Dispense Modulo 4: Media e opinione pubblica secondo Walter Lippmann

Documento from Media Studies su Dispense Modulo 4. Il Pdf esplora il rapporto tra media e opinione pubblica, analizzando le teorie di Walter Lippmann e le fasi storiche della comunicazione. Il Pdf, di livello universitario, tratta concetti come la società di massa e la propaganda politica, ed è stato prodotto per la materia Altro.

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Media Studies
Modulo 4 – Media e opinione pubblica
Prof.ssa Maria Chiara De Angelis
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CORSO
“MEDIA STUDIES”
DISPENSE MODULO 4
Media Studies
Modulo 4 – Media e opinione pubblica
Prof.ssa Maria Chiara De Angelis
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MEDIA E OPINIONE PUBBLICA
Introduzione
Per poter entrare in modo consapevole del giornalismo d’inchiesta, dopo aver preso in
esame le principali teorie della Communication Research, facciamo un affondo su alcuni
concetti chiave e pratiche riferite a come politica, media e cittadini interagiscono
tra di loro, con particolare attenzione a come le pratiche giornalistiche sono coinvolte
in questo complesso processo comunicativo.
Il discorso relativo ai media si è sviluppato sistematicamente intorno agli anni Venti
del secolo scorso, fino ad essere annoverato come una vera e propria rivoluzione
della comunicazione negli anni Cinquanta, al termine della Seconda Guerra Mon-
diale.
Alcuni importanti concetti nonché temi di interesse e di studio in ambito mediologico
si impongono tra la fine dell’Ottocento e il Novecento: tra questi il concetto di opinione
pubblica (Lippmann, Habermas, Lasswell), il paradigma della società di massa
(Freud), il tema della propaganda politica e della funzione ideologica dei media
(Benjamin, Horkheimer, Adorno, Marcuse, Habermas).
L’opinione pubblica (Walter Lippmann, 1922)
Lippmann, noto giornalista e saggista, nel 1917 ricoprì il ruolo di sottosegretario alla
guerra. Il suo saggio sull'opinione pubblica uscì nel 1922 ed è divenuto nel tempo un
classico dei media studies.
Lippmann aveva letto le opere essenziali della psicologia del profondo, si era formata
alla scuola, diciamo alla lettura di Freud, di Adler e degli autori più importanti della
Psicanalisi. Questo ovviamente si riesce a percepire nella sua opera.
Un’opera che va collocata nel suo tempo ma che riesce ancora oggi ad affermare il suo
contributo alla riflessione sui media e sui loro effetti. Questi dagli anni Venti ad oggi
hanno subito delle grandissime rivoluzioni. Ortoleva (1997) sostiene che ci sono stati
in due secoli quattro periodi decisivi:

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Media Studies

Modulo 4 - Media e opinione pubblica

Prof.ssa Maria Chiara De Angelis

CORSO
"MEDIA STUDIES"
DISPENSE MODULO 4

1Media Studies
Modulo 4 - Media e opinione pubblica
Prof.ssa Maria Chiara De Angelis

Media e opinione pubblica

Introduzione

Per poter entrare in modo consapevole del giornalismo d'inchiesta, dopo aver preso in
esame le principali teorie della Communication Research, facciamo un affondo su alcuni
concetti chiave e pratiche riferite a come politica, media e cittadini interagiscono
tra di loro, con particolare attenzione a come le pratiche giornalistiche sono coinvolte
in questo complesso processo comunicativo.
Il discorso relativo ai media si è sviluppato sistematicamente intorno agli anni Venti
del secolo scorso, fino ad essere annoverato come una vera e propria rivoluzione
della comunicazione negli anni Cinquanta, al termine della Seconda Guerra Mon-
diale.
Alcuni importanti concetti nonché temi di interesse e di studio in ambito mediologico
si impongono tra la fine dell'Ottocento e il Novecento: tra questi il concetto di opinione
pubblica (Lippmann, Habermas, Lasswell), il paradigma della società di massa
(Freud), il tema della propaganda politica e della funzione ideologica dei media
(Benjamin, Horkheimer, Adorno, Marcuse, Habermas).

L'opinione pubblica (Walter Lippmann, 1922)

Lippmann, noto giornalista e saggista, nel 1917 ricoprì il ruolo di sottosegretario alla
guerra. Il suo saggio sull'opinione pubblica uscì nel 1922 ed è divenuto nel tempo un
classico dei media studies.
Lippmann aveva letto le opere essenziali della psicologia del profondo, si era formata
alla scuola, diciamo alla lettura di Freud, di Adler e degli autori più importanti della
Psicanalisi. Questo ovviamente si riesce a percepire nella sua opera.
Un'opera che va collocata nel suo tempo ma che riesce ancora oggi ad affermare il suo
contributo alla riflessione sui media e sui loro effetti. Questi dagli anni Venti ad oggi
hanno subito delle grandissime rivoluzioni. Ortoleva (1997) sostiene che ci sono stati
in due secoli quattro periodi decisivi:

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  • 1830 - 1840 con la sperimentazione del telegrafo l'introduzione del franco-
    bollo le tecniche di fotografie rapide;
  • 1850 - 1875 in cui nascono le linotype per le macchine di piegatura dei gior-
    nali, la macchina da scrivere, il fonografo, il grammofono, il cinema, il telefono
    e la radiotelegrafia;
  • 1920 - 1935 in cui compaiono stampa rotocalco, la tele fotografia, le prime
    sperimentazioni televisive, il cinema sonoro, e quello a colori, la fotocopiatrice,
    lo sviluppo delle reti di radiodiffusione circolare;
  • il quarto periodo esplosivo quello che stiamo vivendo e non si è assolutamente
    concluso ed è quello della digitalizzazione della comunicazione e dei mezzi:
    dall'avvento di Internet alla cosiddetta social network Society.

Ancora oggi l'opera di Lippmann ci aiuta in un interrogativo che ha caratterizzato gli
studi sugli effetti della comunicazione di massa sui destinatari. La domanda che muove
la sua riflessione è: quali sono gli effetti anzitutto socioculturali dei media e del sistema
che ormai li accomuna e li coordina sulle opinioni politiche e culturali di chi li legge li
vede e di chi li ascolta ma anche di chi produce perché ormai sappiamo bene che il
destinatario è anche producer cioè produce la comunicazione e la diffonde attra-
verso i mezzi di comunicazione in particolare attraverso i social media.
Il libro conserva appieno la sua carica di ricerca e di novità di approccio alla comuni-
cazione in una società sempre più complessa. In area anglosassone il testo ebbe l'at-
tenzione che meritava fin da subito; in Italia arrivò invece quarant'anni dopo nel 1963
grazie alla l'opera di Renzo Zorzi, animatore culturale organizzativo delle giovani Edi-
zioni di Comunità create da Adriano Olivetti e all'interesse dei problemi della comuni-
cazione di uno studioso come Cesare Mannucci.
Il rinnovato interesse per la comunicazione politica, si ebbe in Italia nel 1994, con la
discesa "in campo" dell'imprenditore Silvio Berlusconi, che in pochi mesi riuscì con
Lega e gli eredi del Movimento Sociale a vincere la tornata elettorale. Da quel momento
l'attenzione si spostò sul problema dell'influenza della televisione e in generale dei
mezzi di comunicazione sulla nostra politica, divenendo un tema centrale all'interno
del dibattito pubblico. Il lavoro di Lippmann allora conquisterà l'interesse degli studiosi
e dei ricercatori e si affermerà tra i classici della letteratura della comunicazione politica
e più in generale della Communication Research.
Prima del saggio L'Opinione pubblica, e al termine della Prima guerra mondiale,
Lippmann pubblica un saggio intitolato Liberty and The News. Il saggio metterà in

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evidenza il peso crescente che andavano assumendo i mezzi di comunicazione nella
vita politica dell'Occidente.
Le stesse problematiche saranno poi affrontate da Lippmann nel saggio sull'opinione
pubblica. Il lavoro di Lippmann parte da questo specifico assunto: esiste un ambiente
invisibile per la maggior parte degli individui come per i gruppi sociali, in cui ciascuno
si forma alle immagini che gli vengono trasmesse appunto da mezzi di comunicazione.
Si chiede di Lippmann nel suo studio:
che cos'è la propaganda se non lo sforzo di modificare le immagini a cui reagiscono gli
individui e di sostituire un modello sociale a un altro?

Il concetto di simbolismo dell'opinione pubblica

Lippmann afferma che in tempi di moderata sicurezza i simboli dell'opinione pubblica
sono soggetti a controlli a confronti e discussioni, si formano e si disfano, si consolidano
e vengono dimenticati e non realizzano mai perfettamente il sentimento di un gruppo
intero. In fondo c'è una sola attività umana in cui si riesca ad attuare - sostiene
Lippmann - l'unione sacra di popolazioni intere e questo è la guerra dove quindi
emerge una simbolizzazione dell'opinione pubblica molto più polarizzata, schierata e
più forte non solo sul piano cognitivo ma in particolare su quello prettamente emozio-
nale. Dunque, per Lippmann finzione e simboli non hanno un valore per l'ordine
sociale esistente ma sono considerati semplicemente una parte importante del mecca-
nismo della comunicazione umana:
In certe situazioni - afferma Lippmann - gli individui reagiscono alle finzioni con la
stessa forza con cui reagiscono alla realtà e in molti casi contribuiscono a creare proprio
quelle finzioni a cui reagiranno. (p.13)
Lippmann sottolinea che tra l'individuo e l'ambiente reale vi è uno pseudo ambiente.
La scena dell'azione viene dunque rappresentata, e letta secondo le categorie preesi-
stenti nell'individuo e indotte dal sistema dei media e produce di conseguenza delle
azioni e retroazioni che impattano non sulla rappresentazione, ma sulla realtà vera e
propria (Fig. 1).

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Ambiente
Fatti +
Opinioni

Azioni +
Retroazioni

Pseudo -
ambiente

Figura 1 : Il simbolismo dell'opinione pubblica

Il comportamento dell'individuo è una reazione a questo pseudo ambiente ma essendo
un comportamento impatta direttamente sull'ambiente reale nel quale l'azione accade.
L'adattamento dell'uomo al proprio ambiente avviene dunque mediante delle finzioni,
più o meno imponenti: dalle allucinazioni alla scelta scientemente presa di preten-
dere un certo grado di esattezza per un determinato problema.
Secondo quanto affermato da James (1918) nel suo Principi di Psicologia, la cultura
umana è dunque in larga misura data dai processi di selezione, riordinamento,
schematizzazione e stilizzazione dell'irradiazione delle nostre idee.
Da queste premesse Lippmann invita il lettore a cogliere la complessità della poli-
tica. La struttura politica formale è inserita in un ambiente sociale che comprende
innumerevoli corporazioni e istituzioni, grandi e piccole associazioni, volontarie e invo-
lontarie, raggruppamenti nazionali e provinciali di cittadini che assai spesso prendono
decisioni di cui il corpo politico prende atto. Su che cosa si basano queste decisioni?
Lippmann a partire dalla storia dei quattro uomini sotto al lampione di C. K. Che-
sterton1 invita a soffermare il lettore sulla possibilità di sostituire al posto dei quattro
uomini sotto al lampione governi, i partiti, le aziende, le associazioni, gli ambienti so-
ciali, le associazioni di mestieri e delle professioni, le università e di pensare quindi al
legislatore che vota una legge che influirà su popoli lontani o a un uomo di governo
che prende delle decisioni.
Tutto quello che avviene non sarà molto diverso da quanto accaduto nella storiella dei
quattro uomini di Chesterton accanto al lampione verde pisello. La società non si fonda

1 https://archive.org/details/chestertoninvanityfair 2107 librivox/vanityfair 12 chesterton 128kb.mp3
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dunque su una comunione o su nessuna convenzione ma piuttosto su una coinci-
denza: può darsi che quattro uomini si incontrino appunto "sotto lo stesso lampione"
ognuno per motivi diversi ma è poco sensato però attendersi che questa comunione di
intenti possa verificarsi ogni sera.
Per poter approfondire i temi sulla comunicazione politica affrontati da Lippmann è
necessario definire un vocabolario comune iniziando da alcune definizioni centrali nella
sua opera, quelle di affari pubblici, di opinioni pubbliche e di Opinione Pubblica,
di seguito descritti:

  • Affari pubblici sono quegli aspetti del mondo esterno che hanno a che fare con
    il comportamento di altri esseri umani in quanto questo comportamento si in-
    crocia col nostro e dipenda da noi o ci interessi
  • Le opinioni pubbliche sono le immagini che sono nella mente di questi esseri
    umani immagine di sé stessi di altri nelle loro esigenze e dei loro intenti e dei
    loro rapporti
  • L'Opinione Pubblica costituisce le è costituita dalle immagini in base a cui
    agiscono i gruppi di persone o individui che agiscono i nomi di gruppi

Teoria della comunicazione di Lippmann

Nella sua teoria della comunicazione Lippmann mette in evidenza alcuni elementi:

La conoscenza nascosta

Il primo riguarda gli ostacoli che il governo o altre istituzioni pongono alla conoscenza
di alcuni fatti importanti di rilevanza pubblica: il primo elemento con il quale le attuali
democrazie devono confrontarsi è l'assunto della conoscenza nascosta, ovvero l'im-
possibilità di poter conoscere e avere accesso a tutti i fatti della realtà. La nostra co-
noscenza - rileva Lippmann - è dunque indiretta: i fatti raccontati sono fuori dal
campo visuale dell'individuo che dunque conosce per mediazione (esempio della
guerra immaginata come conflitto personale).
L'autore analizza i comunicati del quartier generale alleato evidenziando come la cen-
sura che i militari esercitavano sull'andamento degli scontri avesse delle mo-
tivazioni di tipo politico: la preoccupazione di evitare il diffondersi dell'allarmismo
nella popolazione, la necessità di infondere coraggio ai civili in una fase particolarmente

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