Fenomenologia dello Spirito di Hegel, Schopenhauer e Kierkegaard

Documento dall'Università su Fenomenologia dello Spirito (Hegel). Il Pdf esplora i concetti filosofici di Hegel, Schopenhauer e Kierkegaard, con un focus sulla Fenomenologia dello Spirito, la noluntas e la possibilità, utile per lo studio della Filosofia a livello universitario.

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Fenomenologia dello spirito (Hegel)
Per esporre i principi fondamentali del suo pensiero, Hegel usa due approcci:
- di natura sistematica (sincronica) → Hegel utilizza un’esposizione
sistematica dell’assoluto, e quindi dei vari aspetti della realtà. Ha questo
approccio ne “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” e in
altre opere del periodo maturo;
- storico (approccio diacronico o fenomenologico) → Hegel affronta
l’Assoluto attraverso il processo storico attraverso il quale si realizza
pienamente. L’opera in cui utilizza questo approccio è “Fenomenologia
dello spirito”: Definisce questo approccio anche fenomenologico, in
quanto si tratta di un processo evolutivo del fenomeno dell’Assoluto.
Con la “Fenomenologia dello spirito” possiamo capire il principio secondo
cui il finito trova risoluzione nell’infinito e secondo cui ciò che è reale è
razionale. Fenomenologia da fenomeno, ciò che appare, e logos, discorso
razionale. E’ la scienza di ciò che appare, che studia il viaggio che lo spirito
umano affronta nel corso dell’evoluzione storica per rendersi conto che il finito
si risolve nell’infinito, e lo spirito come realtà storica romanzata della
conoscenza che, attraverso una serie di vicende, arriva fino all’età
contemporanea, e tramite cui si rende conto che tutto ciò che è razionale è
reale, e viceversa.
Questo percorso della coscienza lo possiamo trovare nelle singole evoluzioni
delle coscienze individuali, e per questo motivo ha una funzione pedagogica
(educativa), ovvero mostra le tappe che l’individuo deve percorrere nel
percorso di piena realizzazione di sé (dove ogni individuo è parte dell’umanità
e quindi del Tutto).
<<Il singolo individuo deve ripercorrere i gradi di formazione dello spirito
universale, anche da un punto di vista del contenuto, anche se è una storia
già tracciata.>>
Come avviene il processo? Attraverso una serie di figure (tappe ideali). La
fenomenologia dello spirito è divisa in due parti:
- la prima parte studia come lo spirito si sviluppa nel singolo individuo;
- la seconda parte studia come lo spirito si manifesta nelle
manifestazioni collettive.
la fenomenologia dello spirito tratta in modo diacronico il processo di
realizzazione dello coscienza → si realizza in 3 tappe (figure), che a loro
volta si realizzano in 3 tappe. Le tre tappe fondamentali nella prima parte
sono:
- momento della coscienza → rapporto con l’oggetto (realtà esterna).
1) Certezza sensibile (tesi) → la coscienza vede il mondo esterno
e lo percepisce come reale e esterno a sè, pensando di avere
una verità certa.
2) Percezione (antitesi) → la coscienza si rende conto che non ha
una verità certa, ma che la conoscenza esterna ha dei limiti (i
sensi) e appare limitata (nello spazio e nel tempo) e non
generalizzabile → la conoscenza deriva dalla forma mentale.
3) Intelletto (sintesi) → la coscienza si rende conto che è il
soggetto che unifica tutto ciò che percepisce nella realtà esterna.
Ciò che noi vediamo è il fenomeno, che è una parte della
coscienza stessa. Non esiste qualcosa al di fuori della coscienza,
in quanto tutto è parte dell’infinito.
- momento dell’autocoscienza → l’attenzione si sposta sul soggetto
(realtà interna). A sua volta contiene 3 figure:
1) servitù signoria → (mentre le 3 figure della fase precedente
riguardavano l’ambito gnoseologico, in questa seconda fase le figure
riguardano alcuni momenti importanti della storia del pensiero e
dell’umanità). Semplifica delle dinamiche relazionali tipiche della società
greco-romana. Per avere piena coscienza di sé, l’autocoscienza deve
mettersi in relazione con le altre autocoscienze: devo mettermi in
relazione con altre persone e devo essere riconosciuta anche dagli altri.
La mia identità ha bisogno di essere riconosciuta anche da altre
autocoscienze. Si verifica una situazione in cui ci sono diverse
autocoscienze dove ognuna riconosce ognuna come autonoma: questo
riconoscimento può avvenire solo con la lotta, lo scontro. Non può
avvenire con l’amore, in quanto non porta alla coscienza, ma porta alla
fusione e al mancato riconoscimento di identità separate. La lotta tra le
autocoscienze è rappresentato dalla figura servitù-signoria, ovvero il
servo e il signore: se la lotta è portata avanti da entrambe con la stessa
forza, finirebbe che si distruggerebbero a vicenda; ma a un certo punto
una delle due autocoscienze ha paura dell’annientamento. Quella che
ha paura si sottomette → il servo si sottomette al signore. Il signore era
disposto anche a morire, e questa ha fatto sì che ottenesse la
supremazia. Il padrone comincerà però a essere sempre più dipendente
del servo, non è autonomo. Il servo, invece, servendo il signore,
progressivamente impara a essere sempre più padrone di sé stesso e
produce qualcosa: la manipolazione della natura, divenendo sempre più
padrone della natura. Inizia così un capovolgimento della situazione
(con andamento dialettico).

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Anteprima

Fenomenologia dello spirito (Hegel)

Per esporre i principi fondamentali del suo pensiero, Hegel usa due approcci:

  • di natura sistematica (sincronica) -> Hegel utilizza un'esposizione sistematica dell'assoluto, e quindi dei vari aspetti della realtà. Ha questo approccio ne "Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio" e in altre opere del periodo maturo;
  • storico (approccio diacronico o fenomenologico) -> Hegel affronta l'Assoluto attraverso il processo storico attraverso il quale si realizza pienamente. L'opera in cui utilizza questo approccio è “Fenomenologia dello spirito": Definisce questo approccio anche fenomenologico, in quanto si tratta di un processo evolutivo del fenomeno dell'Assoluto.

Con la "Fenomenologia dello spirito" possiamo capire il principio secondo cui il finito trova risoluzione nell'infinito e secondo cui ciò che è reale è razionale. Fenomenologia da fenomeno, ciò che appare, e logos, discorso razionale. E' la scienza di ciò che appare, che studia il viaggio che lo spirito umano affronta nel corso dell'evoluzione storica per rendersi conto che il finito si risolve nell'infinito, e lo spirito come realtà storica romanzata della conoscenza che, attraverso una serie di vicende, arriva fino all'età contemporanea, e tramite cui si rende conto che tutto ciò che è razionale è reale, e viceversa.

Questo percorso della coscienza lo possiamo trovare nelle singole evoluzioni delle coscienze individuali, e per questo motivo ha una funzione pedagogica (educativa), ovvero mostra le tappe che l'individuo deve percorrere nel percorso di piena realizzazione di sé (dove ogni individuo è parte dell'umanità e quindi del Tutto).

<< Il singolo individuo deve ripercorrere i gradi di formazione dello spirito universale, anche da un punto di vista del contenuto, anche se è una storia già tracciata.>>

Come avviene il processo? Attraverso una serie di figure (tappe ideali). La fenomenologia dello spirito è divisa in due parti:

  • la prima parte studia come lo spirito si sviluppa nel singolo individuo;
  • la seconda parte studia come lo spirito si manifesta nelle manifestazioni collettive.

la fenomenologia dello spirito tratta in modo diacronico il processo di realizzazione dello coscienza -> si realizza in 3 tappe (figure), che a loro volta si realizzano in 3 tappe. Le tre tappe fondamentali nella prima parte sono:

  • momento della coscienza -> rapporto con l'oggetto (realtà esterna).1) Certezza sensibile (tesi) -> la coscienza vede il mondo esterno e lo percepisce come reale e esterno a sè, pensando di avere una verità certa.

    2) Percezione (antitesi) -> la coscienza si rende conto che non ha una verità certa, ma che la conoscenza esterna ha dei limiti (i sensi) e appare limitata (nello spazio e nel tempo) e non generalizzabile -> la conoscenza deriva dalla forma mentale.

    3) Intelletto (sintesi) -> la coscienza si rende conto che è il soggetto che unifica tutto ciò che percepisce nella realtà esterna. Ciò che noi vediamo è il fenomeno, che è una parte della coscienza stessa. Non esiste qualcosa al di fuori della coscienza, in quanto tutto è parte dell'infinito.

  • momento dell'autocoscienza -> l'attenzione si sposta sul soggetto (realtà interna). A sua volta contiene 3 figure:

    1) servitù signoria -> (mentre le 3 figure della fase precedente riguardavano l'ambito gnoseologico, in questa seconda fase le figure riguardano alcuni momenti importanti della storia del pensiero e dell'umanità). Semplifica delle dinamiche relazionali tipiche della società greco-romana. Per avere piena coscienza di sé, l'autocoscienza deve mettersi in relazione con le altre autocoscienze: devo mettermi in relazione con altre persone e devo essere riconosciuta anche dagli altri. La mia identità ha bisogno di essere riconosciuta anche da altre autocoscienze. Si verifica una situazione in cui ci sono diverse autocoscienze dove ognuna riconosce ognuna come autonoma: questo riconoscimento può avvenire solo con la lotta, lo scontro. Non può avvenire con l'amore, in quanto non porta alla coscienza, ma porta alla fusione e al mancato riconoscimento di identità separate. La lotta tra le autocoscienze è rappresentato dalla figura servitù-signoria, ovvero il servo e il signore: se la lotta è portata avanti da entrambe con la stessa forza, finirebbe che si distruggerebbero a vicenda; ma a un certo punto una delle due autocoscienze ha paura dell'annientamento. Quella che ha paura si sottomette -> il servo si sottomette al signore. Il signore era disposto anche a morire, e questa ha fatto sì che ottenesse la supremazia. Il padrone comincerà però a essere sempre più dipendente del servo, non è autonomo. Il servo, invece, servendo il signore, progressivamente impara a essere sempre più padrone di sé stesso e produce qualcosa: la manipolazione della natura, divenendo sempre più padrone della natura. Inizia così un capovolgimento della situazione (con andamento dialettico).2) stoicismo e scetticismo -> con l'inversione del rapporto di dipendenza servo/padrone si apre una nuova epoca nella storia dello spirito, caratterizzata da una liberazione spirituale non materiale. La libertà conquistata dal servo attraverso il lavoro è infatti solo una libertà interiore, cioè la consapevolezza del proprio valore e l'indipendenza nei confronti delle cose. Questo atteggiamento corrisponde sul piano storico filosofico alle posizioni espresse nella cultura antica dello stoicismo: il saggio si ritira in se stesso, nello spazio del pensiero e della morale in cui è padrone di se stesso; si tratta tuttavia di una libertà astratta perché le passioni e i condizionamenti esterni continuano a esistere. Lo stoicismo trapassa così nello scetticismo che trasforma il distacco dal mondo in negazione del mondo: il filosofo scettico sospende il giudizio sul mondo esterno, ma cade in contraddizione con se stesso (dichiara che è tutto illusorio, non è vero, ma pretende di dire qualcosa di reale e vero)

    3) coscienza infelice -> dallo scetticismo si esce affidandosi totalmente al divino, ma tale affidamento è una liberazione soltanto apparente perché è portatore al tempo stesso di infelicità. La coscienza infelice caratterizza la religiosità ebraica e il cristianesimo medievale. In essa la contraddizione assume la forma della separazione radicale tra DIO (infinito) e l'UOMO (finito): nell'ebraismo Dio è percepito come trascendente, separato dall'uomo inaccessibile e padrone dell'uomo che dipende totalmente da Lui; nel cristianesimo l'infinito assume la figura di un Dio incarnato in Gesù Cristo -> ciò avvicina l'uomo a Dio ma porta comunque al fallimento perché ripropone la scissione infinito/finito per l'allontanarsi nel tempo dell'evento storico dell'incarnazione e perché l'Assoluto non può identificarsi con una presenza particolare. Nel cristianesimo medievale la coscienza continua quindi ad essere infelice e Dio continua a essere irraggiungibile (lo spirito continua a essere scisso in opposizioni). Ci sono 3 manifestazioni dell'infelicità: 1) la devozione, pensiero a sfondo sentimentale e religioso non ancora elevato a concetto (coscienza dell'unità finito/infinito); 2) l'operare, l'uomo cerca di rivolgersi al mondo, di lavorare per godere del frutto del proprio lavoro (ma la coscienza cristiana avverte come dono di Dio anche le proprie forze, capacità e si umilia ulteriormente); 3) la mortificazione di sè (ascetismo), completa negazione dell'io a favore di Dio. Nel rinascimento e nell'Età moderna, la coscienza, nel suo sforzo di unificarsi a Dio, si renderà conto di essere lei stessa Dio, ovvero l'universale, il soggetto assoluto. L'autocoscienza divenendo consapevole che il divino è sia nel mondoche in se stessa, si scopre come RAGIONE ossia certezza di ogni realtà

  • momento della ragione -> l'autocoscienza è diventata ragione e ha assunto in sé ogni realtà. Il processo avviene in tre tappe:

    1) ragione osservativa (fase del naturalismo rinascimentale e dell'empirismo moderno) -> la ragione esplora il mondo, lo osserva, lo spiega attraverso leggi dimostrate sperimentalmente. Tutto ciò alla fine porta la ragione a diventare essa stessa una cosa tra le altre perdendo quindi il senso di se stessa (la propria spiritualità -> << l'essere dello spirito è un osso>>)

    2) ragione attiva -> la ragione cerca di riscattarsi dal fallimento precedente facendo leva sull'individualità, ovvero sul fatto di essere una volontà che cerca di affermarsi sulle cose. Si dispiega in altre tre figure, tra cui: 1) piacere e necessità (faustismo): l'individuo si butta sulla ricerca del piacere sfrenato, ma incontra un ostacolo insuperabile nell'inesorabilità del destino che si rivela ostile, incurante delle sue necessità, vivendo perciò un tragico fallimento; 2) la legge del cuore e il delirio della presunzione: la ragione cerca di reagire al proprio fallimento appellandosi al sentimento romantico della soggettività, ma il mondo va avanti a modo suo, segue una sua legge necessaria indipendente dalle aspirazioni e dai sentimenti dei singoli individui, che a loro volta entrano in conflitto con aspirazioni e sentimenti di altri individui.

    3) individualità in sé per sé

Conclusione sulla ragione

Conclusione: la ragione scopre che l'universalità non è raggiungibile a partire dall'individuo. L'universalità può essere raggiunta solo nella fase dello spirito, ovvero della ragione che si realizza concretamente nelle istituzioni storico-politiche di un popolo; solo in esse lo spirito può divenire pienamente cosciente di sé stesso. (-> inizio della seconda parte).

Critica all'idealismo

  • Schopenhauer
  • Kierkegaard

Questi due filosofi si occupano di riflettere sull'esistenza umana, specialmente il significato della vita umana e della sofferenza umana, e se l'uomo può superare il dolore esistenziale, in maniera totalmente opposta al pensiero ottimista dell'idealismo hegeliano. Altro aspetto da loro criticato è il fatto che non solo la realtà ma anche il pensiero si attuano progressivamente con andamento a spirale: il continuo dispiegarsi della realtà e del pensiero a livelli sempre più elevati porta alla piena attuazione di questi ultimi.

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