Scienza Nuova di G. Vico e il commentario di L. Amoroso, Università di Pavia

Documento dall'Università degli Studi di Pavia sulla "Scienza nuova" di G. Vico e l'integrazione del commentario di L. Amoroso. Il Pdf, utile per studenti universitari di Filosofia, analizza l'approccio di Vico alla filosofia e alla storia, esplorando l'evoluzione delle società umane e l'origine delle istituzioni civili.

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40 pagine

"Scienza nuova" di G. Vico e
integrazione del commentario
"Introduzione alla Scienza nuova" di
L. Amoroso
Storia Della Filosofia
Università degli Studi di Pavia (UNIPV)
39 pag.
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Principi di scienza nuova d’intorno alla comune natura delle nazioni
(1744)di G. Vico e commentario di L. Amoroso
CAP. 1: Approccio a Vico
Prima di passare all’analisi della Scienza nuova o Principi di scienza nuova
d’intorno alla comune natura delle nazioni (1725-1730-1744) è bene avere
un’idea del progetto culturale di G. Vico, fornito dall’autore nella sua autobiografia
intellettuale, composta sull’invito di un erudito del tempo, Giovanartico di Porcia, che
aveva intenzione di raccogliere i profili autobiografici dei letterati italiani viventi. La
Vita di Giambattista Vico scritta da medesimo (1728), differentemente dal
Discorso sul metodo, è scritta in terza persona con un lessico aulico fitto di
reminiscenze letterarie, nomi e date. Inoltre qui accusa Renato delle Carte di aver
logicizzato o razionalizzato lo stesso racconto della propria vita allo scopo di esaltare
I saperi razionali tramite un inganno consapevole. Vico, in opposizione al
razionalismo astratto di matrice cartesiana, si presenta come paladino della cultura
umanistica, volendo essere istorico e filosofo (infatti il progetto culturale vichiano Se
in una integrazione di filosofia e filologia
1
). Inoltre qui il Vico enuncia gli autori
decisivi nella propria formazione intellettuale che sono due dotti antichi e due
moderni: Platone, Tacito, Bacone e Grozio. Platone e Tacito
2
sono per Vico due
autori complementari, poiché Tacito contempla l’uomo qual’è, Platone qual
dee essere (Vita). Pertanto Platone è il simbolo dell’ideale, mentre Tacito lo è
del reale; Platone indica il bene, Tacito l’utile; Platone rappresenta la sapienza
riposta, Tacito quella volgare, il senso comune. Sono i due momenti della
filosofia (ossia del vero) e della filologia (ossia del certo) che nella Scienza nuova
Vico tenterà di integrare pienamente l’uno nell’altro. Bacone fu uomo ugualmente
d’incomparabile sapienza e volgare e riposta (Vita), in quanti fu al contempo
politico e filosofo. Inoltre ha il merito di tentare una sintesi sistematica di tutte
le scienze, ma per quanto riguarda il mondo degli uomini non si solleva ad una
visione universale e storica
3
che è invece quanto tenta Grozio che congiunge
filosofia e filologia nello studio del diritto universale
4
(nella Vita, Vico rievoca la
lettura del De iure bellis ac pacis di Grozio grazie al quale si interessa più
intensamente ai problemi del diritto. Egli non si pone nell’ottica di essere un mero
continuatore di Grozio o dei giusnaturalisti protestanti. Accoglie il giusnaturalismo
4
La filologia viene definita da Vico come storia delle lingue e al contempo storia delle cose, storie che
procedono di pari passo e vanno pertanto studiate nel loro rapporto.
3
Nell’orazione inaugurale De nostri temporis studiorum ratione, Vico sostiene strumentalmente lo
sperimentalismo baconiano ed il metodo dell’induzione, contro il deduttivismo della fisica cartesiana,
nonostante prenda le distanze dalla concezione della scienza moderna come strumento di dominio
dell’uomo sul mondo (MAN.). Qui poi non si schiera a favore dei moderni nella querelle tra antichi e
moderni, ma indica vantaggi e svantaggi della cultura degli uni e degli altri, ricercando per quel che è
possibile, un’integrazione.
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Che Vico ammirava due soli sopra tutti gli altri dotti (Vita).
1
La storia nasce come studio del certo alla luce del vero; la scienza del vero e dei principi universali è
la filosofia, mentre la filologia è la scienza del certo e dei fatti concreti.
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Scienza Nuova di G. Vico e il Commentario di L. Amoroso

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"Scienza nuova" di G. Vico e integrazione del commentario "Introduzione alla Scienza nuova" di L. Amoroso Storia Della Filosofia Università degli Studi di Pavia (UNIPV) 39 pag.

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Approccio a Vico

Prima di passare all'analisi della Scienza nuova o Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni (1725-1730-1744) è bene avere un'idea del progetto culturale di G. Vico, fornito dall'autore nella sua autobiografia intellettuale, composta sull'invito di un erudito del tempo, Giovanartico di Porcia, che aveva intenzione di raccogliere i profili autobiografici dei letterati italiani viventi. La Vita di Giambattista Vico scritta da sé medesimo (1728), differentemente dal Discorso sul metodo, è scritta in terza persona con un lessico aulico fitto di reminiscenze letterarie, nomi e date. Inoltre qui accusa Renato delle Carte di aver logicizzato o razionalizzato lo stesso racconto della propria vita allo scopo di esaltare I saperi razionali tramite un inganno consapevole. Vico, in opposizione al razionalismo astratto di matrice cartesiana, si presenta come paladino della cultura umanistica, volendo essere istorico e filosofo (infatti il progetto culturale vichiano Se in una integrazione di filosofia e filologia1). Inoltre qui il Vico enuncia gli autori decisivi nella propria formazione intellettuale che sono due dotti antichi e due moderni: Platone, Tacito, Bacone e Grozio. Platone e Tacito2 sono per Vico due autori complementari, poiché Tacito contempla l'uomo qual'è, Platone qual dee essere (Vita). Pertanto Platone è il simbolo dell'ideale, mentre Tacito lo è del reale; Platone indica il bene, Tacito l'utile; Platone rappresenta la sapienza riposta, Tacito quella volgare, il senso comune. Sono i due momenti della filosofia (ossia del vero) e della filologia (ossia del certo) che nella Scienza nuova Vico tenterà di integrare pienamente l'uno nell'altro. Bacone fu uomo ugualmente d'incomparabile sapienza e volgare e riposta (Vita), in quanti fu al contempo politico e filosofo. Inoltre ha il merito di tentare una sintesi sistematica di tutte le scienze, ma per quanto riguarda il mondo degli uomini non si solleva ad una visione universale e storica3 che è invece quanto tenta Grozio che congiunge filosofia e filologia nello studio del diritto universale4 (nella Vita, Vico rievoca la lettura del De iure bellis ac pacis di Grozio grazie al quale si interessa più intensamente ai problemi del diritto. Egli non si pone nell'ottica di essere un mero continuatore di Grozio o dei giusnaturalisti protestanti. Accoglie il giusnaturalismo

  1. La storia nasce come studio del certo alla luce del vero; la scienza del vero e dei principi universali è la filosofia, mentre la filologia è la scienza del certo e dei fatti concreti.
  2. Che Vico ammirava due soli sopra tutti gli altri dotti (Vita).
  3. Nell'orazione inaugurale De nostri temporis studiorum ratione, Vico sostiene strumentalmente lo sperimentalismo baconiano ed il metodo dell'induzione, contro il deduttivismo della fisica cartesiana, nonostante prenda le distanze dalla concezione della scienza moderna come strumento di dominio dell'uomo sul mondo (MAN.). Qui poi non si schiera a favore dei moderni nella querelle tra antichi e moderni, ma indica vantaggi e svantaggi della cultura degli uni e degli altri, ricercando per quel che è possibile, un'integrazione.
  4. La filologia viene definita da Vico come storia delle lingue e al contempo storia delle cose, storie che procedono di pari passo e vanno pertanto studiate nel loro rapporto.

1 Document shared on https://www.docsity.com/it/scienza-nuova-di-g-vico-e-integrazione-del-commentario-introduzione-alla-scienza-nuova-di-l-amoroso/7198688/ Downloaded by: michela-gobbi-1 (9524160@studenti.uniupo.it)come fondamento del diritto positivo, ma non accetta la pretesa di giusnaturalisti eretici di elaborare un insieme di regole di convivenza valide solo per il loro carattere razionale, indipendentemente da ogni presupposto tecnologico (manca quindi il riconoscimento del ruolo della provvidenza nella storia e la distinzione tra storia del popolo eletto e della gentilità) e sottolinea l'errore di proiettare anacronisticamente all'indietro una razionalità assente nelle prime epoche della storia umana, caratterizzate dal dominio della fantasia). Il senso globale dei 4 autori è il medesimo della nuova scienza vichiana, ossia una sintesi sistematica (Bacone) di filosofia (Platone) e filologia (Tacito) operata nel campo del diritto universale (Grozio). 5 Tale atteggiamento è conforme alla sua professione di docente di retorica presso l'Università di Napoli. In questa veste egli pronunciò per sette anni le orazioni inaugurali e la più famosa è De nostri temporis studiorum ratione (1709), ossia Il metodo degli studi del nostro tempo, apologia della retorica contro il razionalismo6. Egli ritiene che educando i giovani solo per mezzo di materie astratte e logico-razionali non si tiene conto della stessa natura dei fanciulli in cui prevalgono, la memoria e la fantasia. Dunque ad una ragione astratta e meramente deduttiva, come quella cartesiana, egli contrappone l'ingegno, una facoltà versatile, concreta e indispensabile nella vita pratica, nella quale rientrano memoria e fantasia. Inoltre qui si sostiene il metodo dell'induzione baconiano contro il deduttivismo della fisica cartesiana e viene embrionalmente enunciata la teoria del verum factum o verum ipsum factum, rigettando di poter raggiungere la verità sulle cose di fisica differentemente dalla geometria; le proposizioni geometriche le dimostriamo perché le facciamo, mentre i fenomeni fisici non possono essere dimostrati e sono destinati ad essere oggetto di una conoscenza solo verosimile. Infine De antiquissima italorum sapientia ex linguae latinae originibus eruenda o L'antichissima sapienza degli Italici7 da ricavarsi dalle origini della lingua italiana (1710), teso a dimostrare l'origine italiana del primo linguaggio filosofico. Vi è un tentativo di confutazione del cogito: lo scettico non dubita né di esistere né di avere coscienza di esistere, ma semplicemente nega che la coscienza sia scienza, dal momento che

  1. Ugualmente importanti sono Virgilio e Omero, mentre per quanto riguarda l'oratoria Vico si rifà a Cicerone, imitandone anche il periodare. Oltre Platone, più correttamente sovrapponibile al concetto di neoplatonismo, (antichi) importanti sono Lucrezio e la fisica degli epicurei, che trova il suo culmine nella fisica gassendiana. Inoltre simpatizza per lo zenonismo e si forma con la neoscolastica (di Suarez soprattutto).
  2. La convinzione vichiana dell'impossibilità di un unico metodo valido per le scienze geometrico-matematiche e le scienze dell'uomo si espleta quando Vico affronta il problema dell'ordine degli studi. Per Cartesio il punto di partenza obbligato era costituito dal preliminare processo di purificazione dei sensi e di un allontanamento dalla dimensione sensibile che Vico definisce col termine critica e a proposito del quale affermerà che il precoce apprendimento della critica rischia di rendere i giovani inadatti alla vita in società, minando in essi la capacità di agire in una realtà fatta non solo di verità, ma anche di cose verosimili e false, e soprattutto non rispetta la natura dei fanciulli, caratterizzata dalle predominanza della fantasia e della memoria. Classifica oppone la topica termine che indica un atteggiamento che dà il giusto valore alla percezione e all'esperienza e non idolatra una ragione astratta e solo deduttiva.
  3. Gli italici non sono ne i romani ne gli abitanti della Magna Grecia ma gli abitanti autoctoni della penisola italica portatori di un sapere antichissimo. Tale concezione muterà nella S.n. in cui viene rigettata l'ipotesi di una sapienza riposta.

2 Document shared on https://www.docsity.com/it/scienza-nuova-di-g-vico-e-integrazione-del-commentario-introduzione-alla-scienza-nuova-di-l-amoroso/7198688/ Downloaded by: michela-gobbi-1 (9524160@studenti.uniupo.it)avere coscienza del pensare non equivale a sapere come e per quali cause il pensiero si produca. Pertanto al cogito ergo sum, egli contrappone la dottrina della conversione del vero con il fatto che presenta non come una propria dottrina, bensì come il nucleo di una sapienza filosofica riposta di provenienza egizio-ionico-etrusca, accessibile attraverso lo studio etimologico del latino arcaico. In quest'opera Vico ripristina l'antico nesso fra verità ed essere, per cui si conosce veramente solo ciò di cui si è gli artefici8. Si sostiene una antica interscambiabilità dei termini verum e factum ed in questa consuetudine linguistica vi sarebbe una fondamentale verità filosofica, ossia il fatto che il criterio della verità di una cosa consiste esclusivamente nel produrla. Tale assunto traccia i confini tra sapere divino e quello umano; il sapere divino si configura come la conoscenza integrale della realtà o intelligentia (da leggere dentro, per l'etimologia vichiana) che solo Dio possiede in quanto artefice del mondo, mentre il sapere umano non può andare oltre la cogitatio (da co-agere, mettere insieme elementi, per l'etimologia vichiana), dovendo accontentarsi di una conoscenza limitata all'esterna apparenza. La dottrina del verum ipsum factum si svilupperà ulteriormente nella Scienza nuova, in cui il fare sarà inteso come poiein o poiesis, cioè quella poesia o creatività mitopoietica dei primi uomini (un fare che è quindi produzione di senso e riguarda il concreto mondo umano). La Scienza nuova o Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni (1725-1730-1744) tratta di tutto ciò riguarda il mondo degli uomini e le sue origini e, occupandosi di un tempo precedente alla nascita di Cristo, i rimandi biblici che essa contiene appartengono all'Antico Testamento. Scopo dell'opera è spiegare l'origine delle civiltà pagane dal punto di vista della vera religione, ovverosia quella Cattolica. Le differenze principali tra le 3 edizioni, ossia tra la Scienza nuova prima del 1725 e le edizioni successive del 1730 (seconda edizione, ampliata e largamente mutata) e del 1744, le quali sono poco differenti l'una dall'altra, sono le seguenti: nella prima a livello dei contenutistico mancano la nozione di universale fantastico, la discoverta del vero Omero e la teoria del ricorso; per questioni editoriali rifuse una mole di annotazioni nel testo stesso, rielaborandolo radicalmente, e così l'opera acquisì una forma più organica; quando l'opera era in corso di pubblicazione, decise di rimuovere la Novella letteraria in apertura e sostituirla con una nuova introduzione.

  1. Pertanto l'uomo imita ingegnosamente la conversione del verum e factum che ha luogo in Dio, creando il sapere geometrico-matematico, costruzione umana che l'uomo può in quanto tale conoscere pienamente e con assoluta certezza.

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L'idea dell'opera

La Scienza nuova o Principi di scienza nuova d'intorno alla comune natura delle nazioni (1744), è una semiotica ed un'estetica9. Essa si divide in 5 libri:

  • Spiegazione della Dipintura proposta al frontespizio-> cap. 2
  • LIBRO I: Dello stabilimento de' principi-> cap. 3
  • LIBRO II: Della sapienza poetica-> cap. 4,5
  1. Se si considera l'estetica come una dottrina della sensibilità e dell'esperienza.

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