Documento dall'Università su Emozioni e Crescita Emotiva del Bambino. Il Pdf esplora lo sviluppo dei sentimenti dall'infanzia, presentando teorie e definizioni delle emozioni. Questo Pdf di Psicologia, utile per l'Università, si concentra sulle fasi di sviluppo emotivo secondo Sroufe e Izard, evidenziando il ruolo dell'ambiente familiare ed educativo.
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I sentimenti che in seguito diventeranno emozioni, non si sviluppano geneticamente ma sono appresi soprattutto attraverso la cura che sia dei bambini nei primi tre anni di vita, quando si formano le cosiddette "mappe emotive“.
Per questo, risulta evidente che le cure rivolte al bambino dai zero ai tre anni siano mirate, sia all'interno del contesto familiare sia all'interno del contesto educativo, allo sviluppo dell'emotività del bambino perché da ciò prenderà forma anche l'identità del piccolo. Se non viene curato in questo senso, si crea in lui un senso di inadeguatezza e disinteresse che influisce anche sull'autostima e sulla sua sicurezza in generale.
Le modalità di cura in famiglia sono il risultato di diversi tipi di attaccamento che, dovrebbe essere sempre teso alla formazione di una "base sicura" per il bambino. Quando ciò non avviene, i contesti educativi possono rappresentare un ulteriore risorsa positiva, perché attraverso il dialogo con i genitori possono aiutare ad avere un rapporto genitori/ figli più efficace.
Appena il bambino nasce è dominato dagli impulsi che sono fisiologici, il passo successivo sarebbe quello di passare alle emozioni.
Gli impulsi conoscono il gesto mentre nelle emozioni si conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede, man mano che si cresce poi si dovrebbe arrivare allo sviluppo del sentimento.
Il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si sviluppa culturalmente, e se la cultura non interviene c'è il rischio di non riuscire a passare dall'impulso al sentimento e se arriva uno squilibrio inerente alla risonanza emotiva che noi abbiamo degli eventi.
All'asilo nido probabilmente per la prima volta il bambino entra in una comunità e si relaziona con persone diverse da quelle familiari;
questo darà la possibilità al bambino di crescere emotivamente.
Imparerà ad esempio cos'è la frustrazione di quando un altro bambino gli ruba un giocattolo, la conoscerà, reagirà l'inizio con un'azione istintiva poi imparerà maniera sempre più corretta per ottenere ciò che voleva.
Nel primo capitolo tratteremo che cosa sono le emozioni, a cosa servono e come ci influenzano nella vita di tutti i giorni, inoltre tratteremo lo sviluppo dell'intelligenza emotiva nella prima infanzia.
Nel secondo capitolo parleremo dell'importanza dell'asilo nido del bambino, per lo sviluppo di un rapporto positivo genitori/figli, dell'importanza dell'educatore e delle sue competenze, inoltre parleremo di quale attività possono essere utilizzate nei contesti educativi per stimolare lo sviluppo della competenza emotiva del bambino. L'obiettivo è quello di poter far conoscere ai bambini le parole "emotive "affinché possano imparare ad esprimersi e affinché si inizia a parlare con loro di questi stati d'animo.
Quella di definire un'emozione è una vera e propria sfida, tutti sanno cos'è un emozione finché non viene chiesto di , vi sono infatti diverse correnti teoriche che la descrivono in differenti modi:
Goldman nel suo libro "intelligenza emotiva" ci spiega che, la discussione tra i ricercatori su quali possano essere considerate le emozioni primarie, è ancora aperta. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali.
Tra queste famiglie emozionali troviamo: collera, tristezza, paura, gioia, amore, sorpresa, disgusto, vergogna.
In tutte queste famiglie troviamo altre tante sfumature emotive, quindi la complessità, la sfaccettature emotiva non si esaurisce in questo primo elenco. Dalla sua ricerca si evince che, le espressioni facciali specifiche di paura, rabbia, tristezza e gioia, sono riconosciute in ogni cultura del mondo.
Ekman ha mostrato fotografie che ritraevano con precisione volti che mostravano le quattro emozioni fondamentali di culture lontanissime dalla nostra è così contestato che dovunque la gente riconosceva le stesse emozioni fondamentali.
Sempre Goleman spiega che ciascuna famiglia emozionale ha un nucleo con le connesse derivazioni che scaturiscono da esso secondo innumerevoli mutamenti. le derivazioni più esterne sono gli umori o stati d'animo che sono più attenuati è assai più durevoli delle emozioni.
Aldilà degli umori vi sono temperamenti, ossia la propensione a evocare una certa emozione o umore che rende le persone e malinconiche, timide o allegre. Ancora al di là di tali disposizioni emozionali chi sono i veri e propri disturbi delle emozioni, come la depressione clinica o l'ansia persistente.
Partendo dalla "Teoria dei tre cervelli" possiamo affermare che il cervello è costituito da tre componenti distinti e possiamo così dividerlo in:
Sostanzialmente i centri emozionali derivano da una struttura molto primitiva, quella del cervello rettile e dai centri emozionali si sono evolute le aree del cervello pesante ossia la neo corteccia. Il fatto che il cervello pesante si sia evoluto da quello emozionale ci dice molto sui rapporti fra pensiero e sentimento: molto prima che esistesse un cervello razionale, esisteva già quello emozionale.
Le emozioni hanno un ruolo fondamentale in termini evoluzionistici.
La parte emotiva prevale sulla mente nei momenti più critici della vita.
Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire; piani d'azione dei quali ci ha dotato le voluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita.
Le teorie cognitiviste, che considerano la valutazione degli eventi un aspetto centrale del processo cognitivo, hanno prodotto una vera e propria rivoluzione in tema di emozioni, mettendo in evidenza quanto esse siano intrecciate con i processi di pensiero, la razionalità e l'elaborazione cognitiva.
Il primo tentativo di studiare le emozioni secondo una prospettiva evoluzionistica invece è certamente quello di Darwin basata sulle idee di selezione e adattamento, che mettono in evidenza la funzione delle emozioni di assicurare la sopravvivenza dell'individuo e della specie.
Infine le teorie socioculturali si dividono in due approcci:
L'intelligenza emotiva è un'abilità fondamentale che influenza profondamente tutte le altre, facilitandone l'espressione o interferendo con esse. È quella capacità che ci permette di apprendere a gestire reazioni cariche di valenza psicologiche. L'intelligenza emotiva può essere sviluppata e perfezionata, per governare al meglio le nostre emozioni e ottenere sempre il massimo da noi stessi e dagli altri.
Un input decisivo allo studio di questo argomento deriva dal successo del libro di Goleman intitolato "Intelligenza emotiva" in cui sottolineava la necessità di promuovere accanto all'intelligenza cognitiva, anche il suo equivalente emotivo. Alcuni studiosi hanno così finalizzato la loro attività di ricerca alla misurazione dell'intelligenza emotiva attraverso l'individuazione in un quoziente emotivo.
C'è chi dice che l'intelligenza emotiva è l'abilità di percepire, generare e regolare le emozioni in modo da aiutare il pensiero a promuovere la crescita emotiva e intellettuale.
Altri definiscono la competenza emotiva come l'insieme di abilità necessarie per essere efficaci in modo particolare nelle transizioni sociali che producono emozioni. Infine la competenza emotiva viene definita l'insieme di capacità che riguardano l'espressione, la comprensione e la regolazione delle emozioni.
E distinguono la competenza socio-affettiva o emotivosociale come comunicazione efficace delle proprie emozioni, interpretazione corretta delle emozioni altrui e risposta coerente, guidate da consapevolezza, accettazione e gestione dei propri affetti.
Dalle varie teorie citate si capisce che risultano essere aspetti centrali del costrutto di competenza emotiva tre tappe:
Lo sviluppo di questa capacità inizia molto presto attraverso l'influenza che ha l'adulto sull'espressione emotiva del bambino.
A partire dall'anno e mezzo/due anni, i bambini in diverse culture inizia utilizzare il lessico psicologico, comprendente il vocabolario emotivo, per fare riferimento a stati mentali fra cui emozioni proprie e altrui.
Alcuni dimostrano come intorno ai due anni e mezzo i bambini usano il linguaggio per riferirsi ai motivi del passato, del presente e del futuro rispetto sia a se stessi sia agli altri;