Documento dall'Università degli Studi di Genova sul cinema di G. Carlucci, I. Malavasi e F. Villa. Il Pdf esplora la storia e la critica del cinema, analizzando le sue origini, l'evoluzione narrativa e i movimenti artistici come l'espressionismo tedesco e le avanguardie sovietiche, utile per studenti universitari.
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Il cinema di g carlucci I malavasi f villa Storia e critica del cinema (Università degli Studi di Genova) StuDocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Michela Mian (jdy7bxgr8s@privaterelay.appleid.com)La nascita del cinema viene fatta comunemente risalire alla prima proiezione pubblica a pagamento del Cinématographe Lumière il 28 dicembre 1895 al Salon Indien del Grand Cafe di Parigi. I fratelli Lumière erano industriali di fotografia che realizzarono il cinematografo e lo resero pubblico.
In realtà l'invenzione del cinematografo riguarda un contesto cronologicamente e geograficamente ampio, diverse furono le personalità che si mossero in quella direzione, come ad esempio le ricerche di Thomas Edison negli Stati Uniti o i fratelli Sclavanosky in Germania.
Lo sfruttamento del cinematografo e la diffusione organizzata di proiezioni collettive (accompagnate da musica, commenti dal vivo) avviene da prima in ferie ambulanti e soltanto successivamente in sale definite negli Stati Uniti nickelodeons.
Nella prima fase del cinema domina una rappresentazione costruita su attrazioni mostrative e successivamente vi è una spinta verso integrazione narrativa.
dal 1895 al 1908 circa) per questo tipo di cinema l'interesse principale sono essenzialmente gli effetti di mostrazione e di esibizione delle potenzialità del filmabile, anche soggetti ordinari e quotidiani, e non pone in primo piano la rappresentazione di interesse narrativo, e quando questo interesse pian piano si impone come dominante non viene immediatamente a coincidere con un'idea di continuità.
Dal 1903 si passa dalla rappresentazione "unipuntuale" (costruita su un'unica inquadratura) a una costruzione "pluripuntuale" (costruita su più inquadrature) queste si presentano come inquadrature autonome a macchina fissa caratterizzate da riprese frontali e con fondali dipinti.
La costruzione "anarchica" delle inquadrature (assenza di montaggio continuo) è al servizio di un regime mostrativo che trova proprio nel mostrare i singoli elementi il suo potere attrattivo.
Non solo è un esempio delle rappresentazioni puramente visive, ma questa pellicola ci consente di farci un'idea dei luoghi in cui venivano proiettate, visibile infatti è sia il "teatro" che il pubblico, e in oltre ci mostra l'effetto del cinema delle origini su un pubblico non abituato a vedere immagini in movimento.
Ciò che viene proiettato è una sequenza di scene in movimento, quali una donna che balla, un treno (simbolo del cinema delle origini) e due innamorati che si baciano.
Per ogni scena uno spettatore, che si è alzato per avvicinarsi a quello che per lui è realtà, reagisce in maniera differente a seconda di ciò che vede, in un primo momento balla con la signora, si spaventa del treno che gli sembra andargli addosso e come ultimo nel vedere i due innamorati non rendendosi conto della finzione rompe l'illusione del cinema facendo crollare il telone.
Il film primitivo subiva normalmente delle modifiche successive alla fase produttiva per diverse esigenze di distribuzione e agli interventi degli esercenti che manipolavano il film a uso e consumo del proprio pubblico.
Per questa ragione le "vedute" talvolta erano commercializzate singolarmente o montate in un diverso ordine, e proiettate con commenti musicali e verbali differenti.
Porter fu uno dei primi creatori di storie nel cinema Segna l'inizio del cinema con interesse narrativo, Porter riesce a raccontare una storia in 15 minuti che inizia in una situazione di quiete disturbata da una rapina e si conclude con un ritorno alla calma.
La macchina da presa non si muove, vi sono soltanto aggiustamenti.
Interessante è la presenza all'interno del film di una scena in mezzo primo piano di un uomo che spara al pubblico. Questa inquadratura che per il racconto non serve a nulla ha una forza autonoma e veniva montana a inizio o fine del film per pura attrazione mostrativa.
Il processo di avvicinamento è uno dei grandi momenti degli anni 10 nel '900 di avvicinamento alla realtà. Nel cinema inglese del primo '900 il piano ravvicinato presenta un ruolo importante sfruttando il potenziale di attrazione dell'ingrandimento
risulta dominante nel 1908 - 1914 circa, caratterizzata per l'emergere del racconto come interesse primario.
Proprio per questa spinta narrativa nasce il bisogno di un sistema che regoli i raccordi tra le inquadrature e una macchina da presa sempre più mobile, in modo da offrire allo spettatore un'immersione nel racconto.
Fondamentale per il passaggio dal cinema delle origini a quello istituzionale fu il cinema statunitense e la filmografia di David Griffith, un'industria organizzata e per la messa a punto di alcuni paradigmi linguistici destinati a essere definiti "classici".
Nel 1913 appena lasciata la casa di produzione Biograph dopo circa 450 film raealizzati Griffith pubblica su "The New York Dramatic Mirror" un annuncio autopromozionale in cui afferma di aver rivoluzionato il Motion Picture Drama e di avere fondato la tecnica moderna.
Attraverso la pubblicazione rivendica un'authorship in riferimento ai film realizzati dichiarandosene l'autore, data l'abitudine delle Biograph di fornire solo il proprio monogramma della società, successivamente Griffith marchierà i songoli fotogrammi e didascalie con il marchio "G".
Griffith rivendica una proprietà di tipo artistico dando così alla figura del regista una funzione precisa il più delle volte strettamente connessa con quella dell'operatore. Il regista prende il posto dell'operatore solo perché comprende che una certa scena può esprimere molto di più a seconda dei movimenti degli interpreti, dall'uso di una determinata inquadratura e altro.
La sua importanza risiede nella nuova concezione di stile e narrazione cinematografica, come possiamo notare il "The adventures of Dollie" dove si distacca dal cinema a lui contemporaneo e dando ad ogni inquadratura un senso solo se rapportata a quella che la segue o la precedente.
Griffith si dimostra interessato nella creazione di azioni parallele, che creano una nuova forma di continuità narrativa non più legata allo sviluppo di una sola azione This document is available free of charge on StuDocu.com Downloaded by Michela Mian (jdy7bxgr8s@privaterelay.appleid.com)
Dopo aver lasciato la casa di produzione Biograph, Griffith abbandonò i tempi limitati del rullo per la realizzazione di film più lunghi:
"Enoch Arden" 1911 segna il passaggio dai film a un rullo a quelli a due rulli con la conseguente realizzazione di pellicole sempre più curate in cui l'attenzione è riservata non solo al montaggio ma anche alla composizione formale dell'inquadratura.
In queste pellicole la maggiore possibilità di messa a fuoco dei personaggi porta ad una maggiore importanza delle espressioni e di conseguenza al primo piano.
Griffith rappresentò per i vecchi registi una grandissima innovazione perché mostrò le potenzialità del cinema.
In "Vecchia America" di Bogdanovich registi e attori vanno a vedere "Nascita di una nazione", Griffith viene qui rappresentato come quello con cui competere
Non si modifica soltanto il ruolo del regista, diversi autori incominciano a ripensare sulle fasi di preparazione e realizzazione di un film costruendo piani di lavorazione e comportando una sempre più maggiore divisione dei compiti.
Inizia così a prendere forma il modo di produzione di Hollywood.
Bisogna tenere in mente che Griffith per quanto innovativo deve le sue teorie e nuovi linguaggi cinematografici a un attore che lavorò per lui e che successivamente divenne regista: Porter.
Porter in "Life of an American Fireman" 1903 inizia a ragionare sui punti di vista, pur commettendo un errore dal punto di vista del linguaggio per l'assenza di alternanza. In questo caso ci racconta la storia due volte con due differenti punti di vista.
Griffith ne prenderà esempio e ne raffinerà il linguaggio
ITALIA già nel 1896. Seguendo la logica del cinema delle origini anche in Italia inizialmente era inserito come attrazione e spettacolo e dunque non si impone se non dopo anni come evento spettacolare autonomo.
Dal 1905 si diffondono le sale cinematografiche stabili e in ritardo rispetto ad altri paesi si costituisce una pratica di esercizio e distribuzione attraverso la nascita delle società cinematografiche, ad esempio Albertini & Santoni rinominata Cines.
Le imprese industriali italiane, a differenza del consortium che in America detta regole rigide, lascia maggiori libertà di produzione
La Cines realizza nel 1905 "La presa di Roma" .: viene utilizzata una macchina simile a quella progettata dai fratelli Lumière. Si tratta di un film con una struttura teatrale, assenza di un fuori campo e i personaggi entrano da dietro le quinte. L'interesse è la ripresa storica.
Nel 1909 nascono case di produzione chiamate film d'arte sia in Italia che in Francia, cominciano a progettare e a realizzare un cinema che ambisce ad essere arte, coinvolgendo attori teatrali e traendo spunto dalla letteratura.
Al Cines si tenta di proporre al pubblico film con contenuti culturali più alti che legittimano la funzione artistica del cinema: i film d'arte che a partire da soggetti storico-letterali propongono film colti, con una recitazione evocativa, scenografie verosimili e una lunghezza maggiore.
Alle fine degli anni dieci del '900 un incremento di produzione permettono di ampliare il film portando così nel 1911 la nascita del lungometraggio.
in questo film è noto l'apporto di Gabriele D'annunzio che si limita a firmare le didascalie e a suggerire i nomi di alcuni protagonisti a scopi essenzialmente promozionali gli viene attribuita la paternità del film.
Il Vate cosi vende la sua immagine pubblica per sponsorizzare un film epico e colossale.
Cabiria risulta un film innovativo con un racconto storico di avventure nei quali resiste la forza della singola inquadratura "autarchica".
Questo film divenne un modello stilistico e narrativo per il coevo cinema americano.
Una grande area produttiva per il cinema delle origini la ritroviamo anche nei paesi del NORD EUROPA.
Danimarca, l'imprenditore Ole Olsen fonda la Nordisk Film che esporta film in tutto il mondo e si specializza in trame poliziesche e melodrammi.
Entra in crisi dopo la prima guerra mondiale, per molto tempo l'unico autore universamente riconosciuto a lavorare per la compagnia rimano Carl Dreyer.
Il cinema muto danese è anche ricordato per aver portato alla nascita dei divi negli anni dieci come ad esempio Asta Nielsen.
I risultati espressi dalle diverse cinematografie nordiche di questi anni risultano fondamentali su piani espressivo e narrativo. Le ricerche sulla luce e sullo spazio, la rappresentazione del sentimento della natura e le sperimentazioni visive per trattare il fantastico entrano in dialettica con quanto si realizza e si sviluppa in altri paesi contribuendo a portare alla nascita del cinema, non più cinematografo.
Partendo da una vicenda nota basata principalmente sulla comunicazione verbale Dreyer riduce al minimo il dialogo dandone il significato simbolica attraverso scelte di messa in scena.
Dreyer fa un ottimo uso del primo piano con cui accentua ogni espressione, i primi piano degli inquisitori risultano oppressivi, la donna risulta spaventata e schiacciata.
La santa è quasi sempre il primo piano, la centralità dalla alla protagonista riflette una centralità morale che si oppone alle riprese dal basso degli inquisitori.
Le inquadrature statiche della santa si contrappongono a quelle confuse e spaventose della macchina da presa sui giudici.
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