Documento di Scuola superiore sull'Islam, i suoi pilastri e i contributi scientifici della civiltà islamica. Il Pdf esplora i cinque pilastri, le fonti principali e l'importanza della conoscenza reciproca tra culture, con un focus sull'astronomo Al Battani e la scienza.
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Ho deciso di parlare dell'Islam, perché oggi l'islam e i musulmani sono un argomento molto discusso e molto spesso in temini negativi. Questo avviene perché le persone non conoscono davvero l'argomento e spesso ci sono pregiudizi e paure. Le paure nascono dall' ignoto. Ma, in un mondo che cambia in continuazione, ci troviamo a vivere in una società multiculturale ed è il compito nostro di conoscerci e imparare a vivere in armonia.
L'Islam non è solo una religione, ma anche una civiltà che nei secoli ha dato grandi contributi alla scienza, alla matematica, alla medicina, all'arte e alla filosofia, soprattutto durante il Medioevo. In questa tesina racconterò dei contributi di alcune personalità musulmane e alcuni aspetti della società musulmana che sono parte della cultura mondiale. L'Islam è una religione monoteista, come l'ebraismo e il cristianesimo e oggi conta 1,9 miliardi di fedeli. È la seconda religione più diffusa al mondo dopo il cristianesimo. È nata nel VII secolo d.C. nella penisola araba con il profeta Maometto (in arabo MUHAMMAD) e si è poi diffusa rapidamente in molte parti del mondo. I musulmani non considerano l'islam una nuova religione, ma una continuazione del messaggio divino dato a tutti i profeti in precedenza: a partire da Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù per finire con il profeta Mohammad. Infatti, i musulmani sono obbligati a credere e a rispettare tutti i profeti e riconoscono tutte le scritture precedenti al Corano. La differenza tra il Corano e i libri precedenti è che il Corano è considerato universale, cioè per tutta l'umanità, mentre i libri precedenti erano stati inviati specificatamente per alcune comunità.
L'islam si basa su 5 pilastri quali sono:
Pronunciare con convinzione: "La ilaha illallah, Muhammadan Rrasulullah" - "Non c'è dio all'infuori di Allah, e Muhammad è il suo profeta".
Pregare cinque volte al giorno, rivolti verso La Mecca: all'alba (Fajr), a mezzogiorno (Dhuhr), nel pomeriggio (Asr), al tramonto (Maghrib) e alla sera (Isha).
Dare una parte del proprio reddito o patrimonio (generalmente il 2,5%) in beneficen- za ai poveri e bisognosi.
Digiunare durante il mese sacro di Ramadan dall'alba al tramonto, astenendosi da ci- bo, bevande e altre necessità.
Effettuare almeno una volta nella vita, se possibile, il pellegrinaggio alla Mecca, il luo- go più sacro dell'Islam.
Le fonti principali dell'islam sono due: Il Sacro Corano e la Sunnah contenuta nei hadith che sono detti e fatti del profeta Muhammad.
Il Corano contiene la parola di Allah rivelata al profeta dall'angelo Gabriele, mentre i hadith sono racconti scritti e preservati dai seguaci del Profeta e la loro raccolta più autentica è contenuta nei libri di Al Bukhari e Muslim. Per essere considerati autentici, i hadith devono essere accompagnati da una rigida catena di trasmissione.
L'islam non è solo il nostro rapporto con Allah, ma anche il nostro rapporto con tutto quello che ci circonda. Rispettare la creazione di Allah è un dovere per ogni musulmano.
Ho scelto di parlare di Giovanni Pascoli, perché e considerato uno dei più grandi poeti della letteratura italiana del fine '800 e inizio del '900. Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna ed è il quarto figlio di una famiglia agiata, infatti, suo padre era amministratore della tenuta dei principi Torlonia. Pascoli avrà un rapporto stretto con la famiglia e la natura del luogo di nascita. La sua vita e stata, comunque, segnata da perdite importanti: nel 1867 muore suo padre, ucciso da una fucilata mentre tornava a casa in calesse. La sua morte rimase un mistero nonostante si pensa a una ragione politica; nel 1868 muore la sorella maggiore per malattia. Questi eventi influiranno in seguito la sua poesia. Nato in un'epoca di grandi trasformazioni sociali e politiche, Pascoli riflette nelle sue opere la sensazione di incertezza, inquietudine e malinconia che sono tipiche del decadentismo, corrente nata proprio in quel periodo. Il decadentismo deriva dalla parola francese decadance e nasce proprio in Francia, in seguito si diffonde nel resto dell'Europa. Questo termine viene usato con significato dispregiativo i cosiddetti poeti maledetti come Baudlaire, che con la loro vita sregolata e anticonformista apparivano decadenti. Oggi però il termine Decadentismo non ha più alcun significato negativo, in quanto indica una corrente letteraria opposta al Naturalismo. I decadenti non condividono la fiducia nel progresso tecnico e scientifico, rifiutano l'ordine esistente e si rifugiano in mondi ideali, fantastici e mistici. Nelle opere di Pascoli, il decadentismo si riflette nella capacità dell'autore di esprimere la crisi esistenziale e spirituale dell'uomo in quel periodo. Il linguaggio e pieno di simbolismi e il poeta esplora la complessità dell'anima e la sua ansia di fronte al mistero della vita e della morte.
Nel 1873, finito il liceo, Pascoli vince una borsa di studi alla facoltà di lettere dell'università di Bologna, dove diventa allievo di Giosuè Carducci e diventa amico di molti suoi allievi. Ehi entra a far parte della associazione internazionale dei lavoratori e comincia a frequentare i circoli socialisti bolognesi. La frequentazione di questi ambienti socialisti li fanno perdere la borsa di studio e in seguito alla partecipazione a una manifestazione studentesco-operaia nel 1879 fu arrestato e passò tre mesi in carcere. Uscito dal carcere decise di interrompere ogni tipo di attività politica, al meno fino al 1911 che segna l'inizio della guerra italo-turca. Ehi rispetto ad altre potenze europee, l'Italia arriva all'espansionismo coloniale per ultima con la decisione di conquistare la Libia, un paese arabo-musulmano nel Nord Africa, con lo scopo di accontentare le forze nazionalistiche. In quella occasione Giovanni Pascoli tiene un discorso a Barga in cui affronta la descrizione dell'impresa con molto entusiasmo. Il titolo di questo discorso "La grande proletaria si è mossa", indica l'Italia come la grande proletaria, come una grande Nazione emarginati con molti figli e gravi problemi economici. Le persone sono costrette a svolgere lavori umili e faticosi e sono costretti a emigrare per poter sopravvivere, Pascoli dice: "Fare tutto ciò che è più difficile e faticoso più umile e perciò più difficile ancora". Pascoli paragona gli italiani ai negri e pensa che l'Italia non merita questo destino perché, secondo lui, è una grande Nazione con pensatori, geni, esploratori: "ha dato potenti conquistatori, i più sapienti, i più profondi pensatori, i più ispirati poeti". Il poeta sostiene che la conquista della Libia sia la guerra dei poveri e delle masse dei contadini che in questo modo potranno avere a disposizione una terra da lavorare e non dovranno più emigrare. Inoltre, Pascoli dice che la colonizzazione della Libia sarebbe una missione umanitaria e civilizzatrice, perché il paese è formato da deserti e abitato da popoli nomadi che non sfruttano le risorse. Pensa che gli italiani potrebbero essere accettati benevolmente, perché potranno costruire edifici, case e porti. Il nazionalismo italiano si trasformò in razzismo: gli arabi erano considerati incivili e inferiori. Questa idea continua a essere diffusa anche oggi.
STORIA LA GUERRA ITALO-TURCA All'inizio del'900 l' Italia era ancora un paese giovane e nonostante lo sviluppo industriale e economico, c'erano ancora grandi differenze regionali come tra Nord e Sud. La società italiana era divisa, tensioni interne e problemi economici come l'emigrazione di massa verso le Americhe. Il governo Giolitti era messo sotto pressione per risolvere i problemi del paese, anche perché, l'Italia era rimasta indietro rispetto alle grandi potenze europee nell'espansione coloniale. Così, il 29 settembre 1911 L'Italia dichiara guerra all'Impero Ottomano che era in declino e la Libia sarebbe stata facilmente colonizzata. Pochi giorni dopo un corpo di spedizione sbarco a Tripoli e occupo rapidamente tutta la fascia costiera fino a Tobruk con la vittoria nella Battaglia di Ain Zara. Inizialmente il corpo di spedizione fu composto da 34.000 uomini per poi raggiungere i 100.000 nel 1912. I soldati ottomani presenti sul territorio Della Libia erano 5000 uomini in Tripolitania e 2000 in Cirenaica, a loro puoi si aggiunsero le forze locali. Le operazioni militari iniziarono il 5 ottobre 1911 e dopo Tripoli e Tobruk furono prese Derna, Bengasi e Homs. Il 5 novembre 1911 re Vittorio Emanuele III proclamò l'annessione di Tripolitania e Cirenaica all'Italia. Fu una guerra faticosa e impegnativa per l'Italia, principalmente a causa della scarsa conoscenza del territorio. Tuttavia, fu anche l'occasione per sperimentare nuove armi e mezzi, come dirigibili, aerei, mitragliatrici di nuova concezione, nuovi pezzi di artiglieria, il telefono e il telegrafo. Durante il conflitto, venne usata l'aviazione a scopi militari per la prima volta nella storia. Per costringere l'impero ottomano ha la pace nel maggio 1912 l'Italia decise di attaccare alcune isole nel Mar Egeo, tra cui l'isola Rodi e 5 navi entrarono nello stretto di Dardanelli, minacciando Costantinopoli. Il sultano fu costretto a chiede la pace e il 18 ottobre 1912 fu firmato il trattato di Losanna, con il quale l'Impero Ottomano cedette ufficialmente la Libia all'Italia, che iniziò a stabilire il proprio controllo sul territorio, anche se la conquista fu complicata da continue resistenze locali. Per gli arabi musulmani era molto difficile da accettare che un paese cristiano, come l'Italia si fosse sostituito ad uno musulmano, come l'Impero Ottomano, dove il sultano era il Califfa, cioè la guida di tutti i musulmani. Dal deserto della Libia si è mossa una resistenza composta dalla confraternita religiosa sanussita. Il comandante più forte rimasto nella storia è stato Omar Al Mukhtar, chiamato anche Il Leone del Deserto. Prima di essere un combattente, Omar Al Mukhtar era un conoscitore del Corano e un imam dato che ha passato la gioventù a studiare nelle madrase. Omar conosceva molto bene il territorio arido e desertico della Libia e unifico sotto il suo mando gran parte dei combattenti anticoloniali. La sua tattica era quelle di attacchi a sorpresa, brevi e violenti e riuscivano facilmente a mescolarsi alla