Slide dall'Università sulla psicologia e psicopatologia dell'adolescenza. Il Pdf esplora il periodo di passaggio dall'infanzia all'età adulta, le modificazioni fisiche, cognitive e socioemotive, e il conflitto identitario secondo Erikson, utile per lo studio della Psicologia.
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dott.ssa Margherita De Masi
Periodo di passaggio dall'infanzia all'età adulta che si caratterizza, come già visto, da modificazioni a livello: Fisico Cognitivo ·Socioemotivo
L'adolescenza è un periodo sempre più esteso temporalmente ed in cui si assiste ad adolescenze protratte che si stabilizzano in strutture psicologiche definite da alcuni "eterni adolescenti" o "sindrome di Peter Pan".Tale fenomeno si può spiegare con la scomparsa dei riti di passaggio da un'età all'altra.
Secondo Erikson (1963) l'adolescente vive un conflitto legato all'identità che può portare all'acquisizione di un'identità integrata ed autonoma o, in caso di risoluzione negativa, alla dispersione dell'identità.
I cambiamenti e le trasformazioni riguardano anche i legami con la famiglia, in particolare con i genitori dai quali deve emanciparsi.
Il processo di emancipazione è bidirezionale: se l'adolescente deve emanciparsi dai genitori, anche i genitori devono lasciar andare il figlio e iniziare a relazionarsi con lui in modo diverso.La seconda fase del processo di separazione-individuazione
L'adolescente dall'iniziale simbiosi e fusione con i genitori giunge a:
Tale processo necessita di:
L'adolescenza è un periodo di lutti sia per l'adolescente che per i genitori.
I genitori devono anch'essi iniziare un processo di differenziazione dal figlio abbandonando e rinunciando all'immagine e al progetto che avevano, più o meno consciamente, elaborato su di lui: devono disinvestirlo come oggetto proprio per reinvestirlo e riconoscerlo come oggetto diverso da sé con una propria personalità, risorse ed inclinazioni.
Per favorire questo processo di separazione- individuazione i genitori devono aver potuto risolvere in modo soddisfacente i propri confli infantili e adolescenziali assumendo un atteggiamento supportivo che favorisca l'evoluzione e maturazione del figlio in modo da:
La comparsa del pensiero operatorio formale attorno ai 12 anni, come già visto, consente all'adolescente di iniziare a spaziare con la mente al di là della contingenza ed attualità: egli può formulare ipotesi, ragionare per astratto, varcare i limiti del presente e dell'immediato.
Tale nuova capacità gli consente di immaginare il proprio futuro, fare progetti, formulare nuove idee sul mondo ma soprattutto di imparare a riflettere su se stesso e sui propri pensieri e a trarne piacere da ciò.
L'adolescente è, inoltre, travolto dall'irrompere di bisogni e pulsioni sessuali e da modificazioni corporee ingovernabili che non riesce a gestire a livello affettivo-emotivo e che occupano e preoccupano la sua mente indebolendo l'Io.
A tal proposito sono frequenti vissuti di depersonalizzazione e temporanee e drammatiche fratture con la realtà che Laufer (1984) definisce break-down evolutivi indici di psicosi incipienti.
Il distacco dalle figure significative dell'infanzia induce l'adolescente ad aumentare l'investimento narcisistico a spese di quello oggettuale: egli è infatti molto autocentrato, attento ai segnali del proprio corpo e preoccupato per sé.
Contemporaneamente investe su nuovi oggetti con cui sostituire quelli primitivi e con cui potersi identificare: i coetanei.
Le nuove capacità cognitive consentono all'adolescente di staccarsi dai primitivi oggetti d'amore e gli consentono di cogliere le contraddizioni e imperfezioni degli adulti e del mondo in generale.
Tale processo consente all'adolescente di emanciparsi dalla sottomissione ai genitori (visti prima come onnipotenti e onniscenti) e di staccarsi dalle rappresentazioni infantili della realtà.
Il gruppo si configura come un contenitore di angosce e di parti di sé non accettate che vengono riunificate nel gruppo stesso.
Secondo Winnicott (1968) l'adolescente è essenzialmente isolato ed il gruppo è un aggregato di isolati che cerca di adottare un'identità di gusti.
Per Winnicott (1968) la dimensione gruppale rappresenta un palcoscenico su cui l'adolescente mette in scena la sua sintomatologia potenziale, i propri conflitti interiori.
Il progressivo allontanamento dai modelli infantili e la diminuita idealizzazione dei genitori innescano un processo di trasformazione soprattutto dell'Ideale dell'Io.
L'Ideale dell'Io subisce un parziale crollo che richiede nuove idealizzazioni per ricostruirsi e garantire un equilibrio narcisistico necessario alla stabilizzazione dell'autostima.
L'adolescente deve sistematizzare un Ideale dell'Io in contatto con la realtà e ciò mina il già precario assetto narcisistico determinando l'alternarsi di momenti di esaltazione a reazioni depressive frequenti in questa fase della vita.
Anche il Super-Io vien parzialmente rimosso per consentire all'adolescente di modellare una morale personale che integri i diversi punti di vista (dei genitori, dei coetanei, suoi).
Di fronte a queste aree ansiogene il fragile Io dell'adolescente mette in atto meccanismi di difesa tipici di questa età:
Winnicott (1968) ha definito l'Adolescenza "una malattia che solo il tempo può guarire".
L'adolescenza è una malattia fisiologica e necessaria che consente l'adattamento, ma che contiene anche le potenzialità della trasformazione e integrazione. Si riaprono i giochi!
L'inquadramento nosografico e l'etichettamento diagnostico rigido dell'adolescente rischiano di ridurre al comprensione del complesso fenomeno adolescenziale rinchiudendo il ragazzo nel suo sintomo o nella sua patologia.
Poiché l'adolescente non è ancora un individuo del tutto differenziato dal suo ambiente d'origine è importante tener conto del contesto e delle dinamiche sottostanti interne ed esterne.
Di fronte al complesso compito evolutivo l'adolescente può esprimere il proprio disagio mediante sintomi che possono essere solo un modo per affrontare il difficile compito di "crescere" e non il preludio alla patologia.
Al contrario, un'assenza di sintomi, un'esteriore ipernormalità non è indice di salute, ma può nascondere un'incapacità ad affrontare la crescita, un'impossibilità ad evolvere.
Proprio perché i sintomi dell'adolescente possono essere espressione della normale "crisi", è necessario valutarli in una dimensione più complessa e relazionale considerando il funzionamento globale dell'adolescente, ovvero: