IL DIALOGO
DIMENSIONI PEDAGOGICHE E PROSPETTIVE EDUCATIVE
NICOLÒ VALENZANO
docsity
Il dialogo. Dimensioni pedagogiche
e prospettive educative. N.
Valenzano
Pedagogia
Università di Torino (UNITO)
22 pag.
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INTRODUZIONE
IL DIALOGO: UNA NECESSITÀ SOCIALE
Comunicazione + capacità di dialogare = aspetti fondamentali per la società in cui viviamo -> rischio del
disaccordo: conseguenza delle numerose differenze tra persone che condividono un territorio, può degenerare in
conflitti -> il dialogo permette di raggiungere maggior coesione sociale, cioè rende possibile il confronto e la
cooperazione > Ricoeur ragionevole disaccordo (accettazione delle diversità insolubili).
UN'ANTROPOLOGIA PEDAGOGICA DIALOGICA
Epoca contemporanea = crescita del pensiero dell'autonomia del sé/valorizzazione del proprio corpo -> l'altro è
considerato oggetto da utilizzare per il raggiungimento di fini personali.
Processi sociali di massificazione = hanno indebolito il valore della persona umana (ogni individuo è solo una parte
di un tutto anonimo).
Antropologia pedagogica -> valorizza il ruolo dell'educando e la responsabilità dell'educatore (invita la pedagogia
a riflettere sull'atteggiamento che dovrebbe avere il soggetto che educa).
Uomo è un essere intersoggettivo -> relazioni interpersonali = costruzione dell'identità personale (tramite il
confronto/dialogo con simili o diversi).
Freire "tutta la pratica educativa implica una posizione teorica sull'arte dell'educatore. questa posizione implica a
sua volta un'interpretazione dell'uomo e del mondo" -> visione antropologica = punto di partenza delle proposte
educative.
Idea di uomo: rappresenta il punto attraverso il quale giudicare la validità delle singole azioni educative.
TRA FILOSOFIA E PEDAGOGIA
'900 -> dialogo oggetto di riflessioni in diversi ambiti disciplinari, con 2 assunzioni:
- Principio antropologico: Buber l'essere umano va compreso a partire dal rapporto con le altre persone (non
da una prospettiva individuale)
- Principio etico: Calogero invita gli uomini a impegnare la propria volontà nell'intendere l'altro e farsi
intendere
Pedagogia dialogica:
- Alcuni studiosi: sostengono che riguardi l'uso di strategie educative orientate a modalità interattive
piuttosto che modalità direttive/frontali
- Altri studiosi: sostengono che sia un approccio per sfidare gli educandi a mettere in discussione le proprie
opinioni/visioni del mondo
Esistono 2 principali approcci al rapporto educazione/dialogo:
- Dialogismo debole: approccio strumentale secondo cui il dialogo è una strategia per raggiungere gli
obiettivi educativi, per rendere più efficace l'apprendimento e per migliorare le performances degli
studenti
- Dialogismo forte: sostiene che non vi è educazione genuina senza dialogo, è l'elemento che caratterizza
l'autentica relazione educativa
Distinzione tra:
- Relazione educativa: è condizione di possibilità
- Dialogo educativo: atteggiamento che può essere assunto dall'educatore all'interno della relazione
autenticamente educativa
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3 caratteristiche fondamentali del dialogo educativo:
- Rispetto: riconoscimento reciproco tra gli interlocutori è condizione di possibilità di un dialogo educativo
- Empatia: elemento psico-pedagogico che spiega le dinamiche tra educatore-educando nella relazione
- Esemplarità: consente di intendere l'educazione come proposta (e non come imposizione)
CAPITOLO 1: LA DIMENSIONE PEDAGOGICA DEL DIALOGO
DIALOGO > è considerato un'attitudine personale verso l'altro (che l'educazione deve promuovere) fondata
sull'incontro io-tu che, in quanto insufficiente e rischiosa, richiede un terzo elemento (che rivela la dimensione
pedagogica del dialogo).
In ambito educativo la dialogicità caratterizza l'atteggiamento che intercorre nella relazione, in particolare
l'educatore nei confronti dell'educando deve:
- Avere rispetto: inteso come riconoscimento della dignità dell'individuo in formazione
a. Comune umanità: caratteristiche che rendono eguale il soggetto
b. Singolarità: caratteristiche che rendono il soggetto unico/differente dagli altri
- Accettazione e valorizzazione senza condizioni: costituisce il presupposto affinché il minore riconosca
l'educatore come figura significativa (l'accettazione riguarda ciò che l'educando è, non ciò che fa)
* il disaccordo dell'educatore è utile a sviluppare capacità critiche e di tolleranza nei confronti della
diversità
- Apertura verso l'altro: indispensabile perché il dialogo divenga confronto sincero tra i protagonisti
* l'educatore non deve imporsi, ma fare spazio all'educando rendendolo protagonista dell'attività che lo
riguarda
Impostare il dialogo come apertura comporta 2 conseguenze:
- Essere messi in discussione/contraddetti dall'altro: l'educatore accetta la possibilità di essere
criticato
- L'accettazione dell'incertezza: il progetto educativo deve essere flessibile perché potrebbe subire
deviazioni/soste
- Dialettica tra reciprocità e asimmetria
a. Reciprocità: rapporto fondato sul pari riconoscimento di dignità
b. Asimmetria: educatore/educando non possono essere considerati uguali
TERZO ELEMENTO > nelle pratiche educative dialogiche il solo incontro io-tu è:
- Rischioso: limita lo sforzo riflessivo alla diade, correndo il pericolo di chiudersi nel gruppo ristretto degli
interlocutori ad es. che si incontrano per affinità -> il terzo elemento mitiga il rischio di chiusura della diade
- Insufficiente: per i motivi di sopra è difficile instaurare un dialogo formativo/trasformativo
Contributi alla pedagogia dialogica educatore-educando + terzo elemento: Buber, Ricoeur, Calogero
MARTIN BUBER
1878 Vienna, filosofo-teologo-pedagogista
Dimissioni dalla cattedra di religione/filosofia al momento dell'ascesa di Hitler -> si dedica ai bisogni
educativi/riorientamento dei bambini ebrei.
- 1923 lo e Tu > opera contenente le sue tesi sul dialogo e attraverso la quale se ne realizza il valore
pedagogico;
- 1943 Il problema dell'uomo -> Buber si interroga sull'uomo in termini antropologici e alla domanda "che
cosa è l'uomo?" risponde che "l'uomo è un essere dialogico"
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Nell'opera lo e Tu esplora 2 modalità relazionali proprie degli esseri umani -> che fungono da principi primari che
governano l'atteggiamento dell'uomo verso sé stesso/il mondo:
- lo-Esso (esclude l'altro, trasformandolo in oggetto): relazione unilaterale che non riconosce l'altro come
persona dotata di valore
Individuo1 si confronta con individuo2, oggettivandolo come qualcosa di utile per la sopravvivenza umana
-> individuo1 si separa da individuo2 enfatizzando la differenza perché non ne riconosce il valore (distanza
psicologica che dà origine al senso di superiorità/autosufficienza), perciò non riesce a stabilire un dialogo
autentico. Questa modalità di relazione è da ritenersi negativa quando diventa predominante (è un mono-
logo anziché un dia-logo).
Relazione educatore-educando: l'oggettivazione dell'educando da parte dell'educatore non permette
l'instaurarsi di una fiducia reciproca che consente alla persona in formazione di aprirsi.
Es. mamma-bambino: il bambino osserva la mamma perche attratto dal nuovo cappello che indossa ed
esprime curiosità nei suoi confronti come se fosse un oggetto
- Io-Tu (tipo di relazione inclusiva): relazione caratterizzata dalla reciprocità, permette il consolidarsi della
fiducia che consente agli interlocutori di esporsi; nonostante sia una relazione di coinvolgimento-
integrazione le due persone che si incontrano conservano la loro differenza.
Relazione educatore-educando: esiste un'asimmetria di conoscenze/competenze/ruolo che non deve
essere negata, ma nonostante ciò si instaura un rapporto di reciprocità.
Es. mamma-bambino: il bambino con un cenno o un'espressione facciale richiama la madre
INTERRELAZIONE > "tra" situazioni significative/dinamiche che si verificano nell'incontro tra uguali che si
riconoscono come tali e attivano un dialogo che include -> solo nel tra può esserci un rapporto autentico (dove io-
tu si incontrano).
La Teoria delle relazioni interumane è il fondamento della filosofia dell'educazione di Buber:
- Approccio focalizzato sul docente: pone troppa enfasi sul suo ruolo e rende difficile l'instaurarsi di una
relazione io-tu perché docente-alunno hanno una relazione io-esso in cui il docente fornisce nozioni ma
non incoraggia la mente creativa
- Approccio focalizzato sullo studente: enfatizza il ruolo dello studente ma rende difficile l'instaurarsi di una
relazione io-tu perché lo studente non dispone dell'insegnante-guida e rischia di essere lasciato a sé stesso
- Proposta di approccio tradizionale-moderno: approccio pedagogico capace di includere docente-studente
DIALOGO EDUCATIVO 3 modalità:
- Tecnico: necessità di una comprensione oggettiva, non ha bisogno del coinvolgimento dell'anima degli
interlocutori
- Monologo travestito da Dialogo: avviene quando più soggetti s'incontrano ma solo in apparenza parlano
tra loro, la persona è totalmente assorbita da sé stessa/da quello che vuole dire/da quello che vuole sapere
e vede gli altri come proiezione dei propri bisogni
- Autentico: dialogo genuino in cui ciascuno dei partecipanti ha bisogno e si rivolge all'altro con l'intenzione
di stabilire una relazione reciproca; richiede l'incontro delle anime e implica il movimento del rivolgersi
all'altro
Capacità di volgersi all'altro = prima riconosco la legittimità/totalità di me stesso, poi la riconosco
nell'altro.
Il dialogo autenticamente educativo è costituito da 3 elementi:
- Ricomprensione: implica la capacità di sperimentare sé stessi e percepire simultaneamente l'altro nella sua
singolarità (conoscere l'altro fisicamente/spiritualmente). Non fa riferimento all'empatia, ma al
contenimento cioè la capacità di percepire il punto di vista dell'altro senza annullare sé stessi
* Contagio emotivo: viene meno la distanza tra i due perché le altrui emozioni diventano le proprie
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