Fenomenologia della percezione secondo Merleau-Ponty e Husserl

Documento dall'Università degli Studi di Napoli Federico II sulla fenomenologia della percezione. Il Pdf esplora concetti chiave come la riduzione fenomenologica e l'intenzionalità della coscienza, utili per lo studio della filosofia a livello universitario.

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29 pagine

fenomenologia della percezione
Filosofia
Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA)
28 pag.
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FENOMENOLOGIA DELLA PERCEZIONE
PREMESSA
Merleau Ponty intende descrivere l’essenza della percezione e della coscienza, nel suo intreccio
con il corpo, a partire dai principi del metodo fenomenologico. Questo da una parte indica lo
studio e la descrizione delle essenze e dall’altra di collocare tali esseze nell’esistenza. Dunque
la fenomenologia della percezione descrive la percezione vissuta, la nostra esperienza così
come è ( non si tratta di spiegare o di analizzar,ma di descrivere).
RICORDA:
FILOSOFIA TEORETICA studia il problema della conoscenza ( concezione d’insieme del
mondo di cui fa parte la teoria della conoscenza, il problema dell’essere, della metasica ecc.).
FENOMENOLOGIA oggetto della conoscenza umana, denito dalle modalità conoscitive
proprie dell’uomo.
FENOMENOLOGIA uno dei movimenti intellettuali più signicativi del 20° sec. Il suo
fondatore è il losofo ebreo tedesco
EDMUND HUSSERL (1859 – 1938). Il contesto nel quale
la fenomenologia nasce è caratterizzato dai 2 grandi atteggiamenti del pensiero moderno nei
confronti della realtà e della sua conoscenza:
ATTEGGIAMENTO REALISTA – è possibile all’uomo attingere la realtà mediante il
pensiero.
ATTEGGIAMENTO FENOMENISTA – è impedita all’uomo la conoscenza della realtà
come essa è in sé, ed è dato conoscere e descrivere la realtà soltanto come essa appare
a noi.
La SCIENZA MODERNA assunse un atteggiamento più vicino al realismo, nendo per ritenere
che le leggi delle scienze empirico-matematiche sono le leggi stesse del reale, ai cui metodi
vanno ricondotte tutte le conoscenze umane. In questo senso, l’atteggiamento del
POSITIVISMO (2^ metà del 19° sec. – movimento basato sulla piena ducia ed esaltazione del
progresso e del metodo scientico) riteneva che la scienza fosse l’unica conoscenza possibile
e che il solo metodo valido fosse quello scientico. Verso la ne del 19° sec, però, questo
atteggiamento andò in CRISI, cosa che implicò la crisi di ogni atteggiamento losoco che
avesse creduto di poter fondare il proprio valore basandolo sui metodi e sui risultati delle
scienze empirico – matematiche. Dunque viene messa in discussione la scienza e il metodo
matematico (x es. un pensatore di nome Frege cominciò a ritenere che i fondamenti della
matematica non sono di carattere oggettivo e assoluto, ma strettamente legati all’attività del
soggetto).
Come risposta a questa crisi HUSSERL
elaborò un medoto fenomenologico, dove tentò di
restituire una validità teoretica alla speculazione losoca, liberandola dal metodo empirico –
matematico delle scienze e cercando anche di capire i motivi che avevano causato la crisi.
Cerca di superare la crisi delle scienze e del sapere losoco, trovando un metodo nuovo, che
permetta di fondare un nuovo sapere sul mondo, un sapere che sia certo e indubitabile. Per
farlo parte dall’osservazione del
MONDO NATURALE (ogni cosa che si presenta a noi
immediatamente). Come primo passo: Riconoscimento del carattere di datità del mondo
naturale: questo mondo naturale si dà a noi come DATITA
ovvero ciò che è ammesso come
fatto noto e certo, come esso mi si ore e anche se ho dei dubbi su certi suoi aspetti. A questo
mondo si riferisce anche la SCIENZA, che si è mossa sempre anch’essa all’interno di questo
atteggiamento che dà per scontato il mondo così come noi lo incontriamo tutti i giorni. Come
secondo passo: la fenomenologia vuole un atteggiamento di DISTACCO
rispetto a questo
mondo naturale, non aderiamo alla scienza come a qualcosa di dato in modo scontato. In
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Premessa alla Fenomenologia della Percezione

Merleau Ponty intende descrivere l'essenza della percezione e della coscienza, nel suo intreccio con il corpo, a partire dai principi del metodo fenomenologico. Questo da una parte indica lo studio e la descrizione delle essenze e dall'altra di collocare tali esseze nell'esistenza. Dunque la fenomenologia della percezione descrive la percezione vissuta, la nostra esperienza così come è ( non si tratta di spiegare o di analizzar,ma di descrivere).

Ricorda: Filosofia Teoretica e Fenomenologia

RICORDA: FILOSOFIA TEORETICA - studia il problema della conoscenza ( concezione d'insieme del mondo di cui fa parte la teoria della conoscenza, il problema dell'essere, della metafisica ecc.). FENOMENOLOGIA - oggetto della conoscenza umana, definito dalle modalità conoscitive proprie dell'uomo.

La Fenomenologia di Husserl e la Crisi della Scienza Moderna

FENOMENOLOGIA - uno dei movimenti intellettuali più significativi del 20° sec. Il suo fondatore è il filosofo ebreo tedesco EDMUND HUSSERL (1859 - 1938). Il contesto nel quale la fenomenologia nasce è caratterizzato dai 2 grandi atteggiamenti del pensiero moderno nei confronti della realtà e della sua conoscenza:

  • ATTEGGIAMENTO REALISTA - è possibile all'uomo attingere la realtà mediante il pensiero.
  • ATTEGGIAMENTO FENOMENISTA - è impedita all'uomo la conoscenza della realtà come essa è in sé, ed è dato conoscere e descrivere la realtà soltanto come essa appare a noi.

La SCIENZA MODERNA assunse un atteggiamento più vicino al realismo, finendo per ritenere che le leggi delle scienze empirico-matematiche sono le leggi stesse del reale, ai cui metodi vanno ricondotte tutte le conoscenze umane. In questo senso, l'atteggiamento del POSITIVISMO (2^ metà del 19° sec. - movimento basato sulla piena fiducia ed esaltazione del progresso e del metodo scientifico) riteneva che la scienza fosse l'unica conoscenza possibile e che il solo metodo valido fosse quello scientifico. Verso la fine del 19° sec, però, questo atteggiamento andò in CRISI, cosa che implicò la crisi di ogni atteggiamento filosofico che avesse creduto di poter fondare il proprio valore basandolo sui metodi e sui risultati delle scienze empirico - matematiche. Dunque viene messa in discussione la scienza e il metodo matematico (x es. un pensatore di nome Frege cominciò a ritenere che i fondamenti della matematica non sono di carattere oggettivo e assoluto, ma strettamente legati all'attività del soggetto).

Il Metodo Fenomenologico di Husserl

Come risposta a questa crisi HUSSERL elaborò un medoto fenomenologico, dove tentò di restituire una validità teoretica alla speculazione filosofica, liberandola dal metodo empirico - matematico delle scienze e cercando anche di capire i motivi che avevano causato la crisi. Cerca di superare la crisi delle scienze e del sapere filosofico, trovando un metodo nuovo, che permetta di fondare un nuovo sapere sul mondo, un sapere che sia certo e indubitabile. Per farlo parte dall'osservazione del MONDO NATURALE (ogni cosa che si presenta a noi immediatamente). Come primo passo: Riconoscimento del carattere di datità del mondo naturale: questo mondo naturale si dà a noi come DATITA' ovvero ciò che è ammesso come fatto noto e certo, come esso mi si offre e anche se ho dei dubbi su certi suoi aspetti. A questo mondo si riferisce anche la SCIENZA, che si è mossa sempre anch'essa all'interno di questo atteggiamento che dà per scontato il mondo così come noi lo incontriamo tutti i giorni. Come secondo passo: la fenomenologia vuole un atteggiamento di DISTACCO rispetto a questo mondo naturale, non aderiamo alla scienza come a qualcosa di dato in modo scontato. In 1 Document shared on https://www.docsity.com/it/fenomenologia-della-percezione-2/820677/ Downloaded by: alice-ferrara-2 (fu.ferrara@yahoo.it)questo modo il mondo naturale resta lì, non scompare, solo che io non ne sono più complice, sospendo il giudizio di immediatezza che ho su di esso. Fatto questo, ciò che resta di certo e indubitabile è la COSCIENZA.

Merleau Ponty e i Presupposti Husserliani

Merleau Ponty parte da questi presupposti husserliani, distaccandosene in una certa misura. Il tema della coscienza come presenza indubitabile fu affrontata dapprima da CARTESIO. Infatti il cogito cartesiano, inteso come coscienza, può dubitare di tutto ma non potrà mai dubitare di se stesso, della propria certezza. Quindi la coscienza è assunta come premessa, il punto di partenza di tutto il sapere, sia filosofico che scientifico. HUSSERL trova nella coscienza il punto da cui partire per restituire certezza al nostro sapere scientifico.

Differenze tra Cartesio e Husserl

DIFFERENZE TRA CARTESIO E HUSSERL Ciò che differenzia il pensiero cartesiano e quello di Husserl è il contesto storico:

  • Cartesio vive nel '600 e ha di fronte a se una scienza che sta nascendo, dunque ancora incerta, piena di naturalismo rinascimentale che lui cerca di eliminare; egli tenta di fondare la scienza, di rifarla daccapo: in questo senso il cogito gli serve come fondamento di verità per costruire il resto.
  • Husserl vive agli inizi del '900 e ha di fronte una scienza ben strutturata, che ha prodotto risultati incontestabili e che ciononostante è in crisi; mette in discussione non i risultati della scienza, ma i suoi stessi fondamenti e il suo stesso significato.

Quindi il compito fondativo di Husserl è meno radicale di quello di Cartesio, visto che non si tratta di fondare una scienza della cui assoluta certezza non vi sono dubbi. È per questo che anche l'idea di coscienza che egli elabora è diversa.

Concezione della Coscienza: Cartesio vs. Husserl

Un'altra differenza tra Cartesio e Husserl è l'idea di coscienza:

  • CARTESIO -- la coscienza è ciò che viene prima di tutto, non solo dal punto di vista temporale e cronologico, ma anche dal punto di vista ontologico. La coscienza di Cartesio si coglie come principio primo di tutto; per lui non c'è dubbio che io sono una cosa pensante, nonostante ci possa essere qualunque genio maligno che prova ad ingannarmi. L'esperienza sensibile è illusoria e lo è anche il sapere razionale matematico: l'unica certezza è questa che io penso e perciò sono (il pensare porta con se l'essere stesso della coscienza). Quindi la coscienza di Cartesio è distaccata dal mondo, non ha bisogno di esso per esistere. Il movimento della coscienza di Cartesio è concentrato e centripeto, teso a realizzare l'identità tra il pensare e l'essere, tra il cogito e il sum.
  • HUSSERL -- non parte dal nulla, come Cartesio, non vuole passare dal pensare all'essere, non vuole distaccare la coscienza dal mondo, isolare l'io, sradicandolo dal mondo, al contrario il cogito di Husserl indaga proprio il mio rapporto con il mondo. Questo rapporto con il mondo svela la struttura stessa della coscienza, e questa struttura consiste nel fatto che essa è già da sempre rivolta al mondo ( ciò che costituisce il senso del mondo stesso). La coscienza è dunque intenzionalità, cioè non è mai sola, è sempre "coscienza di ... ", ha una direzionalità, è sempre orientata verso qualcosa. Insomma, differentemente da Cartesio, noi non incontriamo mai il soggetto in quanto soggetto, ma solo e sempre una coscienza di qualcosa. Se quindi il cogito di Cartesio era centripeto, quello di Husserl è centrifugo, aperto al mondo. È intenzionale. Questo vuol dire che la coscienza, per Husserl, non può mai riflettere su se stessa solo 2 Document shared on https://www.docsity.com/it/fenomenologia-della-percezione-2/820677/ Downloaded by: alice-ferrara-2 (fu.ferrara@yahoo.it)in relazione al mondo, rimane tinta di una certa "opacità": può sapere qualcosa di se stessa solo perdendosi nel mondo.

I Periodi del Pensiero Husserliano

Il pensiero husserliano avrebbe attraversato due periodi:

  • FASE EIDETICA - si basa sulla logica
  • FENOMENOLOGIA GENETICA - si basa sul problema esistenziale, che ricollega il soggetto, il cogito, al mondo.

Secondo Merleau Ponty, prevale il secondo Husserl, quello il cui terreno d'indagine è il nostro concreto essere AL mondo. Per Merleau Ponty, Husserl non assegna la coscienza al mondo, ma è consapevolezza che noi siamo indistruttibile rapporto con il mondo. "noi siamo da parte a parte in rapporto con il mondo" e "la vera filosofia è di imparare nuovamente a vedere il mondo".

La Riduzione Fenomenologica (Epoché)

N.B. : RIDUZIONE = In senso fenomenologico, la riduzione è l'operazione che tende all'essenza pura degli oggetti, tramite la messa in parentesi degli elementi empirici del dato, la neutralizzazione dell'atteggiamento naturale, la messa in parentesi del mondo ( sospendere il giudizio). LA RIDUZIONE FENOMENOLOGICA DI HUSSERL (o epoché) - ci sono due tipi di oggetti con i quali è in relazione la coscienza come intenzionalità: le cose reali (quelle della percezione sensibile) e gli oggetti ideali (vale a dire le essenze). Delle cose reali si ha un'evidenza insufficiente. La cosa percepita è percepita solo per singoli aspetti. Al di là della cosa percepita vi è sempre una cosa percepibile. La particolarità della riduzione fenomenologica consiste proprio nel sospendere, nel neutralizzare tal problema, cioè nel mettere tra parentesi l'atteggiamento naturale. La riduzione fenomenologica ha come presupposto l'lo, la coscienza, ma non un io psicologico, il cui vissuto sia nel mondo al pari degli altri oggetti naturali. Il suo principio non può essere altro che un io puro che non è nel mondo, ma è il fondamento assoluto nella sfera dell'intenzionalità. 3 Document shared on https://www.docsity.com/it/fenomenologia-della-percezione-2/820677/ Downloaded by: alice-ferrara-2 (fu.ferrara@yahoo.it)A questo punto, cruciale per la pretesa di scientificità del pensiero

Problematiche della Riduzione in Husserl

N.B. Nella riduzione fenomenologica, la realtà effettiva non è stata né snaturata, né negata, ne è stata eliminata solo un'interpretazione assurda. LA PROBLEMATICA DELLA RIDUZIONE IN HUSSERL è presentata come il ritorno a una coscienza trascendentale di fronte alla quale il mondo si dispiega in una trasparenza assoluta, animato da una serie di appercezioni che il filosofo avrebbe il compito di ricostruire (Esempio: la mia sensazione del "rosso" è appercepita come manifestazione di un certo rosso, sentito a sua volta come manifestazione di un cartone rosso, sentito questo come manifestazione di una cosa rossa, di questo libro). La fenomenologia di Husserl non nega l'autonoma esistenza delle cose al di fuori del soggetto, ma mette fra parentesi tutti gli schemi concettuali con cui si considerano le cose. Attraverso la riduzione fenomenologia consente uno sguardo ai fenomeni così come appaiono nella loro purezza alla coscienza. In quanto sono coscienza, non sono né qui né li, né Pietro né Paolo, non mi distinguo in nulla da un'"altra" coscienza, giacché siamo tutti presenze immediate al mondo, e questo mondo è per definizione unico. Il mondo è ciò stesso che noi rappresentiamo, non come uomini o come soggetti empirici, ma nella misura in cui siamo tutti una sola luce e partecipiamo all'Uno senza dividerlo. L'analisi riflessiva ignora sia il problema dell'altro che il problema del mondo perché fa apparire in me il potere di accedere a una verità universale.

Il Problema dell'Alter Ego in Husserl

Per Husserl, esiste un problema dell'altro e l'Alter Ego è un paradosso. Ci siamo io e l'Altro. Se l'Altro è veramente per sé, oltre al suo essere per me, e se noi siamo l'uno per l'altro, e non l'uno e l'altro per Dio, allora è necessario che l'uno appaia all'altro, dunque è necessario che Io e l'Altro abbiamo una esteriorità e che vi sia, oltre alla prospettiva del Per Sé (la mia veduta su di me e la veduta dell'altro su se stesso ), anche una prospettiva del Per Altri (la mia veduta sull' Altro e la veduta dell'Altro su di me). Occorre che ognuno sia la propria esteriorità ,in modo che ciascuno dei due possa avere una veduta dell'altro. Quindi occorre l'esistenza di un altro ego, oltre all'io. Si genera dunque una dialettica tra Ego e Alter Ego, possibile solo se con la riflessione io scopro, non solo la mia auto- presenza ma anche la possibilità di uno spettatore estraneo. Di fatto, come risoluzione del problema, Husserl indica che un Alter Ego, mentre non può essere percepito, viene appercepito: percepisco il corpo dell'Altro come un oggetto naturale, lo concepisco come corpo animato e, per accoppiamento analogico con la mia costituzione, come organismo animato psico-fisico, appercepisco il suo Ego come Alter Ego. L'altro viene costituito in me e da me come altro ego trascendentale, il che porta alla concezione di una intersoggettività trascendentale. Fino ad ora, il Cogito non percepiva l'altro, insegnava che l'Io è accessibile solo a se stesso, poiché mi definiva per il pensiero che io ho di me stesso e che Document shared on https://www.docsity.com/it/fenomenologia-della-percezione-2/820677/ Downloaded by: alice-ferrara-2 (fu.ferrara@yahoo.it)

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