Documento sul riposo divino, l'onore verso i genitori e la storia di Caino e Abele. Il Pdf, utile per studenti universitari di Religione, esplora il significato del verbo "onorare" e la natura del rapporto tra figli e genitori, analizzando anche la gelosia e la violenza.
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Dio è anche se non fa Anche Dio si è riposato il settimo giorno: Dio è anche se non fa. Essendo fatti a sua immagine e somiglianza, questo vale anche per noi. Il sabato (la domenica per i cristiani) è il giorno in cui dovremmo smettere di "fare" per cominciare a "essere".
Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore tuo Dio (Es 20,12)
Questo comandamento inaugura la seconda tavola, quella relativa ai nostri rapporti con il prossimo. Il primo prossimo sono i genitori. Non gli amici, non i colleghi, non il marito, non la moglie, ma i genitori. Il comandamento non dice "ubbidite al padre e alla madre". Non si tratta di ubbidire, ma si tratta di onorare padre e madre. E proprio la particolarità di questo verbo rivela la particolarità del rapporto che esso vuole instaurare tra figli e genitori.
IL SIGNIFICATO DEL VERBO Il verbo ebraico che traduciamo con "onorare" (kābad alla coniugazione piel) ha una valenza semantica abbastanza ampia: significa "apprezzare, "esaltare" , "glorificare"; implica in alcuni casi l'intervento attivo, che dimostra in concreto l'affetto. Si dice "onora" per dire innanzitutto di avere cura dei genitori non più autosufficienti, e fornire loro ciò che è necessario perché possano condurre una vita umana e dignitosa. "Onorare" significa sostanzialmente riconoscere l'importanza che i genitori hanno per noi. Viene detto: "Riconosci l'importanza fondamentale, decisiva che i tuoi genitori hanno nei tuoi confronti".
RESTEREMO SEMPRE FIGLI I genitori ci hanno donato la vita e, quindi, per quanto importante tu possa essere o diventare, tu non sarai mai più importante dei tuoi genitori. Cioè siamo creature: figli e figlie, anche se un giorno diventeremo padri e madri, resteremo, fino alla fine della nostra vita, figli e figlie.
I nostri genitori, creando, hanno compiuto un'opera divina nei nostri confronti, proprio nel momento in cui, forse senza neppure deciderlo e volerlo, ci hanno comunque dato il dono straordinario della vita.
Sono un figlio di ottant'anni Saremo figli per sempre. Non a caso, la Sacra Scrittura usa una particolare costruzione linguistica per indicare l'età di una persona. Barzillai, amico del re Davide, manifesta così il suo essere ottantenne: «Io ora sono un figlio di ottant'anni» (2Sam 19,36).
Non uccidere (Es 20,13)
SYM Un comandamento tragicamente attuale Un comandamento sempre più necessario. Tra l'altro non è facile circoscrivere il significato esatto di questo comandamento.
Il significato ebraico (rāsah) è: "Non farti giustizia da te", punendo tu con la morte una persona che ha commesso un'infrazione della legge. Non indica l'azione di uccidere, ma l'uccisione in spregio alla legge.
Una raffinatezza teologica e antropologica Eppure la lingua ebraica ha diversi verbi per esprimere i diversi tipi di morte. Ma probabilmente c'è dietro una certa raffinatezza teologica e antropologica.
Per cui, ad esempio, la pena di morte non è compresa in questo verbo. Così come non è compresa la morte che viene distribuita "largamente" durante le guerre.
Il messaggio è non vendicarti e, soprattutto, non vendicarti dando la morte al prossimo, anche nel caso che eventualmente egli se lo meriti. Esiste la Legge. La vita è sacra.
Caino e Abele: ogni uomo è tuo fratello È l'esperienza che l'uomo è pericoloso per sé e per gli altri. Ci dobbiamo chiedere come mai nella Bibbia il primo omicidio sia un fratricidio: Caino che uccide Abele, il fratello che uccide il fratello.
La risposta è molto facile: perché la Bibbia vuole farci capire che chiunque tu uccida, anche se credi che sia un nemico, in realtà è tuo fratello.
Un attentato alla nostra umanità Se uccido non è soltanto un attentato all'umanità dell'altro, ma anche alla nostra propria umanità: se uccido, cesso forse addirittura per una vita, di essere uomo. Divento meno uomo, non sono all'altezza di una vocazione da creatura, creata appunto a immagine e somiglianza di Dio.
Caino e Abele C'è una simbologia interessante e misteriosa dietro questi fratelli profondamente diversi per ruolo sociale e personalità. Abele è rappresentante di quella categoria che ha da sempre affascinato la Sacra Scrittura: i pastori; dall'altra, invece, abbiamo Caino, un lavoratore del suolo, che sarà anche la fonte della cultura, il fondatore della prima città: «Ora Caino conobbe sua moglie, che concepi e partori Enoc; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoc, dal nome del figlio» (Gn 4,17).
REPROBATVR A B C À IN EL
Molto irritato e abbattuto «Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradi Abele e la sua offerta, ma non gradī Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto» (Gn 4,3-5).
Descrizione inquietante La rappresentazione della pulsione del Male è inquietante: è come una belva accovacciata all'uscio di casa pronta ad aggredire la sua preda. Segue la descrizione dell'omicidio: «Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise» (Gn 4,8).
Gelosia, diversità, morte Quale messaggio teologico vuole suggerirci l'autore sacro? Desidera farci comprendere che la frustrazione derivata dalla gelosia potrebbe sfogarsi su di un capro espiatorio? In un testo di San Giovanni Crisostomo, Dio si rivolge così a Caino: «Forse il mio favore ha causato a lui questo omicidio, e siccome non potevi combattere con me, tu hai riversato su di lui la tua furia sfrenata?» Crisostomo vuole dirci che, quando non ci sentiamo apprezzati e stimati, corriamo il rischio di riversare la nostra insoddisfazione contro qualcuno? Le prime pagine della Bibbia intendono evidenziare il pericolo che s'annida tra gli uomini quando prevale l'assenza di fratellanza e la negazione delle diversità?
Gen 4,8: un versetto misterioso Secondo María Zambrano, con Caino e Abele comincia la prima guerra civile dell'umanità perché gli uomini non si riconoscono tra di loro fratelli e diventano estranei gli uni agli altri.
In questo senso, interessante il versetto più misterioso del racconto: «Caino parlò al fratello Abele» (Gen 4,8).
Non sappiamo che cosa abbia detto il primo e nemmeno l'eventuale risposta del secondo: il versetto tace sul contenuto delle parole dei due fratelli.
Per la prima volta la morte sostituisce la parola Che cosa si sono detti di così grave per scatenare una reazione così violenta? Per André Neher, il testo evidenzia volontariamente la mancanza di un dialogo; anzi, è proprio questa la causa dell'omicidio: la morte, per la prima volta, sostituisce la parola.
Potremmo, però, formulare un'altra ipotesi: Caino sembra instaurare un dialogo con suo fratello, ma Abele non risponde? Rimanere muti quando qualcuno ci interpella è una forma d'odio. Quando il silenzio viene imposto si prova molto dolore: è la punizione preferita dai manipolatori perché fa più male di un urlo, di un pugno nello stomaco.
Interesse per nostro fratello Si potrebbe anche pensare che l'Abele che tutti aspiriamo a incarnare è anche quell'essere che non si è mai interessato di suo fratello, che senza dubbio non l'ha guardato negli occhi e non gli ha mai rivolto la parola. È all'Abele che è in noi che la domanda del dialogo dev'essere posta, perché è lui che, nonostante le sue presunte virtù, non rivolge l'ombra di uno sguardo a suo fratello. Abele nel testo non parla mai.
H6Dio evita la catena della vendetta A Caino è risparmiata la vita e posto un segno per evitare la catena della vendetta. Dio pur di evitare altro spargimento di sangue, pur di contenere la violenza, protegge un assassino: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte! Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse. Caino si allontano dal Signore e abito nella regione di Nod, a oriente di Eden» (Gen 4,15-16).
Abele, dov'è tuo fratello Caino? In ogni caso, il testo ci lascia un dubbio: Abele, forse, non ha risposto, non ha voluto dialogare con suo fratello? Si è sottratto, dunque, alla responsabilità dell'altro?
La responsabilità verso il proprio fratello, infatti, è la prima questione morale dell'umanità. La coscienza morale dell'uomo è iniziata con l'interrogativo cruciale di Dio a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?»; ma essa si compirà con un altro interrogativo divino: «Abele, dov'è tuo fratello Caino?». Oggi domanda cruciale per l'uomo
Abbiamo bisogno gli uni degli altri Caino non può uccidere il fratello facendosi una legge su sua misura e Abele non può morire a discrezione del fratello, senza nemmeno reagire. Devono poter vivere entrambi, perché insieme sono chiamati a disegnare i tratti di una società impegnata a costruire il futuro nel riconoscimento reciproco e nell'accoglienza dell'altro. Caino ha bisogno di Abele più che di se stesso, come lo stesso Abele ha bisogno anche lui di Caino. società.
SE CAINO AVESSE COMPRESO SIN DALL'INIZIO L'AMORE DI DIO A conclusione della vicenda, possiamo affermare che Caino gode di un'attenzione straordinaria da parte del Signore, anche rispetto a suo fratello Abele.
Se avesse compreso dall'inizio questo amore divino, non avrebbe commesso nessun fratricidio.
Le rivalità tra gli esseri umani, e non solo quelle tra Caino e Abele, a ben vedere non hanno alcun fondamento, se inquadrate nella prospettiva di Dio.
Non commettere adulterio (Es 20,14)
Donne che appartenevano a un altro uomo Il comandamento più datato. Oggi si parla di rapporti extra- coniugali e spesso vengono proposti come medicina del matrimonio, come terapia per coppie in crisi che si annoiano, che hanno perso il gusto della loro sessualità. Vietava all'uomo (era in origine rivolto solo all'uomo: società incentrata sulla figura maschile) di avere rapporti sessuali con donne sposate o legalmente fidanzate, che quindi, secondo, il diritto dell'epoca, appartenevano a un altro uomo.
Non vietava la poligamia (nel tempo si passerà alla monogamia) e nemmeno di avere rapporti con altre donne purché non sposate o non fidanzate legalmente e nemmeno con una schiava.
Se qualcuno commette adulterio con la moglie di un altro, cioè chi commette adulterio con la moglie del suo vicino, sarà messo a morte, sia l'adultero che l'adultera (Lv 20,10).