Educazione e pedagogia interculturale: globalizzazione e multiculturalismo

Documento sull'educazione e pedagogia interculturale. Il Pdf esplora concetti chiave come globalizzazione, multiculturalismo e il ruolo dell'educazione permanente, con un focus su rifugiati e minori stranieri non accompagnati, utile per lo studio universitario.

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22 pagine

Educazione e pedagogia interculturale
Viviamo nel tempo della globalizzazione e dell’interdipendenza planetaria, cosa significa?
Lo spazio del mercato ha pressoché raggiunto la sua massima estensione possibile,
coincidendo con i limiti stessi del globo
Il sistema delle interdipendenze economiche, finanziarie e commerciali ha raggiunto
un livello di estensione e di capillarità massimo
A partire dalla metà degli anni 80 non esiste un angolo di continente, per quanto
sperduto, o un gruppo di popolazione, per quanto isolato, che non subisca,
direttamente o indirettamente, per il meglio o per il peggio le conseguenze del
mercato sulle proprie condizioni di vita
In questo tempo, la compresenza di forme culturali rappresenta la norma, cosa significa?
Le società odierne sono multiculturali
Multiculturalismo: indica un tratto caratterizzante delle società occidentali
contemporanee
La simultanea presenza nella realtà sociale di differenti riferimenti valoriali e
normativi
La differenzaassume un ruolo centrale nella società
contemporanea.
Dagli anni Ottanta si diffonde un approccio pedagogico «interculturale» una
rivoluzione
Un cambio di paradigma rivoluzionario cosa significa?
permette di superare le strategie compensatorie «pedagogia per stranieri»
cambia la visione dell’emigrazione come rischio,disagio, malattia sociale
introduce una nuova visione delle «culture»: dinamiche, in evoluzione, fluide e
complesse
e pure delle identità dei singoli che le esprimono
riconosce la differenza culturale come «risorsa», opportunità di arricchimento e
crescita
E prima, quali erano i paradigmi?
dagli anni Venti, in Usa, si diffonde il concetto di «Intercultural Education», con un
obiettivo principale:
contrastare i sentimenti di ostilità verso gli immigrati dall’Europa «aliens»
fino ai movimenti per i diritti degli anni Sessanta/Settanta finalità assimilatoria: se si
privilegiano le similitudini, le differenze scompariranno spontaneamente:
ideologia del «melting pot»
è una politica di integrazione delle differenze basato
sulla convinzione che il modello più evoluto e più razionale le avrebbe annullate
E in Europa?
fino alla fine degli anni Settanta il modello resta «multiculturalista»:
la scuola è il fulcro di una politica di doppio binario:
scolarizzare i figli degli immigrati per assimilarli nel paese di accoglienza +
mantenere vivi legami culturali e linguistici col paese di origine
il problema fondamentale resta quello delle lingue;
per i primi approcci «interculturali» occorre arrivare agli anni Ottanta.
La pedagogia interculturale rappresenta una rivoluzione copernicana che significa?
schematicamente, è la terza possibilità rispetto alla dicotomia tra universalismo
(trans) e relativismo (multi)
transcultura: idea filosofica si punta a fare emergere nei processi educativi gli
elementi universali, comuni a tutti gli esseri umani (valori formali e diritti
fondamentali) [dignità umana];
multicultura: situazione di fatto le culture coabitano e sono autonome perché non
componibili, le differenze vanno conosciute e studiate per la reciproca convivenza
(metafora del condominio?) [r. storico]
si esce dalla dicotomia ridefinendo le culture e le identità in maniera dinamica,
processuale, in costante cambiamento, non statica
Intercultura: né idea filosofica astratta, né situazione contingente e definitiva
è una strategia, finalizzata a progettare e realizzare situazioni, contesti ed esperienze
che favoriscano: incontro, dialogo, interazione e scambio reciproco tra differenze
Cultura e intercultura
Cultura: è giudizio condiviso da tempo che il vocabolo non basta a sé stesso cosa significa?
innumerevoli tentativi di elaborare una definizione del termine incontrollabile: la sua
stessa storia è la sola possibilità di definirlo
Nel 1952 gli antropologi A. Kroeber e C. Kluckhohnvraccolsero più di 150 diverse
definizioni di “cultura” alcune celebri:
E.B. Tylor (1871): la cultura […] è quell’insieme complesso che include la
conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra
capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società;
Malinowski(1931): la cultura comprende gli artefatti, i beni, i processi tecnici, le idee,
le abitudini, i valori che vengono trasmessi socialmente. Non si può comprendere
realmente l’organizzazione sociale se non come parte della cultura
F. Boas(1938): la cultura può essere definita come la totalità delle reazioni e delle
attività intellettuali e fisiche che caratterizzano il comportamento degli individui i quali
compongono un gruppo sociale;
C. Kluckhon(1945): una cultura è composta di modi strutturati manifesti di
comportarsi, di sentire, di reagire. Ma essa comprende anche una serie caratteristica
di premesse o ipotesi non dichiarate che variano grandemente da una società a
un’altra.
M. Sclavi (2000): Ognuno di noi è parte di una cultura […] e la cultura è parte di noi.
Crescendo in una certa comunità, imparando una certa lingua, facciamo nostre
complesse gerarchie di premesse implicite che in quell’ambiente sono date per
scontate e costituiscono il terreno sicuro che consente di capirci
La cultura costituisce quindi sia una prospettiva performativa: fornisce i criteri per
l’azione, definisce i criteri e le modalità delle pratiche; sia una prospettiva
interpretativa: permette di associare significati ai comportamenti nostri e altrui;
L’insieme degli elementi che costituiscono la cultura e che armonizzano il
comportamento individuale con quello degli altri membri del gruppo non costituisce
un tutto uniforme e omogeneo ma un terreno variegato su cui si scontrano anche
interessi e punti di vista contrastanti, da negoziare
Cultura: più che concentrarsi sul «prodotto» compiuto, considerare i processi necessari a
produrlo cosa significa?

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Anteprima

Educazione e pedagogia interculturale

Viviamo nel tempo della globalizzazione e dell'interdipendenza planetaria, cosa significa?

  • Lo spazio del mercato ha pressoché raggiunto la sua massima estensione possibile, coincidendo con i limiti stessi del globo
  • Il sistema delle interdipendenze economiche, finanziarie e commerciali ha raggiunto un livello di estensione e di capillarità massimo
  • A partire dalla metà degli anni 80 non esiste un angolo di continente, per quanto sperduto, o un gruppo di popolazione, per quanto isolato, che non subisca, direttamente o indirettamente, per il meglio o per il peggio le conseguenze del mercato sulle proprie condizioni di vita

In questo tempo, la compresenza di forme culturali rappresenta la norma, cosa significa?

  • Le società odierne sono multiculturali
  • Multiculturalismo: indica un tratto caratterizzante delle società occidentali contemporanee
  • La simultanea presenza nella realtà sociale di differenti riferimenti valoriali e normativi
  • La differenzaassume un ruolo centrale nella società
  • contemporanea.
  • Dagli anni Ottanta si diffonde un approccio pedagogico «interculturale» una rivoluzione

Un cambio di paradigma rivoluzionario

Un cambio di paradigma rivoluzionario cosa significa?

  • permette di superare le strategie compensatorie «pedagogia per stranieri»
  • cambia la visione dell'emigrazione come rischio,disagio, malattia sociale
  • introduce una nuova visione delle «culture»: dinamiche, in evoluzione, fluide e complesse
  • e pure delle identità dei singoli che le esprimono
  • riconosce la differenza culturale come «risorsa», opportunità di arricchimento e crescita

I paradigmi precedenti

E prima, quali erano i paradigmi?

  • dagli anni Venti, in Usa, si diffonde il concetto di «Intercultural Education», con un obiettivo principale:
  • contrastare i sentimenti di ostilità verso gli immigrati dall'Europa «aliens»
  • fino ai movimenti per i diritti degli anni Sessanta/Settanta finalità assimilatoria: se si privilegiano le similitudini, le differenze scompariranno spontaneamente:
  • ideologia del «melting pot»
  • è una politica di integrazione delle differenze basato
  • sulla convinzione che il modello più evoluto e più razionale le avrebbe annullate

Il modello europeo

E in Europa?

  • fino alla fine degli anni Settanta il modello resta «multiculturalista»:
  • la scuola è il fulcro di una politica di doppio binario:
  • scolarizzare i figli degli immigrati per assimilarli nel paese di accoglienza + mantenere vivi legami culturali e linguistici col paese di origine
  • il problema fondamentale resta quello delle lingue;
  • per i primi approcci «interculturali» occorre arrivare agli anni Ottanta.

La pedagogia interculturale: una rivoluzione copernicana

La pedagogia interculturale rappresenta una rivoluzione copernicana che significa?

  • schematicamente, è la terza possibilità rispetto alla dicotomia tra universalismo (trans) e relativismo (multi)
  • transcultura: idea filosofica si punta a fare emergere nei processi educativi gli elementi universali, comuni a tutti gli esseri umani (valori formali e diritti fondamentali) [dignità umana];
  • multicultura: situazione di fatto le culture coabitano e sono autonome perché non componibili, le differenze vanno conosciute e studiate per la reciproca convivenza (metafora del condominio?) [r. storico]
  • si esce dalla dicotomia ridefinendo le culture e le identità in maniera dinamica, processuale, in costante cambiamento, non statica
  • Intercultura: né idea filosofica astratta, né situazione contingente e definitiva
  • è una strategia, finalizzata a progettare e realizzare situazioni, contesti ed esperienze che favoriscano: incontro, dialogo, interazione e scambio reciproco tra differenze

Cultura e intercultura

Definizione di cultura

Cultura: è giudizio condiviso da tempo che il vocabolo non basta a sé stesso cosa significa?

  • innumerevoli tentativi di elaborare una definizione del termine incontrollabile: la sua stessa storia è la sola possibilità di definirlo
  • Nel 1952 gli antropologi A. Kroeber e C. Kluckhohnvraccolsero più di 150 diverse definizioni di "cultura" alcune celebri:
  • E.B. Tylor (1871): la cultura [ ... ] è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società;
  • Malinowski(1931): la cultura comprende gli artefatti, i beni, i processi tecnici, le idee, le abitudini, i valori che vengono trasmessi socialmente. Non si può comprendere realmente l'organizzazione sociale se non come parte della cultura
  • F. Boas(1938): la cultura può essere definita come la totalità delle reazioni e delle attività intellettuali e fisiche che caratterizzano il comportamento degli individui i quali compongono un gruppo sociale;
  • C. Kluckhon(1945): una cultura è composta di modi strutturati manifesti di comportarsi, di sentire, di reagire. Ma essa comprende anche una serie caratteristica di premesse o ipotesi non dichiarate che variano grandemente da una società a un'altra.
  • M. Sclavi (2000): Ognuno di noi è parte di una cultura [ ... ] e la cultura è parte di noi. Crescendo in una certa comunità, imparando una certa lingua, facciamo nostre complesse gerarchie di premesse implicite che in quell'ambiente sono date per scontate e costituiscono il terreno sicuro che consente di capirci
  • La cultura costituisce quindi sia una prospettiva performativa: fornisce i criteri per l'azione, definisce i criteri e le modalità delle pratiche; sia una prospettiva interpretativa: permette di associare significati ai comportamenti nostri e altrui;
  • L'insieme degli elementi che costituiscono la cultura e che armonizzano il comportamento individuale con quello degli altri membri del gruppo non costituisce un tutto uniforme e omogeneo ma un terreno variegato su cui si scontrano anche interessi e punti di vista contrastanti, da negoziare

Cultura: dal prodotto al processo

Cultura: più che concentrarsi sul «prodotto» compiuto, considerare i processi necessari a produrlo cosa significa?

  • Il modo tradizionale di guardare il problema è statico: ha sempre considerato «cosa» viene trasmesso da una generazione all'altra focus sull'insegnamento di contenuti;
  • occorre una modalità dinamica: considerare il «come», il processo di trasmissione focus sui processi di apprendimento;
  • S. Hall (1966): nella comunicazione le persone non si limitano a rilanciarsi l'un l'altro la palla della conversazione. Gli studi [ ... ] ci rivelano tutta una serie di sovrameccanismi (che funzionano in maniera molto simile al pilota automatico degli aeroplani) delicatamente controllati e condizionati dall'ambiente culturale, che consentono alla vita una regolare navigazione.

Cultura e individuo

Cultura / colto cosa significa?

  • «Educazione» non è trasmettere nozioni pronte per l'uso, attrezzi e certezze non è questa l'idea di «cultura»;
  • Colto non è colui che possiede questo o quel pacchetto di conoscenze, nozioni, certezze colto è colui che nel corso delle diverse età della sua vita ha potuto rispondere liberamente agli stimoli del suo ambiente e soddisfare i propri bisogni;
  • in prospettiva pedagogica, cultura e libertà sono connesse e interdipendenti ogni elemento culturale nasce in processi formativi (inter-)soggettivi e prende infinite forme a contatto con contesti e prassi in cui si vive immersi, via via nel corso della vitabisogna essere consapevoli di questo dinamismo implicito in ciò che per noi è la «cultura»

Confine

Confine: limes e limen

Confine: limes e limen, barriera e soglia cosa significa?

  • Nozione problematica: è ciò che separa e al tempo stesso unisce
  • Oggetto teorico ambiguo reale e al tempo stesso convenzionale; ha una natura spaziale ma al tempo stesso non è vincolato alla dimensione spaziale;
  • determina lo spazio fisico dell'abitare e dell'identità sociale e al tempo stesso definisce l'altrove, ciò che sta fuori dallo spazio conosciuto, l'alterità.
  • Ha una caratteristica che è contemporaneamente disgiuntiva (separa) e inclusiva (contiene) delimita:
  • la delimitazione è atto costituivo dell'abitare (porre confini ai luoghi e ai territori) e del pensare:
  • conoscere è estendere i confini del noto oltre l'ignoto; riconoscere il sé attraverso l'esistenza di un altro-da-se
  • il confine stabilisce sempre una relazione: «cum-» il limite è insuperabile, il confine crea un contatto e pone la possibilità stessa del suo superamento ad- finis: affinità.
  • I confini sono mobili: si trasformano e si spostano, muoiono e risorgono
  • Sono invisibili ma sono ben presenti nelle coscienze: sono elementi simbolici che servono a rassicurare identificano e preservano;
  • de-limitano uno spazio indefinito, lo semplificano e lo rimpiccioliscono: permettono di orientarsi al loro interno
  • Confini come cornici generano identità: legami e vincoli, significati condivisi, nostri;
  • Confini come soglie indicano la nostra condizione: liminarità.

Dal confine alla frontiera

Dal confine alla frontiera la liminarità è una linea oun territorio?

  • La metafora suggerisce la condizione di chi vive perennemente in una «terra di mezzo»: mai completamente di qua, né mai completamente di là
  • In-Betweenness: è la condizione post-moderna del soggetto che vive immerso nella complessità
  • L'identità come possibilità ancora in divenire; la realtà come incrocio di sguardi sul mondo; l'apprendimento come superamento di abitudini, convenzioni, pregiudizi paure.

Appartenenza

Appartenenza: un dato non più ascritto

Appartenenza: non è più un dato «ascrittivo» cosa significa?

  • Ascrittivo: scontato (naturale ?? ) assegnato a priori;
  • Oggi: da un lato, «villaggio globale»; dall'altro, «frammentazione identitaria»;
  • Due dimensioni dell'appartenenza in crisi definizione identitaria (chi sono io?), riconoscimento in una comunità (qual è il mio posto nel mondo?);
  • L'appartenenza è un bisogno soggettivo e politico nello scenario postmoderno la condizione su entrambi i versanti è quella della «fragilità».
  • Questo bisogno di appartenenza è più forte nei tempi di incertezza o «crisi»
  • Quando il «Sé» vacilla (identità), il bisogno di «gruppo» diventa più forte (appartenenza);
  • L'appartenenza non è un dato ascritto a priori al soggetto ha origine relazionale: cioè storica, culturale e dunque relativa: non è tratto essenziale (né naturale)
  • Questo bisogno di appartenenza è più forte nei tempi di incertezza o «crisi»
  • Quando il «Sé» vacilla (identità), il bisogno di «gruppo» diventa più forte (appartenenza);
  • L'appartenenza non è un dato ascritto a priori al soggetto ha origine relazionale: cioè storica, culturale e dunque relativa: non è tratto essenziale (né naturale)
  • Dewey: l'influenza impercettibile dell'ambiente (contesto) è così sottile e capillare da influenzare ogni fibra della personalità e della mente (identità)
  • Ancora Dewey: è un dato di fatto, ogni essere umano è coinvolto in una molteplicità di gruppi diversi, i cui membri possono essere tra loro molto differenti
  • Se le appartenenze sono dinamiche (relazione) e molteplici (gruppi) la nozione di identità si frantuma: il Se è esso stesso dinamico, l'lo è multiplo.
  • Rischio: perdita del Sé collettivo, eccesso di individualismo, separatismo e fondamentalismo;
  • Come se ne esce?
  • Accettando la condizione di fragilità del Sé, non reagendo ad essa attrezzarsi per leggerla in positivo:
  • Sfida educativa: comprendere identità «in transito» disponibilità a stare nella «frontiera»:
  • Pinto Minerva: allontanarsi da sicurezze familiari, da ciò che è noto (simile) e rivolgersi all'ignoto (differenza per scoprire ulteriori appartenenze
  • il caso dei ragazzi e ragazze di «seconda generazione» (etichetta ambigua ... stranieri NON immigrati)

Cittadinanza

Elaborare un'idea di cittadinanza fondata sull'appartenenza «plurale» (Silva) cosa significa?

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