Educazione, Istruzione e Formazione: analisi e tipi di paesaggio

Documento da Università su Educazione, Istruzione e Formazione. Il Pdf esplora le differenze tra educazione, istruzione e formazione, analizzando poi il concetto di educazione e i suoi tipi (formale, non formale, informale). Successivamente, si concentra sul paesaggio, distinguendolo da ambiente e territorio e classificandone le componenti naturali e umane, utile per lo studio della Geografia.

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36 pagine

EDUCAZIONE, ISTRUZIONE E FORMAZIONE
LE DIFFERENZE FRA I 3 TERMINI
Nell’ambito dei processi di apprendimento e sviluppo utilizziamo 3 termini che spesso
vengono usati come sinonimi, ma in realtà hanno dei significati e dei compiti diversi:
FORMAZIONE: riguarda la persona in quanto tale. Dal latino formatio (dare forma):
implica propriamente l’affinare determinate competenze e capacità in relazione o
ad un criterio o ad un progetto. Solitamente ci si riferisce ad una persona adulta,
perché ci si forma nel mondo del lavoro.
EDUCAZIONE: riguarda la persona nei suoi rapporti con gli altri. Dal latino ex ducere:
serve a “tirare fuori” dalle persone le qualità morali e affettive che ognuno di noi
possiede. Viene usato quando ci si riferisce ad attività finalizzate alla promozione di
atteggiamenti e di comportamenti ritenuti quasi unanime positivi dalla socie. Si
prende in considerazione in modo particolare la sfera morale. Richiede metodi attivi
centrati sulla partecipazione e sul coinvolgimento delle persone l’ATTO
EDUCATIVO dovrebbe tirare fuori dalle persone nozioni, esigenze, esperienze,
qualità, abilità.
ISTRUZIONE: riguarda i saperi disciplinari e richiama alla mente il dover imparare
qualcosa da qualcuno. Dal latino instruere: “inserisce” le nozioni (significato opposto
a quello di educazione, anche se spesso i due termini vengono associati). Inserire
nozioni a livello stratificato vuol dire inserire nozioni in base al livello cognitivo
dell’interlocutore che ho davanti (es. bambino delle elementari/studente
universitario). Prevede un atteggiamento passivo da parte del soggetto il mettere
dentro diventa un’azione meccanica: avviene un processo verticale da
docente/formatore a soggetto che viene istruito. È una trasmissione di valori e
nozioni dagli adulti ai più piccoli: è un processo passivo dove le persone sono
costrette a subire ad immagazzinare tanti concetti che a volte non comprendono
nemmeno il significato.
Sia per istruire sia per educare: bisogna avere ben presente il grado cognitivo che
ha la persona davanti a noi
FORMAZIONE/EDUCAZIONE/ISTRUZIONE: concorrono a quello che è il pieno sviluppo della
persona: sono concetti che non possono essere separati ma devono essere dosati bene gli
strumenti per fornire un servizio contestualizzato alle esigenze dell’individuo e della società.
In questo modo la persona può progredire nel proprio percorso di vita.
ISTRUZIONE: non può essere demonizzata perché rimane alla base della formazione
e dell’educazione;
EDUCAZIONE: è una serie continua di scelte che, per sviluppare il proprio progetto di
vita, devono essere scelte consapevoli e affinché lo siano bisogna conoscere delle
possibili alternative, ma per questo bisogna avere ampia conoscenza che viene
data da una buona e ampia istruzione.
ISTRUZIONE ED EDUCAZIONE sono legate da un rapporto di PROPEDEUTICITA’ l’una nei
confronti dell’altra: perché l’educazione esplica con l’imparare alla fine del ‘900 che
l’educazione si evolve in apprendimento legandosi all’istruzione).
L’EDUCAZIONE
L’EDUCAZIONE IERI E OGGI
In passato si preferivano metodi educativi e istruttivi passivi, con cui i bambini
apprendevano a memoria le nozioni trasmesse dagli adulti.
Attualmente, invece, si preferisce usare dei metodi partecipativi, affinché gli educandi
siano coinvolti attivamente nelle fasi del proprio sviluppo.
L’educazione non deve essere solo un atto trasmissivo che si attua in un arco limitato di
tempo, come spesso accade nelle scuole
L’educazione deve favorire il pieno sviluppo di qualità e attitudini durante tutta la vita:
educare significa “tirare fuori” ciò che possediamo, per modificarlo e accrescerlo durante
tutta la vita (non si finisce mai di imparare).
Educazione e istruzione sono aspetti complementari nell’ambito formativo, perché
l’educazione si completa con l’apprendimento
3 TIPI DI EDUCAZIONE
Secondo la critica scientifica esistono 3 tipi di educazione
EDUCAZIONE FORMALE: apprendimento che avviene in un contesto organizzato,
strutturato e istituzionale, caratterizzato dalla relazione verticale tra docente e
studente. È obbligatoria (per alcuni anni) e ha l’obiettivo di fornire una conoscenza
di base omogenea; perciò, è pianificata per portare al conseguimento di un titolo.
Dura dai 6 ai 18 anni (obbligatoria fino ai 16 anni);
EDUCAZIONE NON FORMALE: apprendimento connesso ad attività educative
organizzate, ma esterne al sistema formale e non finalizzate al conseguimento di una
certificazione (in luoghi di lavoro, società sportive, organizzazioni giovanili…). È
previsto l’attestato di partecipazione o delle abilità acquisite.
EDUCAZIONE INFORMALE: apprendimento, anche inconsapevole, che deriva
dall’esperienza quotidiana e non è legato a tempi o luoghi specifici (in ambiente
familiare, nel tempo libero…). È il background esperienziale: dato da tutte le
esperienze di vita.
CONSIDERAZIONI FINALI
Possiamo sostenere che:
L’educazione ha un carattere più sociale, percpone in risalto la dimensione della
conformazione della guida al contesto sociale
La formazione è un processo soggettivo, poiché l’individuo tende a modellarsi in base
alle proprie attitudini e alla propria individualità (ognuno di noi possiede abilità e qualità
diverse, e nel contesto formativo mira a raggiungerne il livello più alto)
L’attività formativa tende alla promozione di qualità dell’individuo generale (carattere,
intelletto, senso morale…) o di attività specifiche (acquisizione di una tecnica o una
competenza professionale precisa).
Insegnare geografia oggi significa accettare una doppia sfida:
superare i pregiudizi secondo cui la geografia è ritenuta una materia noiosa, nozionistica
ed inutile (derivano dal metodo trasmissivo verticale con cui ci è stata insegnata questa
materia)
suscitare nei nuovi educatori l’interesse per questa disciplina, intesa come ciò che
ci permette di interagire con il territorio e non solo come un elenco di nomi: bisogna
trasmettere il messaggio che la geografia fornisce le competenze per agire e muoversi
in un contesto territoriale.

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Anteprima

LE DIFFERENZE FRA I 3 TERMINI

Nell'ambito dei processi di apprendimento e sviluppo utilizziamo 3 termini che spesso vengono usati come sinonimi, ma in realtà hanno dei significati e dei compiti diversi:

  • FORMAZIONE: riguarda la persona in quanto tale. Dal latino formatio (dare forma): implica propriamente l'affinare determinate competenze e capacità in relazione o ad un criterio o ad un progetto. Solitamente ci si riferisce ad una persona adulta, perché ci si forma nel mondo del lavoro.
  • EDUCAZIONE: riguarda la persona nei suoi rapporti con gli altri. Dal latino ex ducere: serve a "tirare fuori" dalle persone le qualità morali e affettive che ognuno di noi possiede. Viene usato quando ci si riferisce ad attività finalizzate alla promozione di atteggiamenti e di comportamenti ritenuti quasi unanime positivi dalla società. Si prende in considerazione in modo particolare la sfera morale. Richiede metodi attivi centrati sulla partecipazione e sul coinvolgimento delle persone > l'ATTO EDUCATIVO dovrebbe tirare fuori dalle persone nozioni, esigenze, esperienze, qualità, abilità.
  • ISTRUZIONE: riguarda i saperi disciplinari e richiama alla mente il dover imparare qualcosa da qualcuno. Dal latino instruere: "inserisce" le nozioni (significato opposto a quello di educazione, anche se spesso i due termini vengono associati). Inserire nozioni a livello stratificato vuol dire inserire nozioni in base al livello cognitivo dell'interlocutore che ho davanti (es. bambino delle elementari/studente universitario). Prevede un atteggiamento passivo da parte del soggetto > il mettere dentro diventa un'azione meccanica: avviene un processo verticale da docente/formatore a soggetto che viene istruito. È una trasmissione di valori e nozioni dagli adulti ai più piccoli: è un processo passivo dove le persone sono costrette a subire ad immagazzinare tanti concetti che a volte non comprendono nemmeno il significato.

> Sia per istruire sia per educare: bisogna avere ben presente il grado cognitivo che ha la persona davanti a noi

FORMAZIONE/EDUCAZIONE/ISTRUZIONE: concorrono a quello che è il pieno sviluppo della persona: sono concetti che non possono essere separati ma devono essere dosati bene gli strumenti per fornire un servizio contestualizzato alle esigenze dell'individuo e della società. In questo modo la persona può progredire nel proprio percorso di vita.

  • ISTRUZIONE: non può essere demonizzata perché rimane alla base della formazione e dell'educazione;
  • EDUCAZIONE: è una serie continua di scelte che, per sviluppare il proprio progetto di vita, devono essere scelte consapevoli e affinché lo siano bisogna conoscere delle possibili alternative, ma per questo bisogna avere ampia conoscenza che viene data da una buona e ampia istruzione.

ISTRUZIONE ED EDUCAZIONE sono legate da un rapporto di PROPEDEUTICITA' l'una nei confronti dell'altra: perché l'educazione esplica con l'imparare (è alla fine del '900 che l'educazione si evolve in apprendimento legandosi all'istruzione).L'EDUCAZIONE

L'EDUCAZIONE IERI E OGGI

In passato si preferivano metodi educativi e istruttivi passivi, con cui i bambini apprendevano a memoria le nozioni trasmesse dagli adulti. Attualmente, invece, si preferisce usare dei metodi partecipativi, affinché gli educandi siano coinvolti attivamente nelle fasi del proprio sviluppo.

> L'educazione non deve essere solo un atto trasmissivo che si attua in un arco limitato di tempo, come spesso accade nelle scuole

> L'educazione deve favorire il pieno sviluppo di qualità e attitudini durante tutta la vita: educare significa "tirare fuori" ciò che possediamo, per modificarlo e accrescerlo durante tutta la vita (non si finisce mai di imparare).

  • Educazione e istruzione sono aspetti complementari nell'ambito formativo, perché l'educazione si completa con l'apprendimento

3 TIPI DI EDUCAZIONE

Secondo la critica scientifica esistono 3 tipi di educazione

> EDUCAZIONE FORMALE: apprendimento che avviene in un contesto organizzato, strutturato e istituzionale, caratterizzato dalla relazione verticale tra docente e studente. È obbligatoria (per alcuni anni) e ha l'obiettivo di fornire una conoscenza di base omogenea; perciò, è pianificata per portare al conseguimento di un titolo. Dura dai 6 ai 18 anni (obbligatoria fino ai 16 anni);

  • EDUCAZIONE NON FORMALE: apprendimento connesso ad attività educative organizzate, ma esterne al sistema formale e non finalizzate al conseguimento di una certificazione (in luoghi di lavoro, società sportive, organizzazioni giovanili ... ). È previsto l'attestato di partecipazione o delle abilità acquisite.
  • EDUCAZIONE INFORMALE: apprendimento, anche inconsapevole, che deriva dall'esperienza quotidiana e non è legato a tempi o luoghi specifici (in ambiente familiare, nel tempo libero ... ). È il background esperienziale: dato da tutte le esperienze di vita.

CONSIDERAZIONI FINALI

Possiamo sostenere che:

L'educazione ha un carattere più sociale, perché pone in risalto la dimensione della conformazione della guida al contesto sociale

  • La formazione è un processo soggettivo, poiché l'individuo tende a modellarsi in base alle proprie attitudini e alla propria individualità (ognuno di noi possiede abilità e qualità diverse, e nel contesto formativo mira a raggiungerne il livello più alto)

> L'attività formativa tende alla promozione di qualità dell'individuo generale (carattere, intelletto, senso morale ... ) o di attività specifiche (acquisizione di una tecnica o una competenza professionale precisa).

Insegnare geografia oggi significa accettare una doppia sfida:

  • superare i pregiudizi secondo cui la geografia è ritenuta una materia noiosa, nozionistica ed inutile (derivano dal metodo trasmissivo verticale con cui ci è stata insegnata questa materia)
  • suscitare nei nuovi educatori l'interesse per questa disciplina, intesa come ciò che ci permette di interagire con il territorio e non solo come un elenco di nomi: bisogna trasmettere il messaggio che la geografia fornisce le competenze per agire e muoversi in un contesto territoriale.

L'ORIGINE DELLA GEOGRAFIA

COS'E' LA GEOGRAFIA?

A questa domanda si possono dare più risposte. Anticamente per GEOGRAFIA si intendeva "fare carte geografiche": infatti Geografia e Cartografia si potevano considerare due facce della stessa medaglia. Deriva dal greco yñ + ypapia: etimologicamente parlando significa la "descrizione della terra". Secondo il vocabolario, la geografia è la scienza che ha per oggetto la Terra: la descrizione e la rappresentazione della sua superficie e della distribuzione spaziale dei fenomeni relativi alla vita umana, animale e vegetale.

> In questa definizione, però, non si considera la percezione degli uomini

Si può dire che oggi non esiste più una geografia ma più geografie, oppure è meglio dire una geografia critica. DE BLIJ e MURPHY definiscono la geografia come il destino dell'umanità: per la maggior parte degli abitanti della Terra, il luogo di nascita è importante per determinare le esperienze di vita (anche non indica un fato predestinato). Le prime cose che facciamo (mangiare, i vestiti che indossiamo, modi che abbiamo, ecc.) sono legati al luogo in cui nasciamo. Il luogo può condizionare le scelte di vita e può influenzare il sviluppo del proprio progetto di vita (es. la propria istruzione, educazione, formazione). Il termine "destino" va inteso come un insieme di situazioni e presupposti che possono rappresentare dei limiti o delle matrici per lo sviluppo del proprio progetto di vita. È una sorta di patrimonio che ognuno ha e che può sviluppare o no per il proprio progetto di vita. Per arrivare a questa definizione, hanno studiato le tappe evolutive della geografia, per arrivare a capire pienamente questa disciplina. Il neuropsichiatra SAPOLSKY sostiene che non si possano dissociare i geni e le loro proprietà dall'ambiente e dalle condizioni ambientali in cui uno vive, e quindi dal luogo geografico. Dunque, per i geografi, questa disciplina è una SCIENZA DI SINTESI: è una scienza di raccordo tra tante scienze analitiche, perché analizza il rapporto che si instaura tra ambiente e società: per fare ciò, è necessario fare sinergia con tutte quelle scienze/discipline che interessano sia lo studio dell'ambiente sia lo studio dell'uomo, e lo fa nello spazio e nel tempo.

LE TAPPE DELLA GEOGRAFIA

La geografia non ha sempre trattato il rapporto uomo-ambiente. È considerata allo stesso tempo scienza antica (perché risale agli albori della società, come risposta all'esigenza fondamentale dell'uomo di conoscere l'ambiente che lo circonda) e scienza giovane (perché ha ricevuto una sistemazione logica solo in tempi moderni).

  • ANTICAMENTE (fino all'VIII secolo), la geografia aveva una funzione prettamente descrittiva e si limitava a rappresentare graficamente i territori e i fenomeni ad essi connessi. Il suo compito era strettamente legato alla sua etimologia ("descrizione della Terra").

> IN TEMPI MODERNI (tra la fine del XVIII e XIX secolo) la geografia diventa una scienza esplicativa. Si basa su movimenti di pensiero di fine '700, quando getta lefondamenta della sua costruzione scientifica (individua specifici contenuti, principi, metodi e strumenti). Non ha più un atteggiamento acritico (cioè non si poneva domande), ma diventa critica, ponendo domande. L'uomo diventa il centro dello studio geografico: si analizzano i rapporti con il territorio in modo bidirezionale, e la geografia da fisica diventa antropica (diventa la scienza dell'organizzazione umana dello spazio ambientale). La geografia non si limita ad analizzare hic et nunc, ma anche come influenzeranno il futuro.

Quando la geografia passa a SCIENZA ESPLICATIVA, si possono individuare 3 correnti di pensiero:

  1. DETERMINISMO: o AMBIENTALISMO GEOGRAFICO. "La natura impone, l'uomo obbedisce". I comportamenti o scelte umani sono condizionati dall'ambiente. L'uomo viene considerato come un elemento passivo e impotente nei confronti della Natura. Aristotele e Ipocrate ritenevano che la temperatura (clima) influenzasse le scelte delle persone e addirittura i tratti psicosomatici. Anche il troppo caldo o il troppo freddo andavano ad influenzare le attività e la diversa organizzazione politica dell'uomo. È una visione che ha già le sue radici nell'antichità classica, ma questa concezione del determinismo diventa oggetto di studio tra la fine del '700 e inizi dell'800 in ambito tedesco. L'uomo è uno spettatore passivo.
  2. POSSIBILISMO: "la Natura offre, l'uomo dispone". È una sorta di contraltare. Si sviluppa in Francia e vuole opporsi alle idee del determinismo, soprattutto quando l'idea deterministica va ad assumere i connotati politici e diventa giustificazione per i concetti di tipo razziale. Pone l'accento sulla capacità di relazione che gli individui e i gruppi in società riescono ad instaurare con le leggi della Natura, e queste relazioni sono instaurate in base alla preparazione tecnica, scientifica e culturale. Sostanzialmente, per i possibilisti, propone delle possibilità ed è l'essere umano (individuo) che in base alle proprie capacità e genere di vita, ad agire (e quindi a scegliere quale rapporto instaurare con la Natura: ci può essere un rapporto di sudditanza, di equilibrio, come un rapporto di collaborazione - nel senso che l'uomo può trasformare e cambiare la Natura). L'uomo diventa un elemento ATTIVO, cosciente delle proprie possibilità di opporsi alla Natura e di trasformarla.
  3. VOLONTARISMO: "L'uomo modifica e prevale sulla Natura". Si sviluppa agli inizi del XX secolo grazie al progresso scientifico e tecnologico, che offre agli uomini mezzi sempre più potenti e sofisticati per modificare di elementi dell'ambiente. Può rappresentare la posizione estremizzante del possibilismo e crea nell'uomo la convinzione di poter spadroneggiare nella Natura. Significa che l'uomo impone la propria volontà sull'ambiente naturale. La natura umana è convinta di prevalere sulle leggi fisiocratiche della Natura.

NEL MITO

La geografia nasce con l'uomo: la conoscenza dei luoghi e la possibilità di orientarsi sono sempre state esigenze primarie dell'uomo, soprattutto agli albori della civiltà, quando la sopravvivenza dell'essere umano era strettamente dipendente dalla Natura. Fonda le sue radici nella quotidianità, legata alla soddisfazione dei bisogni primari: l'esplorazione dei

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