Emozioni e crescita emotiva del bambino: teorie e fasi di sviluppo

Documento dall'Università su Emozioni e Crescita Emotiva del Bambino. Il Pdf esplora lo sviluppo dei sentimenti dall'infanzia, presentando teorie e definizioni delle emozioni. Questo Pdf di Psicologia, utile per l'Università, si concentra sulle fasi di sviluppo emotivo secondo Sroufe e Izard, evidenziando il ruolo dell'ambiente familiare ed educativo.

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24 pagine

EMOZIONI E CRESCITA EMOTIVA DEL BAMBINO
I sentimenti che in seguito diventeranno emozioni, non si sviluppano geneticamente ma
sono appresi soprattutto attraverso la cura che sia dei bambini nei primi tre anni di vita,
quando si formano le cosiddette mappe emotive.
Per questo, risulta evidente che le cure rivolte al bambino dai zero ai tre anni siano mirate,
sia allinterno del contesto familiare sia allinterno del contesto educativo, allo sviluppo
dellemotività del bambino perché da ciò prenderà forma anche lidentità del piccolo. Se
non viene curato in questo senso, si crea in lui un senso di inadeguatezza e disinteresse
che inuisce anche sullautostima e sulla sua sicurezza in generale.
Le modalità di cura in famiglia sono il risultato di diversi tipi di attaccamento che,
dovrebbe essere sempre teso alla formazione di unabase sicura per il bambino. Quando
ciò non avviene, i contesti educativi possono rappresentare un ulteriore risorsa positiva,
perché attraverso il dialogo con i genitori possono aiutare ad avere un rapporto genitori/
gli più efcace.
Appena il bambino nasce è dominato dagli impulsi che sono siologici, il passo successivo
sarebbe quello di passare alle emozioni.
Gli impulsi conoscono il gesto mentre nelle emozioni si conosce la risonanza emotiva di
quello che si compie e di quello che si vede, man mano che si cresce poi si dovrebbe
arrivare allo sviluppo del sentimento.
Il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si sviluppa culturalmente, e se la
cultura non interviene cè il rischio di non riuscire a passare dallimpulso al sentimento e se
arriva uno squilibrio inerente alla risonanza emotiva che noi abbiamo degli eventi.
Allasilo nido probabilmente per la prima volta il bambino entra in una comunità e si
relaziona con persone diverse da quelle familiari;
questo darà la possibilità al bambino di crescere emotivamente.
Imparerà ad esempio cosè la frustrazione di quando un altro bambino gli ruba un
giocattolo, la conoscerà, reagirà linizio con unazione istintiva poi imparerà maniera
sempre più corretta per ottenere ciò che voleva.
Nel primo capitolo tratteremo che cosa sono le emozioni, a cosa servono e come ci
inuenzano nella vita di tutti i giorni, inoltre tratteremo lo sviluppo dellintelligenza
emotiva nella prima infanzia.
Nel secondo capitolo parleremo dellimportanza dellasilo nido del bambino, per lo sviluppo
di un rapporto positivo genitori/gli, dellimportanza delleducatore e delle sue
competenze, inoltre parleremo di quale attività possono essere utilizzate nei contesti
educativi per stimolare lo sviluppo della competenza emotiva del bambino. Lobiettivo è
quello di poter far conoscere ai bambini le paroleemotiveafnché possano imparare ad
esprimersi e afnché si inizia a parlare con loro di questi stati d’animo.
CHE COS’È UN EMOZIONE
Quella di definire un’emozione è una vera e propria sfida, tutti sanno cos’è un emozione
finché non viene chiesto di , vi sono infatti diverse correnti teoriche che la descrivono in
differenti modi:
-definizione fenomenologica: le emozioni rappresentano il manifestarsi contemporaneo di
alterazioni comportamentali, siologiche e cognitive;
-denizione informazionale: le emozioni rappresentano il modo in cui il nostro cervello
elabora le informazioni ambientali in modo estremamente rapido;
-denizione proattiva: le emozioni rappresentano dei sistemi integrati siologico cognitivo
o personale.
-denizione multicomponenziale interattiva: le emozioni sono dei sistemi integrati
siologico-cognitivo-comportamentali la cui funzione è quella di favorire il perseguimento
di obiettivi personalmente signicativi, gestendo in modo rapido ed efciente le
transazioni con lambiente e ottimizzando i livelli di attivazione di elaborazione individuali.
Goldman nel suo librointelligenza emotiva ci spiega che, la discussione tra i ricercatori
su quali possano essere considerate le emozioni primarie, è ancora aperta. Alcuni teorici
propongono famiglie emozionali fondamentali.
Tra queste famiglie emozionali troviamo: collera, tristezza, paura, gioia, amore, sorpresa,
disgusto, vergogna.
In tutte queste famiglie troviamo altre tante sfumature emotive, quindi la complessità, la
sfaccettature emotiva non si esaurisce in questo primo elenco. Dalla sua ricerca si evince
che, le espressioni facciali speciche di paura, rabbia, tristezza e gioia, sono riconosciute
in ogni cultura del mondo.
Ekman ha mostrato fotograe che ritraevano con precisione volti che mostravano le
quattro emozioni fondamentali di culture lontanissime dalla nostra è così contestato che
dovunque la gente riconosceva le stesse emozioni fondamentali.
Sempre Goleman spiega che ciascuna famiglia emozionale ha un nucleo con le connesse
derivazioni che scaturiscono da esso secondo innumerevoli mutamenti. le derivazioni più
esterne sono gli umori o stati d’animo che sono più attenuati è assai più durevoli delle
emozioni.
Aldilà degli umori vi sono temperamenti, ossia la propensione a evocare una certa
emozione o umore che rende le persone e malinconiche, timide o allegre. Ancora al di là di
tali disposizioni emozionali chi sono i veri e propri disturbi delle emozioni, come la
depressione clinica o lansia persistente.

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Anteprima

EMOZIONI E CRESCITA EMOTIVA DEL BAMBINO

I sentimenti che in seguito diventeranno emozioni, non si sviluppano geneticamente ma sono appresi soprattutto attraverso la cura che sia dei bambini nei primi tre anni di vita, quando si formano le cosiddette "mappe emotive“.

Per questo, risulta evidente che le cure rivolte al bambino dai zero ai tre anni siano mirate, sia all'interno del contesto familiare sia all'interno del contesto educativo, allo sviluppo dell'emotività del bambino perché da ciò prenderà forma anche l'identità del piccolo. Se non viene curato in questo senso, si crea in lui un senso di inadeguatezza e disinteresse che influisce anche sull'autostima e sulla sua sicurezza in generale.

Le modalità di cura in famiglia sono il risultato di diversi tipi di attaccamento che, dovrebbe essere sempre teso alla formazione di una "base sicura" per il bambino. Quando ciò non avviene, i contesti educativi possono rappresentare un ulteriore risorsa positiva, perché attraverso il dialogo con i genitori possono aiutare ad avere un rapporto genitori/ figli più efficace.

Appena il bambino nasce è dominato dagli impulsi che sono fisiologici, il passo successivo sarebbe quello di passare alle emozioni.

Gli impulsi conoscono il gesto mentre nelle emozioni si conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede, man mano che si cresce poi si dovrebbe arrivare allo sviluppo del sentimento.

Il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si sviluppa culturalmente, e se la cultura non interviene c'è il rischio di non riuscire a passare dall'impulso al sentimento e se arriva uno squilibrio inerente alla risonanza emotiva che noi abbiamo degli eventi.

All'asilo nido probabilmente per la prima volta il bambino entra in una comunità e si relaziona con persone diverse da quelle familiari;

questo darà la possibilità al bambino di crescere emotivamente.

Imparerà ad esempio cos'è la frustrazione di quando un altro bambino gli ruba un giocattolo, la conoscerà, reagirà l'inizio con un'azione istintiva poi imparerà maniera sempre più corretta per ottenere ciò che voleva.

Nel primo capitolo tratteremo che cosa sono le emozioni, a cosa servono e come ci influenzano nella vita di tutti i giorni, inoltre tratteremo lo sviluppo dell'intelligenza emotiva nella prima infanzia.

Nel secondo capitolo parleremo dell'importanza dell'asilo nido del bambino, per lo sviluppo di un rapporto positivo genitori/figli, dell'importanza dell'educatore e delle sue competenze, inoltre parleremo di quale attività possono essere utilizzate nei contesti educativi per stimolare lo sviluppo della competenza emotiva del bambino. L'obiettivo è quello di poter far conoscere ai bambini le parole "emotive "affinché possano imparare ad esprimersi e affinché si inizia a parlare con loro di questi stati d'animo.

CHE COS'È UN EMOZIONE

Quella di definire un'emozione è una vera e propria sfida, tutti sanno cos'è un emozione finché non viene chiesto di , vi sono infatti diverse correnti teoriche che la descrivono in differenti modi:

  • definizione fenomenologica: le emozioni rappresentano il manifestarsi contemporaneo di alterazioni comportamentali, fisiologiche e cognitive;
  • definizione informazionale: le emozioni rappresentano il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni ambientali in modo estremamente rapido;
  • definizione proattiva: le emozioni rappresentano dei sistemi integrati fisiologico cognitivo o personale.
  • definizione multicomponenziale interattiva: le emozioni sono dei sistemi integrati fisiologico-cognitivo-comportamentali la cui funzione è quella di favorire il perseguimento di obiettivi personalmente significativi, gestendo in modo rapido ed efficiente le transazioni con l'ambiente e ottimizzando i livelli di attivazione di elaborazione individuali.

Goldman nel suo libro "intelligenza emotiva" ci spiega che, la discussione tra i ricercatori su quali possano essere considerate le emozioni primarie, è ancora aperta. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali.

Tra queste famiglie emozionali troviamo: collera, tristezza, paura, gioia, amore, sorpresa, disgusto, vergogna.

In tutte queste famiglie troviamo altre tante sfumature emotive, quindi la complessità, la sfaccettature emotiva non si esaurisce in questo primo elenco. Dalla sua ricerca si evince che, le espressioni facciali specifiche di paura, rabbia, tristezza e gioia, sono riconosciute in ogni cultura del mondo.

Ekman ha mostrato fotografie che ritraevano con precisione volti che mostravano le quattro emozioni fondamentali di culture lontanissime dalla nostra è così contestato che dovunque la gente riconosceva le stesse emozioni fondamentali.

Sempre Goleman spiega che ciascuna famiglia emozionale ha un nucleo con le connesse derivazioni che scaturiscono da esso secondo innumerevoli mutamenti. le derivazioni più esterne sono gli umori o stati d'animo che sono più attenuati è assai più durevoli delle emozioni.

Aldilà degli umori vi sono temperamenti, ossia la propensione a evocare una certa emozione o umore che rende le persone e malinconiche, timide o allegre. Ancora al di là di tali disposizioni emozionali chi sono i veri e propri disturbi delle emozioni, come la depressione clinica o l'ansia persistente.

DA DOVE NASCONO LE EMOZIONI

Partendo dalla "Teoria dei tre cervelli" possiamo affermare che il cervello è costituito da tre componenti distinti e possiamo così dividerlo in:

  • cervello rettiliano: è costituito dal cervelletto e dal bulbo spinale; è sede degli istinti primari e di funzioni vitali come per esempio il controllo del ritmo cardiaco e respiratorio, l'alimentazione e gli impulsi sessuali.
  • cervello limbico: è costituito dal sistema limbico, corrisponde nella scala evolutiva al cervello dei mammiferi ed è coinvolto nell'elaborazione delle emozioni. In particolare l'amigdala funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi, senza di essa ne risulterebbe una evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi.
  • cervello neo corticale: è costituito dagli emisferi cerebrali, è il più recente ed è esclusivo dei primati e sede di tutte le funzioni cognitive e razionali.

Sostanzialmente i centri emozionali derivano da una struttura molto primitiva, quella del cervello rettile e dai centri emozionali si sono evolute le aree del cervello pesante ossia la neo corteccia. Il fatto che il cervello pesante si sia evoluto da quello emozionale ci dice molto sui rapporti fra pensiero e sentimento: molto prima che esistesse un cervello razionale, esisteva già quello emozionale.

A COSA SERVONO LE EMOZIONI

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale in termini evoluzionistici.

La parte emotiva prevale sulla mente nei momenti più critici della vita.

Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire; piani d'azione dei quali ci ha dotato le voluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita.

PROSPETTIVE TEORICHE NELLO STUDIO DELLE EMOZIONI

Le teorie cognitiviste, che considerano la valutazione degli eventi un aspetto centrale del processo cognitivo, hanno prodotto una vera e propria rivoluzione in tema di emozioni, mettendo in evidenza quanto esse siano intrecciate con i processi di pensiero, la razionalità e l'elaborazione cognitiva.

Il primo tentativo di studiare le emozioni secondo una prospettiva evoluzionistica invece è certamente quello di Darwin basata sulle idee di selezione e adattamento, che mettono in evidenza la funzione delle emozioni di assicurare la sopravvivenza dell'individuo e della specie.

Infine le teorie socioculturali si dividono in due approcci:

  • moderato: secondo cui la cultura influenza l'espressione e la regolazione delle emozioni;
  • radicale: secondo cui le emozioni sono una costruzione culturale che avviene attraverso le pratiche linguistiche.

L'INTELLIGENZA E LA COMPETENZA EMOTIVA

L'intelligenza emotiva è un'abilità fondamentale che influenza profondamente tutte le altre, facilitandone l'espressione o interferendo con esse. È quella capacità che ci permette di apprendere a gestire reazioni cariche di valenza psicologiche. L'intelligenza emotiva può essere sviluppata e perfezionata, per governare al meglio le nostre emozioni e ottenere sempre il massimo da noi stessi e dagli altri.

Un input decisivo allo studio di questo argomento deriva dal successo del libro di Goleman intitolato "Intelligenza emotiva" in cui sottolineava la necessità di promuovere accanto all'intelligenza cognitiva, anche il suo equivalente emotivo. Alcuni studiosi hanno così finalizzato la loro attività di ricerca alla misurazione dell'intelligenza emotiva attraverso l'individuazione in un quoziente emotivo.

Che cos'è la competenza emotiva: autori e approcci teorici a confronto.

C'è chi dice che l'intelligenza emotiva è l'abilità di percepire, generare e regolare le emozioni in modo da aiutare il pensiero a promuovere la crescita emotiva e intellettuale.

Altri definiscono la competenza emotiva come l'insieme di abilità necessarie per essere efficaci in modo particolare nelle transizioni sociali che producono emozioni. Infine la competenza emotiva viene definita l'insieme di capacità che riguardano l'espressione, la comprensione e la regolazione delle emozioni.

E distinguono la competenza socio-affettiva o emotivosociale come comunicazione efficace delle proprie emozioni, interpretazione corretta delle emozioni altrui e risposta coerente, guidate da consapevolezza, accettazione e gestione dei propri affetti.

LO SVILUPPO DELLA COMPETENZA EMOTIVA

Dalle varie teorie citate si capisce che risultano essere aspetti centrali del costrutto di competenza emotiva tre tappe:

  • l'espressione delle emozioni: ha una grande importanza la comunicazione non verbale, che integra l'aspetto propriamente verbale dell'atto comunicativo. Il volto in particolare costituisce un canale privilegiato nella comunicazione delle emozioni, ma anche i gesti e movimenti del corpo, la voce e il contatto corporeo sono canali dell'espressione emotiva.
  • la comprensione delle emozioni: da parte dei bambini è uno degli aspetti della competenza emotiva maggiormente studiato dagli psicologi dello sviluppo. Scarni e Harris hanno utilizzato l'espressione per riferirsi alla conoscenza consapevole che un bambino possiede delle emozioni.

Lo sviluppo di questa capacità inizia molto presto attraverso l'influenza che ha l'adulto sull'espressione emotiva del bambino.

A partire dall'anno e mezzo/due anni, i bambini in diverse culture inizia utilizzare il lessico psicologico, comprendente il vocabolario emotivo, per fare riferimento a stati mentali fra cui emozioni proprie e altrui.

Alcuni dimostrano come intorno ai due anni e mezzo i bambini usano il linguaggio per riferirsi ai motivi del passato, del presente e del futuro rispetto sia a se stessi sia agli altri;

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