Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca su Aristotele: il Pensiero e L'Animale. Il Pdf, un testo discorsivo di Filosofia per l'Università, esplora il pensiero aristotelico riguardo l'animale e l'umano, con riferimenti a Platone, analizzando concetti come l'anthropos, il logos e l'imitazione.
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Ereditare, di A, insieme a dottrine e assiomi anche i dubbi, le aperture, il mutismo, comporta prendere atto che la persistenza dei problemi non indica fallimento o paralisi, quanto piuttosto la gravità delle domande fondamentali e la serietà richiesta nell'affrontarle. Comporta disimparare l'A ricevuto, riconoscere impasse e difficoltà, affinare l'ascolto e tentar di cogliere nella parola antica l'alterità, la lontananza, ciò che deve essere ancora udito e che forse , resta a venire. Si liberano così possibilità inattese e soprattutto la consapevolezza che l'elaborazione del pensiero razionale si fondanella vita, non viceversa e che la vita resta indefinitamente eccedente rispetto al logos che pure l'attraversa e le appartiene. Questa percezione dell'aperto mistero della vita va a nutrire straordinarie analisi dell'esistente, visioni del possibile. l'esame di queste possibilità interpretative può essere messo in luce soffermandosi su due tematiche controverse interconnesse, ovvero la polemica anti - umanistica e , di conseguenza, lo statuto della razionalità e del pensiero.
L'antico , come origine di una storia segnata dal privilegio del logos e dell'anthropos a scapito dell'altro: l'irrazionale,il non greco,l'animale, l'ambiente, la terra .per quanto riguarda l'essere che noi siamo A. fornisce risorse e vie di indagine che sono l'antidoto all'umanesimo dogmatico.le civiltà, i costumi, le leggi, i vari registri della formazione sono per A. modi per mettere in forma questo essere massimamente plastico che è l'umano, essere indeterminato, in via di costruzione. E' già qui al grande domanda dell'esistenzialismo del 900,la domanda sull'umano in quanto domanda.la critica filosofica del soggetto e dell'umanesimo razionalistico tende a cancellare la domanda sull'umano in quanto tale, consegnando l'umano, vulnerabile, alle manipolazioni del mercato e della comunicazione globale. Tuttavia l'umano resta. Resta come problema.A. avvicina l'umano da angoli differenti, facendone emergere molteplici volti.l'umano come portatore di logos (politica) come naturalmente politico( politica, etica nicomachea), come sommamente imitativo( poetica), L'anthropos imita più di altri animali, l'impulso imitativo va compreso in relazione al fare, alla creatività , all'arte. Imitare significa sentirsi più acutamente al mondo , riconoscersi in risonanza con la moltitudine circostante. Vale rammentare che anthropos ebbe forse in origine la funzione di designare un essere distinto dagli dei, un essere che guarda (ATHREO) con gli occhi ( ops ) rivolti in alto( an-). Probabilmente A. ricorda questa provenienza quando , nell'Etica Nicomachea, collega la sophia, eccellenza intellettuale quintessenzialmente umana, alla capacità di alzare lo sguardo e di contemplare l'envelloppement dell'umano in un cosmo oltre- umano, irriducibile all'umano. l'umano si riconoscere immerso in un mondo che gli vibra intorno. Imitando, l'umano risponde, restituisce, si espone.
Seconda formula: l'anthropos è animale per natura politico. Nell'Etica Eudemia A. rimarca il carattere naturalmente socievole dell'umano.la relazione è costitutiva dell'individuo. il NOI è costitutivo dell'IO, la comunità è condizione stessa della singolarità del singolo, anche quando il singolo si discosti, trasgredisca, contesti il proprio contesto. anche la questione della libertà si pone in questo ambito: io non sono libera malgrado gli altri ma grazie ad essi.
Infine terza locuzione, la più celebre: l'anthropos è l'animale che " ha" ( ECHON)il logos. Di solito troviamo la formulazione greca, "zoon logon echon", tradotta come animale razionale. A. tratta questa caratteristica dell'umano , ricorda la postura eretta,la disponibilità delle mani, sostiene che esse riflettono la divinità, l'articolazione e l'intelligenza distintive dell'umano.il discorso aristotelico This document is available free of charge on studocu Scaricato da Lucrezia Moramarco (lucrezia.moramarco04@gmail.com)sull'umano ci dà la misura di quanto il logos sia possesso del vivente, posseduto( echein) dalla vita ( zoe). Nell'appartenenza del logos alla vita si situa anche la tematica del "nous" e della sua eccedenza rispetto alla razionalità.Willem van Moerbeke, il traduttore di A. per eccellenza, ci consegna il temine " nous" nella sua oscillazione semantica, ovvero intraducibile. Egli lo traduce con due parole, intellectus e intuitus, segnala così l'irriducibilità del nous ( dell' intellectus) al logos (alla ratio).Il "nous" designa la trascendenza rispetto alla razionalità stessa, ovvero alla parola, al dicibile e in particolare al dimostrabile. Trascendenza non predicabile.
Pierre Chantraine menziona una possibile evoluzione semantica di "noos"," noeo", da un più arcaico senso di" salvare" e quello di" guardare, osservare". carattere visuale, luminoso del "nous": è un percepire che risiede " negli occhi" che ha luogo in essi, si associa alla vista per indovinare l'invisibile, ciò che nel visibile si cela, non svelandosi a tutti. Cifra del divino nell'umano, il "nous" rivela l'essere umano come distintivamente aperto all'altro da sé, costituito ed abitato dall'altro da sè ( Etica Nicomachea). A. intravede l'altro dall'umano, il non umano, in un'unione non del tutto dicibile perché già pervasa dall'incommensurabilità. l'umano lascia che il divino dimori in sé , lo patisce al punto di diventare una cosa sola con esso ed è proprio in quanto non identico a se stesso che l'umano è potenzialmente divino.
Cosa leggiamo quando leggiamo Aristotele? Importante la questione dell'eredità, in quanto A. attiva una consapevolezza genealogica, sente che la ricerca della verità non è lavoro solitario, che essa è un processo, un percorso grazie al quale soltanto si può trasmettere il discorso, la postura esistenziale, l'abitudine" del pensiero ( Metafisica). I predecessori, gli antichi li chiama filosofi, termine relativamente nuovo, e vi include anche i poeti. A. si distingue in quanto erede per eccellenza di un maestro d'eccezione: Platone.
IL CORPO DEL FILOSOFO. COSA LEGGIAMO QUANDO LEGGIAMO ARISTOTELE Quando A. arriva ad Atene per la seconda volta, intorno al 335 a.c., ha circa 40 anni. Vi era giunto adolescente, dopo la morte di entrambi i genitori e vi restò fino alla morte del maestro nel 347.Al rientro ad Atene A. è ormai figura di grande prestigio e notorietà. Comincia ora il periodo più fecondo della sua vita. A. non acquisirà mai la cittadinanza, rimanendo uno straniero in città, vive sulla terra da ospite, non da proprietario. Lascerà la città quando, alla morte di Alessandro nel 324 sentirà crescere su di sé il sospetto degli ateniesi. Morirà di lì a breve, poco più che sessantenne a Calcide in Eubea ( 70 km a nord di Atene). A. aveva già scritto copiosamente prima, durante gli studi all'Accademia platonica. Lavori come "Sulle idee", "Sul bene"," Sulla filosofia "che godettero di ampia diffusione. Prima dell' apertura della scuola ,dunque, numerosi testi pubblicati (scritti "essoterici", esterni) avevano fatto di A. una figura cospicua, ricordato per la forza travolgente della sua eloquenza, celebrata come un " fiume d'oro". Tuttavia quello che è stato trasmesso come corpus aristotelicum contiene quasi esclusivamente scritti risalenti agli anni del secondo periodo ateniese e dell'insegnamento alla scuola, detta Peripato o Liceo. Sono i testi di questo periodo,i cosiddetti scritti "esoterici", interni, non redatti per la pubblicazione ma riservati agli studenti. Si pensa che si tratti di un'opera in un certo senso collettiva, esito di discussioni, interpolazioni e progressive integrazioni di contributi degli allievi. Il maestro non cessa di essere nel contempo allievo, si mantiene nell'apprendimento. Dopo la morte di A. gli originali manoscritti viaggiarono in maniera tuttora misteriosa per giungere infine a Roma nelle mani di Antrodico di Rodi ( in copia) che su di essi effettuò un lavoro editoriale decisivo. Grazie ad esso il corpus è sopravvissuto. Gli Scaricato da Lucrezia Moramarco (lucrezia.moramarco04@gmail.com)scritti "essoterici" ( esterni) iniziarono a cadere nell'oblio. La perdita materiale degli scritti essoterici corrisponde alla loro perdita di prestigio.
Non sappiamo con esattezza come , in quale ordine, Andronico organizzò il corpo ma il fatto che ci sia un corpo organizzato, un corpo d'autore lo dobbiamo soprattutto a lui. Quando leggiamo A. lo incontriamo confezionato in un linguaggio non sempre suo, che inquadra il pensiero, lo contiene, lo formalizza, e tuttavia la configurazione unitaria, sistematica non pare imporsi arbitrariamente al pensiero aristotelico, ma invece coglierne la vocazione. Il mondo di A. è nella capacità di cogliere la grazia, la bellezza, anche in ciò che si presenta infimo e ignobile. Nell' avvertire il legame tra il cielo degli imperituri, al contempo astri e dei, e la terra sulla quale si nasce e si muore.
Sappiamo che Andronico raccolse scritti preservati autonomamente e li raggruppo in base a convergenze tematiche, formando così trattati che prima non c'erano. E' probabilmente suo il raggruppamento degli scritti logico-analitici che verrà detto "organon", lo strumento. Andronico individuò con chiarezza la funzione propedeutica di questi insegnamenti sul logos, gli "organika" ( testi strumentali) costituiscono una soglia, un accesso al corpo del pensiero aristotelico. I trattati logici segnano un inizio, preparano alla consapevolezza delle strategie analitiche e discorsive e quindi al procedere della ricerca, scientifica o altrimenti. Ma la disciplina del logos è " strumentale ancora in un altro senso. Il logos non è mai autonomo, ne concluso in sé. L'articolazione della ragione e dunque del discorso indica qualcosa di altro da sé. E' allusiva, gestuale. Dire qualcosa non significa fare riferimento a qualche cosa, quanto invece sorgere con essa in un vincolo indissolubile. In A. vi è uno studio rigorosissimo del logos nei suoi elementi , nelle sue potenzialità analitiche. A. sarà sempre preoccupato dalla divaricazione disastrosa tra il dire e ciò che esso dice, logos che si ritiene fine a se stesso ma non riesce a emanciparsi dai vincoli della vita e del mondo. Le sue immense capacità sono al servizio del mondo, della vita.
E' poi attribuita ad Andronico anche la sequenza dei trattati Fisica e Metafisica, in questo ordine. Pare che sia stato lui a intitolare Metafisica la raccolta dei testi di "filosofia prima". Formò una parola che prima non c'era per designare, letteralmente, lo studio che viene "dopo" ( meta) le cose della fisica, dopo gli esseri della natura. Metafisica suggeriva una continuità : il modo in cui la fisica va a svilupparsi ulteriormente. si può cogliere qui uno degli aspetti più straordinari del pensiero di A. se si configura una ricerca detta filosofia prima perché si occupa si occupa delle cose prime, e ultime, del tutto nella sua molteplicità, la fisica ne è condizione imprescindibile. La filosofia prima ( metafisica) prende forma attraverso la dimestichezza riflessiva e curiosa con gli esseri, pensa l'essere pensando gli esseri, al plurali e, in essi, quello che li accomuna.
La metafisica si sviluppa come esito ultimo della fisica perché non c'è alcunche di ovvio al mondo, tutto dà luogo a stupore. Il filosofo mediorientale Al-Farabi pensava anch'egli che la" filosofia prima" di A. non sia che un protendersi della fisica ( insieme alle altre scienze della natura) oltre se stessa, senza tuttavia abbandonare mai la natura, poiché anche la filosofia prima si rivolge agli esseri di natura, gli stessi di cui si occupano le scienze naturali , solo lo fa in un modo diverso, più inclusivo. Con la filosofia prima che per ragioni essenziali non viene prima ma dopo lo studio della natura si completa un secondo nucleo disciplinare: le scienze dette teoretiche che comprendono oltre la filosofia prima, tutte le discipline relative alla natura, alla vita, al divenire.