Anche per motivi politici, compie frequenti viaggi all'estero, che gli consentono di
entrare in contatto con la nuova losoa dell'epoca (a Parigi frequenta i circoli cartesiani, in Italia incontra Galileo).
Rimasto fedele alla Corona inglese anche durante gli anni dell'esilio, Hobbes tornera in Inghilterra insieme a Carlo II, di
cui era stato precettore, e quando questo ritornera sul trono degli Stuart egli sara ricompensato con una pensione che gli
consentira di trascorrere una lunga e serena vecchiaia. La sua opera piu nota  Il Leviatano (1651), il suo capolavoro, in cui
espone la sua dottrina dello Stato.
Una prospettiva teorica radicale
- Thomas Hobbes è una delle personali più singolari del pensiero moderno e una figura ancora oggi significativa per la
radicalità delle posizioni teoriche. Vissuto in uno dei periodi più instabili e sanguinosi della storia inglese, è un convinto
assertore dell'assolutismo regio la concezione secondo cui al re, per diritto divino, spetta il potere assoluto visto
come l'unico baluardo contro il disordine inevitabile a cui la società cadrebbe senza un governo monarchico che
comprenda tutte le prerogative del dominio.
- L'importanza del pensiero di Hobbes nella tradizione occidentale moderna e contemporanea deriva principalmente da
questa dottrina politica, che, nei suoi aspetti giuridici e filosofici, riflette ansie e paure tipiche di una fase travagliata
della storia europea.
Una vita nel segno della paura
- Hobbes vive in prima persona l'individualismo e l'aggressività dell'animo umano, descrivendoli magistralmente nelle
sue opere, dove dichiara di essere «fratello gemello della paura». Sua madre lo partorisce prematuramente nel 1588,
spaventata dalla notizia dell'arrivo dell'Invincibile Armata in Inghilterra, una potente flotta militare spagnola voluta da
Filippo II per contrastare la crescente potenza marittima inglese e porre fine al conflitto non dichiarato di pirateria.
- Durante la sua lunga esistenza, Hobbes assiste a eventi drammatici nel suo paese, come lo scontro tra il Parlamento e
il sovrano nella rivoluzione inglese (1628-1660), culminata nella guerra civile e nella decapitazione del re Carlo I
(1649). Nel 1640, temendo reazioni dai sostenitori del Parlamento, si rifugia in Francia, stabilendosi a Parigi. Dopo
undici anni di esilio volontario, nel 1651 ritorna a Londra, continuando a sentirsi minacciato dai nemici politici.

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Anteprima

Thomas Hobbes: Biografia e Contesto Storico

THOMAS HOBBES (Westport, 1588 - Harwick, 1679)

  • Educato a Oxford e precettore presso diverse illustri casate, Hobbes vive in un periodo di grande turbolenza: quello delle guerre civili inglesi, che oppongono la monarchia al Parlamento e culminano nella dittatura di Cromwell e nella successiva restaurazione degli Stuart. Anche per motivi politici, compie frequenti viaggi all'estero, che gli consentono di entrare in contatto con la nuova filosofia dell'epoca (a Parigi frequenta i circoli cartesiani, in Italia incontra Galileo).
  • Rimasto fedele alla Corona inglese anche durante gli anni dell'esilio, Hobbes tornera in Inghilterra insieme a Carlo II, di cui era stato precettore, e quando questo ritornera sul trono degli Stuart egli sara ricompensato con una pensione che gli consentira di trascorrere una lunga e serena vecchiaia. La sua opera piu nota è Il Leviatano (1651), il suo capolavoro, in cui espone la sua dottrina dello Stato.

Prospettiva Teorica Radicale

  • Thomas Hobbes è una delle personalità più singolari del pensiero moderno e una figura ancora oggi significativa per la radicalità delle posizioni teoriche. Vissuto in uno dei periodi più instabili e sanguinosi della storia inglese, è un convinto assertore dell'assolutismo regio - la concezione secondo cui al re, per diritto divino, spetta il potere assoluto - visto come l'unico baluardo contro il disordine inevitabile a cui la società cadrebbe senza un governo monarchico che comprenda tutte le prerogative del dominio.
  • L'importanza del pensiero di Hobbes nella tradizione occidentale moderna e contemporanea deriva principalmente da questa dottrina politica, che, nei suoi aspetti giuridici e filosofici, riflette ansie e paure tipiche di una fase travagliata della storia europea.

Una Vita nel Segno della Paura

  • Hobbes vive in prima persona l'individualismo e l'aggressività dell'animo umano, descrivendoli magistralmente nelle sue opere, dove dichiara di essere «fratello gemello della paura». Sua madre lo partorisce prematuramente nel 1588, spaventata dalla notizia dell'arrivo dell'Invincibile Armata in Inghilterra, una potente flotta militare spagnola voluta da Filippo II per contrastare la crescente potenza marittima inglese e porre fine al conflitto non dichiarato di pirateria.
  • Durante la sua lunga esistenza, Hobbes assiste a eventi drammatici nel suo paese, come lo scontro tra il Parlamento e il sovrano nella rivoluzione inglese (1628-1660), culminata nella guerra civile e nella decapitazione del re Carlo I (1649). Nel 1640, temendo reazioni dai sostenitori del Parlamento, si rifugia in Francia, stabilendosi a Parigi. Dopo undici anni di esilio volontario, nel 1651 ritorna a Londra, continuando a sentirsi minacciato dai nemici politici.

L'Obiettivo Filosofico e Politico di Hobbes

  • Una situazione personale e pubblica così difficile indirizza il pensiero di Hobbes verso l'aspirazione alla pace, che deve essere perseguita tramite la certezza dell'applicazione della legge e un potere forte. Tuttavia, il suo progetto politico nasce anche da una visione pessimistica dell'essere umano, giudicato fondamentalmente egoista, avido e violento, secondo il motto latino "homo homini lupus" («ogni uomo è un lupo per l'altro uomo»).
  • Questa concezione negativa, condivisa in parte da altri pensatori moderni come Montaigne e Pascal, porta Hobbes a descrivere l'uomo come un essere guidato dal proprio interesse personale, incapace di riconoscere limiti naturali senza la forza e la prepotenza altrui.
  • Secondo Hobbes, in una condizione di libertà individuale illimitata, simile a uno stato ferino, tutti gli uomini sarebbero uguali e temerebbero di essere sopraffatti dagli altri. La descrizione delle terre selvagge da parte dei navigatori e esploratori americani rafforza la sua visione di una condizione originaria conflittuale della vita sociale.
  • Il filosofo mira a elaborare una dottrina politica per organizzare una comunità civile ordinata e pacifica. L'assunto di partenza è che sono i sentimenti meschini - timore degli altri, debolezza, egoismo - a giustificare il trasferimento di ogni potere individuale al sovrano, garantendo in cambio pace e tranquillità. Utilizzando una strategia argomentativa precisa, Hobbes dimostra come l'assolutismo politico sia una necessità logica e razionale, risultato di un ragionamento rigoroso.

La Prospettiva Materialistica

L'Uomo come Essere Naturale e Corporeo

  • La dottrina di Thomas Hobbes si basa sulla convinzione che gli individui siano mossi dall'egoismo e agiscano per il proprio interesse personale, in una condizione di conflitto perpetuo. Questa visione deriva dal materialismo di Hobbes, che considera l'uomo un essere completamente naturale e corporeo.
  • Secondo il filosofo, sia le funzioni fisiologiche che quelle mentali devono essere spiegate esclusivamente in termini materiali, escludendo principi spirituali o ideali.
  • Nel Leviatano, Hobbes afferma che ogni conoscenza deriva dai sensi. La sensazione è spiegata come movimento dei corpi: un "moto" sollecitato dagli oggetti esterni negli organi di senso, trasmesso tramite i nervi al cervello. L'apparato percettivo reagisce producendo immagini degli oggetti, che vengono memorizzate e collegate tra loro, dando origine all'immaginazione. Quest'ultima non è immateriale, ma connette semplicemente le sensazioni.
  • L'intelletto opera come una macchina calcolatrice, lavorando sui segni linguistici per affermare concetti e costruire sillogismi o dimostrazioni. Ad esempio, combinando i concetti di "corpo", "animato" e "razionale" si ottiene "uomo"; rimuovendo "razionale" si ottiene "animale". In una celebre pagina del Leviatano, Hobbes descrive la ragione come una facoltà computazionale, paragonandola a operazioni matematiche di addizione e sottrazione.
  • Questa procedura non si applica solo a numeri e logica, ma si estende a tutto lo scibile, dalle lettere alle arti fino alla scienza politica. Hobbes sostiene che ogni forma di conoscenza può essere ridotta a operazioni materiali e calcolatrici, riflettendo la sua visione materialistica dell'essere umano.

Scienza e Linguaggio

  • Nella prospettiva gnoseologica di Thomas Hobbes, la scienza è vista come una costruzione artificiale di natura logica e linguistica. Diversamente da Galileo, che riteneva la natura intrinsecamente dotata di una struttura matematica e la scienza come una sua riproduzione concettuale, Hobbes sostiene che la scienza non riflette la realtà, ma è solo un reticolo di concetti convenzionali.
  • Secondo il filosofo, l'uomo non può conoscere le cause dei fenomeni, poiché l'autore del mondo fisico è Dio. Di conseguenza, non si ottiene una vera conoscenza (e quindi scienza) della natura, e la ragione (guidata dai sensi) può solo elaborare concetti individuali delle cose, senza mai raggiungere una descrizione sistematica dell'universo con validità oggettiva. Al contrario, l'uomo può conoscere "scientificamente" la politica, in quanto questa è una costruzione totalmente umana.
  • La ragione può solo definire, comparare, sommare, sottrarre e generalizzare i concetti, operando attraverso il linguaggio, considerato la più straordinaria e proficua invenzione dell'uomo. Senza il linguaggio, non ci sarebbero società e Stato, ma solo inciviltà e lotta. Hobbes osserva che, sebbene ingegnosa, l'invenzione della stampa è meno significativa rispetto a quella dell'alfabeto. Grazie al linguaggio, infatti, possiamo pensare ed esprimere i nostri pensieri, permettendoci di «trasferire il nostro discorso mentale in discorso verbale, o la serie dei pensieri in una serie di parole».

Funzioni del Linguaggio

Il linguaggio svolge due funzioni importanti:

  1. Funzione mnemonica: Designa le cose, consentendo all'uomo di ricordarle e richiamarle alla memoria.
  2. Funzione comunicativa: Permette di far comprendere agli altri le cose che pensiamo e le connessioni tra esse.

Questa visione evidenzia come, per Hobbes, il linguaggio sia fondamentale per la costruzione della conoscenza e dell'organizzazione sociale.

Le Parole come Segni

  • Le parole devono svolgere le funzioni mnemonica e comunicativa, motivo per cui gli antichi le chiamavano signa ("impronte", "tracce"). Sono segni convenzionali che indicano i concetti delle cose. Esistono parole che designano cose individuali e singolari ("Pietro", "Giovanni", "quest'uomo", "quest'albero") e parole che si riferiscono a molte cose ("uomo", "cavallo", "albero"), denominate universali. Un universale è una generalizzazione ottenuta tramite i nomi, attribuiti a molti elementi per somiglianza in qualche qualità. Mentre un nome proprio evoca una sola cosa, gli universali richiamano molteplici elementi.
  • Hobbes presta grande attenzione al linguaggio perché esso consente alla ragione umana, vista come macchina calcolatrice, di generalizzare e costruire la scienza e la conoscenza. Ad esempio, il nome "corpo" permette di raggruppare tutto ciò che esiste e si muove, poiché per Hobbes tutto è riducibile alla corporeità.
  • Un esempio pratico di Hobbes sull'importanza del linguaggio: Un uomo senza parole, di fronte a un triangolo con due angoli retti, può calcolare la somma degli angoli per verificarne l'uguaglianza. Tuttavia, senza il termine "triangolo", non può riconoscere universalmente questa proprietà in altri triangoli. Con il linguaggio, definendo "triangolo" come una figura con tre angoli, può universalmente affermare che ogni triangolo ha tre angoli uguali a due angoli retti. Questo permette di generalizzare le leggi geometriche, risparmiando tempo e sforzo mentale, e rendendo le scoperte valide in ogni tempo e luogo.
  • Hobbes sottolinea che senza parole come "triangolo", ogni nuova forma geometrica richiederebbe un nuovo ragionamento, mentre con il termine già esistente, l'identificazione è immediata. Il linguaggio facilita così la costruzione scientifica e l'identificazione di concetti universali, rendendo possibile una conoscenza sistematica e oggettiva.

I Principi della Realtà: Corpo e Movimento

  • Sintetizzando l'argomentazione di Hobbes sulla conoscenza e sul linguaggio, nel suo sistema tutta l'attività mentale si riduce a sensazione e movimento. Da questi due elementi derivano le immagini delle cose, a cui vengono attribuiti i nomi usati nei ragionamenti. L'uomo è un organismo completamente corporeo, che tende a mantenere ed esprimere naturalmente le proprie funzioni.
  • Quando Hobbes fu invitato da padre Mersenne a formulare le sue Obiezioni alle Meditazioni metafisiche di Cartesio, polemizzò duramente contro Cartesio, negando l'esistenza di una res cogitans distinta dalla res extensa. Per Hobbes, infatti, pensiero, volontà ed emozioni sono riducibili alla materia corporea, all'azione di essa sul cervello e alla reazione di quest'ultimo, che mette in moto il corpo. Anche l'anima non è altro che corpo: la corporeità è l'unica realtà e il movimento è il principio di spiegazione dei fenomeni naturali. Hobbes afferma che non possiamo neppure dire che Dio sia incorporeo, poiché tutto ciò che non è corporeo è semplicemente inesistente.
  • In questa prospettiva materialistica, persino i concetti di bene e male, e i sentimenti ad essi associati, sono riconducibili alla corporeità. Bene è ciò che l'uomo desidera, male ciò che respinge: il bene favorisce la conservazione fisica, il male minaccia la sua sopravvivenza. Altri sentimenti considerati sublimi, come amore, compassione, pietà, dedizione e sacrificio, sono manifestazioni dell'istinto di conservazione e dell'amor proprio.

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