Slide dall'Università su Alle Origini della Sociologia. Il Pdf esplora la sociologia come scienza giovane e moderna, analizzando le trasformazioni che ne hanno determinato la nascita, come le Rivoluzioni scientifica, francese e industriale, per gli studenti di Filosofia.
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L'attenzione per la dimensione sociale dell' uomo è stata sempre presente nell' analisi degli studiosi. Oltre ad Aristotele e Hobbes, a occuparsi del tema sono stati tanti altri pensatori dell' età antica e medievale (da Tacito a Tommaso d' Aquino) e moderna (da Machiavelli a Vico, a Montesquieu). Si tratta, tuttavia, di riflessioni marginali, perché condotte all' interno di quadri teorici (filosofico, politico, storiografico ... ) che non erano ancora finalizzati in modo specifico all' analisi della società.
È solo a partire dalla metà del XIX secolo che il sapere sociologico si costituisce come branca scientifica autonoma. In questo periodo vengono istituite le prime cattedre universitarie della nuova disciplina (la prima è del 1887, presieduta da Emile Durkheim a Bordeaux) e nascono le prime riviste specifiche: «l' American Journal of Sociology», pubblicata negli stati Uniti a partire dal 1895, e «l' Année Sociologique», nata in Francia l'anno successivo.
A Chicago, nel 1892, nasce il primo dipartimento di sociologia nella storia dell' università americana, e nel periodo immediatamente precedente la Prima guerra mondiale si afferma un' illustre scuola di pensiero e di ricerca, denominata appunto «Scuola di Chicago», che formerà studiosi di grande importanza per il sviluppo della disciplina, come ad esempio William Thomas, Robert Park ed Ernest Burgess.
Perché la cultura ha sentito l'esigenza di avviare ed elaborare un' analisi sistematica della società solo nel XIX secolo?
La spiegazione comunemente addotta dagli studiosi è che il sapere sociologico costituisce la risposta intellettuale alle grandi trasformazioni che tra il XVII e il XIX secolo investirono la civiltà occidentale, mettendone in crisi i fondamenti.
Per certi aspetti, infatti, la nascita e i primi sviluppi della sociologia possono essere letti come una sorta di «autocoscienza» della modernità, cioè come il modo in cui la società occidentale cercò di rappresentare se stessa dopo le tre grandi rivoluzioni che ne avevano scosso le fondamenta in ambito culturale, politico ed economico: la Rivoluzione scientifica, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione industriale.
Con l'espressione «rivoluzione scientifica» la storiografia denomina quel movimento di idee che, a partire dal seicento, grazie all' opera di studiosi come Copernico, Keplero, Galilei e Newton, modificò l' immagine del mondo fisico tramandata dalla cultura antica, decretando l'abbandono della cosmologia geocentrica aristotelico-tolemaica e inaugurando una nuova prospettiva quantitativa e meccanicistica per interpretare l'intero universo.
Gli influssi della Rivoluzione scientifica non si limitarono all' ambito dell' astronomia e della fisica: essa, infatti, pose le premesse per una nuova percezione del mondo e dell' uomo, in quanto aprì implicitamente la strada all' applicazione alla realtà umana dei principi utilizzati per indagare il mondo della natura, identificando la scienza non con un ambito specifico di contenuti, ma con un metodo globale di indagine e di conoscenza.
«La Rivoluzione francese ha operato, in rapporto a questo mondo, come le rivoluzioni religiose agiscono in vista dell'altro; ha considerato il cittadino in un modo astratto, fuori di ogni particolare società; così le religioni considerano l'uomo in generale, indipendentemente dal paese e dal tempo. Essa non ha cercato solo quale fosse il diritto particolare del cittadino francese, ma quali fossero i diritti e i doveri generali degli uomini in materia politica.»
Queste parole, scritte dal pensatore francese Alexis de Tocqueville nel 1856, ci danno il senso di ciò che le Rivoluzione francese rappresentò per la società e per la cultura del XIX secolo. Essa determinò non solo la fine di un determinato assetto politico-sociale (la Francia dell' assolutismo monarchico e dei privilegi accordati a clero e nobiltà), ma, più in generale, di ogni tentativo di legittimazione dell' ordine sociale fondato sull' autorità e sulla tradizione.
Valori come l' uguaglianza dei cittadini, la libertà di opinione e di espressione, la superiorità assoluta della legge su ogni arbitrio e sopruso individuale, affermati con chiarezza nella DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEL CITTADINO (1789), costituiscono il fondamento non solo delle attuali legislazioni degli Stati democratici, ma anche della nostra percezione quotidiana della convivenza civile, delle sue norme, delle sue funzioni e del suo valore.
Furono però le trasformazioni attinenti alla sfera economica e all' organizzazione delle attività produttive a giocare un ruolo decisivo per la nascita e l'affermazione sella sociologia.
Il passaggio- iniziato in Inghilterra alla fine del Settecento- da un' economia tradizionale di tipo agricolo e artigianale alla produzione automatizzata di beni e servizi all' interno delle fabbriche, che è ciò che gli storici chiamano «Rivoluzione industriale», determinò non solo la fine di un sistema produttivo ormai secolare, ma anche mutamenti profondi nella struttura della società, che possiamo così riassumere:
In questo modo la Rivoluzione industriale obbligo la cultura a ripensare su nuove basi il problema della convivenza civile, delle sue norme e dei suoi valori. In un certo senso, essa creò la «società» così come ora la percepiamo e la intendiamo.
Lo studioso statunitense PETER BERGER afferma che, prima della nascita della sociologia, la stessa idea dell' esistenza della società era tutt' altro che ovvia. Berger intende dire che la sociologia ha potuto nascere e affermarsi quando le modalità di aggregazione e di interazione tra gli esseri umano hanno assunto le caratteristiche tipiche che noi oggi ascriviamo al concetto stesso di «società».
Un primo tentativo di delineare con precisione questa modalità specifiche si deve a Ferdinand Tonnies, uno studioso danese, autore nel 1887 di un testo dal titolo COMUNITA' E SOCIETA'. Con questi due termini l'autore designa le due modalità possibili di aggregazione sociale. Nel descrivere queste due forme di aggregazione raffigura lucidamente la contrapposizione tra le forme tradizionali della vita associata e la nuova civiltà nata dall' industrializzazione e dall' urbanizzazione.
Secondo Tonnies la COMUNITA' è caratterizzata da dimensioni contenute, da relazioni frequenti e significative tra i membri e, soprattutto, da un comune modo di sentire (cioè di valutare le situazioni, definire le priorità e i valori ecc.) tutti coloro che vi appartengono. La famiglia, fondata sui vincoli di sangue e soprattutto sulla comunione di ricordi e sentimenti, è il tipo paradigmatico di tale forme sociale; essa si realizza anche nel villaggio o nella piccola città, dove sono ancora possibili rapporti di amicizia e di vicinato tra le persone, e dove le tradizioni, le usanze e la religione vissuta come pratica collettiva orientano spontaneamente la vita delle persone.
Nella comunità il lavoro e il possesso sono comuni, nel senso che ognuno contribuisce, per la parte che gli compete, alle attività della collettività e ne gode i frutti; inoltre all' interno della comunità non esiste la pratica del contratto, poiché esso implica l' esistenza di due volontà contrapposte, espressioni di interessi differenti, presupposto impensabile per la comunità stessa.
La società, si forma quando gli aggregati umani diventano più vasti e gli individui vivono gli uni a fianco agli altri senza però alcun legame organico che li unisca. Ciascuno esiste per se stesso e, all' unità di sentimenti e di intenti propria della comunità, subentra l' atomizzazione dei punti di vista.
All' interno della società le relazioni tra le persone sono di tipo utilitaristico, cioè basate sulla reciprocità degli interessi; esse non toccano la sfera interiore dei sentimenti e dei valori, ma solo quella esteriore dello scambio di beni e prestazioni. Per regalare questo scambio, la scienza giuridica organizza i rapporti umani di una determinata società in base e a leggi e contratti e trasforma l' individuo in una «persona», soggetto di diritti e obblighi.
Tuttavia, l' uguaglianza che la legge stabilisce tra gli uomini, presupposto essenziale dello scambio di beni e prestazioni, non li affratella, ma al contrario li separa: se nella comunità, afferma Tonnies, gli uomini sono uniti a dispetto di tutte le differenze (di censo, di classe, di posizione), nella società essi restano irrimediabilmente distinti malgrado l' uguaglianza sancita dalla legge.