Documento dall'Università della Calabria sulla politica pop online. Il Pdf esplora l'impatto dei social media sulla partecipazione politica, analizzando il fenomeno dei meme politici, la loro diffusione e il processo di "normificazione" nel contesto delle Teorie dei linguaggi e della comunicazione.
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Nel mondo ci sono 3,2 miliardi di persone attive sui social media, in Italia 31 milioni. sempre in Italia ammonta A 6 ORE la media giornaliera di tempo passato su internet. questi dati del 2019 ci rivelano quanto profondamente siano cambiati i modelli di consumo del tempo libero rispetto a 10- 15 anni fa quando la televisione era ancora dominante. Lo smartphone è ormai alla portata di tutti, è esperienza quotidiana di ciascuno di noi controllare spesso il cellulare. Se alziamo Lo sguardo dallo schermo, osserviamo che praticamente tutti intorno a noi sono impegnati nelle stesse attività, che aumentano di intensità nei momenti vuoti della giornata. Un device che non esisteva fino a vent'anni fa ci ha permesso di moltiplicare il nostro volume di comunicazioni, e ci dà almeno l'illusione di poterci far vedere e confrontare praticamente su tutto. Lo smartphone è diventato anche uno strumento di potere, un'arma facile da usare per difenderci e per attaccare. queste valenze prendono particolare significato quando le nostre interazioni assumono colorazioni politiche. I social media sono diventati l'ambiente privilegiato per la partecipazione politica nelle sue multiformi espressioni, dal postare opinioni e giudizi al rispondere a una sottoscrizione. Sono del resto questi i modi attuali della partecipazione politica. È interessante sottolineare come una parte di web politica sia costituito di materiali contraddistinti da forti venature umoristico- satiriche. In questo libro cerchiamo di dimostrare come l'ironia politica che troviamo sulla rete e specialmente sui social media riflette molti aspetti e saccheggia molti artefatti della cultura pop di cui è imbevuta l'esperienza quotidiana dei cittadini. Le interazioni sui social media sono intrise di divertimento. L'ironia, anche se a volte può risultare particolarmente graffiante, ai limiti della querela, agevola l'approccio degli utenti della rete a questioni politiche spesso difficili da esaminare. Attraverso l'ironia il messaggio acquisisce maggiori probabilità di raggiungere un audience più vasta, non direttamente interessata a un tema o un politico. In questo lavoro esaminiamo questa dimensione dal basso, ossia dalla parte del cittadino che si confronta con la politica dei leader e dei partiti. Il prodotto per eccellenza è il meme politico, cioè un testo, un'immagine oppure un video combinati e alterati per dire qualcosa. Il termine può suonare ancora gergale ma comincia ad essere utilizzato per identificare le norme circolazione di materiale satirico. Chi studia il complesso universo della comunicazione politica digitale, lo colloca già da anni nei formati più rappresentativi.
Il meme può essere considerato come il prodotto più rappresentativo della politica pop online. Nell'analizzare la memetic politics abbiamo osservato un meccanismo progressivo di appropriazione e reframing dei temi presenti nell'agenda pubblica da parte degli attori sociali, che si sviluppa attraverso il remix tra contenuti politici ed elementi della cultura pop This document is available free of charge on studocu Scaricato da Tosca Cellini (toscacellini@gmail.com)all'interno dell'ecosistema comunicativo ibrido. Ciò ci ha portato a ipotizzare un processo di memizzazione complessiva della comunicazione politica.
Il libro è strutturato in quattro capitoli. Nel primo ricostruiamo a grandi linee le trasformazioni avvenute durante gli ultimi 25 anni e che hanno dato vita ad un eco sistema ibrido della comunicazione politica in cui, seppur con una permanente egemonia dei mass media tradizionali, Sì sono decisamente imposti i media online, che stanno a loro volta ridefinendo la politica dei politici e l'azione politica dei cittadini. Le tre svolte che hanno segnato questa trasformazione le individuiamo nell'arco cronologico che va dalla metà degli anni 90 ad oggi:
Questi sviluppi fanno da sfondo al fenomeno della politica pop online. Nel secondo capitolo approfondiamo il legame tra pratiche, culture digitali e cultura popolare, individuando analogie e differenze tra la politica pop sui mass media e quella sui social media. Il politainment online, Visto attraverso le pratiche comunicative dei leader politici, appare come cornice entro la quale si sviluppa l'interazione disintermediata e orizzontale della neo-comunicazione politica, nella quale il registro umoristico- irriverente ha una parte rilevante. Tale cornice è diventata iper-memetica: Tutti gli eventi dell'agenda politica scatenano una produzione inarrestabile di meme. Il terzo capitolo mette a fuoco il meme e le loro caratteristiche, proprio per comprendere il ruolo che giocano nella sfera pubblica ibrida. La loro cifra interpretativa è la schadenfreude, Un profondo cinismo associato al potere dell'umiliazione pubblica intesa come forma di intrattenimento virale, basata sul sarcasmo pungente. La neo- comunicazione politica trova nei meme uno dei suoi pilastri narrativi, come evidenziato nel quarto capitolo.
A 10 anni dalla pubblicazione di questo libro, i meme sembrano aver risposto alla domanda con cui Ilvo Diamanti chiudeva la sua introduzione al volume chiedendosi se l'Italia sarebbe diventata una democrazia pop. L'Italia è scivolata progressivamente verso una marcata popolarizzazione della politica che, attraverso i social media, ha trovato un terreno fertile in cui svilupparsi alimentando i processi di contaminazione tra politica e intrattenimento. Non solo i leader sono sempre più pop ma anche i cittadini e i media si servono di questa narrativa. Nella sfera pubblica allargata, i meme interpretano queste dinamiche e le ridisegnano, offrendo nuove angolazioni da cui guardare la politica: una neo- comunicazione politica.
Scaricato da Tosca Cellini (toscacellini@gmail.com)Nella comunicazione politica italiana degli ultimi trent'anni si possono individuare tre linee di demarcazione tra vecchia politica e nuova politica, dove gli sviluppi tecnologici globali si intrecciano con le applicazioni nazionali.
La prima linea è quella tracciata dalla discesa in campo di Berlusconi nel 1994. Berlusconi vuol dire televisione, il mezzo di comunicazione che più di ogni altro ha mandato in crisi la politica contemporanea. La televisione ha obbligato i politici a confrontarsi anche visivamente con un pubblico reale, portandoli a semplificare il linguaggio; ha dato spazio e visibilità a partiti politici prima sconosciuti, ha reso fruibile l'informazione politica con la conseguente crescita di competenza degli elettori. In Italia, questi effetti si sono sommati a quelli più nuovi della nascita della televisione privata e delle reti commerciali. La televisione nei 15 anni della berlusconizzazione del sistema radiotelevisivo nazionale ha svolto una funzione culturale di natura sub politica, associando e identificando il mezzo con lo spettacolo e con lo svago, soddisfacendo i nuovi bisogni di occupare il tempo libero.
È noto come "Mamma Rai", in quegli anni, per fare fronte all'emorragia di investimenti pubblicitari e di ascoltatori sia stata costretta a mettere da parte la sua missione di educare divertendo per divertire guardando. Sul fronte dell'informazione, la televisione commerciale, non amava il giornalismo televisivo, troppo costoso da produrre e forse ostico alla "casalinga di Voghera" (Espressione molto usata in campo giornalistico che ci si riferisce a uno stereotipo di persona di media cultura, di scarse letture e amante dei programmi televisivi soprattutto di svago), affamata di spettacolo. Ci vuole la legge Mammì nel 1990 per imporre a tutti canale locali e le reti berlusconiane di fare informazione. Ma ci vorranno anni per fare davvero concorrenza alla Rai su questo terreno. In compenso, mentre l'informazione Rai rimaneva saldamente in mano alle forze politiche egemoni, le reti berlusconiane inauguravano i nuovi telegiornali che rappresentavano un'innovazione nel panorama giornalistico italiano, distinguendosi per il genere infotainment ovvero di informazione e intrattenimento. Un genere che peraltro si adattava perfettamente allo stile della comunicazione del politico Silvio Berlusconi. La svolta berlusconiana è proprio quella della politica pop, in cui la televisione è l'estensione del corpo del leader ma anche deus ex machina dei suoi successi. La sua vita privata e pubblica hanno avuto sempre risvolti che richiamavano i codici tipici della cultura popolare, in un mix mirabile di politica, spettacolo, scandalismo e lifting virtuale. È chiaro che Berlusconi non ha inventato la politica pop, che è sempre esistita in varie forme e nelle varie epoche, ma certamente ne ha fatto la cifra della sua vicenda politica. È una svolta pop, ma anche populista, della comunicazione politica italiana. È proprio in quegli anni dominati dalla televisione che si svolgono i primi esperimenti del populismo attuale, con politiche demagogiche (Demagogia: Comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore a fini politici o per aumentare il proprio consenso popolare o per il raggiungimento del potere stesso).
This document is available free of charge on studocu Scaricato da Tosca Cellini (toscacellini@gmail.com)La prima svolta nella comunicazione politica, sicuramente di quella italiana, si racchiude dunque nel binomio Berlusconi-televisione. Negli anni in cui in Italia la parabola tele berlusconiana raggiungeva il suo apogeo e iniziava la sua lenta discesa, a livello globale avveniva un cambiamento profondo nel l'ecosistema della comunicazione. Berlusconi salì al potere nel 1994, in piena epoca televisiva, ma proprio in quegli anni comincia a diffondersi il World wide web che renderà internet più facilmente accessibile. Occorre attendere più di un decennio prima che la banda larga riesca davvero a garantire l'accesso a masse critiche di utenti. L'intera attività ha portato con sé un innovazione, quella dei social network, che ha profondamente rivoluzionato la vita individuale e le relazioni sociali e, dunque anche la politica. Questa è la seconda linea di demarcazione, che segna anche il superamento del paradigma della comunicazione di massa, dell'uno-a-molti, trasformandosi in auto comunicazione di massa. I mass media continuano a esistere, i giornali vengono ancora stampati su carta, ma gli articoli sono resi disponibili anche online, la televisione si è tecnologicamente innovata, ma è ancora dominante nel panorama mediale e si sposa benissimo con i media online. Molta comunicazione politica è ancora televisiva, anche i presidenti americani più social, come Obama e Trump sono soggetti molto televisivi perché nel circuito politico mediatico, soprattutto nell'informazione giornalistica, la politica ha ancora bisogno della ribalta televisiva. Ciò che è profondamente mutato è il rapporto tra i politici e i loro pubblici, e tra i pubblici e leader. Entrambi, Obama e Trump, come pure altri leader in giro per il mondo, tra i quali anche Di Maio e Salvini, proprio attraverso l'uso intenso dei social media hanno coinvolto nel discorso pubblico e nell'impegno politico milioni di cittadini-natizen. Questa trasformazione è stata etichettata come web politica. Con i social media si è almeno in parte realizzato il sogno di tutti i leader politici, quello cioè di riuscire a rivolgersi direttamente ai propri sostenitori bypassando la mediazione dei media informativi tradizionali. La riflessione scientifica internazionale ha usato due ipotesi della equalizzazione e della normalizzazione per spiegare la metamorfosi della comunicazione politica. La prima si richiama alle tesi più ottimistiche secondo le quali la rete ha offerto ai partiti marginali gli stessi vantaggi che grandi partiti avevano goduto nell'era dei media offline. Ma la ricerca, a fronte di molti casi in cui i grandi partiti continuano a godere del proprio status dominante nell'ecosistema comunicativo, aveva confermato che questa parità non si era verificata e che anzi si osservava una replica delle condizioni pre-internet. Con l'avvento del web 2.0 si registra tuttavia una sostanziale parità di accesso alle risorse comunicative online anche per i soggetti politici e candidati marginali, per cui si può riparlare di equalizzazione. Con l'uso di Facebook e Twitter, i partiti più piccoli possono organizzare meglio i loro sostenitori e si possono connettere a pubblici più ampi. Questo nuovo eco sistema comunicativo ha creato le condizioni per la insorgere del fenomeno Grillo, la terza linea di demarcazione nella politica e nella comunicazione politica nazionale. Proprio sfruttando le caratteristiche della rete e facendo leva sulle potenzialità politiche offerte dai nuovi media, il comico inizia a imporsi nel dibattito politico nazionale nel 2005 dando voce Scaricato da Tosca Cellini (toscacellini@gmail.com)