Le origini della comunicazione umana e l'intenzionalità condivisa

Documento dall'Università degli Studi di Catania su Le origini della comunicazione umana. Il Pdf esplora le teorie evoluzionistiche e il modello cooperativo della comunicazione umana, analizzando gesti deittici e iconici, utile per studenti universitari di Psicologia.

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Le origini della comunicazione umana
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LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE UMANA.
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Anteprima

Le origini della comunicazione umana

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LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE UMANA.
Riassunto a cura di : S. Luna.

L'importanza dell'infrastruttura

Ipotesi evoluzionistica di Tomasello (in contrasto con la classica teoria di Chomsky): le prime forme
unicamente umane di comunicazione sono l'additare e il mimare, che rappresentano il passaggio
evolutivo della comunicazione umana. In particolare il gesto dell'indicare (gesto ostensivo).
Gesto ostensivo = è un gesto che può assumere molti significati, anche complessi. Secondo la
Struttura cooperativa della comunicazione di Grice la comunicazione umana è un attività
cooperativa che funziona se esistono due variabili:

  1. un terreno concettuale comune reciprocamente posto;
  2. motivazioni comunicative cooperative reciprocamente poste.

La cooperazione umana si basa sul concetto di "Intenzionalità condivisa": è ciò che serve per
impegnarsi in attività unicamente umane e cooperative in cui c'è un soggetto plurale, "noi", avente:
fini congiunti + intenzioni congiunte + conoscenza comune + credenze condivise.
Le Abilità e le motivazioni dell'intenzionalità condivisa costituiscono l'infrastruttura cooperativa
della comunicazione. L'origine della comunicazione collaborativa risiede nella collaborazione
mutualista, per cui un individuo aiuta l'altro per trarre vantaggio. Col tempo gli umani presero a
comunicare in questo nuovo modo anche al di fuori del contesto strettamente collaborativo, per fini
non cooperativi di livello superiore.

Processo di apprendimento e imitazione culturale

Questo processo fu reso possibile dalle abilità
unicamente umane di apprendimento e imitazione
culturale, che permisero loro di apprendere dagli altri
e dai loro stati intenzionali.

ADDITARE:
si basa
sulla
MIMARE:
si basa sulla
tendenza

LINGUAGGIO:
le convenzioni linguistiche
arbitrarie sono nate nel corso
dell'evoluzione solo in un
contesto di attività di
collaborazione , coordinate da
forme naturali di comunicazione
gestuale , in cui i partecipanti
condividevano INTENZIONI E
ATTENZIONE.

Evoluzione della comunicazione umana = Chomsky , parlando di Grammatica universale, affermava
che il linguaggio non si apprende bensì si sviluppa perché , in realtà, è già dentro di noi.
MA
Alcuni sostengono che il linguaggio sia parte di un processo generale di adattamento: prima si è
sviluppata la comunicazione gestuale e poi quella linguistica. Esistono tre ipotesi specifiche:

  1. la comunicazione cooperativa è apparsa, nel corso dell'evoluzione, con i gesti dell'indicare e
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LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE UMANA.
Riassunto a cura di : S. Luna.

del mimare;

  1. la comunicazione cooperativa ha un'infrastruttura fatta da intenzionalità condivisa, che ha
    avuto origine durante l'evoluzione come sostegno per le attività di collaborazione tra individui
    (l'intenzionelità è formata da motivazioni pro sociali + abilità socio cognitive);
  2. la comunicazione linguistica è possibile solo quando i partecipanti hanno già l'infrastruttura
    cooperativa, un registro condiviso di gesti, abilità di apprendimento e imitazione.

La comunicazione intenzionale dei primati

Nel mondo biologico la comunicazione non è intenzionale e cooperativa, ma si basa sulle
caratteristiche fisiche e comportamentali che influenzano il comportamento altrui, senza tener conto
se il segnalante abbia un controllo intenzionale sul segnale.
L'intenzione in psicologia invece è molto importante. Su questa base distinguiamo:

  1. Esibizioni comunicative: tratti tipicamente fisici che, in qualche modo, influenzano il comportamento
    altrui. Di questo gruppo fanno parte quei comportamenti riflessi su cui l'individuo non ha controllo
    volontario, esempio: i colori che attraggono attenzione; le corna che spaventano i concorrenti etc.
  2. Segnali comunicativi: ogni singolo organismo li sceglie e produce, in modo flessibile e strategico,
    con fini sociali particolari. Sono segnali intenzionali, cioè l'individuo controlla flessibilmente il loro
    uso al fine di influenzare altri individui.
    Sono rarissimi nel mondo biologico, e forse sono esclusivi dei primati o delle grandi scimmie.
    Il ruolo chiave è quello del comunicatore. Quando il suo fine è quello di aiutare il ricevente o di
    condividere qualcosa con lui, allora si parla di comunicazione cooperativa.
    Le radici evoluzionistiche della comunicazione cooperativa sono da ricercare nel mondo dei primati
    non umani. Distinguiamo tra:

Esibizioni vocali e segnali gestuali

  1. Esibizioni vocali: sono strettamente legate alle emozioni e , per questo motivo, mancano di
    flessibilità nella produzione vocale. Jane Goodall afferma: "La produzione di un suono in assenza
    dell'appropriato stato emotivo sembra essere un compito quasi impossibile per uno scimpanzé".
    Questo accade perché i richiami vocali spesso hanno una funzione ben precisa: sfuggire ai
    predatori, sopravvivere nelle lotte etc. Esse non hanno variazioni individuali poiché il repertorio di
    vocalizzazioni di base è uguale per tutti gli appartenenti ad una determinata specie.
  2. Segnali gestuali: suddivisi in: . >
    V
    gesti fissati geneticamente, usati in attività sociali urge
    e gesti appresi e flessibili, usati in attività sociali poco urgenti.
    Esistono due tipi di gesti delle grandi scimmie (secondo Darwin):
    a. movimenti di intenzione: gesti ritualizzati ontogeneticamente, flessibili (come il gesto tocca-
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LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE UMANA.
Riassunto a cura di : S. Luna.

schiena del piccolo che segnala alla madre che vuole arrampicarsi su di lei). Questi gesti
comunicativi sono considerati strumenti a "SENSO UNICO" poiché il comunicatore e il
ricevente li apprendono unicamente nei termini del loro ruolo personale: il comunicatore non
riconoscerebbe un gesto come "uguale" al suo se fosse qualcun altro a rivolgerlo a lui.
b. richiami dell'attenzione: servono per attirare l'attenzione del ricevente, vengono appresi
(intenzione referenziale e intenzione sociale).Il comunicatore vuole che il ricevente faccia
qualcosa e per ottenere ciò cerca di richiamare l'attenzione del ricevente su qualcosa
aspettandosi che se il ricevente guarderà nella direzione voluta e compirà l'azione voluta
(scimpanzé maschi vogliosi d'amore che producono suoni per attirare l'attenzione delle
femmine)

Comunicazione vocale e gestuale

Un differenza cruciale tra la comunicazione vocale e quella gestuale è il modo in cui i partecipanti
controllano reciprocamente l'attenzione l'uno dell'altro durante il processo :

Nella COMUNICAZIONE VOCALE il
controllo è praticamente
inesistente perché il comunicatore
si limita a parlare, a esprimere la
propria emozione, in modo
indiscriminato all'interno
dell'ambiente circostante.

La COMUNICAZIONE GESTUALE avviene attraverso
il canale visivo ed è diretta verso un individuo
singolo e particolare. Quindi, il comunicatore
DEVE controllare che il ricevente mantenga un
contatto visivo altrimenti il gesto risulterà
inefficace.

In questo caso parleremo di:
Attenzione all'attenzione altrui = controllo reciproco dell'attenzione. Comunicazione rivolta ad un
altro individuo, prodotta tenendo in considerazione il suo stato d'attenzione .
Dal punto di vista funzionale-comunicativo, le scimmie hanno più comunicazione gestuale che vocale.
Molti gesti sono appresi e usati in modo flessibile, e i gesti di richiamo dell'attenzione (che servono
per richiamare l'attenzione del ricevente) sono un protosegnale di azione intenzionale.
L'atto comunicativo complessivo nei gesti delle grandi scimmie è dunque: controllare se l'altro è
attento > girargli intorno se è necessario > produrre il gesto > controllare la reazione dell'altro ->
ripetere, o usare un gesto diverso.
Molte scimmie e grandi scimmie crescono in qualche genere di contesto umano, che sia uno zoo, un
laboratorio o una casa privata. In questi casi imparano a indicare ai loro custodi umani cose che
desiderano ma che non sono capaci di ottenere da soli.
Esempio: alcune scimmie allevate da umani indicano una porta chiusa quando vogliono andare
dall'altra parte, in modo che l'umano apra la porta per loro.
Questi gesti andrebbero considerati come "gesti di richiamo dell'attenzione" perché non additano né
in modo dichiarativo ( cercando di condividere qualcosa con qualcun altro) ne in modo informativo
(per far notare agli altri qualcosa di utile o desiderabile). Le grandi scimmie comunicano
intenzionalmente solo in modo imperativo, per chiedere qualcosa, e perciò capiscono i gesti altrui
solo quando anche questi sono richieste imperative. In caso contrario non capiscono un'acca di cosa
sia tutto questo agitarsi.
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LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE UMANA.
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Intenzionalità nella comunicazione delle grandi scimmie

La loro flessibilità comportamentale è un segno della presenza di apprendimento, ciò potrebbe
essere :

  • un apprendimento associativo relativamente semplice, quando si presenta una certa situazione è
    probabile che sia efficace un certo altro gesto
  • una serie relativamente complessa di processi cognitivi implicanti una comprensione
    dell'intenzionalità del partner comunicativo.

Sia gli infanti sia le grandi scimmie
->
A
sono in grado di comprendere le ragioni per
l'azione dell'agente
Capiscono che gli altri hanno percezioni
Gli scimpanzé comprendono che gli agenti: vogliono , vedono e fanno. Questo tipo di ragionamento
pratico sugli altri è fondativo di qualunque genere di interazione sociale di umani e primati, inclusa la
comunicazione intenzionale vista come azione sociale in cui gli individui cercano di far fare agli altri
quello che vogliono che essi facciano.
V
La terza posizione comunicativa = né antropocentrica né associativa, cognitivista: se le grandi
scimmie comprendono quello che gli altri vedono, vogliono e fanno, è presumibile che comprendano
queste cose anche quando sono loro a fare o ricevere gesti. Ma non vedono il gesto di comunicazione
altrui come qualcosa di rilevante ai loro fini.

La comunicazione cooperativa umana

Prima che nel linguaggio, le caratteristiche proprie della comunicazione umana si manifestano, dal
punto di vista funzionale, nei comportamenti dell'additare (gesti deittici) e del mimare (gesti iconici).

Gesti deittici e iconici

1) Gesti deittici (additare) = usati per dirigere nello spazio l'attenzione del ricevente verso qualcosa di
immediato nell'ambiente percettivo. Nel contesto giusto, il gesto deittico può comunicare quanto
il linguaggio, dato che indirizza l'attenzione del ricevente su elementi assenti. Tutto ciò richiede
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