Psicologia clinica e psicopatologia per l'educazione e la formazione

Documento sulla psicologia clinica e psicopatologia per l'educazione e la formazione. Il Pdf esplora gli ambiti di intervento della psicologia clinica, le tipologie di intervento e le fasi comuni, analizzando i compiti evolutivi dell'adolescente e i disturbi di personalità in questa fase della vita, per il corso di Psicologia all'Università.

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31 pagine

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PSICOLOGIA CLINICA E PSICOPATOLOGIA PER
L’EDUCAZIONE E LA FORMAZIONE
CAP 1. LA PSICOLOGIA CLINICA NELLA PRATICA EDUCATIVA
1. La genesi della psicologia clinica e i suoi ambiti di intervento
La psicologia clinica (1879, Wundt) si propone di aiutare la persona ad armonizzare
bisogni e desideri connessi con gli affetti che nascono e risiedono nel mondo interno con
l’adattamento al mondo esterno.
Scopi: conoscenza e intervento sulla salute individuale
Importanza rapporto clinico-individuo: clinico permette adattamento a condizioni di
vita e all’ambiente
Informazione verbale (dalla persona in colloquio) e osservazione diretta
dell’atteggiamento
Un’attenzione particolare è data al setting = la “situazione” che dovrebbe
rappresentare un ambiente personalizzato dove individuo essere accolto e
contenuto, permettendo conoscenza e incontro
Richiesta da famiglia, genitore o scuola, da organizzazione sociale
TIPOLOGIE DI INTERVENTO:
PSICOTERAPIA: intervento professionale finalizzato a raggiungere un
cambiamento nel funzionamento mentale che risulta essere fonte di sofferenza e
disadattamento —> prestazione specialistica (medici, psicologici).
Varietà obiettivi, obiettivi di cura in ambito clinico collegati a psicopatologia;
CONSULENZA PSICOLOGICA: prevede di aiutare un sistema sociale ad acquisire
conoscenze e abilità indirizzate al cambiamento del sistema sociale stesso
(counseling, finalizzato a migliorare il benessere) => il soggetto dovrebbe essere
aiutato a percepire alcuni parametri di riferimento al fine di poter egli stesso valutare
come progettare tenendo conto delle proprie difficoltà.
Obiettivi precisi per raggiungerli in breve tempo.
FASI COMUNI:
1. Fase preliminare (accettazione o non accettazione del caso): il professionista
valuta la propria capacità rispetto ai bisogni dell’utenza
2. Fase di avvio della relazione: stabilire una relazione ego-sintonica ed ego-
distonica per una collaborazione e costruzione di fiducia
3. Fase di valutazione: attraverso i colloqui/interviste, si raccoglie un quadro sul
funzionamento della personalità del soggetto
4. Fase di individuazione delle finalità: si individuano le finalità dell’intervento
tramite anche collaborazione tra clinico e individuo
5. Fase dell’intervento vero e proprio: frequenza e durata dell’intervento (tempi e
luoghi) in base al programma definito.
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6. Fase finale: situazione ottimale è che la decisione di concludere sia presa da
entrambe le parti s
INTERVENTI INDIVIDUALI (clinico aiuto 1 persona): FORME
a) PSICOANALITICA: mette in primo piano il processo di maturazione psichica del
paziente, cioè del proprio Sé e l’identità;
Favorire l’elaborazione dei conflitti
Assimilare e metabolizzare i nodi problematici elaborando nuove strategie
Rivivere determinate emozioni nella relazione di transfert con l’analista
b) RELAZIONALE: mette in primo piano il gioco delle emozioni che si sperimentano
nella relazione terapeutica
c) PSICOTERAPIA DEL GIOCO COI BAMBINI: giochi per esprimere le emozioni
d) CENTRATA SUL CLIENTE: facilitare il processo di crescita, l’autoadattamento e la
responsabilizzazione del soggetto
e) ESISTENZIALE: dare sostegno ed empatia, osservare azioni e sentimenti; scopo di
rendere più consapevole il soggetto delle sue capacità di scelta, cercare di
assumere responsabilità e ridefinirsi sempre diversamente.
f) GESTALTICA: il centro sono l’individuo e l’ambiente = il disagio è il risultato di un
adattamento creativo in risposta a un determinato ambiente in cui si è sviluppato
nel passato. Sguardo alla consapevolezza dei pensieri con importanza al cosa e
come
g) SULLA CRISI: interventi brevi, usati in momenti di emergenza. Clinico attenua una
crisi psicologica acuta e aiuta a superare problemi temporanei (lutti, catastrofi
naturali, divorzio)
h) COMPORTAMENTALE: vuole aiutare il paziente a modificare i suoi
comportamenti/sintomi problematici
i) COGNITIVA: si propone di modificare comportamenti e sentimenti trasformando i
pensieri (pensieri disfunzionali)
j) COGNITIVO-COMPORTAMENTALE: per modificare i pensieri distorti e le
emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi, diminuendo il sintomo.
INTERVENTI DI GRUPPO →gruppo come fattore di cambiamento/crescita: dà regole e
permette di instaurare relazioni
- regole di comportamento
- provare nuovi rapporti
1. COPPIE E FAMIGLIE: per conflitti familiari irrisolti
a. Prospettiva sistemica: Si mostrano le dinamiche dei sentimenti, delle
aspirazioni e delle credenze di ciascun membro familiare; aiuta a rivedere
blocchi comunicativi;
b. Prospettiva psicodinamica: importanza ai conflitti intrapsichici; esplorare
ricordi e sentimenti inerenti alle interazioni vissute nella famiglia in cui si è
cresciuti.
c. Prospettiva comportamentale: Considera che nelle famiglie disfunzionali le
relazioni positive vengono punite e soffocate e vengono rinforzati i
comportamenti problematici.

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PSICOLOGIA CLINICA E PSICOPATOLOGIA PER L'EDUCAZIONE E LA FORMAZIONE

La psicologia clinica nella pratica educativa

La genesi della psicologia clinica e i suoi ambiti di intervento

La psicologia clinica (1879, Wundt) si propone di aiutare la persona ad armonizzare bisogni e desideri connessi con gli affetti che nascono e risiedono nel mondo interno con l'adattamento al mondo esterno.

Scopi: conoscenza e intervento sulla salute individuale

  • Importanza rapporto clinico-individuo: clinico permette adattamento a condizioni di vita e all'ambiente
  • Informazione verbale (dalla persona in colloquio) e osservazione diretta dell'atteggiamento
  • Un'attenzione particolare è data al setting = la "situazione" che dovrebbe rappresentare un ambiente personalizzato dove individuo essere accolto e contenuto, permettendo conoscenza e incontro
  • Richiesta da famiglia, genitore o scuola, da organizzazione sociale

TIPOLOGIE DI INTERVENTO

  • PSICOTERAPIA: intervento professionale finalizzato a raggiungere un cambiamento nel funzionamento mentale che risulta essere fonte di sofferenza e disadattamento -> prestazione specialistica (medici, psicologici). Varietà obiettivi, obiettivi di cura in ambito clinico collegati a psicopatologia;
  • CONSULENZA PSICOLOGICA: prevede di aiutare un sistema sociale ad acquisire conoscenze e abilità indirizzate al cambiamento del sistema sociale stesso (counseling, finalizzato a migliorare il benessere) => il soggetto dovrebbe essere aiutato a percepire alcuni parametri di riferimento al fine di poter egli stesso valutare come progettare tenendo conto delle proprie difficoltà. Obiettivi precisi per raggiungerli in breve tempo.

FASI COMUNI

  1. Fase preliminare (accettazione o non accettazione del caso): il professionista valuta la propria capacità rispetto ai bisogni dell'utenza
  2. Fase di avvio della relazione: stabilire una relazione ego-sintonica ed ego- distonica per una collaborazione e costruzione di fiducia
  3. Fase di valutazione: attraverso i colloqui/interviste, si raccoglie un quadro sul funzionamento della personalità del soggetto
  4. Fase di individuazione delle finalità: si individuano le finalità dell'intervento tramite anche collaborazione tra clinico e individuo
  5. Fase dell'intervento vero e proprio: frequenza e durata dell'intervento (tempi e luoghi) in base al programma definito.
  6. Fase finale: situazione ottimale è che la decisione di concludere sia presa da entrambe le parti s

INTERVENTI INDIVIDUALI (clinico aiuto 1 persona): FORME

  1. PSICOANALITICA: mette in primo piano il processo di maturazione psichica del paziente, cioè del proprio Sé e l'identità;
  • Favorire l'elaborazione dei conflitti
  • Assimilare e metabolizzare i nodi problematici elaborando nuove strategie
  • Rivivere determinate emozioni nella relazione di transfert con l'analista
  1. RELAZIONALE: mette in primo piano il gioco delle emozioni che si sperimentano nella relazione terapeutica
  2. PSICOTERAPIA DEL GIOCO COI BAMBINI: giochi per esprimere le emozioni
  3. CENTRATA SUL CLIENTE: facilitare il processo di crescita, l'autoadattamento e la responsabilizzazione del soggetto
  4. ESISTENZIALE: dare sostegno ed empatia, osservare azioni e sentimenti; scopo di rendere più consapevole il soggetto delle sue capacità di scelta, cercare di assumere responsabilità e ridefinirsi sempre diversamente.
  5. GESTALTICA: il centro sono l'individuo e l'ambiente = il disagio è il risultato di un adattamento creativo in risposta a un determinato ambiente in cui si è sviluppato nel passato. Sguardo alla consapevolezza dei pensieri con importanza al cosa e come
  6. SULLA CRISI: interventi brevi, usati in momenti di emergenza. Clinico attenua una crisi psicologica acuta e aiuta a superare problemi temporanei (lutti, catastrofi naturali, divorzio)
  7. COMPORTAMENTALE: vuole aiutare il paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici
  8. COGNITIVA: si propone di modificare comportamenti e sentimenti trasformando i pensieri (pensieri disfunzionali)
  9. COGNITIVO-COMPORTAMENTALE: per modificare i pensieri distorti e le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi, diminuendo il sintomo.

INTERVENTI DI GRUPPO

gruppo come fattore di cambiamento/crescita: dà regole e permette di instaurare relazioni

  • regole di comportamento
  • provare nuovi rapporti

COPPIE E FAMIGLIE: per conflitti familiari irrisolti

  1. Prospettiva sistemica: Si mostrano le dinamiche dei sentimenti, delle aspirazioni e delle credenze di ciascun membro familiare; aiuta a rivedere blocchi comunicativi;
  2. Prospettiva psicodinamica: importanza ai conflitti intrapsichici; esplorare ricordi e sentimenti inerenti alle interazioni vissute nella famiglia in cui si è cresciuti.
  3. Prospettiva comportamentale: Considera che nelle famiglie disfunzionali le relazioni positive vengono punite e soffocate e vengono rinforzati i comportamenti problematici.

GRUPPI PSICOTERAPEUTICI

Consentono lo sviluppo delle abilità sociali ->ascolto sentimenti, buoni punti di vista, feedback su comunicazioni e ruoli

INTERVENTI SULL'AMBIENTE E SULLA COMUNITA'

Lavorano con un gruppo che condivide il medesimo ambiente di vita con l'obiettivo di migliorarne ambiente e qualità di vita

  • regole x utenti e personale
  • permettere di imparare abilità personali/sociali/professionali

IL COLLOQUIO EDUCATIVO

Ha come fine il far emergere le risorse della persona, la capacità di individuarle e farne uso affinché la persona stessa possa divenire protagonista della sua vita, aumentare la consapevolezza di sé, il grado di autonomia e integrazione sociale.

Ogni educatore sviluppa il proprio stile relazionale con condotte nelle dimensioni del:

DIMENSIONE DEL CONTROLLO

Concerne la gestione del ruolo a livello organizzativo

  • Autorevoli: buona relazione basata sul rispetto vicendevole dei ruoli e delle competenze, clima di vicinanza, traguardi comuni che favoriscono il confronto con le esperienze di vita DIMENSIONE EMOZIONALE
  • Autoritarie: regole imposte rigidamente(se violate = punizione), posizione di distacco e superiorità nei confronti dell'utente, possono essere funzionali per tutelare l'utente in una situazione di pericolo
  • Antiautoritarie: equilibrio tra educatore e utente, no conflitto

DIMENSIONE EMOZIONALE

Aspetto socioaffettivo dell'educatore che crea clima positivo Buona immagine di sè, autonomia, motivazione x sostegno altri, vicinanza ed operosità verso esigenze altrui

DIMENSIONE DELLA CONGRUENZA - TRASPARENZA - AUTENTICITA'

la capacità comunicativa dell'educatore dovrebbe essere:

  • congruente: l'educatore sa comunicare il proprio punto di vista e favorisce l'espressione dei significati delle esperienze dell'utente;
  • trasparente: l'educatore rende nota la situazione educativa agli individui coinvolti nel progetto di intervento e promuove argomentazioni per analizzare la realtà comunicativa;
  • autentica: l'educatore è il facilitatore della comunicazione.

FASI DEL COLLOQUIO

  1. La preparazione dell'incontro: predisporre un ambiente funzionale rispetto alle finalità del colloquio, riconoscendo quanto il senso del contesto nelle sue peculiarità possa influire negativamente o positivamente sugli educandi.
  2. L'accoglienza: inviare messaggi in grado di trasmettere accoglienza, rassicurazione e interesse verso l'altro, così da iniziare a costruire una relazione significativa.
  3. La focalizzazione: circoscrivere il bisogno alla base della motivazione del colloquio.
  4. L'approfondimento: definire i problema/i problemi, le strategie e le risorse idonee alla loro realizzazione.
  5. la conclusione: fare una sintesi di ciò che è emerso, accertarsi di avere ben compreso la richiesta di aiuto dell'utente restituendogli quanto di più significativo è emerso dal colloquio; si comunicano le decisioni prese in termini progettuali, le modalità di attuazione e di verifica degli interventi futuri, l'eventuale invio ad altre figure professionali nel caso l'educatore non sia la figura esclusivamente adatta a rispondere alle richieste.

L'educatore, all'interno del colloquio, deve prestare attenzione all'utilizzo del proprio linguaggio affinché il livello del colloquio sia adeguato, per scelta dei vocaboli e complessità dei contenuti, alle competenze e ai livelli cognitivi della persona. Le domande poste all'utente dovrebbero essere formulate chiaramente e semplicemente, così come le risposte (massima comprensibilità).

TIPOLOGIE DEL COLLOQUIO EDUCATIVO

  • Colloquio di consulenza: l'educatore consente all'utente di confrontarsi sulle rappresentazioni della situazione problematica e sulle possibilità volte al superamento del disagio; - obiettivo: restituire all'utente autonomia, responsabilità e competenze per fronteggiare e risolvere il problema;
  • Colloquio di progettazione: prevede una partecipazione attiva dell'utente al progetto educativo, mediante colloqui mirati a ricostruire la sua storia, definire le ipotesi e le finalità per raggiungere lo scopo finale;
  • Colloquio di sostegno: l'educatore sostiene gli utenti con lo scopo di monitorare il rinforzo della motivazione, la valutazione della loro autonomia, dei risultati positivi o negativi e l'apporto di eventuali modifiche.

ASCOLTO ATTIVO

Porsi in una posizione di ascolto attivo significa assumere un atteggiamento né standardizzato, né tanto meno distratto nei confronti dell'utente, comunicandogli (verbalmente e non) una buona partecipazione all'ascolto di ciò che racconta, ma anche alla persona in sé. L'ascolto attivo fa parte della relazione di aiuto, in quanto può facilitare la comunicazione e la relazione reciproca, e può trasmettere comprensione emotiva relativamente alle difficoltà da gestire per aiutare l'educando a utilizzare le risorse necessarie per affrontare il cambiamento. Ascoltare attivamente implica dare vita a un processo di feedback, basato sull'intento di restare in contatto con l'altro e creare spazi di condivisione.

L'OSSERVAZIONE NEI CONTESTI EDUCATIVI

L'osservazione è un atto conoscitivo che accompagna qualunque incontro ed è utile per acquisire informazioni, individuare possibili cambiamenti, verificare strategie o l'andamento del progetto.Osservatore formula ipotesi fino a informazioni oggetto d'interesse.

Può essere distaccata, partecipante o critica

  1. osservazione partecipante: c'è coinvolgimento intenzionale e interazione attiva dell'osservatore nel contesto osservativo;
  2. osservazione distaccata: l'osservatore rileva un fenomeno mantenendosi in posizione secondaria e distante;

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