Documento di Gamiddo Simona Pia su infanzia, famiglia e povertà relazionale. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, analizza la povertà relazionale ed educativa, le dinamiche familiari e migratorie, e i concetti di alleanza tra generi e solidarietà intergenerazionale.
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Gamiddo Simona Pia Infanzia, famiglia e povertà relazionale:
La povertà relazionale, riferita ad una famiglia piò essere intesa in diversi modi:
Se partiamo dalla definizione di famiglia, come una relazione di alleanza tra generi e di solidarietà tra le generazioni, una prima risposta può essere la seguente:
Da un punto di vista analitico, la povertà relazionale può essere spiegata facendo riferimento a due assi fondamentali:
Dal punto di vista delle analisi di interpretazione per valutare la qualità della relazione, può essere analizzata ponendo il focus su 4 compiti imprescindibili delle relazioni familiari:
L'economia familiare può essere paragonata ad un'economia in miniatura in quanto rappresenta l'unità gestionale in merito a decisioni che coinvolgono simultaneamente consumi, risparmi, l'allocazione del tempo tra produzione domestica, cura dei figli e lavoro fuori casa, creazione di un capitale umano sociale, e non ultime, le scelte pro-creative. Si tratta dunque si analizzare il comportamento della famiglia rispetto a:
Gamiddo Simona Pia Nell'ambito del concetto di povertà relazionale si è introdotto recentemente il tema della povertà educativa: la socio-educazione è oggi un processo altamente rischioso perché emerge dalla dialettica tra sfide poste alle persone e le risorse di cui dispongono. Le famiglie sono sempre più povere, non solo materialmente ma soprattutto relazionalmente, e risultano incapaci di affrontare le sfide e le transizioni quotidiane e ancora più di farlo in relazione ad un contesto più ampio. I servizi educativi e la scuola devono essere, quindi, in grado a loro volta di condividere ampiamente la responsabilità della socializzazione, mettendosi in dialogo innanzitutto con la famiglia e radicandosi in un contesto sociale ampio e composito.
Le ricerche mettono in luce la rilevanza della relazione tra famiglia e scuola, sin dai servizi per la prima infanzia, in termini di possibilità di sviluppare capitale sociale, ovvero la risorsa fondamentale che si genera attraverso e nelle relazioni e che costituisce un fattore di benessere personale, sociale fondamentale la quale si genera primariamente in famiglia. Essa infatti rappresenta il contesto base dove prende avvio il processo di socializzazione, attraverso le relazioni primarie che assumono una valenza socio-educativa. La socio educazione è l'esito di una rete di soggetti, tale percorso, inizia con la nascita e coinvolge in primis la famiglia: indispensabile è, quindi, la competenza relazionale familiare, in particolare dei genitori, ovvero la loro capacità di mettersi in relazione nella coppia e poi con le generazioni o altre attori fondamentali nella socializzazione, come diverse agenzie. La prima sfida che emerge è la cogenitorialità, ovvero l'alleanza primaria tra genitori nella crescita ed educazione dei figli (CURA RESPONSABILE) ed IL FALLIMENTO nella cogenitorialità rappresenta il primo fattore di rischio di povertà educativa.
Vi è un forte legame tra povertà economica, intesa come deprivazione materiale, e povertà educativa: i due termini si co-implicano, infatti la povertà materiale aumenta il rischio di povertà educativa e viceversa, inoltre, lo svantaggio (materiale e/o educativo) tende a perpetuarsi nel passaggio tra le generazioni (la povertà si eredita), creando una spirale di povertà fortemente difficile da spezzare. Tuttavia, nel la povertà economica/materiale è un fattore di rischio di povertà educativa, l'assenza di indigenza non esclude di fatto la fragilità relazionale ed educativa. Non si tratta soltanto di una limitazione o privazione dell'istruzione, ma rappresenta una mancanza di opportunità educative in senso ampio, includendo attività sociali, ludiche, sportive e culturali.
Una delle organizzazioni non governative, come Save the Children, che si occupa di bambini da molto tempo, cura i rapporti sulla povertà educativa: la definisce come "privazione, per i bambini e adolescenti, della opportunità di apprendere sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni".
Save the Children arriva a misurare la povertà educativa con un'approccio multidimensionale, alla luce della della teoria della capabilities di A. Sen e M. Nussbaum (1993): questi due economisti hanno costruito un pensiero superando una visione rigorosamente economicissima del benessere dei paesi (il PIL: non è vero che misurandolo, misuriamo il bene dei cittadini) perché è qualcosa di molto più profondo. I due economisti hanno provato a dimostrare che il benessere, al contrario della povertà, non è soltanto affidabile alle dimensioni economiche, misurando il tutto solo da parametri economici, ma è necessario misurare le capabilities dei cittadini, ovvero le capacità le quali vanno sviluppate. Per Sen e Nussbaum LO SVILUPPO DI UN PAESE COINCIDE CON LO SVILUPPO MASSIMO DELLE CAPACITÀ DI CIASCUN BAMBINO. Ogni bambino deve essere messo nelle condizioni di poter sviluppare le capabilities ed educati al massimo alle loro possibilità. Save the Children ha selezionato alcuni dei principali indicatori, che secondo questi teorici sono indicatori di un processo di deprivazione educativa, provandoli a operazionalizzare (cioè tradurre in indicatori):
Questi 4 ambiti ispirano, nel lavoro di Save the Children, la creazione di moltissimi indicatori, ovvero delle variabili che poi vengono misurate in maniera quantitativa, che vanno a comporre la misurazione di ricchezza o povertà presente nei diversi paesi.
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Gamiddo Simona Pia Alcuni dati:
Il ruolo dei servizi per la prima infanzia e della scuola risalta cruciale in Italia: particolarmente preoccupanti infatti sono i dati relativi alla mancata copertura di servizi per la prima infanzia
Inoltre, in Molise (5,7%) e in Sicilia (8,2%) meno del 10% delle classi della scuola primaria offrono tempo pieno; in Campania, Abruzzo e Puglia circa l'85% delle classi elementari sono escluse da un'offerta formativa più ampia. Il tasso di mancata fruizione del tempo pieno è persino peggiore nella scuola secondaria di primo grado ed il tempo pieno è praticamente assente in Molise (x il 98%) e in Puglia (x il 94%). In questo senso, offrire una buona rete di servizi per i minori, accessibili per tutte le famiglie e di qualità, è una delle fonti principali per il contrasto alla povertà educativa e per supportare la crescita e sviluppo delle nuove generazioni (DATI DEL 2018, Istituto degli Innocenti)
Un'altro esempio di indicatore per la povertà educativa è l'AROPE, ovvero Art of Risk Of Poverty or social exclusion, identifica il rischio di povertà ed esclusione sociale. È composto da 3 sotto- indicatori:
L'indicatore AROPE ben rappresenta la multidimensionalità del concetto di povertà: una persona può vivere contemporaneamente tutti e 3 i livelli di rischio o solo alcuni. In Italia l'indicatore è sopra la media EU27 (2015) del 5%.
Povertà assoluta in italia Indicatore Aree geografiche ona Nord-est Nord-ovest Centro Sud Isole Italia Incidenza della povertà familiare (valori percentuali) 5,3% 6,1% 5,3% 9,6% 10,8% 7% a Famiglie povere (valore assoluto, migliaia di unità) 272 445 284 526 296 1,8milioni Persone povere (valore assoluto, migliaia di unità) 748 1.146 795 1.554 798 5milioni Gamiddo Simona Pia 3 di 14