Il secondo dopoguerra italiano, la Costituzione e i partiti politici

Documento dal titolo "Secondo Dopoguerra Italiano e Costituzione". Il Pdf esplora il periodo del secondo dopoguerra italiano, la ricostruzione e la transizione alla Repubblica, analizzando i principali partiti politici e gli articoli 5, 6 e 7 della Costituzione italiana, utile per lo studio universitario di Storia.

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SECONDO DOPOGUERRA ITALIANO E COSTITUZIONE
UN PAESE DA RICOSTRUIRE
Nell’immediato dopoguerra, l’Italia dovette fare i conti con una situazione estremamente
critica. Le distruzioni causate dai bombardamenti anglo-americani, intensicati a partire dal
1943, e dalle truppe tedesche in ritirata avevano segnato duramente il territorio: città come
Napoli, Milano, Torino e Roma avevano subito pesanti danni ed erano stati colpiti infrastrutture
(ferrovie, ponti, strade) e impianti industriali, con un conseguente calo della produzione. Il
paese non aveva mezzi per avviare la ricostruzione e non aveva risorse suicienti per
soddisfare il fabbisogno interno di beni.
A causa delle industrie in diicoltà e delle infrastrutture compromesse, migliaia di lavoratori
persero il lavoro, mentre i molti ex soldati italiani che erano tornati dal fronte o che erano stati
liberati dai campi di prigionia si trovarono senza prospettive professionali. A complicare
ulteriormente la situazione contribuiva la crescente inazione, che erodeva il potere
d’acquisto, aggravando le già dure condizioni delle famiglie. In questo contesto di carenze
economiche prosperava il mercato nero, che alimentava ulteriormente il malcontento sociale.
L’ITALIA DIVENTA UNA REPUBBLICA
Con la ne del fascismo, i partiti politici avevano ripreso legalmente la loro attività e si erano
quindi riorganizzati. A dominare la scena erano in particolare i grandi partiti di massa, che
incarnavano diverse visioni ideologiche e programmatiche.
DEMOCRAZIA CRISTIANA (DC). Era l’erede del Partito popolare di don Sturzo ed era
guidata dal trentino Alcide De Gasperi. Era ispirata ai valori cattolici e godeva
dell’appoggio della Chiesa, ottenendo ampio seguito tra i credenti. Tuttavia, riusciva
ad attirare consensi anche nell’elettorato laico moderato, proponendosi come
baluardo contro l’avanzata delle sinistre e promuovendo principi trasversali quali la
solidarietà e la mediazione tra gli interessi delle diverse classi. La DC divenne così ben
presto il partito egemone, poiché era votato tanto dai ceti popolari quanto da quelli
dirigenti.
PARTITO COMUNISTA ITALIANO (PCI). Nato nel 1921 come Partito comunista d’Italia,
aveva cambiato nome nel 1932. Di ispirazione marxista-leninista e guidato da Palmiro
Togliatti, era fortemente radicato nella classe operaia e contadina: rivendicava la
necessità di profonde riforme economiche e sociali, e mirava alla trasformazione
socialista delle istituzioni. Al suo interno vi erano correnti di orientamento
rivoluzionario, anche se Togliatti, pur rivendicando il forte legame con l’URSS, aveva
scelto di operare all’interno e nel rispetto delle istituzioni democratiche.
PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI). Si presentava diviso tra una corrente
massimalista – maggioritaria e incarnata dal leader Pietro Nenni – e una riformista.
PARTITO LIBERALE (PLI). Erede della tradizione politica giolittiana, faceva
riferimento a gure culturalmente importanti come il losofo Benedetto Croce e
l’economista Luigi Einaudi.
PARTITO REPUBBLICANO (PRI). Di ispirazione mazziniana, propugnava una visione
progressista e riformista dello Stato, focalizzandosi sulla promozione delle libertà civili
e della giustizia sociale.
PARTITO D’AZIONE (PdA). Nato nel 1942 come formazione politica antifascista di
orientamento repubblicano e socialista, puntava alla creazione di uno Stato moderno e
laico. Dopo la ne della guerra non riuscì a mantenere una base elettorale solida e nel
1947 si sciolse. Aveva in Ferruccio Parri il proprio leader.
PARTITO NAZIONALE MONARCHICO (PNM). Contrario alla trasformazione dell’Italia
da monarchia a repubblica.
MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO (MSI). Guidato da Giorgio Almirante ed erede del
fascismo.
Al di là della breve parentesi costituita dal governo guidato da Ferruccio Parri (giugno-dicembre
1945), si aermò sulla scena politica italiana Alcide De Gasperi, che divenne una gura di
riferimento e guidò diversi governi dal 1946 al 1953.
Il governo De Gasperi dovette gestire anche la conferenza di pace, che si svolse a Parigi
tra luglio e ottobre 1946. L’Italia vi partecipava come paese vinto, essendo stata alleata della
Germania nazista e del Giappone no all’armistizio del 1943. Malgrado le diicoltà, De Gasperi
cercò di limitarne le conseguenze negative, soprattutto in termini territoriali e di riparazioni
(facendo anche leva sul ruolo giocato dagli italiani nella scontta del nazifascismo). Il leader
della DC riuscì ad alleggerire le condizioni imposte dai vincitori: con il trattato di Parigi (10
febbraio 1947) l’Italia dovette rinunciare a tutte le colonie africane (Libia ed Eritrea) e in
Grecia (isole del Dodecaneso, italiane dal 1912); dovette riconoscere alcuni territori alla
Iugoslavia, come la maggior parte dell’Istria, le città di Fiume e Zara. Non trovando accordi
denitivi, Trieste fu istituita come “Territorio libero e divisa in due zone, la prima (A)
soggetta all’amministrazione dell’ONU, la seconda (B) a quella iugoslava. La città tornò
all’Italia soltanto nel 1954.
Dopo la caduta del regime fascista e la rma dell’armistizio nel 1943, l’Italia doveva
ridenire completamente il proprio assetto politico. La dinastia dei Savoia, compromessa
dai rapporti con Mussolini e dalle responsabilità nella guerra, aveva perso credibilità presso
gran parte della cittadinanza, in particolare tra i settori che si identicavano nelle forze
antifasciste di sinistra. La popolazione italiana fu chiamata a scegliere tra monarchia e
repubblica tramite referendum (cosiddetto istituzionale), indetto per il 2 giugno 1946 (oggi

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Un Paese da ricostruire nel dopoguerra

Nell'immediato dopoguerra, l'Italia dovette fare i conti con una situazione estremamente critica. Le distruzioni causate dai bombardamenti anglo-americani, intensificati a partire dal 1943, e dalle truppe tedesche in ritirata avevano segnato duramente il territorio: città come Napoli, Milano, Torino e Roma avevano subito pesanti danni ed erano stati colpiti infrastrutture (ferrovie, ponti, strade) e impianti industriali, con un conseguente calo della produzione. Il paese non aveva mezzi per avviare la ricostruzione e non aveva risorse sufficienti per soddisfare il fabbisogno interno di beni.

A causa delle industrie in difficoltà e delle infrastrutture compromesse, migliaia di lavoratori persero il lavoro, mentre i molti ex soldati italiani che erano tornati dal fronte o che erano stati liberati dai campi di prigionia si trovarono senza prospettive professionali. A complicare ulteriormente la situazione contribuiva la crescente inflazione, che erodeva il potere d'acquisto, aggravando le già dure condizioni delle famiglie. In questo contesto di carenze economiche prosperava il mercato nero, che alimentava ulteriormente il malcontento sociale.

L'Italia diventa una Repubblica

Con la fine del fascismo, i partiti politici avevano ripreso legalmente la loro attività e si erano quindi riorganizzati. A dominare la scena erano in particolare i grandi partiti di massa, che incarnavano diverse visioni ideologiche e programmatiche.

  • DEMOCRAZIA CRISTIANA (DC). Era l'erede del Partito popolare di don Sturzo ed era guidata dal trentino Alcide De Gasperi. Era ispirata ai valori cattolici e godeva dell'appoggio della Chiesa, ottenendo ampio seguito tra i credenti. Tuttavia, riusciva ad attirare consensi anche nell'elettorato laico moderato, proponendosi come baluardo contro l'avanzata delle sinistre e promuovendo principi trasversali quali la solidarietà e la mediazione tra gli interessi delle diverse classi. La DC divenne così ben presto il partito egemone, poiché era votato tanto dai ceti popolari quanto da quelli dirigenti.

LIBERTAS

  • PARTITO COMUNISTA ITALIANO (PCI). Nato nel 1921 come Partito comunista d'Italia, aveva cambiato nome nel 1932. Di ispirazione marxista-leninista e guidato da Palmiro Togliatti, era fortemente radicato nella classe operaia e contadina: rivendicava la necessità di profonde riforme economiche e sociali, e mirava alla trasformazione socialista delle istituzioni. Al suo interno vi erano correnti di orientamento rivoluzionario, anche se Togliatti, pur rivendicando il forte legame con l'URSS, aveva scelto di operare all'interno e nel rispetto delle istituzioni democratiche.P.C.I.

. PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI). Si presentava diviso tra una corrente massimalista - maggioritaria e incarnata dal leader Pietro Nenni - e una riformista.

. PARTITO LIBERALE (PLI). Erede della tradizione politica giolittiana, faceva riferimento a figure culturalmente importanti come il filosofo Benedetto Croce e l'economista Luigi Einaudi.

  • PARTITO REPUBBLICANO (PRI). Di ispirazione mazziniana, propugnava una visione progressista e riformista dello Stato, focalizzandosi sulla promozione delle libertà civili e della giustizia sociale.
  • PARTITO D'AZIONE (PdA). Nato nel 1942 come formazione politica antifascista di orientamento repubblicano e socialista, puntava alla creazione di uno Stato moderno e laico. Dopo la fine della guerra non riuscì a mantenere una base elettorale solida e nel 1947 si sciolse. Aveva in Ferruccio Parri il proprio leader.
  • PARTITO NAZIONALE MONARCHICO (PNM). Contrario alla trasformazione dell'Italia da monarchia a repubblica.
  • MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO (MSI). Guidato da Giorgio Almirante ed erede del fascismo.

Al di là della breve parentesi costituita dal governo guidato da Ferruccio Parri (giugno-dicembre 1945), si affermò sulla scena politica italiana Alcide De Gasperi, che divenne una figura di riferimento e guidò diversi governi dal 1946 al 1953.

Il governo De Gasperi dovette gestire anche la conferenza di pace, che si svolse a Parigi tra luglio e ottobre 1946. L'Italia vi partecipava come paese vinto, essendo stata alleata della Germania nazista e del Giappone fino all'armistizio del 1943. Malgrado le difficoltà, De Gasperi cercò di limitarne le conseguenze negative, soprattutto in termini territoriali e di riparazioni (facendo anche leva sul ruolo giocato dagli italiani nella sconfitta del nazifascismo). Il leader della DC riuscì ad alleggerire le condizioni imposte dai vincitori: con il trattato di Parigi (10 febbraio 1947) l'Italia dovette rinunciare a tutte le colonie africane (Libia ed Eritrea) e in Grecia (isole del Dodecaneso, italiane dal 1912); dovette riconoscere alcuni territori alla Iugoslavia, come la maggior parte dell'Istria, le città di Fiume e Zara. Non trovando accordi definitivi, Trieste fu istituita come "Territorio libero" e divisa in due zone, la prima (A) soggetta all'amministrazione dell'ONU, la seconda (B) a quella iugoslava. La città tornò all'Italia soltanto nel 1954.

Dopo la caduta del regime fascista e la firma dell'armistizio nel 1943, l'Italia doveva ridefinire completamente il proprio assetto politico. La dinastia dei Savoia, compromessa dai rapporti con Mussolini e dalle responsabilità nella guerra, aveva perso credibilità presso gran parte della cittadinanza, in particolare tra i settori che si identificavano nelle forze antifasciste di sinistra. La popolazione italiana fu chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica tramite referendum (cosiddetto istituzionale), indetto per il 2 giugno 1946 (oggiFesta della Repubblica, festa nazionale italiana dal 1949). In quell'occasione, per la prima volta nella storia del paese, anche le donne poterono votare (elezioni a suffragio universale, per i maggiorenni - 21 anni - di entrambi i sessi). La loro affluenza fu straordinaria: si stima che 13 milioni di donne (pari al 90% delle aventi diritto) si recarono alle urne. Il risultato del referendum decreto la vittoria della repubblica, con circa 12 milioni di voti contro i 10 milioni a favore della monarchia. Nella penisola si profilava anche una netta divisione geografica: il Nord - dove più intensa era stata la lotta partigiana - si confermava sostanzialmente progressista e repubblicano; il Sud - dove l'esperienza nella Resistenza era stata meno estesa - si rivelava in gran parte tradizionalista e fedele alla monarchia. De Gasperi, in qualità di presidente del Consiglio, ebbe il compito di gestire il passaggio istituzionale. Dopo la vittoria della repubblica, il re Umberto II - a favore del quale Vittorio Emanuele III aveva abdicato nel maggio 1946 - fu costretto all'esilio a Cascais, presso Lisbona.

Referendum sulla forma istituzionale dello Stato

Milano, Giunti, 6 giugno 1945

REPUBBLICA MONARCHIA 0

CORRIERE DELLA SERA E' nata la Repubblica italiana Umberto partirà sabato dopo la consegna dei poteri a De Gasperi, Capo provvisorio del nuovo Stato - Volontà di cooperazione di tutti i partiti per la distensione e la concordia

TREGUA NAZIONALE

I RISULTATI DEL "REFERENDUM .. REPUBBLICA 12.182.855 MONARCHIA 10.362.709

La Costituente

- Partite repubblicane Apporre un segno nella casella a fianco del contrassegno prescelto

Chi sarà il Presidente?

Il 2 giugno 1946, lo stesso giorno del referendum, i cittadini italiani furono chiamati a eleggere anche gli esponenti dell'Assemblea costituente, incaricata di elaborare la nuova Costituzione. Il voto segnò una netta affermazione della DC, che ottenne la maggioranza relativa (35%), seguita dal PSI (20%) e dal PCI (19%). Dei 556 membri della Costituente, 21 erano donne, tra le quali ricordiamo le comuniste Nilde Iotti e Teresa Mattei. Nonostante le differenze ideologiche, i membri dell'Assemblea riuscirono a instaurare un clima di dialogo e di collaborazione, cercando soluzioni di compromesso tra le principali culture politiche rappresentate: cattolica, liberale e marxista. A tal proposito si è parlato del "miracolo costituente".

L'Assemblea costituente si riuni per la prima volta il 25 giugno 1946, nominando l'on. Giuseppe Saragat, dell'area socialista, quale proprio Presidente (a seguito delle sue dimissioni, venne sostituito dall'on. Umberto Terracini del Partito Comunista), Enrico De Nicola quale Capo Provvisorio dello Stato (dal 1º gennaio 1948 primo Presidente della Repubblica italiana) e, infine, nominò una sottocommissione, denominata "Commissione dei 75". Essa, presieduta dall'on. Meuccio Ruini, rispecchiava proporzionalmente le anime politiche dell'Assemblea e venne incaricata di redigere un progetto di costituzione da sottoporre in aula; a sua volta, la Commissione dei 75 si divise in tre sottocommissioni ("Diritti e doveri dei cittadini", "Ordinamento costituzionale della Repubblica" - articolata nelle due sezioni "Potere esecutivo" e "Potere giudiziario" - e "Diritti e doveri economico-sociali)". Infine, il compito di redigere materialmente la Costituzione e di rappresentare la Commissione dei 75 in assemblea è stato assegnato al Comitato di redazione (detto anche «dei diciotto»).

L'attività svolta dall'Assemblea in circa un anno e mezzo di lavori è stata vastissima (347sedute, 1663 emendamenti - 314 respinti, 292 approvati e 1057 ritirati o assorbiti -, 1090 interventi). Il testo definitivo è stato approvato il 22 dicembre 1947 (453 voti a favore e 62 contrari) e la Costituzione italiana, promulgata dal Capo Provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947, è entrata in vigore il 1º gennaio 1948: nacque così la Repubblica italiana.

Partito d'azione Democrazia Cristiana 7 seggi 207 seggi Partito repubblicano Partito socialista 1,5% 35,1 % 23 seggi 115 seggi 20,7% 4,4% Partito liberale 41 seggi 6,8% Partito comunista 18,9% 17,0% 104 seggi Altri 82 seggi

Ministero degli Affari Esteri · della Cooperazione Internazionale

Il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, firma la Costituzione italiana a palazzo Giustiniani, il 27 dicembre 1947. Al suo fianco, da sinistra a destra, Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio, Francesco Cosentino, funzionario, Giuseppe Grassi, guardasigilli, e Umberto Terracini, presidente della Costituente.

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