Storia e Media: Roma Barocca, trasformazione urbana e politica papale

Documento di Università su Storia e Media, Roma Barocca, Renata Ago. Il Pdf esplora la trasformazione urbanistica e architettonica di Roma durante il periodo barocco, analizzando il ruolo di papi e famiglie nobili, l'impatto delle opere pubbliche e private, e gli aspetti politici e amministrativi del papato.

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STORIA E MEDIA - ROMA BAROCCA, Renata Ago
1. UN GRANDE CANTIERE
1.1 urbanistica e architettura
Inizio XVII Roma era una grande città, con pdi 100.000 abitanti. Nel corso del Medioevo la sua
popolazione e il suo abitato, si erano ridotti, e, solo a partire dalla medel quattrocento, dopo il
ritorno dei papi da Avignoge, la città aveva ripreso ad espandersi, sia dal punto di vista
demografico, che edilizio.!
La citera però ancora impostata sulla griglia viaria medievale, con strade anguste e contorte,
vicoli ciechi e passaggi interni tra i cortili.
Fu grazie alla collaborazione tra i pgrandi architetti del Rinascimento, da Bramante in poi che
prese vita la forma della nuova Roma, fatta da ampie strade, dritte e piazze regolari.
Con l’elezione di Alessandro VII Chigi (1655), considerato un “grande costruttore”, proseguono le
costruzioni, da Piazza del Popolo, a piazza Colonna a Piazza San Pietro, a cui seguì il Pantheon, via del Corso,
Santa Maria della Pace ma anche la facciata interna della porta del Popolo, principale via d’acceso a
Roma da Nord;
Egli puntò molto sulla ricerca dell’effetto scenico, teatrale, e venne assistito e consigliato da
numerosi architetti, che insieme a lui avevano l’intenzione di fare di Roma una citta “magnifica”,
grandiosa e al tempo stesso moderna.
E la sistemazione di piazza San Pietro, con la costruzione dell’imponente colonnato ideato da
Gian Lorenzo Bernini, fu l’apoteosi di questa idea della ‘magnificenza’ quale materializzazione delle
virtù di un sovrano capace di “spese grandi” per il bene e l’utile del pubblico.
Fu proprio in questo periodo che anche molti privati iniziano a costruire a loro volta.
Furono diverse le famiglie papali, (i Ludovisi, i Barberini, i Pamphili, i Borghese) che oltre a essere
interessati alle arti ed essere grandi collezionisti e committenti, per celebrare la loro nuova
posizione sociale, costruirono dei grandi palazzi affacciati sulle piazze e con belle visuali,
basandosi sull’esempio di Palazzo Farnese. Ovviamente i loro interventi erano principalmente
legati alla volontà di accrescere il prestigio delle loro famiglie.
I Borghese, diedero vita ad una residenza di famiglia abbastanza irregolare, era posta al limite
settentrionale dell’abitato rinascimentale, esso contribuì alla gentrificazione di quel quartiere, e
promosse la viabilità circostante, facendo delle strade che lo costeggiavano uno dei percorsi
preferiti da principi e ambasciatori.
Seguì Palazzo Barberini alle Quattro Fontane, che aiutò a promuovere lo sviluppo del rione Trevi, già
avviato dalla trasformazione del casino e della vigna di Montecavallo nel palazzo del Quirinale.
I Pamphili, incisero su una delle aree più costruite del rione Parione, trasformando le loro case di
piazza Navona in un grandioso edificio; questa piazza, pur essendo sede del mercato cittadino,
fu lastricata e abbellita da fontane monumentali, cercarono a più riprese di eliminare il mercato
o almeno restringerlo.
Inoltre, sempre i Pamphili, a seguito di un matrimonio, avevano acquisito un palazzo su via del
Corso, ampliandolo e abbellendolo, e contribuendo così al crescente splendore della grande
arteria stradale che attraversava la città dalla porta del Popolo al Campidoglio.
I palazzi nobiliari non furono le uniche innovazioni edilizie private che andarono a incidere sul
tessuto della città, ma anche chiese e conventi, che modificarono a loro volta piazze e strade a
loro limitrofe.
Come per esempio la Chiesa Nuova, con l’insieme costituito dalla chiesa e dall’Oratorio di Santa
Maria in Vallicella.
Nel 1604, la congregazione di san Filippo Neri, cominciò ad acquistare case e casette del vicinato
per poi demolirle e costruire una strada larga e dritta che da via del Pellegrino portasse alla
piazza antistante alla chiesa; fu solo nel 1637 prese il via la costruzione dell’Oratorio, la cui
progettazione ed esecuzione venne affidata a Francesco Borromini.
I successori di Alessandro VII Chigi, fecero interventi plimitati, questo fino a quando Innocenzo
XII non fece ristrutturare palazzo Ludovisi in piazza Montecitorio, per farne la sede di tutti i tribunali,
agevolandone anche la viabilità limitrofa.
Durante questo periodo dal punto di vista privato, ci furono iniziative da parte dei Gesuiti, che
costruirono una grande chiesa dedicata a Sant’Ignazio alle spalle del Collegio Romano, sistemando
così la piazza antistante e ottenendo che nessun edificio superasse il loro per ampiezza e
soprattutto per altezza.
Attorno molti palazzi furono sistemati e alla fine dei ‘600 i rioni di Sant’Eustachio e Pigna
stavano diventando tra i più eleganti di Roma.
Verso piazza del Popolo invece, l’arciconfraternita dei Lombardi intraprese il rifacimento della chiesa
dei Santi Ambrogio e Carlo.
La confraternita degli Illirici chiese di poter demolire altre case per costruire al loro posto degli
edifici più decorosi e migliorare la viabilità intorno a piazza Monte d’Oro.
Da qui vediamo come la configurazione della città che si viene a creare sarebbe rimasta tale fino
all’annessione di Roma al Regno d’Italia e anche oltre.
!
La sistemazione di edifici, strade e piazze erano ovvi strumenti di propaganda sia per i poteri
politici che religiosi o privati, sfruttati per le competizioni.
Molti di questi lavori furono anche il risultato di relazioni di alleanza o, al contrario,
di inimicizie; il risultato ebbe valenze non solo politiche ma anche
Politiche, ritrovandone alcune tracce che ne parlavano anche all’interno dei trattati
sulla ragion di Stato.
Gli architetti sollecitavano nelle loro opere scritte, l’importanza dell’effetto che faceva sul
pubblico una bella facciata in asse con una strada aperta e una piazza regolare e scenografica.!
E sottolineavano anche l’importanza del mai visto”, della novità e della meraviglia che questa
suscitava; da questo modo di intendere l’architettura e l’urbanistica, vi facevano parte anche le
fontane monumentali come: la Barcaccia a piazza di Spagna, il Tritone a piazza Barberini e quella
dei Quattro Fiumi a piazza Navona (tutte ad opera della famiglia Bernini),e molte altre di minor
importanza.
Grandi interpreti di queste trasformazioni furono:
Gian Lorenzo Bernini
Pietro da Cortona
Francesco Borromini
Tutti e tre introdussero importanti innovazioni sia nell’edilizia laica sia in quella religiosa, dando
nuova centralità alle linee curve e a quelle spezzate, rimescolando le tipologie tradizionali degli
edifici e importando, nella costruzione di chiese e palazzi, soluzioni tipiche delle une e degli altri.
Lalta concentrazione di dimore nobiliari e di nuovi edifici prestigiosi, ebbe un effetto importante
sulla configurazione spaziale della città, gettando le basi di una distinzione tra vecchi e nuovi
quartieri, rioni centrali e rioni periferici, vicinati prestigiosi e vicinati popolari.
**Alla fin fine la segregazione spaziale tra ceti non si compì mai del tutto, poiché una cospicua
fonte di reddito delle famiglie nobili era costituita dagli affitti delle botteghe situate al piano
terra dei loro palazzi, dove lavoravano e spesso vivevano semplici artigiani.**
1.2 LE ARTI DEL DISEGNO
Roma fu uno dei maggiori centri artistici d’Italia e d’Europa, questo perché le stesse persone che
commissionavano agli architetti la costruzione di chiese e palazzi erano anche i committenti di
pittori e scultori.
Questi committenti potevano essere figure molto diverse tra loro, dal papa, alle famiglie nobili,
agli ordini religiosi e alle associazioni devozionali.
!
Roma rappresentò una calamita sin dal cinquecento per gli artisti che venivano a studiare le opere
antiche e le innumerevoli statue che venivano reperite dagli scavi.
Ma un grande contributo allo sviluppo dell’ambiente artistico fu permesso proprio dai committenti
che invitarono da ovunque numerosi artisti, proteggendoli e facendoli conoscere.
I Carracci vennero a Roma su invito del cardinal Odoardo Farnese nel 1585.
Guido Reni, chiamato dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati.
Michelangelo Merisi da Caravaggio, era venuto per contro proprio, fa fu fortunato grazie al rapporto con il cardinal
Francesco Maria del Monte, che lo assunse nella propria familia.

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UN GRANDE CANTIERE

URBANISTICA E ARCHITETTURA

Inizio XVII RomA era una grande città, con più di 100.000 abitanti. Nel corso del Medioevo la sua popolazione e il suo abitato, si erano ridotti, e, solo a partire dalla metà del quattrocento, dopo il ritorno dei papi da Avignoge, la città aveva ripreso ad espandersi, sia dal punto di vista demografico, che edilizio. La città era però ancora impostata sulla griglia viaria medievale, con strade anguste e contorte, vicoli ciechi e passaggi interni tra i cortili. Fu grazie alla collaborazione tra i più grandi architetti del Rinascimento, da Bramante in poi che prese vita la forma della nuova Roma, fatta da ampie strade, dritte e piazze regolari. Con l'elezione di AlessANDro VII CHIGi (1655), considerato un "grande costruttore", proseguono le costruzioni, da Piazza del Popolo, a piazza Colonna a Piazza San Pietro, a cui seguì il Pantheon, via del Corso, Santa Maria della Pace ma anche la facciata interna della porta del Popolo, principale via d'acceso a Roma da Nord; Egli puntò molto sulla ricerca dell'effetto scenico, teatrale, e venne assistito e consigliato da numerosi architetti, che insieme a lui avevano l'intenzione di fare di Roma una citta "magnifica", grandiosa e al tempo stesso moderna. E la sistemazione di piazza San Pietro, con la costruzione dell'imponente colonnato ideato da Gian Lorenzo Bernini, fu l'apoteosi di questa idea della 'magnificenza' quale materializzazione delle virtù di un sovrano capace di "spese grandi" per il bene e l'utile del pubblico. Fu proprio in questo periodo che anche molti privati iniziano a costruire a loro volta. Furono diverse le famiglie papali, (i Ludovisi, i Barberini, i Pamphili, i Borghese) che oltre a essere interessati alle arti ed essere grandi collezionisti e committenti, per celebrare la loro nuova posizione sociale, costruirono dei grandi palazzi affacciati sulle piazze e con belle visuali, basandosi sull'esempio di Palazzo Farnese. Ovviamente i loro interventi erano principalmente legati alla volontà di accrescere il prestigio delle loro famiglie. I Borghese, diedero vita ad una residenza di famiglia abbastanza irregolare, era posta al limite settentrionale dell'abitato rinascimentale, esso contribuì alla gentrificazione di quel quartiere, e promosse la viabilità circostante, facendo delle strade che lo costeggiavano uno dei percorsi preferiti da principi e ambasciatori. Seguì Palazzo Barberini alle Quattro Fontane, che aiutò a promuovere lo sviluppo del rione Trevi, già avviato dalla trasformazione del casino e della vigna di Montecavallo nel palazzo del Quirinale. I Pamphili, incisero su una delle aree più costruite del rione Parione, trasformando le loro case di piazza Navona in un grandioso edificio; questa piazza, pur essendo sede del mercato cittadino, fu lastricata e abbellita da fontane monumentali, cercarono a più riprese di eliminare il mercato o almeno restringerlo. Inoltre, sempre i Pamphili, a seguito di un matrimonio, avevano acquisito un palazzo su via del Corso, ampliandolo e abbellendolo, e contribuendo così al crescente splendore della grande arteria stradale che attraversava la città dalla porta del Popolo al Campidoglio. I palazzi nobiliari non furono le uniche innovazioni edilizie private che andarono a incidere sul tessuto della città, ma anche chiese e conventi, che modificarono a loro volta piazze e strade a loro limitrofe. Come per esempio la Chiesa Nuova, con l'insieme costituito dalla chiesa e dall'Oratorio di Santa Maria in Vallicella. Nel 1604, la congregazione di san Filippo Neri, cominciò ad acquistare case e casette del vicinato per poi demolirle e costruire una strada larga e dritta che da via del Pellegrino portasse alla piazza antistante alla chiesa; fu solo nel 1637 prese il via la costruzione dell'Oratorio, la cui progettazione ed esecuzione venne affidata a Francesco Borromini. I successori di Alessandro VII Chigi, fecero interventi più limitati, questo fino a quando Innocenzo XII non fece ristrutturare palazzo Ludovisi in piazza Montecitorio, per farne la sede di tutti i tribunali, agevolandone anche la viabilità limitrofa. Durante questo periodo dal punto di vista privato, ci furono iniziative da parte dei Gesuiti, che costruirono una grande chiesa dedicata a Sant'Ignazio alle spalle del Collegio Romano, sistemandocosì la piazza antistante e ottenendo che nessun edificio superasse il loro per ampiezza e soprattutto per altezza. Attorno molti palazzi furono sistemati e alla fine dei '600 i rioni di Sant'Eustachio e Pigna stavano diventando tra i più eleganti di Roma. Verso piazza del Popolo invece, l'Arciconfraternita Dei LomBARDI intraprese il rifacimento della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo. La confraternita DeGli ILlirici chiese di poter demolire altre case per costruire al loro posto degli edifici più decorosi e migliorare la viabilità intorno a piazza Monte d'Oro. Da qui vediamo come la configurazione della città che si viene a creare sarebbe rimasta tale fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia e anche oltre. La sistemazione di edifici, strade e piazze erano ovvi strumenti di propaganda sia per i poteri politici che religiosi o privati, sfruttati per le competizioni. Molti di questi lavori furono anche il risultato di relazioni di alleanza o, al contrario, di inimicizie; il risultato ebbe valenze non solo politiche ma anche Politiche, ritrovandone alcune tracce che ne parlavano anche all'interno dei trattati sulla ragion di Stato. Gli architetti sollecitavano nelle loro opere scritte, l'importanza dell'effetto che faceva sul pubblico una bella facciata in asse con una strada aperta e una piazza regolare e scenografica. E sottolineavano anche l'importanza del "mai visto", della novità e della meraviglia che questa suscitava; da questo modo di intendere l'architettura e l'urbanistica, vi facevano parte anche le fontane monumentali come: la Barcaccia a piazza di Spagna, il Tritone a piazza Barberini e quella dei Quattro Fiumi a piazza Navona (tutte ad opera della famiglia Bernini),e molte altre di minor importanza. Grandi interpreti di queste trasformazioni furono:

  • Gian Lorenzo Bernini
  • Pietro da Cortona
  • Francesco Borromini

Tutti e tre introdussero importanti innovazioni sia nell'edilizia laica sia in quella religiosa, dando nuova centralità alle linee curve e a quelle spezzate, rimescolando le tipologie tradizionali degli edifici e importando, nella costruzione di chiese e palazzi, soluzioni tipiche delle une e degli altri. L'alta concentrazione di dimore nobiliari e di nuovi edifici prestigiosi, ebbe un effetto importante sulla configurazione spaziale della città, gettando le basi di una distinzione tra vecchi e nuovi quartieri, rioni centrali e rioni periferici, vicinati prestigiosi e vicinati popolari. ** Alla fin fine la segregazione spaziale tra ceti non si compì mai del tutto, poiché una cospicua fonte di reddito delle famiglie nobili era costituita dagli affitti delle botteghe situate al piano terra dei loro palazzi, dove lavoravano e spesso vivevano semplici artigiani .**

LE ARTI DEL DISEGNO

Roma fu uno dei maggiori centri artistici d'Italia e d'Europa, questo perché le stesse persone che commissionavano agli architetti la costruzione di chiese e palazzi erano anche i committenti di pittori e scultori. Questi committenti potevano essere figure molto diverse tra loro, dal papa, alle famiglie nobili, agli ordini religiosi e alle associazioni devozionali. Roma rappresentò una calamita sin dal cinquecento per gli artisti che venivano a studiare le opere antiche e le innumerevoli statue che venivano reperite dagli scavi. Ma un grande contributo allo sviluppo dell'ambiente artistico fu permesso proprio dai Committenti che invitarono da ovunque numerosi artisti, proteggendoli e facendoli conoscere. I Carracci vennero a Roma su invito del cardinal Odoardo Farnese nel 1585. Guido Reni, chiamato dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati. Michelangelo Merisi da Caravaggio, era venuto per contro proprio, fa fu fortunato grazie al rapporto con il cardinal Francesco Maria del Monte, che lo assunse nella propria familia.Bernini fu lanciato dal cardinale Scipione Borghese, per il quale realizzò il Ratto di Proserpina, l'Apollo e Dafne e il David (1621-24) Fu il successo a permettere a questi artisti di emanciparsi dai loro mecenati, ma in assenza di un vero e proprio mercato dell'arte, erano comunque dipendenti dalle commissioni. Sia gli artisti che i committenti facevano a gara ad assicurarsi il meglio: la commissione più prestigiosa e remunerativa, il pittore o lo scultore più quotato. Alcuni mecenati coltivavano un rapporto privilegiato con un singolo artista anche se non disdegnavano del tutto gli altri, questo perché un grande collezionista doveva cercare di assicurarsi tutte le opere migliori, indipendentemente da qualsiasi scuola appartenessero, compresi un congruo numero di "maestri antichi". A Roma arrivarono figure come, Paul Bril, Peter Paul Rubens, Anton van Dyck, Jan Brueghel il giovane, Nicolas Poussin, Claude Lorrain e Diego Velazquez, tutti protetti da committenti del luogo.

LA NASCITA E L'APOTEOSI DEL BAROCCO: PIETRO DA CORTONA, GIAN LORENZO BERNINI, FRANCESCO BORROMINI

II BArocco fu il nuovo stile che si affermò a partire dagli anni Venti del Seicento, trovò i suoi antenati in Annibale Carracci e Caravaggio. · Bernini fece propria l'idea dell'opera d'arte come azione scenica, dinamica e mirata a coinvolgere lo spettatore; e insieme a Pietro da Cortona, riuscirono a portare le rispettive arti (scultura e pittura) all'apice del loro fulgore barocco e riuscirono a rappresentare questo nuovo stile dinamico ed emotivamente coinvolgere nella piccola chiesa di Santa Bibiana, dove Bernini, sistemò l'abside e eseguì la statua della santa posta sull'altare maggiore, raffigurata nell'attimo prima del martirio e mentre dialogava con i personaggi che avevano accompagnato la sua vita, uno dei quali era opera di Pietro da Cortona. · Pietro DA Cortona, giunse a Roma da Firenze al seguito del suo maestro Andrea Commodi, che lo aveva introdotto nella cerchia dei pittori toscani. Furono cruciali i rapporti che intrattenne con figure come Dal Pozzo e Sacchetti, che diventato il suo primo mecenate gli aprì la strada alla prima importante commissione pubblica ossia proprio gli affreschi di Santa Bibiana, affidatagli da UrBAno VIII nel 1624. Il successo di quest'opera e il favore dei Barberini gli valsero la commissione più importante ossia la decorazione del grande salone del nuovo palazzo alle Quattro Fontane, da qui ottenne innumerevoli commissioni, tra cui gli affreschi nella cupola della Chiesa Nuova (1648-51) e la galleria di Palazzo Pamphili a Piazza Navona (1651-54). Al suo rapporto privilegiato con PAPA CHIGi si devono il rifacimento della facciata di Santa Maria della Pace, con il suo scenografico portico semicircolare (1656 -57), e di quella più austera di Santa Maria in via Lata (1658-62). A metà degli anni '20 Bernini, si era già fatto conoscere e apprezzare dal CARDINALE Scipione BorGHese, il più grande committente del tempo. Le statue che aveva realizzato per lui avevano mostrato la grande qualità e originalità della sua arte. Le sue opere vennero particolarmente apprezzate per la sua capacità di cogliere l'azione appena un attimo prima che si compisse, e la sua prodigiosa abilità nel trasformare la durezza del marmo nel suo contrario, nella morbidezza della carne, della pelle e delle stoffe. Arrivò attraverso le sue opere a trasmettere una concezione teatrale dell'arte, intesa come azione scenica, interazione dinamica tra le diverse parti di un tutto. Nel suo caso, fu fondamentale il rapporto con la committenza dei Barberini, da li UrBAno VIII nel 1624 commissionò quindi a Bernini la copertura dell'altare dei Santi Apostoli, con "una struttura stabile e monumentale, in grado di riempire degnamente il vano della crociera"; ne venne fuori l'enorme baldacchino in bronzo sorretto dalle quattro colonne tortili, pure in bronzo, che campeggia al centro della basilica. Tutto intorno, i quattro pilastri alti 45 metri che sorreggevano la cupola furono scavati per ricavare delle nicchie all'interno delle quali inserire altrettante statue. Queste furono realizzate da tre diversi scultori (Bolgi, Mochi e Duquesnoy) sotto la direzione di Bernini che ne realizzò lui una quarta che raffigurava San Longino (1929-38), centurione romano che, dopo aver trafitto il

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