Storia della Cosmetologia: pittura corporale e pratiche antiche

Documento della Dott.ssa Anna Ramasco sulla Storia della Cosmetologia. Il Pdf esplora l'etimologia del termine, il significato culturale della pittura corporale in diverse civiltà e le usanze cosmetiche nell'antico Egitto e nell'antica Roma, evidenziando il ruolo della cosmetica nella società.

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28 pagine

Storia della Cosmetologia Dott.ssa Anna Ramasco
Introduzione
La parola cosmetico deriva dal greco Kosm tikos che significa "che ha il potere di sistemare" o " abile
nel decorare". Da questo derivano le parole kosmein (adornare) e kosmos (ordine, armonia).
L'antropologia ci insegna che il truccarsi, fin dagli albori, nasce non solo con la funzione di
abbellimento dell'immagine corporea, ma che ha a che fare con il concetto di identità e appartenenza
culturale a diverse etnie e razze.
La pittura corporale
La pittura corporale rappresentava un vero e proprio linguaggio, un sistema di comunicazione non
verbale che, proprio per il suo carattere di provvisorietà, si prestava a segnalare uno stato temporaneo,
a differenza del tatuaggio e di interventi più radicali sul corpo, più adatti a simboleggiare l’effettivo
raggiungimento di uno stato.
Come le altre forme d’arte, anche la pittura del corpo nasce con uno scopo che va al di della
semplice decorazione. Il corpo poteva essere dipinto a scopo magico e rituale, come facevano - presso
alcuni popoli fanno ancora - gli sciamani, per entrare in contatto con le forze dell’universo. O a scopo
cerimoniale, per sottolineare i “riti di passaggio” degli individui, come il momento dell’ingresso
nell’età adulta; nelle danze propiziatorie, come quella della pioggia, nei rituali della caccia. Ma anche
prima del combattimento, per spaventare il nemico, per attrarre l’altro sesso e per esternare uno stato
d’animo. Anche i colori, ricavati da sostanze minerali e vegetali, avevano un significato simbolico.
La pittura del corpo, inoltre, come vedremo, poteva assolvere anche ad alcuni compiti pratici:
proteggere l’individuo dalle intemperanze del clima e dalle punture degli insetti, o nascondere l’odore
del corpo ed evitare di essere fiutati dagli animali.
Facciamo alcuni esempi:
moltissimi popoli hanno l’abitudine di dipingersi il viso, soprattutto in occasioni belliche: molti
guerrieri usano pigmenti e colori naturali per segnare il viso, usando colori diversi che hanno un
preciso significato. Ricordate i così detti “pellerossa”? Il termine utilizzato pare sia dovuto
all’abitudine degli Indiani d’America di dipingersi il volto di rosso grazie all'ocra rossa, durante le
battaglie. Anche gli antichi Celti, durante le loro battaglie, si dipingevano il viso, seguendo particolari
simbologie.
Gli attuali discendenti dei Maya, i Lacandoni, sono soliti dipingersi il viso con l’oriana durante i riti
religiosi. L’oriana si estrae dall’orellana e il suo colore rosso vivo serve a ricordare il sangue versato
dagli antichi sacrifici religiosi Maya.
O ancora alle donne indiane che sono solite marcarsi la fronte per comunicare al mondo il loro nuovo
status, il Sindur è un cosmetico in polvere tradizionale dal colore rosso o rosso-arancio, che viene
applicato sulla fronte delle donne sposate, il colore rosso rappresenta l’energia divina femminile, la
shakti, ed è simbolo di passione e fertilità. Il marito lo applica sulla fronte della moglie il giorno delle
nozze e ogni mattina lei lo ritraccia, un gesto abituale e automatico da non dimenticare mai: avere il
sindur e segno di rispetto verso il marito e si crede lo mantenga in buona salute. e viene tolto in caso
di vedovanza.
In tutti questi casi truccarsi è una forma di comunicazione forte che ha il significato di differenziarsi
dagli altri, di mostrare la propria identità.
Ii tatuaggi maori avevano il preciso compito di rivelare immediatamente la casta e le origine dei
genitori, la professione ed altre informazioni utili come i gradi raggiunti dopo la nascita. erano,
dunque, una sorta di biglietto da visita o carta di identità, che veniva inciso sulla propria pelle, in
modo che fosse visibile alla società per tutta la vita. Nella sfera femminile, invece, i tatuaggi maori
erano utilizzati per migliorare il proprio profilo estetico e la pratica era talmente diffusa che le donne
che non avevano tatuaggi sul viso venivano emarginate e non considerati belle dagli uomini della
stirpe. Uno dei tatuaggi maori più diffusi, anche per le donne, era il moko, che stava ad indicare lo
status sociale e l’avvenuto passaggio dall’infanzia all’età adulta, probabilmente in concomitanza con
il menarca nella donna.
Il nostro corpo, anche se fermo, comunica in continuazione messaggi a chi ci sta intorno. Come ci
muoviamo nello spazio, come stiamo fermi, come occupiamo il nostro ambiente: sono tutti elementi
informativi pieni di significati che vengono raccolti da chi ci guarda e da lui interpretati in base al
tipo di struttura mentale che possiede. Attraverso il non verbale noi comunichiamo e il truccarsi
rientra proprio nell'ambito del non verbale. La pittura corporale, nelle sue varie manifestazioni, è una
potente forma di comunicazione rivolta non solo a se stessi ma anche e soprattutto verso gli altri.
Storia Antica e Cosmetologia
Gli Egizi
La Valle del Nilo, nell’Africa nord-orientale, era un territorio molto fertile per la presenza dell’acqua
portata dal fiume. Verso il 5.000 avanti Cristo vi giunsero genti che conoscevano l’agricoltura e che
fondarono villaggi organizzati per controllare le inondazioni del fiume: la costruzione di dighe e
canali infatti richiedeva la collaborazione di molte persone. Sovrano dell’Egitto era il faraone,
considerato la personificazione del dio Horus, che aveva un potere
assoluto su tutta la popolazione. Gli Egiziani erano distinti in caste: le più importanti erano quelle dei

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Anteprima

Introduzione alla Cosmetologia

La parola cosmetico deriva dal greco Kosm tikos che significa "che ha il potere di sistemare" o " abile nel decorare". Da questo derivano le parole kosmein (adornare) e kosmos (ordine, armonia). L'antropologia ci insegna che il truccarsi, fin dagli albori, nasce non solo con la funzione di abbellimento dell'immagine corporea, ma che ha a che fare con il concetto di identità e appartenenza culturale a diverse etnie e razze.

La Pittura Corporale

La pittura corporale rappresentava un vero e proprio linguaggio, un sistema di comunicazione non verbale che, proprio per il suo carattere di provvisorietà, si prestava a segnalare uno stato temporaneo, a differenza del tatuaggio e di interventi più radicali sul corpo, più adatti a simboleggiare l'effettivo raggiungimento di uno stato. Come le altre forme d'arte, anche la pittura del corpo nasce con uno scopo che va al di là della semplice decorazione. Il corpo poteva essere dipinto a scopo magico e rituale, come facevano - presso alcuni popoli fanno ancora - gli sciamani, per entrare in contatto con le forze dell'universo. O a scopo cerimoniale, per sottolineare i "riti di passaggio" degli individui, come il momento dell'ingresso nell'età adulta; nelle danze propiziatorie, come quella della pioggia, nei rituali della caccia. Ma anche prima del combattimento, per spaventare il nemico, per attrarre l'altro sesso e per esternare uno stato d'animo. Anche i colori, ricavati da sostanze minerali e vegetali, avevano un significato simbolico. La pittura del corpo, inoltre, come vedremo, poteva assolvere anche ad alcuni compiti pratici: proteggere l'individuo dalle intemperanze del clima e dalle punture degli insetti, o nascondere l'odore del corpo ed evitare di essere fiutati dagli animali.

Esempi di Pittura Corporale

Facciamo alcuni esempi:

  • moltissimi popoli hanno l'abitudine di dipingersi il viso, soprattutto in occasioni belliche: molti guerrieri usano pigmenti e colori naturali per segnare il viso, usando colori diversi che hanno un preciso significato. Ricordate i così detti "pellerossa"? Il termine utilizzato pare sia dovuto all'abitudine degli Indiani d'America di dipingersi il volto di rosso grazie all'ocra rossa, durante le battaglie. Anche gli antichi Celti, durante le loro battaglie, si dipingevano il viso, seguendo particolari simbologie.
  • Gli attuali discendenti dei Maya, i Lacandoni, sono soliti dipingersi il viso con l'oriana durante i riti religiosi. L'oriana si estrae dall'orellana e il suo colore rosso vivo serve a ricordare il sangue versato dagli antichi sacrifici religiosi Maya.

O ancora alle donne indiane che sono solite marcarsi la fronte per comunicare al mondo il loro nuovo status, il Sindur è un cosmetico in polvere tradizionale dal colore rosso o rosso-arancio, che viene applicato sulla fronte delle donne sposate, il colore rosso rappresenta l'energia divina femminile, la shakti, ed è simbolo di passione e fertilità. Il marito lo applica sulla fronte della moglie il giorno delle nozze e ogni mattina lei lo ritraccia, un gesto abituale e automatico da non dimenticare mai: avere il sindur e segno di rispetto verso il marito e si crede lo mantenga in buona salute. e viene tolto in caso di vedovanza. In tutti questi casi truccarsi è una forma di comunicazione forte che ha il significato di differenziarsi dagli altri, di mostrare la propria identità.

Tatuaggi Maori

Ii tatuaggi maori avevano il preciso compito di rivelare immediatamente la casta e le origine dei genitori, la professione ed altre informazioni utili come i gradi raggiunti dopo la nascita. erano, dunque, una sorta di biglietto da visita o carta di identità, che veniva inciso sulla propria pelle, in modo che fosse visibile alla società per tutta la vita. Nella sfera femminile, invece, i tatuaggi maori erano utilizzati per migliorare il proprio profilo estetico e la pratica era talmente diffusa che le donne che non avevano tatuaggi sul viso venivano emarginate e non considerati belle dagli uomini della stirpe. Uno dei tatuaggi maori più diffusi, anche per le donne, era il moko, che stava ad indicare lo status sociale e l'avvenuto passaggio dall'infanzia all'età adulta, probabilmente in concomitanza con il menarca nella donna. Il nostro corpo, anche se fermo, comunica in continuazione messaggi a chi ci sta intorno. Come ci muoviamo nello spazio, come stiamo fermi, come occupiamo il nostro ambiente: sono tutti elementi informativi pieni di significati che vengono raccolti da chi ci guarda e da lui interpretati in base al tipo di struttura mentale che possiede. Attraverso il non verbale noi comunichiamo e il truccarsi rientra proprio nell'ambito del non verbale. La pittura corporale, nelle sue varie manifestazioni, è una potente forma di comunicazione rivolta non solo a se stessi ma anche e soprattutto verso gli altri.

Storia Antica e Cosmetologia

Gli Egizi

La Valle del Nilo, nell'Africa nord-orientale, era un territorio molto fertile per la presenza dell'acqua portata dal fiume. Verso il 5.000 avanti Cristo vi giunsero genti che conoscevano l'agricoltura e che fondarono villaggi organizzati per controllare le inondazioni del fiume: la costruzione di dighe e canali infatti richiedeva la collaborazione di molte persone. Sovrano dell'Egitto era il faraone, considerato la personificazione del dio Horus, che aveva un potere assoluto su tutta la popolazione. Gli Egiziani erano distinti in caste: le più importanti erano quelle deisacerdoti e dei funzionari. Ai sacerdoti era affidata la religione, mentre i funzionari avevano il compito di amministrare la popolazione per conto del faraone. Importanti erano anche gli scribi, che conoscevano la scrittura geroglifica e avevano l'incarico di registrare le tasse pagate dai lavoratori allo stato. Dopo venivano i guerrieri e la maggior parte della popolazione: gli artigiani, i contadini e infine gli schiavi. L'agricoltura era la principale attività degli Egiziani. I contadini tuttavia lavoravano anche come operai per costruire canali o edifici richiesti dal faraone. Gli Egiziani erano convinti che, dopo la morte, i defunti vivessero eternamente nell'aldilà, a condizione che il loro corpo potesse conservarsi. Per il faraone era molto importante mantenere integro il corpo dopo la morte, quindi si ricorse all'imbalsamazione. La mummia, avvolta da bende e rivestita con abiti preziosi veniva racchiusa in un sarcofago e quindi posta in tombe monumentali costruite appositamente, le piramidi. All'interno delle piramidi, oltre alla camera dove era deposto il corpo del faraone, si trovavano altre stanze, piene di cibo, mobili, gioielli e armi che dovevano servire per la vita nell'aldilà. A costruire le tombe dei faraoni pensavano gli schiavi e i contadini, che, nella stagione in cui i lavori agricoli cessavano, si recavano nelle cave a tagliare i milioni di blocchi di pietra che servivano per innalzare quegli enormi edifici. L'espansione egizia si scontrò con quella degli Ittiti, un popolo che aveva conquistato un vasto territorio in Asia Minore grazie alla capacità di lavorare il ferro e all'uso di carri da guerra. Dopo diverse battaglie Egizi e Ittiti firmarono la pace e un accordo di aiuto reciproco. La storia egizia continuò poi per oltre un millennio, anche se con minore splendore, fino a che, nel 31 a. C. l'Egitto non venne assorbito dall'Impero romano di Augusto.

Cosmetologia Egizia

Il trucco, come si può vedere tutt'oggi dai meravigliosi decori che ancora accompagnano i siti archeologici, era già noto ai tempi dell'Antico Egitto, dove Re e Regine erano soliti decorare il proprio viso per esaltare la propria bellezza. La regina Etefora (madre di Cheope) portò nel proprio sepolcro trenta vasi di alabastro e un grande scrigno di rame contenente un beauty case. Questo conteneva sette giare di tradizionali unguenti profumati e una giara di carbone. Le donne si dipingevano la linea inferiore dell'occhio di verde con la malachite, una pittura a base di carbonato di rame, e le palpebre, ciglia e sopracciglia di nero con il carbone. Queste polveri erano rese fini su piatti di pietra o di metallo, quindi applicate sugli occhi con un dito bagnato di acqua. Più tardi la pittura verde per gli occhi fu riservata ai rituali religiosi in cui si facevano offerte alla divinità, e fu sostituita nell'uso ordinario da carbone applicato attraverso un bastoncino d'avorio. Altre pitture per gli occhi erano fatte con ossidi di rame e ferro e ci sono anche evidenze che le donne si colorassero le guance e le labbra con rosso ocra (ossido di ferro rosso). Sia gli uomini che le donne erano soliti truccarsi. Il colore di moda era il giallo: un pezzo di lino inzuppato in una sospensione di ocra gialla veniva applicato sulla faccia, il collo e le braccia. Sia gli uomini che le donne si radevano le sopracciglia e poi se le disegnavano, lunghe e nere e sottili, appena sopra la linea naturale. Il colore nero delle sopracciglia probabilmente serviva da protezione contro il bagliore del sole. La maggior parte dei cosmetici erano fatti in casa, ma le materie prime venivano vendute nei negozi ed erano commerciate con gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani e i Cretesi. Alcuni legni e resine venivano dall'Arabia, dall'India e dalla Cina. La pelle invece, bisognosa di protezione da un clima torrido e dalle sabbie del deserto, veniva protetta con degli unguenti profumati, in cui era compreso anche l'uso del miele, che veniva spalmato in viso o sul corpo. Ma l'ingegno egiziano prevedeva anche una sorta di "invenzione" di una crema scrub per l'epidermide, realizzata con carbonato di sodio, miele e sale marino, ottima per ammorbidire e levigare la pelle del corpo. Le donne egiziane erano anche molto attente alle rughe : per stendere la pelle e ringiovanirla, venivano creati unguenti appositi, in grado di distendere le cellule epidermiche con sostanze assolutamente naturali. Per le unghie, solitamente si usava una tinta rossa, estratta dalla pianta di ligustro. Infine, i profumi. Nell'Antico Egitto il profumo era molto usato, sia da uomini che da donne, e per farlo venivano usati unguenti specifici ed oli profumati, estratti direttamente dalle piante e dai frutti, come la noce della moringa. Gli Egiziani amavano le sostanze aromatiche e le usavano nei templi per profumare il santuario nel quale avvenivano le offerte di cibo e bevande, nella preparazione degli abiti durante il processo di imbalsamazione del morto, oltre che a scopo estetico durante la vita. Nonostante sia difficile anche con le tecniche moderne identificare tali sostanze profumate dai residui ritrovati, è noto che gommo-resine, oleo-resine e legni profumati erano disponibili a quel tempo. Questi venivano ridotti in piccoli pezzi e gettati in mezzo alle ceneri incandescenti per liberarne le sostanze aromatiche. Tali sostanze volatili erano spesso utilizzate per purificare l'aria, ad esempio durante la cerimonia al dio Iside era tradizione sacrificare una capra. L'odore della carne bruciata era così devastante che i cerimonieri trovarono necessario riempire la carcassa con gomme ed oli aromatici che, venendo volatilizzati, migliorassero l'aria. Da questo è chiara l'origine della parola "profumo" (dal latino per fumen che indica un aroma liberato con il fumo di una sostanza odorifera bruciata) che è simile all'origine della parola "incenso", dal latino incensum (cosa bruciata). I profumi erano della massima importanza durante le processioni religiose nell'Antico Egitto, nessun re è mai stato incoronato senza essere stato unto con oli aromatici dai sacerdoti. È probabile che i sacerdoti preparassero loro stessi la maggior parte degli oli aromatici e degli unguenti ed erano pertanto molto stimati come i profumieri del loro tempo, che conservavano i segreti di un'arte misteriosa. Probabilmente l'uso più importante degli oli aromatici e delle essenze avveniva nella mummificazione. La credenza tradizionale che il corpo si fosse dovuto conservare per poter rivivere dopo la morte portò allo sviluppo di metodi di imbalsamazione molto efficaci tra l'inizio del periodo dinastico e l'era Cristiana. Quando la mummia di Ramsete V fu ritrovata, profumava ancora di spezie.

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