Documento sui Comuni italiani e la Dieta di Roncaglia del 1158. Il Pdf, adatto per la scuola superiore, presenta una sintesi chiara e concisa sulla Dieta di Roncaglia e le regalie, con un focus sul contesto storico e le motivazioni di Federico Barbarossa per riaffermare l'autorità imperiale.
Mostra di più32 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Tra il IX e il X secolo si intrecciano alcuni fenomeni:
Aspirazione a ricoprire un ruolo di rilievo nella vita
politica (sottraendosi al potere dei vescovi e ai signori
locali o, in alternativa, collaborando con essi).
I cittadini iniziano ad auconsiderarsi come un corpo
collettivo che condivide esigenze ed obiettivi ->br />rivendicano il riconoscimento di un proprio stato giuridico,
contro la rigida gerarchia feudale.
COMUNE: il termine indica coloro che hanno giurato
(coniurationes o "patti giurati") di volere sostituire le
vecchie autorità con nuovi organismi di tipo elettivo
insieme.
A farlo erano i cittadini più in vista (spesso i Maestri
d'Arte o alcuni aristocratici) .
I cittadini iniziarono a chiedere ai signori il
riconoscimento di alcuni diritti (elencati nelle CARTE DI
LIBERTA': questi diritti riguardavano la possibilità di
autogovernarsi, soprattutto relativamente alla gestione
delle tasse e della giustizia) .
L'Imperatore, che in teoria era il titolare del potere
supremo sulle città, in un primo momento non fu in grado di
opporsi ai Comuni e per questo riconobbe le nuove forme di
governo cittadino.
Le istituzioni comunali cambiarono ordinamento nel corso del
tempo. Inizialmente: Comune consolare.
I consoli (in numero variabile) dovevano:
Dal Duecento: Comune PODESTARILE: il governo viene affidato
ad un PODESTA', ovvero un funzionario super partes, scelto
fuori dalla città, in modo da garantire la sua imparzialità
nei confronti delle diverse fazioni.
Persona competente sia dal punto di vista militare che
giuridico.
Inoltre per garantire l'imparzialità, il podestà restava in
carica solo un anno.
Ancora alla fine del XIII secolo in città erano ancora molti
ad essere esclusi dal governo: si trattava di mercanti,
cambiatori, artigiani, intellettuali: essi richiedevano di
poter partecipare alla vita politica e ben presto iniziarono
a sentirsi parte di un corpo unico (il "popolo") .
Scontrandosi contro i gruppi che tradizionalmente
governavano le città, riuscirono ad affermarsi e ad eleggere
un capitano del popolo che si affiancò al podestà.
Il compito del Capitano del popolo era quello di occuparsi
della difesa e dell'ordine pubblico.
Il podestà invece continuava ad amministrare la giustizia e
il funzionamento degli uffici comunali.
Le condizioni che abbiamo descritto finora sono valide
soprattutto per l'Italia, dove nell'Alto Medioevo molte città
sorte in età romana avevano continuato a mantenere una certa
vitalità.
In altre regioni d'Europa, invece, le città medievali erano città
nuove, nate come borghi accanto a un grande monastero o a un
castello. Esse erano abitate da mercanti e artigiani, ma non
disponevano di una milizia cittadina e, per questo, non divennero
quasi mai indipendenti da sovrani, vescovi o signori e per questo
non conquistarono mai il proprio contado.
Comune consolare
(XII secolo)
Comune podestarile
(prima metà XIII secolo)
Comune di popolo
(seconda metà XIII-
prima metà XIV secolo)
l'Furona a il mondo nel Basso Medioe
I Comuni (Barbero)
Il primo sovrano che cercò di rafforzare l'autorità
imperiale fu FEDERICO I DI SVEVIA (sovrano dal 1154 al
1190), detto Barbarossa.
Egli era intenzionato a rafforzare la propria autorità sia
in Germania che in Italia: per questo guardò con
preoccupazione all'espansione di alcune grandi città
italiane che, senza nemmeno interpellare l'imperatore,
muovevano guerra a quelle più piccole per inglobarle.
Nel 1154, dopo essere stato eletto re di Germania, Federico
Barbarossa scese in Italia, dove ottenne la corona di re
d'Italia a Pavia.
Alcuni comuni GHIBELLINI (cioè filo-imperiali) come Lodi,
Pavia e Cremona, gelosi della potenza dei comuni vicini, lo
accolsero con entusiasmo.
Barbarossa stava cercando di riordinare l'Impero, imponendo
alle città italiane di riconoscere la sua autorità,
rinunciando a tutte le forme di autonomia che si erano
create in quegli anni (ad es battere moneta, riscuotere
tasse, eleggere i propri amministratori).
Si trattava di un atto di forza importante: il suo obiettivo
era riportare sotto il proprio controllo i ricchi comuni
italiani, per poi potersi impegnare ad imporsi anche sui
signori tedeschi e sul papato.
Naturalmente la politica di Federico irritò profondamente i
Comuni, che però non erano uniti tra loro e faticavano a
trovare una linea comune.
Le città più piccole infatti accettarono di sottomettersi
all'imperatore, mentre le più grandi gli si opposero.
In particolare Milano si assunse il compito di guidare la
lotta contro l'imperatore, ma venne sconfitta, assediata ed
espugnata. La sua completa distruzione fu affidata agli
abitanti di Lodi (1162).
Nel frattempo Milano era stata ricostruita e si aggiunse
alla Lega Lombarda: anche il papa Alessandro III, minacciato
dalle ambizioni di potere dell'imperatore, diede il proprio
sostegno.
La Lega Lombarda riuscì a schiacciare l'esercito imperiale
nella BATTAGLIA DI LEGNANO (1176).