Sociologia Generale: Potere, Autorità e il Concetto di Tipo Ideale di Weber

Slide di Sociologia Generale sul concetto di potere, autorità e tipo ideale di Weber. Il Pdf esplora le proprietà, basi e forme del potere, distinguendo l'autorità da forza e manipolazione, e introduce il concetto di "tipo ideale" di Weber con esempi visivi, adatto per lo studio universitario.

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26 pagine

SOCIOLOGIA GENERALE
CORSO DI LAUREA PER EDUC ATORI PROFESSIONALI
DOCENTE: FRANCESC A ZALTRON
Lezione 8 24 aprile 2024
Il concetto di Potere
IL POTERE
Definizioni molteplici.
Noi ci occuperemo di
individuare del potere le
sue:
1. Proprietà
2. Basi
3. Forme

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Anteprima

IL POTERE

Definizioni molteplici.
Noi ci occuperemo di
individuare del potere le
sue:

  1. Proprietà
  2. Basi
  3. Forme

PROPRIETA' DEL POTERE

Trattiamo le 3 principali:

  • Simmetria o asimmetria
    delle relazioni di potere
  • Intenzionalità o
    determinanti strutturali
  • Decisioni e non
    decisioni

L'ASSIMETRIA NELLE RELAZIONI DI POTERE

"Il potere designa qualsiasi possibilità di far valere, entro una relazione
sociale, anche di fronte a un'opposizione, la propria volontà, quale che sia
la base di questa volontà" (Weber, "Economia e società", 1922, 1999, V,
p.51)

Formule che esemplificano questa affermazione

  • Si dice che A esercita un potere su B, quando A produce effetti in B in
    maniera contraria agli interessi di B
  • A ha un potere su B quando A può far fare a B qualcosa che egli
    altrimenti non farebbe
  • L'accento è posto sulla capacità dei soggetti (individuali o collettivi) di
    produrre effetti rilevanti che vanno a loro vantaggio.
  • L'asimmetria della relazione designa "il potere su"

LA SIMMETRIA NELLA RELAZIONE DI POTERE

" (il potere) corrisponde alla capacità umana non
solo di agire ma di agire di concerto. Il potere non è
mai proprietà di un individuo: appartiene a un
gruppo e continua a esistere solo finché il gruppo
rimane unito. Quando diciamo di qualcuno che è "al
potere", in effetti ci riferiamo al fatto che è stato
messo al potere da un certo numero di persone per
agire in loro nome. Nel momento in cui il gruppo,
dal quale il potere ha avuto la sua origine iniziale
scompare, anche il suo potere svanisce" (Arendt,
"Sulla violenza", 1970; 1996, p. 47

LA SIMMETRIA NELLA RELAZIONE DI POTERE

  • Nella visione di Arendt e T. Parsons: caratteristica centrale
    del potere è di essere una risorsa collettiva che permette al
    sistema sociale di raggiungere gli scopi che si è
    consensualmente posto.
  • il carattere consensuale del potere è lo strumento per il
    conseguimento di fini condivisi.
  • Solo una collettività solidale e collettiva è in grado di
    raggiungere obiettivi al di là delle capacità del singolo.
  • In questo caso, il potere non si caratterizza per conflittualità
    o asimmetria, ma come "azione concertata" (Arendt, 1970)
    o come "mezzo di comunicazione" (Luhmann, 1975).

LA SIMMETRIA NELLA RELAZIONE DI POTERE

Il modello funzionalista ha il merito:

  • di porre in evidenza il carattere relazionale del potere
  • ruolo positivo di determinazione e di decisione
    all'interno del sistema sociale

Questo modello non prende in considerazione:

  • l'ambivalenza del potere che può anche diventare, nelle
    sue tendenze assolutizzanti, una causa di
    indeterminatezza, di conflitto, di blocco della stessa
    possibilità di prendere decisioni

ASIMMETRIA E SIMMETRIA DEL POTERE

Queste due visioni mettono in evidenza aspetti
comunque presenti nel concetto di potere

  • La visione che enfatizza la simmetria mette in luce i
    meccanismi attraverso il quale il potere viene creato
    e afferma che tanto più un'unità è coesa, tanto più è
    potente
  • La visione asimmetrica suggerisce che l'esercizio del
    potere genera tensioni e conflitti e favorisce chi
    detiene il potere piuttosto che colui che lo subisce

INTENZIONALITÀ O DETERMINISMI STRUTTURALI

Autori che sottolineano come sia l'intenzionelità di A a produrre effetti
su o del far fare a B. In altre parole, si ha una relazione di potere quando:

  • A controlla deliberatamente il comportamento di B, inducendolo ad
    agire in un modo in cui B non agirebbe, se non fosse sottoposto al
    potere stesso

Secondo altri autori (tradizione del neomarxismo, strutturalismo di
Althusser, la riproduzione culturale di Bourdieu, la costruzione discorsiva
della soggettività di Foucault) la visione precedente è parziale in quanto:

  • la capacità di influenzare l'azione altrui può avvenire tramite processi e
    meccanismi che non richiedono un'attività volontaria e consapevole
    del soggetto (es: comprare un prodotto che incrementa lo
    sfruttamento dei lavoratori o del lavoro minorile)

INTENZIONALITÀ O DETERMINISMI STRUTTURALI

Secondo questo secondo gruppo di autori:

  • Quanto più una relazione di potere si è istituzionalizzata
    ed è divenuta stabile e duratura, tanto meno vi è bisogno
    di un comportamento attivo e volontario dei detentori del
    potere per imporre la propria volontà (si fa perché si è
    sempre fatto così)
  • Quindi molti effetti del potere vanno compresi come dei
    "determinismi strutturali" di cui i soggetti sono dei
    tramiti, in virtù della posizione che occupano nella
    struttura sociale

DECISIONI E NON DECISIONI

Se restringiamo la nozione di potere al controllo
deliberato di A sul comportamento di B, come
rilevare nella realtà questo potere?

  • Alcuni autori (Dahl, 1961 per esempio)
    sostengono sia necessario osservare i processi
    decisionali sui quali esiste un conflitto di
    interesse
  • Esito: non è detto che il potere sia sempre e
    solo in mano alle élite dominanti, può essere
    più diffuso
  • Altri autori (Bachrach e Baratz, 1962) sostengono
    che il prendere decisioni è solo la faccia più
    evidente del potere; l'altra faccia è costituita dal
    «non prendere decisioni», ossia:
    . Il potere di impedire che certe questioni
    divengano rilevanti e che su di esse si decida
    (mancanza del quorum).
  • Esito: porre attenzione a chi possiede risorse
    sufficienti per rendere visibile una questione e
    chi ha il potere di renderla invisibile

BASI E FORME DEL POTERE

«Il potere è una proprietà di tipo disposizionale, che consiste non tanto
nel fare qualcosa quanto nell'essere capaci a farla» (G. Ryle (1949)
E' dunque necessario distinguere tra:

  • Avere potere (potere potenziale), questa è una capacità
  • Esercitare potere (potere fattuale), questa è un'azione
    Ne consegue che per esercitare potere sono ugualmente indispensabili:
  • possesso di risorse su cui si basa il potere (basi del potere)
  • E l'abilità di sfruttare tali risorse (forme del potere)
  • Se studiamo il potere potenziale: ci occupiamo di comprendere la
    distribuzione di queste risorse nella società.
  • Se studiamo l'esercizio del potere: ci occupiamo dei modi in cui queste
    risorse sono trasformate in potere fattuale.

BASI DEL POTERE

"Una posizione dominante può svilupparsi tanto nelle
relazioni sociali di un salotto come sul mercato,
dall'alto di una cattedra in un'aula di lezione come alla
testa di un regimento, in una relazione erotica o di
carità come in una discussione scientifica e nello sport"
(Weber, "Economia e società",1922, 1999 IV, 45).
Le basi del potere possono essere varie: ricchezza,
forza, conoscenza, prestigio, popolarità, prestanza
fisica, capacità organizzativa.

BASI DEL POTERE

Weber individua 3 tipologie di potere:

  1. Potere economico: possesso di beni necessari e/o scarsi per indurre
    coloro che non li posseggono a tenere una certa condotta (in
    particolare a fornire una certa
    prestazione
    lavorativa)
  2. organizzazione delle forme produttive
  3. Potere ideologico (culturale): idee, conoscenze, modi di pensare,
    risorse culturali in senso lato; una base su cui si è fondato
    storicamente il potere della Chiesa, ma anche quello degli
    intellettuali, degli esperti - organizzazione del consenso
  4. Potere politico: strumenti mediante i quali si esercita la violenza
    (possesso delle armi, l'organizzazione militare) - organizzazione della
    coazione

LE FORME DEL POTERE

  • Meccanismi attraverso cui il potere viene esercitato.
  • Le distinguiamo in questo modo per scopi analitici, nella
    realtà dobbiamo considerarle come disposte su un
    continuum con ai due poli: forza/autorità
    Le 4 principali forme di potere sono:
  • Forza
  • Manipolazione
  • Coercizione
  • Autorità

LA FORZA

Potrebbe sembrare lo strumento più efficace per
garantirsi la conformità
In realtà è uno strumento largamente inadeguato per
esercitare il potere in maniera stabile, in quanto:

  • Può solo produrre effetti in negativo: impedire che
    fisicamente siano compiute certe azioni, ma è
    pressoché impossibile ottenere che certi compiti
    vengano eseguiti in modo stabile e duraturo (sia
    compiti complessi, sia routine)
  • E' un meccanismo estremamente costoso: richiede
    interventi diretti e soprattutto costanti
    Quando è utilizzata, ciò avviene sia per conseguire
    effetti immediati, sia per convincere i sottoposti che
    chi detiene la forza "fa sul serio" (uso della violenza)
    Ne consegue che la forza può servire per creare
    oppure per mantenere una relazione di potere che in
    realtà non è fondata sulla forza ma sulla minaccia della
    forza (uso strumentale della forza)

LA MANIPOLAZIONE

Definizione: Influenzare il comportamento degli altri, senza dichiarare
esplicitamente che si ha l'intenzione di farlo.

  • L'elemento fondante è l'inganno.
  • Il manipolatore è un "persuasore occulto", che grazie all'impiego di
    certe abilità o posizione sociale ottiene conformità al suo volere
  • Esempio: la manipolazione dell'informazione, la propaganda, le truffe; ma
    può avvenire anche quando vi è una forte discrepanza tra le conoscenze
    (rapporto tra il professionista e il cliente)
  • Tra le forme di potere è la più insidiosa, proprio perché opera in
    maniera occulta, non esiste alcun comando esplicito contro cui
    ribellarsi, oppure alcun soggetto contro cui resistere

LA COERCIZIONE

  • Forma di potere attraverso cui assicurarsi la conformità mediante la
    minaccia di sanzioni negative o a volte positive
  • La forza non prende in considerazione le preferenze del soggetto su
    cui si esercita
  • La manipolazione mira a condizionare o a sovvertire le preferenze del
    soggetto
  • La coercizione riconosce le preferenze di chi è sottoposto all'esercizio
    del potere, ma cambia i costi legati alle alternative a disposizione:
    limita piuttosto che abolire la libertà di scelta

LA COERCIZIONE

perfino nei più opprimenti e crudeli rapporti di sottomissione sussiste ancor
sempre una misura considerevole di libertà personale: soltanto che noi non ne
siamo consapevoli, perché la sua dimostrazione in casi del genere costa sacrifici
che di solito non pensiamo neppure di sobbarcarci. La coercizione «incondi-
zionata» che il tiranno più crudele esercita su di noi è, in effetti, sempre una
coercizione condizionata, e precisamente condizionata dal fatto che vogliamo
sfuggire alle pene minacciate o alle altre conseguenze dell'insubordinazione. A
ben vedere, il rapporto di sovraordinazione e di subordinazione annulla la li-
bertà del subordinato soltanto nel caso di violenze fisiche immediate; altrimenti
di solito esso richiede, per la realizzazione della libertà, un prezzo che non sia-
mo inclini a pagare, e può restringere sempre più l'ambito delle condizioni esterne
nel quale questa si realizza visibilmente, mai però fino alla scomparsa completa,
salvo in quel caso di prepotenza fisica [Simmel 1908; trad, it. 1989-98, 118].

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