Documento sull'Impressionismo e domande a cui rispondere. Il Pdf, di livello universitario e dedicato all'Arte, esplora le origini del movimento, i precursori come Boudin e Manet, e l'influenza italiana con i Macchiaioli, analizzando le diverse personalità artistiche e le loro esposizioni.
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· IMPRESSIONISMO E DOMANDE A CUI RISPONDERE Come nacque l'impressionismo? · Quali sono le principali novità? . Ma chi erano gli impressionisti e perché il loro apporto è stato così fondamentale per la storia dell'arte? · Qual è stata la rivoluzione che hanno introdotto, tanto da aver creato una sorta di cesura tra il prima e il dopo? . Chi furono i principali artisti impressionisti e quali le differenze che li separavano? Parlare di impressionismo e di pittori e scultori impressionisti equivale a raccontare una delle più note vicende della storia dell'arte, nonché una delle più apprezzate.
Il termine "impressionismo" deriva in realtà da una sola opera: si tratta di Impression. La mostra fu però stroncata dal critico Louis Leroy, che sulla rivista Le Charivari (pronuncia ciarivarì) scrisse: "Impressione, ne ero sicuro, Ci dev'essere dell'impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell'esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancora più curata di questo dipinto". Da questa recensione negativa nacque il termine "impressionisti": inizialmente adoperato in forma spregiativa, passò poi a identificare quel gruppo di artisti che avevano fatto dell'impressione, della RAPRESENTAZIONE DI UN MOMENTO, dall'USO DELLA LUCE E DEL COLORE da raffigurare nella tela.
L'ascesa degli impressionisti non fu istantanea. Già in Francia, con le opere dei pittori realisti (come Gustave Courbet) e con quelle degli artisti della scuola di Barbizon (come Théodore Rousseau e Jean- François Daubigny), si erano creati i presupposti per un cambio di paradigma, sia dal punto di vista dei contenuti (non più soltanto pittura di storia o temi religiosi o mitologici: la realtà quotidiana entrava di nuovo in maniera dirompente nei soggetti più in voga tra gli artisti, sia da quello formale (i pittori di Barbizon furono i primi a "uscire" dall'atelier e a dipingere en plein air, ovvero all'aria aperta). . Anche in Italia si erano creati i presupposti per una pittura di paesaggio creata all'aria aperta e per un'arte capace di far leva sull'interesse ottico degli artisti, ovvero l'arte dei macchiaioli, che precedono di circa dieci- quindici anni l'impressionismo (tanto che uno dei più grandi macchiaioli, Giovanni Fattori, nel valutare per la prima volta le opere degli impressionisti avrebbe affermato il primato degli italiani, che tuttavia rimanevano ancora legati al disegno, abbandonato invece dai francesi).
Uno dei grandi anticipatori dell'impressionismo fu Eugène Boudin (Honfleur, 1824 - Deauville, 1898), che fu peraltro maestro di Monet: con la sua arte diede dignità al "tempo libero" dipingendo vedute di spiagge, istantanee di scampagnate, vacanze nella natura. L'immediatezza della pittura di Boudin fu uno dei punti di partenza delle ricerche degli impressionisti, sia per l'attualità delle sue scelte tematiche, sia per il modo in cui venivano affrontate, con un linguaggio diretto, che riportava fedelmente sulla tela ciò che l'artista osservava durante le sue sedute all'aperto. Boudin non arrivò al grado di sperimentalismo degli impressionisti, ragion per cui non lo si può pienamente ascrivere al loro gruppo, ma è comunque uno dei massimi precursori del nuovo movimento.
Altro artista che anticipò le ricerche degli impressionisti e che poi passò a ingrossare le loro fila fu Edouard Manet (Parigi, 1832 - 1883),che già dalla fine degli anni Cinquanta aveva cominciato a dipingere, in uno stile fortemente influenzato dalla pittura realista, brani della vita della Parigi di quegli anni: le notti nei caffè, gli spettacoli dei teatri, la modernità rappresentata dal passaggio delle prime locomotive e dei battelli a vapore che solcavano la Senna. Raccontare la modernità in tutti i suoi aspetti: anche questo fu uno degli obiettivi degli impressionisti.
La prima mostra degli impressionisti si tenne il 15 aprile del 1874 nello studio di Nadar, come anticipato: vi parteciparono molti artisti i cui nomi non sono molto noti al grande pubblico, e ci fu anche un grande artista italiano, ovvero Giuseppe De Nittis. Tra gli artisti che presero parte alla mostra ci fu Paul Cézanne, Gustave Colin, Louis Debras, Edgar Degas, Jean-Baptiste Armand Guillaumin, Louis La Touche, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley. Il più innovativo di tutti era sicuramente Claude Monet: la sua tecnica fatta di pennellate rapide date sulla tela per comunicare l'impressione del momento fu una delle novità che più attirarono la critica. In effetti, dato il rifiuto degli impressionisti per la pittura accademica e il loro desiderio di affrontare non temi aulici o solenni, ma contenuti che non erano ritenuti adatti per la pittura "ufficiale", si può ben comprendere come la critica conservatrice fosse tutt'altro che dalla loro parte.
Quali sono le principali novità? Uno dei motivi per cui gli impressionisti vengono inseriti ormai in tutti i "canoni ufficiali" della storia dell'arte sta nel loro approccio alla realtà: gli impressionisti, infatti, non rappresentano la realtà come avevano fatto tutti gli artisti prima di loro, cercando di restituire un'immagine fedele e quasi fotografica di una scena, ma semplicemente restituendo all'occhiodell'osservatore ciò che l'occhio dell'artista vede sulla tela. Ecco dunque perché i colori sono accostati e non mescolati, perché le figure si sfibrano, perché tutto ha quest'aria di grande immediatezza, perché le immagini degli impressionisti sono spesso sfocate: perché l'occhio umano, nel soffermarsi un istante su di una scena, non coglie con precisione tutti gli elementi di ciò che vede, nei singoli dettagli.
Édouard Manet nacque a Parigi nel 1832 da una famiglia agiata e colta: il padre era un funzionario del Ministero della Giustizia e la madre figlia di un diplomatico. Sebbene cresciuto vicino alla École des Beaux-Arts, il padre ostacolò la sua vocazione artistica. Fu lo zio materno, Édouard Fournier, a sostenerlo, portandolo spesso al Louvre, dove Manet imparò copiando opere di Goya, Velázquez ed El Greco. Fallito nel percorso scolastico (iscrizione alla facoltà di giurisprudenza voluta dal padre) tentò la carriera navale per ribellarsi al padre. Durante il viaggio in Brasile, continuò a disegnare. Alla fine, ottenne il permesso di studiare arte e si formò nella bottega di Thomas Couture, da cui però si distaccò per divergenze artistiche. Viaggiò in Europa per studiare i maestri del passato, tra cui Rembrandt in Olanda e i rinascimentali italiani. Manet fu influenzato dal Realismo di Courbet ma evitò riferimenti politici. Ammirava anche Delacroix, da cui copiò La barca di Dante. La sua prima opera, Il bevitore di assenzio (1859), fu apprezzata da Delacroix ma rifiutata dal Salon. Nello stesso anno conobbe Edgar Degas, con cui condivise l'ammirazione per Velázquez. Frequentò la Brasserie des Martyrs con Courbet e altri artisti, ma mantenne una certa distanza dai circoli bohemien. Fu amico del poeta Baudelaire, da cui trasse l'ideale dell'artista-dandy", capace di cogliere il presente: da questa ispirazione nacque Musica alle Tuileries (1862), aspramente criticata dal pubblico. Dopo il rifiuto al Salon, partecipò al Salon des Refusés (1863), dove presentò Colazione sull'erba, che scandalizzò il pubblico. Deluso, distrusse alcune operazioni e partì per la Spagna, ma vi restò poco. Tornato in Francia, trovò sostegno da scrittori come Émile Zola, che lo elogiò per la sincerità del suo realismo.
Nel 1867, organizzò una mostra personale (detta "Louvre personale") durante l'Esposizione Universale, ignorando il Salon. L'iniziativa fu derisa, ma attirò giovani artisti come Monet, Renoir, Cézanne e Pissarro, con cui si ritrovava al Cafe Guerbois. Nonostante le delusioni, Manet tornò a esporre al Salon in modo più tradizionale, puntando su soggetti storici, anche grazie al sostegno di giurati più aperti come Daubigny. Nel 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana e Manet si arruolo come artigliere insieme all'amico Edgar Degas. Dopo la sconfitta di Sedan e la caduta del Secondo Impero, nacquero la Comune di Parigi e poi la Terza Repubblica. In questo periodo vennero sospesi i Salon e l'École des Beaux-Arts. Intanto si andava formando il gruppo degli Impressionisti, che Manet frequentava regolarmente durante le sessioni di pittura all'aperto (en plein air), ma rifiuto di esporre con loro alla prima mostra del 1874. Continuò però a sostenerli, pur scegliendo di restare nei circuiti ufficiali come il Salon, dove veniva ancora criticato per le sue opere considerate scandalose in passato. Un punto di svolta fu l'ascesa di Antonin Proust, suo amico d'infanzia e poi Ministro delle Belle Arti nel 1881, che contribuì a far conferire a Manet la Legion d'onore, segnando un riconoscimento ufficiale alla sua carriera. Sul piano personale, Manet soffriva di gravi problemi di salute legati alla sifilide, che gli causava difficoltà motorie. Seguendo il consiglio dei medici si trasferì in campagna, dove, pur provato, riuscì a completare la sua ultima grande opera, Il bar delle Folies-Bergère (1882). Nel 1883 le sue condizioni peggiorarono: colpito da cancrena, subì l'amputazione di una gamba e morì il 30 aprile 1883. Ai suoi funerali parteciparono figure importanti come Zola, Monet e Proust. È sepolto nel cimitero di Passy a Parigi.
"Dipingo le cose che vedo nel modo più semplice", aveva detto Manet. "Così la mia Olympia. Che c'è di più spontaneo?". Ecco una delle parole chiave dell'impressionismo: spontaneità. Inoltre, per la prima volta, la vita quotidiana della borghesia entrava sistematicamente nei dipinti degli artisti. Nel loro approccio alla realtà, gli impressionisti però segnarono una differenza rispetto ai realisti:
Arte per l'arte, insomma: gli impressionisti affermano che lo scopo principale dell'attività dell'artista è il suo quadro o la sua scultura, e che un artista dev'essere giudicato esclusivamente per ciò che dipinge o che scolpisce. Édouard Manet, Olympia (1863-65; olio su tela, 130,5 x 190 cm; Parigi, Musée d'orsay)