Teologia I: realismo e senso religioso, Università Cattolica del Sacro Cuore

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su Teologia I: realismo e senso religioso. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Religione, esplora il concetto di realismo e gli atteggiamenti irragionevoli di fronte alle domande esistenziali, come la negazione o la riduzione della domanda, con le relative conseguenze.

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-TEOLOGIA I-
-PROF. STEFANO ALBERTO –
-APPUNTI DI MARIO AMBROGGIO - I ANNO LRI-
CAP 1 – PRIMA PREMESSA: REALISMO
1.Di che si tratta
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2. Il metodo di ricerca è imposto dall’oggetto: una riflessione sulla propria esperienza
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3/4 L’esperienza implica una valutazione:
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Teologia I - Alberto - Appunti completamente sostitutivi dei due libri

Teologia I (Università Cattolica del Sacro Cuore) Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Ilaria Signorile (signorile371@gmail.com)-TEOLOGIA I- -PROF. STEFANO ALBERTO - -APPUNTI DI MARIO AMBROGGIO - I ANNO LRI-

CAP 1 - PRIMA PREMESSA: REALISMO

1. Di che si tratta

Il libro, si apre con una frase di Alexis Carrel (Chirurgo e biologo francese riconvertito da ateo): "Poca osservazione, e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Viviamo in, un'epoca ricca di ideologie, dove al posto di imparare direttamente dalla realtà, la manipoliamo secondo uno schema e ideologia fabbricate dal nostro intelletto. Se si desidera conoscere realmente la realtà, bisogna partire da essa stessa, non bisogna cercare di manipolarla secondo ideologie, schemi fabbricati dall'intelletto.

2. Il metodo di ricerca è imposto dall'oggetto: una riflessione sulla propria esperienza

Se si vuole sapere, conoscere qualsiasi avvenimento o "cosa", il metodo di conoscenza è dettato dal realismo. Detto + semplicemente -> è l'oggetto da conoscere che detta il metodo, non si deve privilegiare uno schema fabbricato nella mente rispetto all'osservazione di un fatto, avvenimento reale. Lo stesso Sant'Agostino affermava : "Io cerco per sapere qualcosa, non per pensarla". Stando a questa frase quindi, se si conosce una cosa, allora la si può pensare, ma non può avvenire il contrario: non è detto che pensando, possiamo conoscere una determinata cosa. Spesso noi proiettiamo sul fatto quello che pensiamo, invece di fare il contrario. Il realismo esige quindi che il metodo per conoscere qualcosa, non debba essere immaginato o creato dal soggetto, ma debba partire dall'oggetto. Sulla scia di ciò che dice Carrel, anche x l'esperienza religiosa vale lo stesso principio: è importante sapere prima come sia fatta e di cosa tratta in realtà. Non esiste attività umana che sia + grande dell' esperienza o senso religioso: essa è l'attività umana, natura originale x cui l'uomo è portato a porsi un interrogativo, cercando il perché ultimo dell'esistenza. Ossia: Che senso ha tutto? Bisogna riflettere però sul metodo da usare nella risposta a questo quesito:

  1. Affidarsi alle conoscenze e opinioni altrui, di figure importanti all'interno della società -> sbagliato non si deve credere al parere altrui, ciò che la maggior parte delle persone fanno. (ex. studiamo ciò che dice Marx, Aristotele, i giornalisti, politici ... )
  2. Il realismo impone seguire l'oggetto, impone un metodo preciso da seguire, che non sia immaginato o pensato ma che sia imposto dall'oggetto, non dal soggetto. - > giusto

L'esperienza religiosa o senso religioso è un qualcosa che riguarda la persona stessa, che avviene all'interno dell'uomo e della sua coscienza. Bisogna quindi riflettere su noi stessi, occorre quindi condurre un'indagine esistenziale. Solo dopo aver condotto quest'indagine potremo confrontare i dati raggiunti con ciò che dicono gli altri (filosofi, storici, scienziati ... ) e ciò è importante in modo da non far decidere agli altri il fine del proprio destino, con una immagine indotta da loro.

3/4 L'esperienza implica una valutazione

Dopo aver compiuto l'indagine esistenziale, è necessario emettere un giudizio sull'indagine svolta su noi stessi: senza una capacità di dare un giudizio e valutazione, l'uomo non può fare alcun tipo di esperienza. Con il termine "esperienza", non si intende semplicemente "provare" qualcosa o accumulare esperienze ma significa avere un giudizio dato su ciò che si prova: ciò che caratterizza l'esperienza è capirne, scoprirne il senso. Il nostro giudizio esige un criterio in base al quale viene formulato, sono possibili 2 criteri per la valutazione: This document is available free of charge on studocu Downloaded by Ilaria Signorile (signorile371@gmail.com)

  1. O è un criterio mutuato in noi dal di fuori -> si ricade nell' evenienza alienante descritta prima, cioè ci basiamo su quello che dicono gli altri, facciamo dipendere il significato di ciò che noi siamo da qualcosa esterno da noi.
  2. O un criterio reperibile dentro di noi -> (ossia ci è dato dalla natura, Dio). È l'unica alternativa non alienante e ragionevole

5. L'esperienza elementare

Tutte le esperienze dell'umanità e della personalità passano per un'esperienza originale, elementare. Ciò che l'uomo deve imparare è la possibilità e l'abitudine di paragonare ogni proposta con la sua esperienza elementare. Ma in cosa consiste esattamente? La natura lancia l'uomo in un confronto universale con tutto ciò che esiste, quindi con sé stesso e con gli altri, dotandolo di un complesso di esigenze ed evidenze talmente originali che tutto ciò che l'uomo dice o fa, dipende da esse. Quste esigenze possono essere di vario tipo (esigenza di verità, felicità, giustizia, ecc ... ). La conoscenza sarà quindi data da due fattori: l'esperienza elementare e l'oggetto. La Bibbia direbbe un "cuore" al posto di esperienza elementare, inteso come qualcosa che tende a indicare queste evidenze e soprattutto esigenze da cui l'uomo dipende e che l'uomo usa come strumento universale di confronto.

6. L'uomo, ultimo tribunale?

Si è detto che il criterio di valutazione o giudizio è immanente, dentro di noi. Ma ci sono miliardi di individui che si paragonano invece con le cose e con il destino: come è possibile evitare una generale soggettivizzazione? Non sarebbe questa un'esaltazione dell'anarchia? Solo due tipi di uomini salvano la statura dell'essere umano:

  1. L'anarchico -> affermazione di sé all'infinito, tentazione + affascinante ma menzognera
  2. L'autenticamente religioso -> è l'accettazione dell'infinito come significato di sé.

L'anarchia, nonostante tragga + in tentazione, si afferma con la violenza su tutti e su tutto. Il secondo, invece di cercare di affermarsi di fronte a qualsiasi realtà, abbraccia la realtà e l'essere, accettando di esistere e accettando il reale, accettando una realtà che non si è data da sé. Il criterio fondamentale con cui si affrontano le cose è il criterio oggettivo con cui la natura lancia l'uomo nel paragone universale, dotandolo della la propria esperienza elementare, solo in questa identità si supera l'anarchia.

7. Ascesi per una liberazione

Per evitare di essere o ingannati o alienati dagli altri, bisogna abituarsi a paragonare tutto con l' esperienza elementare e far sì che la tradizione del contesto nel quale si è cresciuti sedimenti sulle proprie esigenze originali: se qualcuno vuole sfidarla, deve sfidare anche l'opinione comune. Banalmente, il modo di concepire il rapporto tra uomo e donna ad esempio, è determinato sia dalla propria istintività che dall'immagine di amore creatasi nell'opinione pubblica. Serve quindi perforare, non seguire alla lettera tali immagini date dal clima in cui si è immersi e basare il nostro giudizio alla luce delle evidenze prime e non a seconda delle relazioni occasionali, indotte da un contesto e da una storia. Tornando al punto iniziale, si deve partire dall'oggetto e dalla realtà stessa. L'uso dell'esperienza elementare, del giudizio, del cuore, è quindi andare controcorrente, ed esso è l'origine del processo che permette di recuperare l'esistenziale profondo, portando così alla liberazione. Questo processo può essere definito "lavoro ascetico" e la parola ascesi indica l'opera di un uomo che cerca maturazione in sé. Questo è un lavoro semplice, ma non ovvio e/o scontato. In termini religiosi, questa "fatica di andare controcorrente" è indicabile con il termine "metanoia" e fa parte della conversione. La metanoia o conversione non sono altro che il radicale cambio del modo di pensare. Downloaded by Ilaria Signorile (signorile371@gmail.com)

CAP 2 - SECONDA PREMESSA: RAGIONEVOLEZZA

Se la prima premessa -realismo- ha visto prevalere l'oggetto, la seconda premessa mette in primo piano il soggetto che agisce: cioè l'uomo. Il soggetto (l'uomo), possiede l'unica particolarità che ha lui e solo lui in natura: la ragione, cioè la capacità di rendersi conto della realtà, secondo un'apertura alla totalità dei suoi fattori. La ragionevolezza invece rappresenta un modo di agire adeguato che realizza la ragione (usare la ragione in modo adeguato, secondo quel metodo proprio dell'oggetto che voglio conoscere).

1. Ragionevolezza: esigenza strutturale dell'uomo

Come percepiamo se un atteggiamento è ragionevole o no? Dal momento che la seconda premessa si concentra sulla ragionevolezza, ossia l'uso adeguato della ragione, è dall'osservazione della propria esperienza che si potrà osservare un atteggiamento. Alcuni gesti o atteggiamenti possono apparire irragionevoli perché non lasciano intravedere possibili ragioni (un uomo che si presenta davanti a una platea di persone e all'improvviso lancia una borsa fuori dalla finestra, compie un gesto irragionevole), o al contrario ragionevole perché vi sono possibili ragioni (se lo stesso uomo compisse la stessa azione dopo l'irruzione di 4 uomini armati nella platea, il suo gesto potrebbe essere ragionevole, in quanto la borsa potrebbe contenere un tesoro di cui i 4 uomini sono alla ricerca). Capiamo quindi se un atteggiamento o banalmente un'azione umana, è ragionevole o meno se questo si palesa con delle ragioni adeguate. Spesso, alcuni atteggiamenti o gesti accompagnati da ragioni possono invece essere giudicati irragionevoli solo perché le ragioni sono giudicate inadeguate (ex. un uomo parla col megafono in una platea perché ha la voce roca - la ragione esiste, ma non è adeguata al contesto), oppure perché inadatte al contesto ( se lo stesso uomo compisse la stessa azione per lo stesso motivo su un transatlantico, il suo gesto sarebbe ragionevole perché in un contesto adatto). In conclusione, il "ragionevole" ci appare tale quando l'atteggiamento dell'uomo si palesa con ragioni o motivi adeguati.

2. Uso riduttivo della ragione

Il secondo passaggio è su come usiamo la ragione. La ragionevolezza non deve essere ridotta al: -Dimostrabile -> è vero che il ragionevole chiede la dimostrazione di ogni cosa, ma essere ragionevole non significa essere anche dimostrabile. Dimostrare, significa ripercorrere i passi di un procedimento che pone in essere qualcosa (in parole semplici è il dimostrabile che consegue dal ragionevole, e non viceversa) : ciò non esaurisce il ragionevole in quanto gli aspetti + interressanti della realtà non sono dimostrabili. L'uomo non può dimostrare ad esempio le domande esistenziali come (qual è il motivo dell'esistenza delle cose?). Un uomo potrà dimostrare ad esempio di che materiale è fatto un tavolo, ma non potrà mai ripercorre i passaggi per cui questo tavolo esiste. -Logico -> La logica è un ideale di coerenza, cioè consiste nell'ideare delle ipotesi e svolgerle coerentemente, ma se le premesse sono errate, allora la logica darà un risultato sbagliato. Ex: Una madre che vuole bene a suo figlio non costituisce un procedimento logico: è piuttosto un'evidenza della realtà, una certezza la cui esistenza è una cogenza (obbligatorio, qualcosa che costringe), è cogente ammettere. Aderire alla realtà quindi, è una cogenza, non una coerenza. Che una madre voglia bene al figlio o che esista il tavolo su cui lavoro anche se non sono conclusioni di un procedimento logico, sono realtà che corrispondono al vero. Quindi le capacità di logica coerenza e dimostrazione non sono altro che strumenti della ragionevolezza. NB -> la ragione è la capacità di rendersi conto della realtà, ma può essere usata in modo irragionevole e senza metodi adeguati. La ragione infatti può essere usata in modo giusto affermandola nella totalità dei suoi fattori è apertura alla realtà. Ad esempio, se dico che non sono mai stato in America, sono comunque sicuro che l'america c'è, è una certezza ragionevole. Ma il prof di filosofia del liceo di Giussani non la trova ragionevole, per lui la ragione è un fenomeno ridotto al dimostrabile, l'America esiste solo se la vedo, se non la vedo non esiste. This document is available free of charge on studocu Downloaded by Ilaria Signorile (signorile371@gmail.com)

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