Masaccio: Uomini Reali in uno Spazio Reale, analisi dell'opera

Slide dall'Università su Masaccio Uomini Reali in uno Spazio Reale. Il Pdf, utile per lo studio dell'arte rinascimentale, esamina gli affreschi della Cappella Brancacci, confrontando il "Peccato Originale" e la "Cacciata dei Progenitori" di Masolino e Masaccio, con un focus sugli aspetti stilistici e teologici.

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MASACCIO
UOMINI REALI IN UNO SPAZIO REALE
MASACCIO
IL PRIMO PITTORE RINASCIMENTALE…UN GIOTTO RINATO
La carriera di Masaccio è paragonabile a quella di pochissimi pittori nella storia dell’arte occidentale. Brunelleschi e Donatello compresero
immediatamente l’eccezionale portata innovatrice dell’opera masaccesca, che infatti sarebbe diventata un riferimento obbligato per
tutta l’arte fiorentina del Rinascimento. Masaccio seppe guardare alla grande lezione di Giotto con occhi nuovi, ne comprese il più intimo
significato rivelandosi, a quasi un secolo di distanza, il suo vero erede.
Nel breve volgere di pochi anni,
Masaccio riuscì a promuovere un
radicale rinnovamento della
pittura fiorentina, introducendovi
delle novità rivoluzionarie: la
prospettiva brunelleschiana e un
realismo «puro e senza ornato»,
debitore del naturalismo integrale
di Donatello.

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MASACCIO

UOMINI REALI IN UNO SPAZIO REALE

La carriera di Masaccio è paragonabile a quella di pochissimi pittori nella storia dell'arte occidentale. Brunelleschi e Donatello compresero immediatamente l'eccezionale portata innovatrice dell'opera masaccesca, che infatti sarebbe diventata un riferimento obbligato per tutta l'arte fiorentina del Rinascimento. Masaccio seppe guardare alla grande lezione di Giotto con occhi nuovi, ne comprese il più intimo significato rivelandosi, a quasi un secolo di distanza, il suo vero erede. Nel breve volgere di pochi anni, Masaccio riuscì a promuovere un radicale rinnovamento della pittura fiorentina, introducendovi delle novità rivoluzionarie: la prospettiva brunelleschiana e un realismo «puro e senza ornato», debitore del naturalismo integrale di Donatello.

UNA VITA BREVE (1401-1428) MA UNA CARRIERA FOLGORANTE

La vita e la vicenda artistica di Tommaso di Ser Giovanni Cassai (1401-1428), restano in gran parte misteriose per la scarsità di notizie che lo riguardano. Nato a San Giovanni Valdarno, località a pochi km da Firenze, in una famiglia borghese benestante, Masaccio si trasferisce a Firenze attorno al 1417. Vasari spiega perché venisse chiamato Masaccio: «Non perché fosse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine ... avendo fisso tutto l'animo et la volontà alle cose dell'arte sola, si curava poco di sé, et manco d'altrui». Fondamentale sarà il contatto con Brunelleschi e Donatello, accanto ai quali avviene la sua vera formazione, e la collaborazione con il pittore Masolino, che aveva circa vent'anni più di lui. La conoscenza tra i due e l'apertura di una bottega comune viene collocata nel 1423. Per Masaccio Masolino non fu un maestro ma piuttosto un socio ben introdotto e più apprezzato dalla committenza, che gli fu certamente di aiuto per avviare la sua carriera.

Masaccio, San Pietro in Cattedra, 1424-28, particolare con l'autoritratto e i ritratti di Masolino da Panicale, Brunelleschi e Leon Battista Alberti. Affresco, Firenze, Chiesa del Carmine Al 1425 sembra risalire il primo viaggio di Masaccio a Roma in compagnia di Masolino. Vi tornerà nel 1428 e qua morirà in circostanze misteriose a soli 27 anni. Pochissime sono le opere, affreschi e tavole, del corpus pittorico di Masaccio di sicura attribuzione. Cruciale è però la loro importanza nell'ambito della storia della pittura occidentale. Un grande storico del XX secolo, Bernard Berenson, ha dato di Masaccio una definizione che ha fatto scuola: «Giotto rinato».

GLI AFFRESCHI NELLA CAPPELLA BRANCACCI

L'iniziativa di decorare la cappella, fondata nella chiesa del Carmine dalla famiglia Brancacci nel tardo Trecento, si deve al ricco mercante Felice Brancacci che nel 1423 commissiona l'esecuzione degli affreschi. Alle Storie di San Pietro, santo a cui era in origine intitolata la cappella, lavorano insieme Masolino e Masaccio. A causa della partenza del primo per l'Ungheria e del secondo per Roma, nel 1427 gli affreschi rimangono però incompiuti. In seguito all'esilio del Brancacci (1436), caduto in disgrazia per le sue simpatie antimedicee, i frati del convento fanno cancellare i ritratti di tutti i personaggi legati alla sua famiglia. Soltanto negli anni 1481-1483 Filippino Lippi concluderà il ciclo pittorico.

a f b e C d g h i j k 1 3. Schema degli affreschi. Masaccio Masolino Filippino Lippi Masaccio, completato da Filippino Lippi Masolino forse in collaborazione con Masaccio

GLI AFFRESCHI NELLA CAPPELLA BRANCACCI (1424-1427)

SPLENDOR COLLA VITIS FLORIGERA2 5 6 1

PROGRAMMA ICONOGRAFICO

STORIE DI SAN PIETRO- PECCATO ORGINALE E CACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE 9 10 8 7 12 11 1 Masolino, La tentazione di Adamo ed Eva (pilastro di destra) 2 Masaccio, La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre (pilastro di sinistra) 3 Masaccio, Il tributo Masolino, La predica di San Pietro 5 Masaccio, Il battesimo dei neofiti Masolino, La guarigione dello zoppo e la resurrezione di Tabita Masaccio, La distribuzione dei beni e la morte di Anania 8 Masaccio, San Pietro risana con l'ombra Filippino Lippi, San Pietro visitato in carcere da San Paolo 10 Masaccio e Filippino Lippi, La resurrezione del figlio di Teofilo e San Pietro in cattedra 11 Filippino Lippi, San Pietro liberato dal carcere 12 Filippino Lippi, La disputa dei Santi Pietro e Paolo con Simon Mago e la crocifissione di San Pietro

PECCATO ORIGINALE E CACCIATA DEI PROGENITORI

La Cacciata dei Progenitori si trova sul pilastro sinistro, di fronte alla scena col Peccato originale di Masolino. La presenza di Adamo ed Eva tra le Storie di San Pietro ha un preciso significato teologico: il peccato originale è l'antefatto all'opera di redenzione di Cristo, poi proseguita da Pietro, primo papa e dunque personificazione della Chiesa. Lo stile di Masolino è ancora quello tardogotico, raffinato e decorativo, senza troppe preoccupazioni realistiche. Le figure eleganti di Adamo ed Eva sono inespressive e sembrano galleggiare nel vuoto. L'illuminazione non segue un criterio unitario. La scena dipinta da Masaccio è più violenta: c'è una resa drammatica, realistica e concreta dell'episodio biblico. Adamo ed Eva non sono "belli" in senso classico e meno che mai idealizzati ma sono certamente umani. I loro corpi, sferzati dalla luce, sono saldamente poggiati a terra e hanno una concretezza senza precedenti. La pittura di Masaccio è sobria e sintetica. La porta del Paradiso è l'arco di una cinta di mura, il mondo esterno è brullo e inesplorato, duro come l'esilio cui la coppia è stata condannata. Non mancano i riferimenti all'antichità: l'Adamo di Masaccio sembra riferibile agli esempi tardo-ellenistici del Marsia o del Laocoonte. Eva è più vicina a modelli classici, sul tipo della Venere pudica greco-romana.

IL TRIBUTO

ll paesaggio, invernale e desolato, esalta il gruppo dei personaggi isolandoli, facendoli sembrare maestosi, imponenti, anche grazie alla veduta prospettica ll tema, tratto dal vangelo di Matteo, è molto raro e forse allude all'istituzione del catasto fiorentino. La scena illustra quando a Cafarnao, in Galilea, l'esattore della cosiddetta "tassa del tempio" chiese a Gesù di pagare quanto doveva. Cristo ordinò a Pietro di andare in riva al lago di Tiberiade, e prendere la moneta d'argento che avrebbe trovato in bocca al primo pesce pescato. Pietro ubbidì e con la moneta trovata pagò la tassa. La scena si apre, grandiosa e unitaria, ma si compone di tre episodi. L'unità complessiva dipende in gran parte dalla composizione, imperniata sul gruppo circolare degli apostoli al centro. In questo centro convergono tutte le linee prospettiche della scena, dei caseggiati, degli alberi, della collina, del lago e delle montagne, via via più lontane. a b C Schema degli episodi, dei personaggi e della prospettiva del Tributo. Cristo san Pietro gabelliere a. Richiesta del tributo; b. Pietro trova l'obolo; c. Pietro paga il tributo La scena è illuminata da una precisa fonte di luce, coincidente con quella reale della finestra della cappella (posta in alto a destra, rispetto all'affresco); infatti, i corpi proiettano le loro ombre verso sinistra. La luce aumenta l'effetto plastico e di presenza fisica di queste figure, concepite come vere e proprie statue dipinte, piene di dignità umana, volti nobili, espressioni profonde che paiono arrivare dal mondo antico.

LA TRINITÀ (1427 CA)

L'affresco è stato dipinto attorno al1427, poco prima della partenza di Masaccio per Roma, nella Chiesa domenicana di Santa Maria Novella a Firenze. Masaccio tratta col realismo dei corpi e dello spazio uno dei temi più astratti della teologia cristiana, quello della Trinità. Nell'opera possiamo riconoscere il percorso spirituale che ogni uomo deve compiere per conquistare la salvezza. Il dipinto può quindi essere letto verticalmente, dal basso verso l'alto, come ascensione verso la salvezza eterna: in primo piano il sarcofago con scheletro, che ricorda la transitorietà della vita terrena, poi le due figure inginocchiate dei committenti che pregano (la dimensione umana), poi la Madonna e San Giovanni nel ruolo di santi intercessori, poi ancora la Passione di Gesù, promessa di salvezza, ed infine la gloria del Padre. All'interno di una cappella sono collocate le figure della Trinità (disposte secondo il modello iconografico che va sotto il nome di "Trono di Grazia", con il Padre che regge la croce del Figlio), la Vergine e San Giovanni. La figura del Padre è collocata in piedi sopra una piattaforma orizzontale e ha l'aspetto severo di un vecchio dalla barba bianca. All'esterno della cappella stanno le figure inginocchiate dei committenti borghesi, marito e moglie, che sono dipinti con le vere fattezze dei volti, e presentati con le medesime proporzioni dei personaggi sacri, dei quali condividono realisticamente lo spazio.

Masaccio, La Trinità, 1427, affresco, 6,67 x 3,17 m. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella. Il registro inferiore dell'affresco è occupato dalla raffigurazione di un sarcofago collocato sotto un altare; su di esso è posta la figura di uno scheletro ed una scritta con evidente intento didattico di "memento mori": IO FU' GIÀ QUEL CHE VOI SETE, E QUEL CH'I' SON VOI ANCO SARETE.

IL TRONO DI GRAZIA

Il soggetto principale è costituito dalle figure della Trinità, disposte secondo il modello iconografico che va sotto il nome di "Trono di Grazia", con il Padre che regge la croce del Figlio. Ma l'opera di Masaccio fu la prima rappresentazione di tale iconografia su scala monumentale e la prima ad essere trattata con tanto realismo e con uno sfondo architettonico illusionistico. Masaccio vi fuse inoltre motivi iconografici derivati da altre rappresentazione, come i due "dolenti del Calvario" (Maria e san Giovanni, di solito ai piedi delle crocifissioni) o il sepolcro.

Masaccio, La Trinità, 1427, affresco, 6,67 x 3,17 m. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella. Di solito nel "Trono di Grazia" Dio era seduto in trono, per evocare il tema del Giudizio che segue la Resurrezione; in questo caso invece Dio Padre è raffigurato in piedi, posizione che, secondo qualche studioso, poteva richiamare quella del sacerdote che durante la messa solleva in alto l'Eucarestia.

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