Documento dall'Università sul Fascismo. Il Pdf analizza il dopoguerra italiano, il Biennio Rosso e le politiche economiche e agrarie del fascismo, utile per lo studio della Storia a livello universitario.
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Dopo la Prima Guerra Mondiale, l'Italia affrontò gravi problemi economici e sociali. L'economia doveva essere riconvertita dalla produzione bellica a quella civile, ma il paese si trovava schiacciato da un enorme debito pubblico e da una forte inflazione, aggravata dalla svalutazione della lira. Sul piano sociale, le promesse di terre ai contadini non furono mantenute, mentre operai e braccianti chiedevano migliori condizioni di lavoro. Il ceto medio subì pesanti perdite economiche e i reduci ebbero difficoltà a reinserirsi nella società, con particolare disagio per i mutilati di guerra. Politicamente, con l'introduzione del suffragio universale maschile, le masse acquisirono maggiore peso. I partiti di massa, come il Partito Socialista Italiano e il Partito Popolare Italiano, ottennero grandi consensi alle elezioni del 1919, mentre i liberali persero terreno. Il nuovo governo, guidato da Francesco Saverio Nitti, si trovò a gestire un paese instabile, segnato da tensioni economiche, sociali e politiche.
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia fu attraversata da un periododi forti tensioni sociali noto come Biennio Rosso. Le proteste iniziarono in modo spontaneo, a causa dell'aumento del costo della vita, e si trasformarono presto in scioperi e occupazioni di fabbriche e terre. Gli operai del Nord chiedevano il controllo delle fabbriche, mentre i braccianti del Sud speravano di ottenere le terre che coltivavano. Questo provocò il panico tra industriali e proprietari terrieri, che temevano una rivoluzione simile a quella bolscevica. Il governo Giolitti, subentrato a Nitti, riuscì a placare il conflitto nell'autunno del 1920, mediando un accordo che garantiva aumenti salariali e una maggiore partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale. Tuttavia, nel lungo termine, queste lotte rafforzarono la paura del socialismo e spinsero le élite economiche a sostenere il nascente fascismo. Nel frattempo, il Partito Socialista Italiano (PSI) era sempre più diviso tra riformisti, favorevoli alla collaborazione politica, e massimalisti, che volevano una rivoluzione socialista. Nel 1919 Antonio Gramsci e altri fondarono la rivista L'Ordine Nuovo, che sosteneva i consigli di fabbrica come strumenti di lotta politica simili ai soviet russi. Lo stesso anno, il PSI aderì alla Terza Internazionale di Lenin, che imponeva condizioni rigide, tra cui il cambio di nome in "Partito Comunista" e l'espulsione dei riformisti. Questa spaccatura divenne definitiva al Congresso di Livorno del gennaio 1921, quando la minoranza favorevole alle direttive di Lenin si separò e fondò ilPartito Comunista d'Italia, guidato da Gramsci, Bordiga, Togliatti e Terracini. Poco dopo, nel 1922, il PSI subì un'ulteriore scissione: i massimalisti espulsero l'ala riformista di Turati, che diede vita al Partito Socialista Unitario (PSU), con segretario Giacomo Matteotti. Il Biennio Rosso si concluse così con un indebolimento del movimento socialista, che, diviso e frammentato, si trovò incapace di contrastare l'ascesa del fascismo.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, in Italia si diffuse un forte malcontento per le condizioni di pace, poiché il paese non ottenne tutti i territori promessi nel Patto di Londra. Pur avendo annesso Trieste, il Trentino e l'Alto Adige, l'Italia NON ricevette l'Istria e la Dalmazia, che furono invece rivendicate dal neonato Regno di Serbi, Croati e Sloveni. Inoltre, i nazionalisti chiedevano anche l'annessione di Fiume, non inclusa negli accordi, ma abitata in prevalenza da italiani. Alla Conferenza di Parigi, il governo italiano, guidato da Orlando e Sonnino, avanzò entrambe le richieste, generando tensioni con gli alleati, in particolare con il presidente americano Wilson. Per protesta, Orlando e Sonnino abbandonarono la conferenza e Orlando fu sostituito da Nitti. Il 12 settembre 1919, Gabriele D'Annunzio, a capo di ungruppo di militari, occupò Fiume e proclamò la Reggenza del Carnaro. Il governo italiano, incerto sul da farsi, evitò un intervento immediato, mostrando debolezza verso i nazionalisti. La situazione si risolse con il Trattato di Rapallo (12 novembre 1920), che assegno all'Italia l'Istria e al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni la Dalmazia, mentre Fiume divenne una città indipendente. D'Annunzio, rifiutando l'accordo, fu costretto a ritirarsi con l'intervento dell'esercito italiano nel cosiddetto "Natale di sangue" (dicembre 1920). L'impresa di Fiume evidenzio l'instabilità politica italiana, il malessere tra i militari e la fragilità del governo parlamentare, preparando il terreno per le tensioni che avrebbero portato alla crisi politica e alle elezioni anticipate del 1921.
Negli stessi anni dell'impresa di Fiume nacque il fascismo, guidato da Benito Mussolini. Inizialmente socialista rivoluzionario e direttore del quotidiano Avanti!, Mussolini fu espulso dal Partito Socialista nel 1914 per aver sostenuto l'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Fondò allora Il Popolo d'Italia, un giornale nazionalista, e dopo la guerra si dedicò alla creazione di un nuovo movimento politico.Il 23 marzo 1919, a Milano, fondò il primo fascio di combattimento, con l'obiettivo di rappresentare i ceti medi e contrastare sia il socialismo sia la grande borghesia capitalistica. Il movimento era eterogeneo, comprendendo ex socialisti, sindacalisti rivoluzionari, studenti, ufficiali reduci e i cosiddetti arditi, tutti accomunati dal malcontento per le condizioni di pace. Al suo interno si formarono due tendenze:
Il fascismo presentò il Programma di San Sepolcro, con richieste di riforme economiche e sociali radicali, ma anche rivendicazioni nazionaliste e anticlericali. Si proponeva l'abolizione della monarchia a favore di una Repubblica. Tuttavia, inizialmente il movimento ottenne scarsi consensi e rimase ai margini della politica italiana.
A partire dalla fine del 1920, Mussolini abbandonò le posizioni più radicali del Programma di San Sepolcro e trasformò il fascismo in una forza di destra, incentrata sulla difesa della proprietà privata e degli interessi della borghesia produttiva. Il movimento si pose come baluardo contro il socialismo, sfruttando il clima di ostilità diffuso dopo il Biennio Rosso. In particolare, nel Nord Italia, isocialisti avevano ottenuto importanti concessioni per i lavoratori agricoli, generando la reazione degli agrari e dei ceti medi, ai quali Mussolini si propose come garante dell'ordine. Il principale strumento d'azione furono le squadracce fasciste o camicie nere, formazioni armate che, con la violenza, attaccavano le organizzazioni socialiste, smantellando il sistema delle leghe rosse nella Pianura Padana. Un episodio chiave fu l'attacco fascista del 21 novembre 1920 a Bologna, quando, durante l'insediamento della nuova giunta socialista, gli scontri provocarono la morte di alcuni militanti. Questi eventi mostrarono il fascismo come il mezzo più efficace per contrastare il socialismo, ottenendo così il sostegno finanziario degli agrari (fascismo agrario). Il movimento si rafforzò grazie a vari fattori:
Nel maggio 1921, Giolitti indisse nuove elezioni, formando i blocchi nazionali, coalizioni tra forze antisocialiste e anticattoliche. Tuttavia, la tornata elettorale, preceduta da violenze squadriste, non risolse l'instabilità politica: socialisti e popolari mantennero un forte consenso e la governabilità restò precaria. Ilfascismo, invece, ottenne un riconoscimento politico rilevante, entrando in Parlamento con 35 deputati, tra cui Benito Mussolini.
Dopo le elezioni del 1921, Ivanoe Bonomi sostituì Giolitti alla guida del governo, cercando di fermare le violenze tra fascisti e socialisti. Il Patto di Pacificazione del 3 agosto 1921 fu accettato da Mussolini per non perdere il sostegno della borghesia, ma fu contestato dai leader squadristi come Italo Balbo, Dino Grandi e Roberto Farinacci, che mettevano in discussione la sua leadership. Per rafforzare il suo controllo, Mussolini trasformò il movimento in un vero partito, fondando nel novembre 1921 il Partito Nazionale Fascista (PNF). Il nuovo programma abbandonò la critica alla grande industria e al capitalismo, mantenendo l'ostilità verso socialismo e liberalismo. In politica estera, il partito promuoveva uno Stato forte e una politica di potenza. Nel febbraio 1922 Bonomi fu sostituito da Luigi Facta, un leader debole incapace di contrastare la crescente violenza fascista. Mussolini, invece, cercava di ottenere il potere, spingendo per la rimozione di Facta e la formazione di un governo con i fascisti. Tuttavia, il fascismo rifiutava la democrazia parlamentare e continuava a usare la violenza come strumento politico. Il 27 ottobre 1922 ebbe inizio la Marcia su Roma, un'azione di forza con cui i fascisti occuparono centristrategici nel Nord Italia e si diressero verso la capitale per esercitare pressione sul governo. Facta tentò di proclamare lo stato d'assedio, ma il re Vittorio Emanuele III si oppose, aprendo la strada a Mussolini, che il 30 ottobre 1922 fu nominato capo del governo. Il 16 novembre, nel suo discorso in Parlamento, Mussolini confermò l'ostilità fascista verso la democrazia e il liberalismo, segnando l'inizio della dittatura.
Quando Benito fu nominato presidente del Consiglio, si trovò alla guida di un governo che comprendeva che liberali, popolari e nazionali. L'esecutivo ripecchiava la coalizione dei "blocchi nazionali" , un'aggregazione politica sorta con l'intento di arginare l'ascesa delle forze socialiste. Il fascismo si era mostrato stile al parlamentarismo e ai principi della politica liberale. Mussolini comprese che sarebbe stato necessario collaborare con la vecchia classe dirigente liberale. Mussolini intendeva rassicurare la falange più estremiste del fascismo per questo presentò il parlamento come un organo inutile. Grazie a questa politica è definita del doppio binario Mussolini riuscì in due intenti: indebolire il parlamento e iniziò tutta una serie di riforme radicali. Attraverso nuove leggi e la creazione di nuove organismi legati al partito il governo di Mussolini lavorò per fascistizzare lo Stato. Il primo provvedimento fu la cosiddetta legge dei pieni poteri del 3 dicembre 1922 con cui fu attribuita al governo una serie di funzioni