Documento da Università eCampus su L'antropologia, storia e teorie. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Psicologia, esplora l'etnocentrismo, il relativismo culturale ed epistemologico, e il loro impatto sulla comprensione delle diverse culture.
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Corso di Laurea: SCIENZE DELL'EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE - CURR. BASE Insegnamento: Discipline Demo Etno Antropologiche Numero lezione: lezione 4 prima parte Titolo: L'antropologia, storia e teorie Psicologia L'antropologia, storia e teorie
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Parlare di interazione sulle difformità culturali o etniche ci pone nella possibilità di allargare la nostra possibilità di guardare gli altri, sempre vedendo quello che conosciamo di meno. Le abitudini culturali di popolazioni lontane non ci debbono sembrare ridicole ma sistemi essenziali anche per comprendere più a fondo la nostra cultura. All'inizio dell'era moderna, dopo il 1492, le missioni esplorative aumentano le riflessioni su altri popoli, un esempio fu la scoperta delle Americhe e l'individuazione di popolazioni Indios che aprirono grandi riflessioni nel mille e Cinquecento, la diatriba culturale e poi religiosa era questa: erano esseri umani o degli animali, potevano e dovevano essere civilizzati oppure dominati e sterminati? Lo studioso Montagne nel suo scritto "Essais" racconta le difformità culturali con particolare attenzione ai selvaggi, precorrendo il relativismo, il saggio descrive una popolazione antropofaga (cannibale) attraverso un racconto di etnografia, i protagonisti sono degli indios che abitano il Brasile, riesce a raccogliere informazioni grazie ad una persona, un testimone privilegiato francese, che in passato aveva abitato con loro. Nel saggio racconta usi e costumi e le pratiche di cannibalismo di queste persone, il rituale era attuato contro i nemici che venivano catturati in battaglia. Questa ritualità, in genere conferita alle popolazioni definite selvaggi nei diari dei viaggiatori europei erano la prova che queste persone non siano umane ma disumane. Montagne, raccolte le storie del francese arriva a una analisi, cioè che le pratiche di cannibalismo è una pratica prettamente culturale, organica e strutturale, ma non è una manifestazione di disumanità.
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Bisogna individuare nel rituale una azione culturale nel mangiare i propri nemici, come magari le infinite torture che gli europei praticavano ai loro nemici. Montagne non si ferma qui, cerca di individuare i sistemi etnocentristi, sottolineando che in quegli indios non c'è qualcosa di disumano o barbaro, ma ognuno chiama barbaro gli usi e costumi degli altri. Le opinioni o la propria cultura era il punto di riferimento per definire gli usi e le tradizioni degli altri popoli. Perciò tutto quello che noi riconosciamo come giusto o vero è un modello di consuetudine. Montagne scriverà un altro saggio proprio sulla "consuetudine", egli sostiene che le norme morali ed etiche derivano dalla consuetudine, essa arriva davanti a noi come naturale e normale. Perciò, sostiene Montagne, le difformità culturali sono agite e create dall'agente sociale, essa è costitutiva dei suoi valori, per comprendere le difformità bisogna entrarci dentro e non schivarla, per Montagne questo concetto prende il nome di "Concetto del giro lungo". In questa modalità evitiamo di farci influenzare dalla nostra cultura e riusciamo a comprendere la realtà sociale e le consuetudini che condizionano le nostre condotte.
Gli eventi che hanno portato alla definizione della scienza antropologica hanno interessato in modo determinante un aspetto che potremmo definire la tensione di tipo culturale, questa tensione la possiamo ritrovare nelle modalità di comportamento scientifico che aveva le sue fondamenta nel positivismo mentre un'altra modalità la possiamo riscontrare nelle sistematicità di lungo periodo. L'antropologia del ventesimo secolo verrà influenzata dalle teorie relativiste, infatti in tutto il secolo passato l'antropologia ha cercato di scardinare delle sicurezze trovando nuovi stimoli. Il 900 è
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rappresentato dallo studio del "primitivo dentro di noi", che non influenza solo l'antropologia ma anche altre arti o scienze come la pittura o la letteratura fino, grazie a Sigmund Freud, il proprio inconscio. Possiamo affermare che nel 900 l'interazione tra il razionale e cioè lo scientifico e la difformità antropologica subiscono una netta inversione. Come ben sappiamo il positivismo racchiude una scientificità razionale che serve per indagare le difformità o le anomalie di altre culture. Proprio nel 900 l'idea di razionalità all'interno di un discorso scientifico ha le sue fondamenta su solide basi storico e culturali; perciò, la scienza antropologica può essere definita come la modalità per narrare in modo empirico i campi dove emergono delle modalità razionali, per questo la modalità di analisi è definita come relativismo di tipo epistemologico. Questa modalità relativista si fonda su un principio e cioè quello di non arrogarsi il diritto di avere a priori modalità universalistiche di razionalità prima di avvicinarsi alle difformità delle culture e delle diverse ere storiche. Negli anni tra il 1960 e il 1970 nascono differenti opinioni e dibattiti sulle modalità della razionalità e sulla tipologia di relativismo, la criticità nasce nel cercare di comprendere le altre culture e se davvero possiamo riuscire ad eliminare alcune nostre modalità percettive, ma ritenute universalistiche di razionalità, come il percepire il mondo sociale attraverso significati riconosciuti comunemente, ma anche alcune norme di logica. Dobbiamo cercare di creare un ponte di tipo interculturale che non deve essere influenzato da modifiche di tipo locale o storico. I relativisti controbattono che con questa modalità non si possono detenere a priori delle modalità epistemologiche perché interpretare vuol dire riuscire a comprendere sempre con delle modalità di tipo pratico. Peter Winch sottolineava come gli antropologi non potessero lecitamente individuare
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come false oppure irrazionali i rituali o le modalità di vita di un'altra cultura perché tali modalità di agire il mondo sociale erano indirizzate da regole condivise socialmente attraverso un ragionamento di tipo relazionale. Un esempio era lo studio delle religioni o dei rituali non di tipo cristiano come la stregoneria, partendo dal presupposto che questa religione o tipo di rituale fosse falso, questa modalità che ricade nell'etnocentrismo non ci può consente di comprendere in che posizione la stregoneria o altre religioni occupano nella vita delle persone studiate. Wich sottolinea come l'interpretazione antropologica deve far emergere la scienza, la religione e la stregoneria, come difformi opportunità per quella cultura di fornire un significato al mondo sociale e alla vita che stanno vivendo, mostrando anche le diverse connotazioni e sfaccettature tra ciò che è bene e quello che è male.
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Il concetto di relativismo di tipo etico si fonda sulla manifestazione di giudizi etici e morali oppure su modalità di valori, soprattutto la scuola americana di antropologia culturale ha utilizzato questo tipo di relativismo come modello e mezzo di conflitto contro le tipologie di razzismo, contro gli stereotipi di tipo etnico e le modalità di controllo di tipo coloniale. Sia Franz Boas, così i suoi allievi, ha cercato di contrastare le tipologie di razzismo per comunicare che utilizzare le conoscenze di tipo antropologico sono un modello da "creare" per la tolleranza, per l'uguaglianza e soprattutto per la possibilità di fornire diritti a quelle popolazioni sottomesse. Perciò proprio le modalità di relativismo sono state il centro dell'antirazzismo dell'antropologia culturale americana. Herskovits utilizza i dati di fatto per mostrarci il relativismo come, possiamo definirla così, una ideologia di tipo positivo che ha le sue fondamenta nella scienza, quasi che il relativismo fosse una tipologia di retorica di tipo positivista. Herskovits faceva parte dell'American Anthropological Association, e proprio per questa associazione riuscì a redigere un documento che fu portato fino all'organizzazione delle Nazioni unite (ONU), questo documento voleva far introdurre nella dichiarazione delle Nazioni unite un tema estremamente importante e cioè quello del rispetto delle differenti e difformi tradizioni culturali, ma anche la correlazione tra culture e diritti. Questo documento era intitolato "Statement on Human Rights", i principi scritti in questo documento sostenevano alcuni diritti fondamentali come: l'essere umano era
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