Psicologia dello Sviluppo: teorie, metodi e sviluppo prenatale

Documento di Psicologia dello Sviluppo - Janet Belsky. Il Pdf esplora la psicologia dello sviluppo, analizzando i contesti che influenzano la vita umana, le principali teorie come il comportamentismo e la psicologia evoluzionistica, e i metodi di ricerca utilizzati. Tratta anche lo sviluppo prenatale e i fattori che possono influenzarlo, per studenti universitari di Psicologia.

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22 pagine

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO - Janet Belsky
CAPITOLO 1
Le persone e il campo d'indagine
Chi siamo e che cosa studiamo.
Lo studio dello sviluppo è una megadisciplina scientifica che abbraccia lo studio dello sviluppo
infantile, lo studio dello sviluppo dell'adulto e la gerontologia (=lo studio scientifico del processo
d'invecchiamento e degli adulti in età avanzata).
Una branca particolare dello studio dello sviluppo, cioè la psicologia dello sviluppo, identifica i
cambiamenti che costituiscono le tappe universali della vita umana, dalla nascita alla vecchiaia;
esplora le differenze individuali nello sviluppo; studia l'impatto delle transizioni normative (cioè
cambiamenti prevedibili, come il pensionamento) e non normative (cioè cambiamenti imprevedibili,
come il divorzio), e indaga su qualunque altro aspetto importante per l'evoluzione della nostra esistenza.
I contesti dello sviluppo sono dei fattori fondamentali che danno forma alla nostra esistenza,
comprendono:
La coorte: ovvero il gruppo a cui apparteniamo per il fatto di essere nati in un certo anno e periodo
storico. La gigantesca coorte del baby alla fine della Seconda guerra mondiale (=fra il 1946 e il 1964) , ha
avuto un boom postbellico, costituita dalle persone nate negli anni immediatamente successivi all'impatto
enorme sulla nostra società e continua ad averlo man mano avanza da una fase della vita a quella
successiva.
Per i nati prima del XX secolo l'infanzia era un periodo molto più breve e difficile (-> non era considerata
una fase della vita molto speciale e i bambini iniziavano a lavorare ad appena 9/10 anni), tanto che il
numero di coloro che non riuscivano a sopravvivere era altissimo. Nelle società occidentali, man mano
che le condizioni di vita sono divenute meno dure e si è prolungato il periodo della formazione scolastica,
la fase iniziale della vita si è sempre più allungata, prima fino a includere l'adolescenza, poi, più di
recente, l'inizio dell’età adulta si è ulteriormente spostato in avanti, verso la fine dei 20 anni, col delinearsi
di una nuova fase dell’esistenza chiamata adultità emergente.
La rivoluzione nell'attesa di vita che ha segnato gli inizi del XX secolo, dovuta agli straordinari progressi
nella cura delle malattie infettive e al passaggio alle malattie croniche come principale causa di morte,
ha fatto che la maggior parte delle persone potesse sopravvivere fino ad età avanzata. Oggi, nei
paesi più ricchi del mondo l'attesa media di vita (=la probabilità che una persona ha alla nascita di vivere
fino a una data età) è piuttosto vicina alla durata massima della vita (circa 105 anni), e si usa distinguere
fra due gruppi di anziani: gli anziani giovani (le persone di 60 e 70 anni) che godono di buona salute, e
gli anziani anziani (le persone dagli 80 anni in su). L'altro grande cambiamento avvenuto nel XX secolo
si è verificato negli anni 60 con la rivoluzione sessuale, i movimenti delle donne e un vasto movimento
di controcultura, che hanno portato notevoli cambiamenti negli stili di vita delle società occidentali. Oggi
abbiamo una straordinaria libertà nel progettare l'esistenza secondo i nostri desideri. Ma l'enorme
aumento delle famiglie monoparentali ha portato tra i bambini livelli di povertà più alti di prima.
2. Lo status socioeconomico: indica la condizione sociale della persona sul piano dell'istruzione ma
soprattutto del reddito. Le persone che vivono una condizione di povertà conducono un’esistenza più
dura, più stressante e persino più breve. Drammatico è il divario fra i paesi sviluppati e i paesi in via di
sviluppo, con questi ultimi che vivono in condizioni molto inferiori in termini di salute, ricchezza e
tecnologia.
3. La cultura: Gli studiosi distinguono fra culture collettiviste, che attribuiscono particolare valore
all'armonia sociale e alla forza delle relazioni fra i membri di vaste famiglie estese, e culture
individualiste, che attribuiscono grande valore all'indipendenza e al successo personale. Benché le
società occidentali tradizionalmente si collochino ai primi posti nella classifica dell’individualismo, le
culture sono in continua evoluzione e gli abitanti di tutti i paesi oggi tendono a essere portatori di una
visione in cui valori collettivisti si mescolano a valori più individualisti.
4. Il genere: infine, ha un’enorme influenza sul nostro viaggio attraverso la vita. Per esempio, nel mondo
sviluppato le donne vivono più a lungo degli uomini di almeno 5-10 anni.
Le lenti per osservare il ciclo della vita: le teorie
Le teorie offrono spiegazioni sul perché le persone fanno ciò che fanno. Nella psicologia dello sviluppo, le
principali visioni teoriche con cui si interpreta il comportamento si differenziano rispetto alla posizione che
assumono nella controversia natura/cultura e a quale aspetto privilegiano di questo binomio.
●I comportamentisti ritengono che l'aspetto cultura sia l'unica cosa importante. Secondo l'indirizzo del
comportamentismo tradizionale (concentra l'attenzione solo sui comportamenti 'oggettivi'), che ha avuto
in B.F. Skinner il suo principale esponente, il condizionamento operante e il rinforzo (=una ricompensa)
determinano tutti i comportamenti volontari. Secondo il compotamentismo cognitivo (o teoria
dell’apprendimento sociale) sono il modellamento (o modeling, cioè l’apprendere attraverso
l'osservazione e l'imitazione di ciò che fanno gli altri -in particolare le persone per noi più significative-) e
l'autoefficacia (=la nostra personale convinzione di essere in grado di eseguire un certo compito) a
determinare il modo in cui agiamo.
La teoria dell'attaccamento sviluppata da John Bowlby attribuisce molta importanza sia alla 'natura'
sia alla 'cultura'. Secondo Bowlby, la risposta biologica di attaccamento che si sviluppa nella prima
infanzia è geneticamente programmata per favorire la sopravvivenza umana, e la qualità delle relazioni
di attaccamento che si stabiliscono nei primi anni di vita è cruciale per la salute mentale nelle età
successive.
●La psicologia evoluzionistica assume come principale prospettiva la 'natura' e considera i
comportamenti umani come prodotti dell'evoluzione, geneticamente programmati per favorire la
sopravvivenza della specie.
Le ricerche di genetica del comportamento hanno convinto gli studiosi dell'effettiva
importanza e potenza della 'natura', rivelando che le differenze individuali sono influenzate dalla
costituzione genetica praticamente rispetto a ogni tratto. In particolare per determinare il contributo
genetico a un dato tratto sono stati fatti:
-studi di gemelli=confrontare coppie di gemelli identici (monozigotici) e gemelli fraterni (dizigotici, che in
media condividono il 50% dei loro geni)
-studi su adottati=confrontare i bambini adottati con i loro geni biologici (con i quali hanno in comune i
geni) e con quelli adottivi (con i quali condividono solo l'ambiente)
-studi su gemelli adottati=confrontare gemelli identici che sono stati adottati nella prima infanzia e che
sono quindi cresciuti in famiglie diverse.
Oggi comunque la controversia natura/cultura è in gran parte superata, e l'interesse degli
studiosi dello sviluppo è incentrato sull'esplorare come interagiscono natura e cultura.
Grazie all'azione di forze evocative e di forze attive, noi plasmiamo l'ambiente in modo da adeguarlo alle
nostre predisposizioni genetiche; inoltre le relazioni umane sono bidirezionali, ovvero la qualità dei nostri
stati d'umore e delle nostre azioni influisce sulle risposte degli altri, proprio come le azioni altrui
influenzano le nostre. Una delle sfide fondamentali che la scienza dello sviluppo ha davanti è quella di
favorire un adeguato adattamento persona-ambiente. Abbiamo l'esigenza di far corrispondere l'ambiente
giusto ai talenti e alle abilità di cui siamo dotati per costituzione biologica. I progressi nel campo della

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Le persone e il campo d'indagine

Chi siamo e che cosa studiamo. Lo studio dello sviluppo è una megadisciplina scientifica che abbraccia lo studio dello sviluppo infantile, lo studio dello sviluppo dell'adulto e la gerontologia (=lo studio scientifico del processo d'invecchiamento e degli adulti in età avanzata). Una branca particolare dello studio dello sviluppo, cioè la psicologia dello sviluppo, identifica i cambiamenti che costituiscono le tappe universali della vita umana, dalla nascita alla vecchiaia; esplora le differenze individuali nello sviluppo; studia l'impatto delle transizioni normative (cioè cambiamenti prevedibili, come il pensionamento) e non normative (cioè cambiamenti imprevedibili, come il divorzio), e indaga su qualunque altro aspetto importante per l'evoluzione della nostra esistenza.

Contesti dello sviluppo

I contesti dello sviluppo sono dei fattori fondamentali che danno forma alla nostra esistenza, comprendono:

La coorte: ovvero il gruppo a cui apparteniamo per il fatto di essere nati in un certo anno e periodo storico. La gigantesca coorte del baby alla fine della Seconda guerra mondiale (=fra il 1946 e il 1964) , ha avuto un boom postbellico, costituita dalle persone nate negli anni immediatamente successivi all'impatto enorme sulla nostra società e continua ad averlo man mano avanza da una fase della vita a quella successiva. Per i nati prima del XX secolo l'infanzia era un periodo molto più breve e difficile (-> non era considerata una fase della vita molto speciale e i bambini iniziavano a lavorare ad appena 9/10 anni), tanto che il numero di coloro che non riuscivano a sopravvivere era altissimo. Nelle società occidentali, man mano che le condizioni di vita sono divenute meno dure e si è prolungato il periodo della formazione scolastica, la fase iniziale della vita si è sempre più allungata, prima fino a includere l'adolescenza, poi, più di recente, l'inizio dell'età adulta si è ulteriormente spostato in avanti, verso la fine dei 20 anni, col delinearsi di una nuova fase dell'esistenza chiamata adultità emergente. La rivoluzione nell'attesa di vita che ha segnato gli inizi del XX secolo, dovuta agli straordinari progressi nella cura delle malattie infettive e al passaggio alle malattie croniche come principale causa di morte, ha fatto sì che la maggior parte delle persone potesse sopravvivere fino ad età avanzata. Oggi, nei paesi più ricchi del mondo l'attesa media di vita (=la probabilità che una persona ha alla nascita di vivere fino a una data età) è piuttosto vicina alla durata massima della vita (circa 105 anni), e si usa distinguere fra due gruppi di anziani: gli anziani giovani (le persone di 60 e 70 anni) che godono di buona salute, e gli anziani anziani (le persone dagli 80 anni in su). L'altro grande cambiamento avvenuto nel XX secolo si è verificato negli anni 60 con la rivoluzione sessuale, i movimenti delle donne e un vasto movimento di controcultura, che hanno portato notevoli cambiamenti negli stili di vita delle società occidentali. Oggi abbiamo una straordinaria libertà nel progettare l'esistenza secondo i nostri desideri. Ma l'enorme aumento delle famiglie monoparentali ha portato tra i bambini livelli di povertà più alti di prima.

2. Lo status socioeconomico: indica la condizione sociale della persona sul piano dell'istruzione ma soprattutto del reddito. Le persone che vivono una condizione di povertà conducono un'esistenza più dura, più stressante e persino più breve. Drammatico è il divario fra i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo, con questi ultimi che vivono in condizioni molto inferiori in termini di salute, ricchezza e tecnologia.

3. La cultura: Gli studiosi distinguono fra culture collettiviste, che attribuiscono particolare valore all'armonia sociale e alla forza delle relazioni fra i membri di vaste famiglie estese, e culture individualiste, che attribuiscono grande valore all'indipendenza e al successo personale. Benché lesocietà occidentali tradizionalmente si collochino ai primi posti nella classifica dell'individualismo, le culture sono in continua evoluzione e gli abitanti di tutti i paesi oggi tendono a essere portatori di una visione in cui valori collettivisti si mescolano a valori più individualisti.

4. Il genere: infine, ha un'enorme influenza sul nostro viaggio attraverso la vita. Per esempio, nel mondo sviluppato le donne vivono più a lungo degli uomini di almeno 5-10 anni.

Le lenti per osservare il ciclo della vita: le teorie

Le teorie offrono spiegazioni sul perché le persone fanno ciò che fanno. Nella psicologia dello sviluppo, le principali visioni teoriche con cui si interpreta il comportamento si differenziano rispetto alla posizione che assumono nella controversia natura/cultura e a quale aspetto privilegiano di questo binomio.

  • I comportamentisti ritengono che l'aspetto cultura sia l'unica cosa importante. Secondo l'indirizzo del comportamentismo tradizionale (concentra l'attenzione solo sui comportamenti 'oggettivi'), che ha avuto in B.F. Skinner il suo principale esponente, il condizionamento operante e il rinforzo (=una ricompensa) determinano tutti i comportamenti volontari. Secondo il compotamentismo cognitivo (o teoria dell'apprendimento sociale) sono il modellamento (o modeling, cioè l'apprendere attraverso l'osservazione e l'imitazione di ciò che fanno gli altri -in particolare le persone per noi più significative-) e l'autoefficacia (=la nostra personale convinzione di essere in grado di eseguire un certo compito) a determinare il modo in cui agiamo.
  • La teoria dell'attaccamento sviluppata da John Bowlby attribuisce molta importanza sia alla 'natura' sia alla 'cultura'. Secondo Bowlby, la risposta biologica di attaccamento che si sviluppa nella prima infanzia è geneticamente programmata per favorire la sopravvivenza umana, e la qualità delle relazioni di attaccamento che si stabiliscono nei primi anni di vita è cruciale per la salute mentale nelle età successive.
  • La psicologia evoluzionistica assume come principale prospettiva la 'natura' e considera i comportamenti umani come prodotti dell'evoluzione, geneticamente programmati per favorire la sopravvivenza della specie.
  • Le ricerche di genetica del comportamento hanno convinto gli studiosi dell'effettiva importanza e potenza della 'natura', rivelando che le differenze individuali sono influenzate dalla costituzione genetica praticamente rispetto a ogni tratto. In particolare per determinare il contributo genetico a un dato tratto sono stati fatti:
    • studi di gemelli=confrontare coppie di gemelli identici (monozigotici) e gemelli fraterni (dizigotici, che in media condividono il 50% dei loro geni)
    • studi su adottati=confrontare i bambini adottati con i loro geni biologici (con i quali hanno in comune i geni) e con quelli adottivi (con i quali condividono solo l'ambiente)
    • studi su gemelli adottati=confrontare gemelli identici che sono stati adottati nella prima infanzia e che sono quindi cresciuti in famiglie diverse.

Oggi comunque la controversia natura/cultura è in gran parte superata, e l'interesse degli studiosi dello sviluppo è incentrato sull'esplorare come interagiscono natura e cultura. Grazie all'azione di forze evocative_e di forze attive, noi plasmiamo l'ambiente in modo da adeguarlo alle nostre predisposizioni genetiche; inoltre le relazioni umane sono bidirezionali, ovvero la qualità dei nostri stati d'umore e delle nostre azioni influisce sulle risposte degli altri, proprio come le azioni altrui influenzano le nostre. Una delle sfide fondamentali che la scienza dello sviluppo ha davanti è quella di favorire un adeguato adattamento persona-ambiente. Abbiamo l'esigenza di far corrispondere l'ambiente giusto ai talenti e alle abilità di cui siamo dotati per costituzione biologica. I progressi nel campo della genetica ci permettono di agire sull'ambiente nel modo migliore per favorire le condizioni di vita ottimali per noi.

  • Secondo la teoria dello sviluppo cognitivo elaborata da Jean Piaget, lo sviluppo intellettivo del bambino progredisce attraverso quattro fasi di crescita intellettiva distinte (tabella pag 24), e ogni fenomeno di apprendimento è mediato dai processi di assimilazione (=comprensione degli stimoli ambientali) e accomodamento (=processo con cui modifichiamo le nostre capacità mentali per apprendere i nuovi stimoli).
  • L'altro grande teorico delle fasi dello sviluppo, Erik Erikson, individua otto diversi compiti psicosociali (tabella pag 25), o crisi, che la persona deve superare per evolvere da uno stadio del ciclo della vita a quello successivo.
  • Oggi la maggioranza degli psicologi dello sviluppo adotta la prospettiva definita teoria dei sistemi di sviluppo, che integra gli approcci teorici più diversi. La concezione di fondo è che i sistemi sono tra loro interconnessi da relazioni dinamiche. Secondo questa visione, l'essenza dello sviluppo sta nella diversità tra le persone e tra i processi del cambiamento. (Tabella riassuntiva pag 26)

I ferri del mestiere: i metodi di ricerca

Le due principali strategie di ricerca sono gli studi di correlazione, che indagano le relazioni rintracciabili nella variabilità naturale di un carattere fra i soggetti, e gli esperimenti, i ricercatori intervengono attivamente a manipolare la variabile che interessa e assegnano a caso i soggetti da esaminare a gruppi che possono o meno ricevere un dato trattamento. Negli studi di correlazione è sempre possibile interpretare le correlazioni osservate tramite spiegazioni alternative. Per quanto riguarda gli esperimenti, se da un lato consentono di isolare le cause di un fenomeno, dall'altro comportano spesso notevoli difficoltà di realizzazione pratica e il rischio di violare principi etici. Nel condurre una ricerca occorre fare molta attenzione per selezionare e formare un campione rappresentativo, inoltre è essenziale utilizzare misure accurate. L'osservazione naturalistica (=implica l'osservazione diretta dei soggetti e la registrazione del loro comportamento), l'audiodescrizione (=è il soggetto stesso che mediante dei questionari registra ciò che fa), i test di specifiche abilità e le valutazioni espresse da osservatori esperti sono le principali strategie di cui si avvalgono gli psicologi dello sviluppo per effettuare le misurazioni e raccogliere i dati. (Tabella pag 29)

Approcci di ricerca nello sviluppo

Nelle ricerche sullo sviluppo, i due approcci più utilizzati sono:

  • Gli studi trasversali, che implicano di studiare nello stesso momento soggetti appartenenti a gruppi di età differenti, sono abbastanza semplici da condurre. Tuttavia hanno l'inconveniente che le differenze tra i gruppi di età possono essere confuse con cambiamenti associati all'invecchiamento. Questi studi non possono dirci nulla sulle differenze individuali nello sviluppo.
  • Gli studi longitudinali sono lo strumento di elezione in queste ricerche, poiché possono rispondere a quesiti vitali circa lo sviluppo. Tuttavia, poiché implica di seguire un alto numero di soggetti per molti anni, questo 'gold standard' - cioè i metodo migliore in questo campo d'indagine- comporta notevoli difficoltà di gestione pratica e spesso finisce per selezionare un gruppo di soggetti atipici, una vera élite di volontari.

Oggi gli studi di psicologia dello sviluppo stanno acquisendo un carattere più globale e un maggior grado di sofisticazione degli strumenti statistici utilizzati. Le ricerche quantitative -ovvero gli studi che coinvolgono gruppi di partecipanti e l'utilizzo di test statistici- costituiscono ancora lo strumento standard per accertare la verità scientifica. Ma tra gli psicologi dello sviluppo si va affermando anche la ricerca qualitativa, che comporta il condurre interviste approfondite con singole persone.

Sviluppo prenatale, gravidanza e nascita

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