Il problema dell'intelligenza e lo sviluppo cognitivo nelle ricerche di Jean Piaget

Documento dall'Istituto Statale di Istruzione Classica "Dante Alighieri" - Scientifica "Duca degli Abruzzi" - Magistrale "Scipio Slataper" sull'intelligenza e lo sviluppo cognitivo nelle ricerche di Jean Piaget. Il Pdf esplora la teoria di Piaget, gli stadi di sviluppo e i concetti di adattamento, assimilazione e accomodamento, con un focus sul periodo sensomotorio, utile per studenti universitari di Psicologia.

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ISTITUTO STATALE DI ISTRUZIONE CLASSICA "Dante Alighieri" -SCIENTIFICA "Duca degli Abruzzi" -
MAGISTRALE "Scipio Slataper" Viale XX Settembre , 11 - 34170 GORIZIA - C.F. 800041170314 Presidenza: tel./Fax
04815300611 - Segreteria 0481530062
Il problema dell’intelligenza e lo sviluppo cognitivo
nelle ricerche di
JEAN PIAGET
(1896-1980)
1
Lo sviluppo cognitivo
Jean Piaget è nato a Neuchatel in Svizzera nel 1896. Giovanissimo si appassionò di scienze
naturali pubblicando nel 1907 un saggio sul passero albino e nel 1911 una serie di articoli sui
molluschi e sulle conchiglie.
Si laureò nel 1918 in scienze naturali, ma i suoi interessi spaziavano già dalla biologia alla
psicologia, dalla matematica, all’epistemologia.
Nel 1921 lo psicologo Edouard Claparede gli propose di diventare direttore di ricerca
dell’Istituto “J.J.Rousseau” di Ginevra, dove ebbe modo di approfondire i suoi studi sul
linguaggio e sulla logica infantile diventando ben presto una delle figure più eminenti della
psicologia contemporanea per l'eccezionale vastità e profondità delle sue ricerche scientifiche, per
la varietà e l’originalità delle sue ricerche, per il contributo formidabile alla conoscenza dello
sviluppo umano.
Il campo dei suoi interessi culturali, nutrito di solide conoscenze interdisciplinari di
psicologia, biologia, logica , linguistica, matematica, lo portò a formulare una originale posizione
teorica conosciuta con il nome di epistemologia genetica.
Attraverso questa particolare prospettiva di ricerca Jean Piaget si propose di affrontare il problema
della natura e dei fondamenti della conoscenza sia nei suoi aspetti generali che scientifici.
Il “cuore” di tale posizione è rappresentato dall’idea che la conoscenza e in particolare la
conoscenza scientifica si spiega sulla base della sua storia e soprattutto sulla base delle origini
psicologiche dei concetti e delle operazioni su cui si fonda.
Epistemologia genetica quindi come teoria della conoscenza che spiega la conoscenza stessa
rinvenendo i meccanismi di sviluppo, soprattutto psicologici, del pensiero e dell’intelligenza.
2.1.- L'intelligenza come forma di adattamento all'ambiente
Secondo Piaget il comportamento intelligente può' essere definito come una forma
di adattamento dell'organismo all'ambiente fisico o sociale. Questa definizione acquista pero' il
suo vero senso solo se vengono precisati :
a.- il significato del termine adattamento;
b.- le differenze che esistono tra questa forma di adattamento "intelligente" e gli
altri possibili tipi di adattamento.
Per adattamento si intende uno stato di equilibrio dove, da un lato, l'organismo e' in
grado di modificare l'ambiente a proprio vantaggio, dall'altro e' anche in grado di reagire
a modificazioni che intervengono nell'ambiente stesso.
Da questo punto di vista possiamo isolare almeno tre grandi forme di adattamento:
a.- La prima forma è quella assicurata dalla presenza , nell'organismo, di meccanismi
neuromuscolari che sono presenti fin dalla nascita o che compaiono dopo la nascita ma sono
comunque indipendenti dalle esperienze individuali che l'organismo ha compiuto, non si
modificano nel corso della sua esistenza e funzionano in modo rigido, fisso, automatico. Questo

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ISTITUTO STATALE DI ISTRUZIONE CLASSICA "Dante Alighieri" -SCIENTIFICA "Duca degli Abruzzi" - MAGISTRALE "Scipio Slataper"

Viale XX Settembre , 11 - 34170 GORIZIA - C.F. 800041170314 Presidenza: tel./Fax 04815300611 - Segreteria 0481530062

Il problema dell'intelligenza e lo sviluppo cognitivo nelle ricerche di JEAN PIAGET (1896-1980)1

Lo sviluppo cognitivo di Jean Piaget

Jean Piaget è nato a Neuchatel in Svizzera nel 1896. Giovanissimo si appassionò di scienze naturali pubblicando nel 1907 un saggio sul passero albino e nel 1911 una serie di articoli sui molluschi e sulle conchiglie.

Si laureò nel 1918 in scienze naturali, ma i suoi interessi spaziavano già dalla biologia alla psicologia, dalla matematica, all'epistemologia.

Nel 1921 lo psicologo Edouard Claparede gli propose di diventare direttore di ricerca dell'Istituto "J.J.Rousseau" di Ginevra, dove ebbe modo di approfondire i suoi studi sul linguaggio e sulla logica infantile diventando ben presto una delle figure più eminenti della psicologia contemporanea per l'eccezionale vastità e profondità delle sue ricerche scientifiche, per la varietà e l'originalità delle sue ricerche, per il contributo formidabile alla conoscenza dello sviluppo umano.

Il campo dei suoi interessi culturali, nutrito di solide conoscenze interdisciplinari di psicologia, biologia, logica , linguistica, matematica, lo portò a formulare una originale posizione teorica conosciuta con il nome di epistemologia genetica.

Attraverso questa particolare prospettiva di ricerca Jean Piaget si propose di affrontare il problema della natura e dei fondamenti della conoscenza sia nei suoi aspetti generali che scientifici.

Il "cuore" di tale posizione è rappresentato dall'idea che la conoscenza e in particolare la conoscenza scientifica si spiega sulla base della sua storia e soprattutto sulla base delle origini psicologiche dei concetti e delle operazioni su cui si fonda.

Epistemologia genetica quindi come teoria della conoscenza che spiega la conoscenza stessa rinvenendo i meccanismi di sviluppo, soprattutto psicologici, del pensiero e dell'intelligenza.

L'intelligenza come forma di adattamento all'ambiente

2.1 .- L'intelligenza come forma di adattamento all'ambiente Secondo Piaget il comportamento intelligente può' essere definito come una forma di adattamento dell'organismo all'ambiente fisico o sociale. Questa definizione acquista pero' il suo vero senso solo se vengono precisati :

  1. - il significato del termine adattamento;
  2. - le differenze che esistono tra questa forma di adattamento "intelligente" e gli altri possibili tipi di adattamento.

Per adattamento si intende uno stato di equilibrio dove, da un lato, l'organismo e' in grado di modificare l'ambiente a proprio vantaggio, dall'altro e' anche in grado di reagire a modificazioni che intervengono nell'ambiente stesso.

Da questo punto di vista possiamo isolare almeno tre grandi forme di adattamento:

  1. - La prima forma è quella assicurata dalla presenza , nell'organismo, di meccanismi neuromuscolari che sono presenti fin dalla nascita o che compaiono dopo la nascita ma sono comunque indipendenti dalle esperienze individuali che l'organismo ha compiuto, non si modificano nel corso della sua esistenza e funzionano in modo rigido, fisso, automatico. Questo2 tipo di adattamento viene definito come comportamento istintivo ed è assicurato, appunto, dalla memoria della specie, innata, ereditaria dell'organismo. I limiti di tale forma sono notevoli, lo stato di equilibrio, infatti, si mantiene finché perdurano certe condizioni ambientali che sono "normali" non solo per quell'organismo ma anche per la specie a cui quell'organismo appartiene.

Si pensi, ad esempio al ragno che tesse la tela. Se si eliminassero dal suo ambiente tutti gli insetti atti a volare quale possibilità avrebbe di sopravvivere ad una tale modificazione dell'ambiente?

  1. - La seconda forma di adattamento è quella regolata dalla legge dell'effetto e dai processi del condizionamento strumentale studiati dall'americano E.Thorndike.

Si tratta di un tipo di adattamento "per prove ed errori" dove , come dice Thorndike, un atto che ha conseguenze soddisfacenti acquista maggiori probabilità' di essere ripetuto, mentre uno che da' effetti insoddisfacenti ha minori probabilità' di ripetersi.

Nei suoi esperimenti lo psicologo americano rinchiudeva degli animali (gatti, pulcini, cani) dentro gabbie (puzzle-box) che possedevano particolari meccanismi di apertura azionabili solo compiendo determinati atti. Cercando di uscire gli animali esibivano tutta una serie di comportamenti apparentemente senza un preciso criterio (graffiavano, mordevano, cercavano di aggrapparsi ... ). Prima o poi, tuttavia, succedeva che facessero la mossa giusta per aprire la porta della gabbia (tirare un anello, ruotare una sbarretta ... ) Rimessi nuovamente nella stessa gabbia iniziavano di nuovo con una serie di tentativi fino a raggiungere il risultato soddisfacente.

Thorndike noto' che il numero di prove calava progressivamente fino a quando il comportamento necessario per l'apertura della gabbia veniva esibito in tempi pressoché' costanti. Ciò' lo porto' a concludere che l'esperienza a (vale a dire le conseguenze soddisfacenti o meno di un determinato atto) fungeva da selezionatore all'interno del repertorio comportamentale posseduto dall'organismo. L'animale, insomma, non imparava ad aprire la gabbia per un'improvvisa comprensione della situazione, ma procedeva per prove ed errori sulla base delle conseguenze dei suoi atti.

Questo tipo di adattamento dell'organismo è fondato non già sull'esistenza di connessioni neuromuscolari innate ed immutabili ma sul progressivo costituirsi di nuove connessioni fra certe percezioni e certi movimenti (i movimenti utili si consolidano altri diminuiscono). Il comportamento, in questo caso, può essere definito come abitudinario nel senso che una certa sequenza di atti dal risultato soddisfacente tende progressivamente a fissarsi costituendo appunto una abitudine cui l'organismo fa riferimento nella sua interazione con l'ambiente.

  1. - La terza forma di adattamento è infine quella che dà luogo ad un comportamento propriamente "intelligente". Il comportamento abitudinario, infatti, ha un grave limite vale a dire quello di necessitare di un periodo di apprendimento. Viceversa ,uno dei criteri che distinguono il comportamento intelligente dalle altre forme di adattamento è proprio la rapidità con la quale l'adattamento stesso viene a verificarsi in situazioni che sono del tutto nuove, sia per la specie che per l'individuo e nelle quali l'impiego di procedimenti abituali risulta privo di efficacia. Lo scimpanzé' di Kohler che, per avvicinare a se una banana posta all'esterno della gabbia, innesta l'uno sull'altro due bambù in modo da ottenere un bastone di lunghezza doppia, non si è mai trovato in quella situazione; non ha mai compiuto prima di allora questo atto. Il suo non è un procedere per tentativi ed errori, il processo con cui egli sblocca la situazione è frutto di una intuizione improvvisa (insight), di una comprensione immediata, subitanea della difficoltà' e della soluzione.3

Ciò tuttavia non significa che queste forme, pur qualitativamente diverse, siano nettamente distinte e separate tra di loro. Contrariamente a molti psicologi suoi contemporanei Piaget infatti ritiene che esista una certa continuità tra comportamento istintivo, abitudinario e intelligente. Allo stesso modo il comportamento intelligente ,che rinvia nel suo sviluppo agli altri sopra detti, non è dato una volta per tutte, ma è sottoposto esso stesso ad un processo evolutivo. Non esiste infatti una sola forma di intelligenza ma fasi diverse di sviluppo cognitivo una propedeutica all'altra.

Cosi, in altri termini, l'intelligenza del bambino in età prescolare è qualitativamente diversa da quella del fanciullo della scuola elementare e ancora da quella dell'adolescente o dell'adulto.

Il compito che Piaget si propone è proprio questo:

  1. - definire le strutture mentali che caratterizzano l'accesso al comportamento intelligente prima e lo sviluppo dell'intelligenza, nelle sue diverse forme, successivamente;
  2. - dimostrare come da una forma di intelligenza si passi ad un'altra qualitativamente diversa e più complessa.

Le invarianti funzionali dello sviluppo cognitivo

2.2 .- Le invarianti funzionali dello sviluppo cognitivo I due problemi sono affrontati da Piaget in modo sistematico, da un lato infatti egli procede ad una descrizione - la più ampia ed esauriente possibile - dello sviluppo cognitivo , dall'altro egli cerca di identificare i processi che consentono questo stesso sviluppo.

Della descrizione sarà dato conto nelle pagine successive, per quel che riguarda invece i processi , essi sono riconducibili, secondo Piaget, a due fondamentali tipologie: l'assimilazione e l'accomodamento.

Assimilazione

Per assimilazione va inteso quel processo per cui ogni nuovo dato di esperienza viene incorporato in schemi già esistenti (schemi di azione, percettivo-motori, schemi di spiegazione e previsione) senza tuttavia che, in seguito a tale incorporazione, abbia luogo alcuna modificazione di tali schemi.

Quando, ad esempio, un bambino di qualche mese diviene capace di battere ritmicamente un cucchiaino contro il tavolo o il pavimento, ed afferra allora qualunque oggetto nuovo per sottoporlo a tale trattamento, ha luogo un processo di assimilazione. Il bambino, infatti, incorpora nello schema percettivo-motorio £ del "battere ritmicamente" i dati nuovi dell'ambiente senza che ciò' determini una modificazione dello stesso schema. Allo stesso modo parleremo di assimilazione quando, ad esempio, il riflesso di suzione, presente nel bambino fin dalla nascita, viene applicato non solo per succhiare il latte al seno materno, ma anche per altre attività' motorie come, ad esempio, succhiare la tettarella del biberon , il dito, la coperta, un giocattolo e così' via.

Accomodamento

Il termine accomodamento, invece, indica un processo complementare al primo. I nuovi dati di esperienza che vengono incorporati in schemi già' posseduti, modificano questi ultimi (cioè' gli schemi), adattandoli ai nuovi e inattesi aspetti che la realtà' dimostra di possedere.

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