Documento su Dante Alighieri. Prima Dell'esilio. Il Pdf, utile per la scuola superiore, riassume la vita e le opere di Dante Alighieri, con un focus sulla Divina Commedia e la struttura dell'Inferno, trattando argomenti di Letteratura.
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5 - DANTE ALIGHIERI. PRIMA DELL'ESILIO 5.1 VITA · 1265: nasce a Firenze, da parte appartenenti alla piccola nobiltà guelfa. · 1290: morte di Beatrice. · 1292 - 93: scrive la VITA NOVA, opera dedicata a Cavalcanti. · 1295 - 1300: ricopre cariche importanti politiche in città. · 1302: condanna all'esilio, a seguito della prese del potere dei Guelfi Neri, appoggiati da Bonifacio VIII. · 1302 - 21: periodo di peregrinazione tra le corti dell'Italia centro-settentrionale. · 1303-04: scrive il DE VULGARI ELOQUENTIA. · 1304-07: scrive il CONVIVIO. · 1310-13: scrive il DE MONARCHIA · 1321: muore a Ravenna.
PENSIERO E POETICA PRECEDENTI ALL'ESILIO Gli anni precedenti all'esilio sono dedicati alla formazione e alla partecipazione all'attività politica. La produzione è in versi, legata al movimento stilnovista e alla trattazione dell'amore, e trova la sua sistemazione nella Vita Nova. La sua prima educazione si basa sullo studio della grammatica, letteratura classica e romanza. Va sottolineato che la formazione di Dante non deriva da un vero e proprio percorso regolare, bensì da una serie di contatti assai preziosi per la sua crescita culturale e per lo sviluppo della sua poetica. Stringe amicizia con Guido Cavalcanti e si innamora di Beatrice, che avrà un ruolo cruciale nella sua produzione. Sempre in questi anni, compie alcuni viaggi a Bologna,entrano in contatto con quel vivace ambiente culturale, e seguito della morte di Beatrice (1290) approfondisce la teologia e la filosofia. Grande importanza ricopre anche l'attività politica in seno alle magistrature cittadine, tra cui Guelfi Bianchi, favorevoli a una gestione autonoma della città, e contrapposti ai Guelfi Neri, legati alla grande nobiltà cittadina e ai voleri del papa. Dante riesce a raggiungere le più alte cariche pubbliche e proprio per questo nel 1302 viene esiliato.
5.3 OPERE PRECEDENTI ALL'ESILIO
VITA NOVA Composta tra il 1292 e il 1294, l'opera è un promisero (misto di versi e prosa), in cui il poeta inserisce delle liriche (31 poesie per un totale di 42 capitoli) e le commenta. A spingere Dante a realizzare l'opera è morte di Beatrice (1290). Composta prima dell'esilio, l'opera raccoglie la principale produzione dantesca legata allo Stil Novo. Nella Vita nova il poeta parla del forte sentimento amoroso per Beatrice, per dare una spiegazione in chiave allegorica di un'esperienza mistica, che partendo dall'amore cortese arriverà a quello mistico-religioso, affrontato poi più approfonditamente nella Commedia. Dante seleziona le liriche a suo avviso più importanti e le riordina, dando così un senso ben preciso alla propria produzione poetica. Infatti, dopo aver spiegato in un'introduzione in prosa la genesi della scrittura e l'occasione che ha ispirato la stesura del testo in versi, procede a commentarlo. Questo elemento costituisce la vera novità dell'opera, poiché si tratta di un forma di auto commento.
Tre sono le fasi dell'esperienza amorosa che seguono al primo incontro con Beatrice, avvenuto quando lei ha nove anni e Dante otto:
Le tre fasi corrispondono anche ai tre stadi dell'amore secondo Dante:
RIME Le Rime vengono composte da Dante in un arco di tempo compreso tra il 1283 e i primi anni di esilio. Mai pubblicate in un'unica raccolta, circolano sparse e disordinate in vari canzonieri e zibaldoni. Nei testi è possibile ritrovare una gran varietà di temi, tra cui il più importante è però sicuramente quello amoroso. In particolare Dante si rifà in questi scritti alla poesia di Cavalcanti, in quanto in diversi componimenti riprende il tema del turbamento, legato all'azione distruttiva che l'amore per la donna amata provoca nell'uomo. Il sonetto più celebre è Guido, i' vorrei che tu Lapo ed io, che si configura come un'elegante conversazione legata ai tratti più esteriori della vita cortese. Nel sonetto Dante immagina di viaggiare con i suoi amici e le rispettive donne amate sulla navicella magica del mago Merlino.
6 - DANTE ALIGHIERI. DOPO L'ESILIO 6.1 PENSIERO E POETICA DOPO L'ESILIO Negli anni successivi all'esilio Dante abbraccia gli ideali Ghibellini, cioè filo - im- periali. Le opere di questo periodo trattano quindi argomenti di matrice poetica e religiosa, anche se non mancano riferimenti agli scritti precedenti, di stampo stilnovi- sta, come dimostra la presenza di Beatrice nella Commedia. La produzione si presen- ta assai più variegata, registrando testi in versi, in prosa, in latino e in volgare. Gli elementi più caratterizzanti della produzione dantesca di questo periodo sono due:
6.2 OPERE SUCCESSIVE ALL'ESILIO
CONVIVIO Il Convivio è la prima opera redatta da Dante in esilio, tra il 1304 e il 1307, e mai terminata. Si presenta come un'enciclopedia dei saperi per coloro che non hanno mai potuto dedicarsi agli studi, ma vogliono intraprendere attività pubbliche e civili. Proprio per venire incontro a chi non ha mai studiato il latino, l'opera è in scritta sin volgare. Nella scrittura si alternano poesia e prosa: la prima il poeta la usa per comporre del- le canzoni allegoriche e dottrinali; la seconda è utilizzata per spiegare chiaramente ciò che la poesia vuole trasmettere, e presenta stile argomentato ed espositivo. I principali temi trattati sono: politica, etica, metafisica, cosmologia. Al centro della raccolta troviamo come filo conduttore la filosofia di Aristotele e il pensiero aristo- telico del XIII secolo, a cui il poeta fa chiaro riferimento per tutta l'oretta, denomina- to Lo Filosofo. Il progetto originario prevedeva 15 trattati, ma Dante ne scrive solo quattro:
DE VULGARI ELOQUENTIA L'opera, composta tra il 1303 e il 1304, si presenta come sviluppo della digressione sul volgare che troviamo nel primo trattato del Convivio. La struttura è legata ai modelli della trattatista retorica latina e si sviluppa in prosa. L'idea originale preve- deva quattro libri, ma Dante interrompe la scrittura durante la stesura del secondo li- bro per dedicarsi alla Commedia. Pone al centro del testo la ricerca di un volgare illustre, quel volgare in grado di as- sumere i caratteri di lingua letteraria all'interno del variegato panorama linguistico italiano. Pur affrontando il tema del volgare, la lingua utilizzata è il latino: questo perché lo scritto non ha funzione divulgativa, ma è pensato da Dante come mezzo per convincere l'élite culturale dell'epoca del valore della lingua volgare. Il primo libro si apre con la definizione del volgare come lingua naturale, in quanto appresa spontaneamente da ogni bambino fino all'infanzia. Per Dante questa caratte- ristica rende il volgare più nobile del latino, che viene considerata invece una lingua artificiale. Viene descritta l'origine delle lingue: Dio aveva dato ad Adamo una prima lingua, che si era conservata presso il popolo ebraico e in seguito all'episodio della Torre di Babele si era divisa in molteplici lingue in continua trasformazione. A rendere più nobile il volgare è quindi il suo essere più antico rispetto al latino. Il poeta si interroga su quale sia il volgare parlato nella penisola più idoneo ad assur- gere al ruolo di lingua letteraria, valida per tutta la penisola e caratteristica dall'essere illustre, nel senso che deve dare lustro a chi lo parla; cardinale, cardine comune a tutti gli altri volgari parlati nella penisola; regale e curiale, cioè degna di essere par- lata in una corte e tribunale. Dante deve arrendersi e ammettere che nessuno pos- siede le caratteristiche per elevarsi a lingua letteraria, nonostante alcuni di essi come toscano, siciliano e bolognese abbiano un'antica letteraria tradizione.