Documento dall'Università degli Studi di Palermo su Riassunto Riviere - Introduzione all'Antropologia. Il Pdf esplora concetti e metodi dell'antropologia, analizzando diverse correnti come la scuola di cultura e personalità e il funzionalismo, utile per lo studio universitario.
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Antropologia culturale (Università degli Studi di Palermo)
Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Gianluca Solazzo (gianlucasolazzo98@gmail.com)Claude Riviére - Introduzione all'antropologia
La scienza dell'uomo (in greco anthropos) si è data l'obiettivo di prendere in considerazione tutte le diversità culturali e sociali, ponendo dapprima in discussione le idee di progresso continuo dell'umanità e di supremazia di una civiltà rispetto a un'altra. Benché in Europa la corrente folklorista appaia già all'inizio del XX secolo, è soprattutto dopo la seconda guerra mondiale che si sviluppa l'applicazione dei metodi dell'antropologia al mondo industriale e che, sotto la spinta di una richiesta sociale, si valorizzano i patrimoni culturali nazionali e locali.
La modernità penetra all'interno delle società tradizionali, e le nostre società reinventano alcune tradizioni. Così se da un lato il sapere globale dell'antropologo attinge al sapere locale dell'autoctono al quale dà forma, dall'altro le società locali tentano sempre più di conoscere se stesse avvalendosi dello sguardo dell'antropologo. Vedremo soprattutto nell'ultimo capitolo come l'antropologia possa essere considerata una scienza tanto dell'attuale quanto del tradizionale.
Poiché studia le differenze tra società e tra culture, l'antropologia assegna il compito di pensare l'altro. L'alterità è stata via via concepita come storica - l'altro era il primitivo - o come geografica - l'altro era il non europeo - , ed è stata schematizzata avvalendosi di immagini caricaturali - il dispotismo orientale, l'irrazionalità africana, la selvatichezza indiana che hanno resistito ben oltre il XVI secolo. Nel corso del XX secolo, tuttavia, i termini positivo e negativo di questi pregiudizi si sono talvolta invertiti: la libertà, l'eguaglianza, la fratellanza sono parse appannaggio del << buon selvaggio>>, mentre la nostra società, considerata alienata, competitiva e caratterizzata dalla disuguaglianza e dalla perdita di senso, è parsa repellente.
Quando parliamo dell' << altro>> non intendiamo necessariamente evocare scenari lontani; portare lo sguardo sull'altro significa intrecciare delle relazioni, e ciò conduce sia ad una migliore conoscenza di se stessi sia, grazie al confronto, ad una migliore conoscenza della cultura.
Parlare degli altri non significa palare alle loro spalle o contro di loro. Ciascun individuo si identifica, per la lingua, l'aspetto e il modo di vivere, con una comunità di cui ha assimilato i valori, e tende a rifiutare, criticare o svalutare coloro che non sono come lui. Quando venne scoperta L'America, gli spagnoli rifiutarono inizialmente di assegnare agli indiani l'attributo dell'umanità, a volte giustificando in tal modo la schiavitù a cui li assoggettavano. Gli indiani, al contempo, uccidevano gli spagnoli per verificare se erano essere mortali.
L'etnocentrismo, di cui l'antropologo cerca di liberarsi, è l'atteggiamento secondo cui si tende a giudicare le forme morali, religiose e sociali di un'altra comunità sulla base delle proprie norme, e a considerare le differenze riscontrate come anomalie. L'etnocentrismo cela l'orgoglio locale, l'intolleranza religiosa, ecc. ed è presente anche nei conflitti internazionali sotto forma di manifestazioni che mettono in pericolo l'ordine sociale. L'antropologo, dunque, deve sia fare attenzione a non ridurre il pensiero degli altri alle proprie griglie interpretative, sia guardarsi dal considerarsi superiore a coloro che costituiscono il suo soggetto di studio.
This document is available free of charge on studocu Downloaded by Gianluca Solazzo (gianlucasolazzo98@gmail.com)Per etnia si intende generalmente una popolazione (ethnos in greco significa popolo) individuata da un nome (etnonimo), i cui componenti si richiamano ad un'origine comune e che possiede una tradizione culturale specificata dalla conoscenza di appartenenza a un gruppo la cui unità poggia in generale sulla comunanza di lingua, di territorio e di storia. A volte è accaduto che un'etnia dominata abbia adottato la lingua del dominatore. Uno stesso territorio può essere condiviso da più etnie, e può accadere che una stessa etnia si ritrovi sparsa su un territorio tra loro distanti. In realtà è stata la concezione dell'etnia tipica del XIX secolo che ha fatto si che l'etnologia si costituisse come scienze delle etnie. Oggi è possibile mantenere ancora il termine etnologia, come accade ad esempio in Francia. Occorre tuttavia riconoscere che le società studiate non sono più ormai etnie in senso proprio, e ciò giustifica la preferenza generalmente accordata al termine antropologia.
IL fatto che la stessa disciplina riceva nomi differenti come etnografia, etnologia, antropologia sociale e antropologia culturale si spiega tenendo conto di leggere differenze di impostazione relative al contenuto, all'oggetto di ricerca, all'orientamento teorico. L'etnografia corrisponde ad un lavoro descrittivo basato sull'osservazione e sulla scrittura, che comporta la raccolta di dati e documenti. Risultato di questo lavoro sono monografie riguardanti i diversi aspetti di una società. Una monografia può trattare tanto di un'etnia dell'Oceania quanto di un villaggio europeo, tanto di una festa regionale quanto dei tifosi di calcio in Italia. L'etnologia, nell'elaborare i materiali forniti dall'etnografia, mira, dopo l'analisi e l'interpretazione, a costruire dei modelli e a studiarne le proprietà. Il termine etnologia, coniato dal moralista svizzero Chavannes nel 1787 serviva nell'Ottocento ad indicare lo studio della classificazione delle razze.
L'antropologia persegue un grado di generalizzazione ancora più elevato. L'antropologia può essere vista: 1) come dibattito teorico inerente ai gruppi umani e alle loro culture; 2) come tradizione intellettuale e ideologica di una disciplina dotata di una specifica modalità di comprensione del mondo; 3) come pratica istituzionale che definisce i suoi obbiettivi, i suoi oggetti, le sue idee; 4) come metodo e pratica di ricerca sul campo.
L'antropologia sociale, inclusa nell'antropologia generale, quale è stata definita soprattutto dalla scuola britannica, determina le leggi della vita in società osservando soprattutto il funzionamento delle istituzioni sociali: famiglia e parentela, classi di età, organizzazione politica, tipi di procedura legale ecc.
L'antropologia culturale, parte dalle tecniche, dagli oggetti dai tratti comportamentali per giungere a fornire una sintesi dell'attività sociale. L'antropologia culturale accorda molta importanza ai fenomeni di trasmissione della cultura.
Il termine etnologia continua ad essere in voga, ma si tende oggi a sostituirlo con le dizioni antropologia sociale e culturale; i due aggettivi servono a differenziare la disciplina dall'antropologia filosofica (discorso astratto sull'uomo) e dall'antropologia fisica, che ha per oggetto lo studio biologico e fisico dei caratteri razziali, ereditari, sessuali e relativi all'alimentazione, e che comprende l'anatomia, la fisiologia e la patologia comparata. La connessione con l'antropologia filosofica e con la filosofia della storia ha consentito di sviluppare rapidamente lo statuto teorico dell'antropologia.
L'antropologia sceglie come oggetto di studio delle unità sociali coerenti e non troppo vaste che abbiano la caratteristica o di costruire un campione rappresentativo della società intera che si desidera conoscere oppure di rappresentare in modo originale una determinata sottocultura. Gli interrogativi che l'antropologo si pone a proposito delle società studiate sono di questo tipo: qual è la natura, qual è l'origine dei costumi e delle istituzioni? In che modo l'individuo vive la propria cultura? Quale significato rivestono le differenze sociali e culturali tra gruppi vicini? L'antropologia studia l'uomo in tutte le dimensioni, ogni elemento isolato riceve significato in relazione all'insieme culturale e sociale in cui si inserisce. Il medesimo insieme sociale può inoltre venire studiato da altre discipline, con le quali l'antropologia entra in rapporto di complementarità.
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L'antropologia si è sviluppata in stretto rapporto con la sociologia, che potremmo definire sorella gemella o quasi. Nel corso del XIX secolo la necessità di riorganizzazione sociale, conseguente alle rivoluzioni politica e industriale, provoca la nascita della sociologia. La sociologia affonda le proprie radici nel riformismo sociale e nella filosofia. L'antropologia e la sociologia si distinguono tra loro grazie ai differenti campi di ricerca. La prima analizza le società relativamente omogenee e di piccole dimensioni, di cui non si conosce la storia, e che vengono dette << primitive>>, << tradizionali>>, << senza scrittura>>; la seconda studia le società compresse, eterogenee, dotate di un lungo passato storico di cui si possiede documentazione, e che vengono definite << civilizzate>>, << industrializzate>>, << della scrittura>>, << moderne>>. L'oggetto del sociologo si configura come meno distante e più visibile rispetto a quello dell'antropologo, e la scelta della sociologia si orienta verso il metodo dell'indagine per campioni condotta su insiemi ampi. L'antropologia, invece, si pone come obiettivo la descrizione completa delle culture di piccole dimensioni. Ciò non toglie che queste due scienze umane avanzino in realtà di pari passo. Quando, all'inizio degli anni Cinquanta, gli antropologi cominciano a dedicarsi allo studio delle società complesse, i sociologi si indirizzano verso gli aspetti simbolici del comportamento, verso le micro - relazioni di tipo rituale, giuridico e culturale. Ormai l'etnostoria - nata inizialmente per conoscere il passato degli indiani americani, in particolare degli aztechi e degli inca, e che si è avvalsa a tal fine dei codici precoloniali, delle cronache spagnole e degli archivi notarili, parrocchiali, giudiziari ecc. - utilizza in maniera combinata le tecniche degli storici e degli antropologi. Essa mette in relazione il passato e il presente esaminando dall'interno i valori e i linguaggi di un determinato gruppo. Utilizza i metodi di ricerca propri dello studio delle tradizioni orali, analizza la memoria che le società hanno di se stesse e tenta di ricostruire delle cronologie. Da una trentina d'anni a questa parte anche l'antropologia storica si è fortemente sviluppata.
Il termine etnolinguistica, così come etnostoria, caratterizza in modo adeguato il raccordo tra le due discipline vicine. Nel XIX secolo la lingua è stata considerata sia un'istituzione sociale, sial il tesoro di una civiltà. La lingua ha una vita propria dal punto di vista fonologico (il suono), sintattico (la costruzione della frase), semantico (il senso delle parole). La linguistica diviene linguistica strutturale nel momento in cui si considera la lingua come un codice e come un prodotto della mente umana, oppure linguistica generativa allorquando la lingua viene intesa come un insieme di regole per la produzione di frasi. E' necessario considerare in che modo la lingua influenza il pensiero e la visione del mondo. Da questa corrente dell'antropologia linguistica nascono le diverse tendenze dell'etnolinguistica contemporanea. Queste affrontano il problema del rapporto tra lingua e cultura e il problema del rapporto tra lingua e struttura sociale. Noi intendiamo soffermarci sui contributi della psicologia e della psicoanalisi, discipline che pure forniscono un contributo significativo alla comprensione dei fatti sociali.
Lo spostamento che caratterizza la ricerca antropologica implica la necessità di allontanarsi dalla propria civiltà per incontrarne altre. L'antropologo viene a mendicare informazioni e a disturbare, con la sua sola presenza, la vita di un intero gruppo, allo scopo di rilevare in seguito ad altri ciò che ha osservato. Caratteristica specifica dell'osservazione partecipante è il mimetismo: agire come gli altri al fine di far dimenticare il più possibile la propria diversità. Chi desideri comprendere la visione del mondo di colui che osserva, le motivazioni delle sua zioni e il suo sistema di valori deve condividere con lui la vita quotidiana, i lavori, i pettegolezzi, le feste. Tale atteggiamento comporta inevitabilmente alcuni rischi, ad esempio quello di farsi deridere dopo il primo entusiasmo per la scoperta di nuove amicizie, quello di perdere la fiducia di una parte del villaggio andando ad abitare vicino a un clan che questa considera nemico, quello di mancare di obiettività nel percepire un gruppo nel quale si è troppo inseriti.
Malgrado tali inconvenienti, qualsiasi spaesamento è un fattore di dinamica personale, e ogni mutamento di prospettiva prodotto dall'esotico è istruttivo. Certo, pur senza volerlo, l'antropologo, con la sua presenza, This document is available free of charge on studocu Downloaded by Gianluca Solazzo (gianlucasolazzo98@gmail.com)