Introduzione al gioco e il suo ruolo nello sviluppo infantile

Slide sul significato del gioco e la sua evoluzione storica, evidenziando il ruolo cruciale nello sviluppo infantile. Il Pdf esplora le prospettive di Vygotsky sulla zona di sviluppo prossimale e il contributo di Maria Montessori, focalizzandosi sull'ambiente idoneo e il materiale di gioco per l'autonomia del bambino, per il corso di Psicologia all'Università.

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Introduzione al gioco
Introduzione al gioco
Agli inizi dell’800 si verifica una valorizzazione del
gioco che è strettamente connessa allanascita del
sentimento dell’infanzia”: il gioco, infatti, viene
considerato prototipo di ogni libera attività
creatrice, non futile divertimento.
Il gioco è appunto il lavoro non alienato del
bambino, espressione di libertà e creatività.

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Anteprima

Introduzione al gioco

Introduzione al gioco

  • Agli inizi dell'800 si verifica una valorizzazione del gioco che è strettamente connessa alla "nascita del sentimento dell'infanzia": il gioco, infatti, viene considerato prototipo di ogni libera attività creatrice, non futile divertimento.
  • Il gioco è appunto il lavoro non alienato del bambino, espressione di libertà e creatività.

Definizioni di gioco

  • La valorizzazione dell'attività ludica è presente da allora anche negli studi e nelle ricerche psico- pedagogiche più recenti per le sue qualità socializzanti, cognitive, comunicative ed affettive che evidenziano come il gioco risponda ai bisogni fondamentali dell'uomo: attraverso il gioco il bambino apprende, conosce, comunica, instaura relazioni, esplora ed elabora attivamente emozioni, sentimenti e conflitti.

Definizioni di gioco e risposte

Alla domanda Cosa sia il gioco, si può rispondere in due modi:

  • Secondo l'accezione comune: il termine "gioco" si discosta completamente da una qualsiasi connotazione di "serietà";
  • In senso psicopedagogico: "i giochi dei bambini non sono solo dei semplici divertimenti ma bisogna valutarli come le loro azioni più serie".

Definizioni di gioco e risorse

  • Libertà, creatività, agio e benessere fanno del gioco una risorsa privilegiata di apprendimento, di conoscenze e di relazioni, attraverso rapporti attivi in cui il bambino trasforma la realtà secondo le sue esigenze interiori, realizza le sue potenzialità e si rivela a se stesso e agli altri.
  • Il gioco risulta fondamentale per lo sviluppo sensoriale e motorio; indispensabile per imparare ad esercitare liberamente le proprie capacità fisiche; serve per acquisire nuove competenze ed entrare in relazione con il mondo circostante in ogni fase della crescita. Il gioco è utile durante tutta l'età evolutiva perché contribuisce al benessere del bambino da tanti punti di vista: fisico, cognitivo, sociale ed emotivo

Piaget e il gioco

  • Piaget: l'attività ludica realizza fondamentalmente una funzione di assimilazione per cui le strutture mentali tendono a piegare la realtà alle proprie forme e ai propri scopi. Nello stadio senso-motorio, il bimbo usa i sensi per esplorare quello che lo circonda e si cimenta nel "gioco d'esercizio" che consiste nella ripetizione gratificante dell'attività.
  • I GIOCHI DI ESERCIZIO prevalgono nel primo anno di vita, nella fase cosiddetta "sensomotoria": il bambino, attraverso l'afferrare, il dondolare, il portare alla bocca gli oggetti, l'aprire e chiudere le mani o gli occhi, impara a controllare i movimenti e a coordinare i gesti.

Piaget e il gioco simbolico

  • Nello stadio pre-operatorio, tra i due e i sette anni, compare il gioco simbolico le cui caratteristiche tuttavia rimangono la ripetizione e la definalizzazione. Nel ripetere ora il bambino riproduce situazioni, oggetti, azioni non immediatamente presenti per cui le azioni ludiche sono DECONTESTUALIZZATE e rappresentano, cioè "stanno per", altre azioni. Il gioco del "facciamo finta di" sprona la sua creatività I GIOCHI SIMBOLICI si collocano nella fase detta "rappresentativa", in cui il bambino acquisisce la capacità di rappresentare tramite gesti o oggetti una situazione non attuale. Si sviluppa la capacità di IMMAGINAZIONE e di IMITAZIONE. Il simbolismo che emerge da queste attività permette di riprodurre esperienze viste ma non ancora direttamente sperimentate.

Piaget e il gioco con regole

  • E' soltanto con il passaggio allo stadio successivo, quello operatorio che il fanciullo impara a effettuare operazioni logiche per risolvere problemi, classifica e raggruppa gli oggetti per categorie. Si passa al gioco con le regole.
  • I GIOCHI CON REGOLE emergono nel periodo dai sette agli undici anni, nella fase detta SOCIALE, in cui il bambino comincia a vivere il rapporto con gli altri. Questa fase è caratterizzata da una maggiore aderenza alla realtà, il bambino, sperimentando la vita di gruppo, si trova di fronte a determinate "regole" che è tenuto a rispettare. La comparsa delle regole determinano la fine del gioco infantile propriamente detto inaugurano una fase di crescita, altamente educativa, in cui viene stimolato l'autocontrollo del bambino.

Vygotsky e il gioco

  • Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. Attraverso la funzione ludica il bambino allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo. L'attività creativa, deriva dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. A suo avviso, infatti, è il mezzo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino, dai 12 mesi ai 6 anni, si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. L'immaginazione che opera nel gioco è per Vygotsky molla di sviluppo in quanto crea la ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE.

La zona di sviluppo prossimale

  • Corrisponde alla differenza tra il livello di sviluppo effettivo di un individuo, manifestato quando svolge un compito da solo, e il suo livello di sviluppo potenziale che si potrebbe esprimere se il compito fosse risolto con le indicazioni e i suggerimenti di un altro soggetto competente. Questo partner che si colloca ad un livello di sviluppo superiore, può essere un adulto, il genitore o l'insegnante, ma anche un coetaneo o un bambino più grande, che promuove la trasformazione delle potenzialità in capacità effettivamente esibite.

Paradigmi più importanti

  • Mentre per Piaget nel gioco simbolico non vi è spazio per l'educazione, Vygotsky attribuisce ad esso una fondamentale valenza educativa: nel gioco infatti, come nell'area di sviluppo prossimale, svolge un ruolo decisivo il compagno esperto adulto o bambino.

Montessori e il gioco

Un'altra giovane studiosa traccia un nuovo modello pedagogico che avrà un successo internazionale: Maria Montessori (1870-1952). Prima donna medico in Italia nel 1896, pone al centro della sua infaticabile attività di ricerca la difesa del bambino, delle sue esigenze e dei suoi diritti. Nel 1907, la Montessori fonda a Roma, la prima 'Casa dei Bambini", campo di prova del suo metodo, in un ambiente 'a misura di bambino', con arredi e spazi alla sua altezza. L'adulto ha solo il compito di offrire al bimbo un ambiente idoneo e i materiali di gioco per esprimere e sviluppare le sue potenzialità in modo completo ed efficace. Ogni piccolo deve essere lasciato libero di fare le sue esperienze e attività perché ogni bimbo ha una 'mente assorbente' capace di cogliere e assimilare le esperienze esterne, sviluppando così le sue capacità psichiche e intellettuali. Alla base di questa visione, l'esperienza dei sensi messa alla prova anche attraverso il materiale strutturato del gioco e il movimento sono gli ingredienti principali per un'educazione attiva, centrata sul bambino. Non a caso, una tra le più celebri frasi della scienziata è "Aiutami a fare da solo".

Fasce d'età

Il bambino a 1-2 mesi

A questa età il bambino potrebbe: seguire gli oggetti lentamente con gli occhi a distanze ravvicinate; sorridere alle persone e fare versetti; mostrare eccitazione agitando le braccia e le gambe.

Il bambino a 3 mesi

A questa età il bambino potrebbe: riconoscere la mamma ed essere interessato ad altri volti; riconoscere le cose che gli sono familiari; cercare di afferrare qualunque oggetto abbia vicino.

Consiglio per il bambino a 3 mesi

Mettete un sonaglino nella mano del bambino e scuotetelo dolcemente. I bambini in questa fase iniziano a sviluppare un certo controllo nell'afferrare le cose; possono tenere e lasciare andare di proposito dunque il bambino sarà probabilmente attratto nell'afferrare, agitare e fare rumore.

Fasce d'età del bambino

Il bambino a 4 mesi

A questa età il bambino potrebbe: riconoscere i volti familiari e mostrare maggiore interesse negli altri; cercare di afferrare gli oggetti con il vostro aiuto; ridere, dimenarsi e strillare con gioia; è in grado di sostenere il proprio peso sui gomiti e di sollevare il busto quando è a pancia in giù.

Il bambino a 5 mesi

A questa età il bambino potrebbe: cercare e afferrare i giocattoli; sorridere alla sua immagine riflessa; essere in grado di fare più cose contemporaneamente ad esempio, vocalizzare e cercare di compiere un'azione.

Consiglio per il bambino a 5 mesi

Sedetevi a terra per ottenere la stessa visuale dei giocattoli sospesi che ha il bambino. Ciò vi aiuterà a posizionarlo nel punto più adatto per lui. Cambiate di tanto in tanto la sua posizione per dargli una visuale diversa dei giocattoli.

Fasce d'età e sviluppo

Il bambino a 6 mesi

A questa età il bambino potrebbe: stare seduto eretto con un piccolo supporto; divertirsi giocando a cucù e battendo le manine; cercare qualcosa che ha lasciato cadere; può picchiettare un giocattolo e strillare allo stesso tempo; partecipare alle attività che lo vedono protagonista

Consiglio per il bambino a 6 mesi

Usate i giocattoli impilabili per introdurre semplici parole e descrizioni, come grande e piccolo o sopra e sotto. Potete inoltre usarli anche solo per esercitare la motricità fine. Giocate insieme per favorire la comunicazione. Scegliete un momento in cui il bambino è in una fase attiva di gioco, non è stanco o affamato.

Fasce d'età e comunicazione

Il bambino a 7 mesi

A questa età il bambino potrebbe: riconoscere i nomi delle persone e degli oggetti; strisciare sulla pancia e stare seduto con un appoggio; emettere i primi scambi di conversazione.

Consiglio per il bambino a 7 mesi

Parlate delle azioni causate dal vostro bambino, lo aiuterete a capire l'idea del rapporto azione/reazione: "Hai fatto partire la musica! Ascolta ... la senti? Facciamo girare ancora la pallina." Ce l'hai fatta! Usate il linguaggio descrittivo quando il bambino attiva un giocattolo. Quando farete progressi e inizierete ad introdurre le forme, iniziate con una sola: identificate la forma e lasciate che il bambino capisca dove collocarla, prima di passare a quella successiva. Nominate le forme man mano che il bambino le raccoglie e cerca di capire dove inserirle. Usate le diverse parti del giocattolo per introdurre i vari colori al vostro bambino, dicendo il nome di ogni colore mentre lo indicate.

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