Unicamente Umano: Storia Naturale del Pensiero e intenzionalità condivisa

Documento da Università su Unicamente Umano. Storia Naturale del Pensiero. Il Pdf esplora la teoria dell'intenzionalità condivisa di Michael Tomasello, analizzando l'evoluzione del pensiero umano e della comunicazione cooperativa in Psicologia, confrontando umani e grandi antropomorfe.

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41 pagine

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Anteprima

Prefazione

1999 Le origini culturali della cognizione umana > Tomasello si chiede che cosa rende la cognizione umana qualcosa di unico > la risposta è la cultura: gli umani infatti acquisiscono potenti capacità cognitive uniche tra le altre specie perchè nel corso del loro sviluppo sono circondati da prodotti e pratiche culturali di ogni genere e perchè hanno la capacità di apprendimento culturale necessarie a padroneggiarli.

In questo libro Tomasello si chiede che cosa rende unico il pensiero umano > la risposta è che il pensiero umano è fondamentalmente cooperativo. Se le grandi antropomorfe sono in grado di comprendere gli altri come agenti intenzionali, solo gli esseri umani riescono a unirsi agli altri nelle più diverse forme di intenzionalità condivisa, dalla soluzione collaborativa di problemi alla creazione di complesse istituzioni culturali. La cultura umana è dunque un processo di coordinamento sociale: gli individui sono capaci d'intenzionalità condivisa in un modo che non appartiene ai loro parenti più prossimi fra i primati.

Capitolo Primo: L'ipotesi dell'Intenzionalità Condivisa

Pensiero Umano = improvvisazione individuale immersa in una matrice socioculturale > come si è costituita e come funziona questa forma di pensiero sociale?

Vi sono varie teorie classiche:

  • porre l'accento sul ruolo della cultura e dei suoi prodotti nel rendere possibili certi tipi di pensiero individuale (Hegel, Vygotskij, Peirce)
  • mettere in rilievo i fondamentali processi di coordinamento sociale che rendono possibili la cultura e il linguaggio dell'uomo (Mead)
  • teorici dell'infrastruttura sociale: il linguaggio e la cultura sono solo la ciliegina sulla torta dei modi ultrasociali in cui gli esseri umani si relazionano cognitivamente con il mondo (Piaget, Wittgenstein)

A tutte queste teorie mancano dei pezzi fondamentali che sono stati scoperti di recente su due piani:

  • Piano Empirico = si è scoperto che le grandi antropomorfe comprendono al modo degli esseri umani molti aspetti del loro mondo fisico e sociale, tra cui le relazioni causali e intenzionali > ciò significa che molti aspetti del pensiero umano non derivano dalle forme di socialità, cultura e linguaggio proprie degli esseri umani, ma da qualcosa di simile alle capacità individuali di problem solving comuni alle grandi antropomorfe. Altri dati empirici riguardano i bambini prelinguistici: si è scoperto che importanti aspetti del pensiero umano discendono non tanto dalla cultura e dal linguaggio in se stessi, quanto piuttosto da processi di interazione sociale più profondi ed elementari esclusivi della nostra specie.
  • Piano Teorico = ci sono stati importanti sviluppi nel campo della filosofia dell'azione che hanno suggerito modi di studiare questi processi d'interazione sociale unicamente umani. Gli esseri umani collaborano tra loro secondo pratiche d'intenzionalità condivisa (we-intentionality): quando gli individui partecipano ad attività collaborative, essi creano insieme scopi congiunti e attenzione congiunta e, di conseguenza, ruoli e pdv individuali che è necessario coordinare > vi è continuità traqueste espressioni di azione e attenzione congiunta e pratiche e creazioni culturali più astratte (ovvero gli esseri umani si coordinano in modo da formare un "noi" collettivo capace di creare le cose più varie, da una partita di caccia a un'istituzione culturale). La comunicazione cooperativa umana implica un insieme caratteristico di processi intenzionali e inferenziali: i comunicatori concettualizzano situazioni ed entità attraverso forme comunicative esterne per altri individui > questi individui a loro volta cercano di comprendere perché il comunicatore pensa che queste situazioni ed entità siano pertinenti ai loro scopi -> questo processo dialogico dipende dalle abilità e dalle motivazioni legate all'intenzionalità condivisa, ma anche da complesse inferenze ricorsive sulle intenzioni degli altri riguardo ai nostri stati intenzionali -> questa forma di comunicazione presuppone una cornice concettuale condivisa dai partner comunicativi e la comprensione delle intenzioni e delle prospettive individuali dei partner comunicativi all'interno di quella cornice.

Il pensiero dell'uomo dunque è diverso da quello degli altri animali e per comprenderlo bisogna focalizzare l'attenzione sugli aspetti sociali del pensiero umano > in particolare:

Specie Animali Esseri Umani Rappresentazione cognitiva di situazioni o entità in modo astratto Concettualizzare la stessa situazione o entità secondo prospettive sociali differenti 0 contrastanti Inferenze causali e intenzionali sugli eventi esterni Inferenze socialmente ricorsive e autoriflessive sugli stati intenzionali propri e altrui Monitorare e valutare le proprie azioni in termini di successo strumentali Monitorare e valutare il proprio pensiero in relazione ai pdv e agli standard normativi di altre persone o del gruppo

Queste differenze di ordine sociale danno origine a un tipo di pensiero ben definito ed esclusivamente umano, il PENSIERO OGGETTIVO-RIFLESSIVO-NORMATIVO (processi di rappresentazione, inferenza e automonitoraggio). Secondo l'ipotesi dell'intenzionalità condivisa questa peculiare forma di pensiero è il frutto di adattamenti diretti a risolvere problemi di coordinamento sociale che sono sorti quando gli individui hanno cercato di collaborare/comunicare con gli altri, ovvero quando hanno cercato di co-operare.

Le grandi scimmie antropomorfe nostre progenitrici, pur essendo esseri sociali, conducevano una vita individualistica-competitiva e il loro pensiero serviva a raggiungere questo o quello scopo individuale. A un certo punto, invece, le prime specie Homo furono costrette dalle condizioni ecologiche ad adottare modi di vivere più cooperativi e il loro pensiero fu messo al servizio dell'esigenza di coordinarsi per raggiungere scopi congiunti e collettivi. Le tappe evolutive in particolare furono due:

  • La prima è caratterizzata dallo sviluppo di un nuovo tipo di collaborazione su piccola scala nella ricerca di cibo. Nella ricerca collaborativa di cibo i partecipanti creavano e condividevano socialmente scopi congiunti e attenzione congiunta (un terreno comune), e questo rendeva possibili ruoli e prospettive individuali all'interno della pratica condivisa > la necessità di coordinare ruoli e prospettive portò all'evoluzione di un nuovo tipo di comunicazione cooperativa basata sui gesti naturali dell'indicare e del mimare: il comunicatore indirizzava l'attenzione del ricevente per via gestuale/simbolica verso qualcosa di pertinente alla loro attività comune + il ricevente faceva inferenze cooperative ricorsive per comprendere che cosa il comunicatore avesse inteso esprimere + per automonitorare questo processo il comunicatore doveva simulare in anticipo le probabili inferenze del ricevente -> poiché in questo stadio la collaborazione e la comunicazione avevano luogo tra coppie di individui costituitesi per l'occasione, sulla base di un'interazione sociale inseconda persona tra un "io" e un "tu", possiamo parlare di intenzionalità congiunta (essa dunque implica rappresentazioni prospettiche e simboliche, inferenze socialmente ricorsive e automonitoraggio in seconda persona).
  • La seconda tappa coincide con l'incremento delle dimensioni delle popolazioni umane e la conseguente competizione tra gruppi. Per effetto di tale competizione la vita all'interno del gruppo si trasformò in una vasta attività collaborativa e si creò un mondo condiviso molto più grande e permanente: una cultura. Ne derivò un orientamento al gruppo - adottato da tutti i membri - basato sulla nuova capacità di costruire un terreno culturale comune per mezzo di convenzioni, norme e istituzioni culturali collettivamente note > nell'ambito di questo processo, la comunicazione cooperativa divenne comunicazione linguistica convenzionalizzata. Ora gli individui potevano ragionare "oggettivamente" assumendo il pdv del gruppo. Poiché la comunicazione e la collaborazione erano in questo stadio convenzionali, istituzionali e normative, possiamo parlare di intenzionalità collettiva (essa implica non solo rappresentazioni simboliche e prospettiche, ma anche rappresentazioni convenzionali e oggettive; non solo inferenze ricorsive, ma anche inferenze autoriflessive e basate su ragioni; non solo automonitoraggio in seconda persona, ma anche autoregolazione fondata sulle norme di razionalità della cultura d'appartenenza).

-> Questi processi di pensiero non sono determinati geneticamente nel cervello degli esseri umani: un bambino di oggi, cresciuto su un'isola deserta, non svilupperebbe da solo processi di pensiero pienamente umani. Nei bambini vi sono delle predisposizioni che si realizzano solo grazie all'ontogenesi, ovvero con l'effettivo esercizio di queste capacità nelle interazioni sociali con gli altri.

Capitolo Secondo: L'Intenzionalità Individuale

I processi cognitivi sono frutto della selezione naturale rispetto a cui quest'ultima è in grado di "far presa" sui suoi effetti, ovvero sul modo in cui la cognizione regola e organizza le azioni esterne. L'etologia e il comportamentismo sono le due teorie classiche del comportamento animale che, però, hanno trascurato la cognizione > bisogna dunque delineare una teoria generale dell'evoluzione della cognizione prima di mettere mano alla storia dell'evoluzione del pensiero unicamente umano.

Prenderemo in considerazione le grandi scimmie antropomorfe moderne che possono essere considerate rappresentative del punto di partenza evolutivo dell'uomo prima che, circa sei milioni di anni fa, si separasse dagli altri primati.

2.1 L'evoluzione della Cognizione

Le specializzazioni Adattative

Tutti gli organismi hanno reazioni riflesse organizzate linearmente nella forma di connessioni stimolo-risposta. La cognizione non evolve attraverso l'aumento della complessità delle connessioni stimolo-risposta, ma procede perché l'organismo individuale sviluppa capacità flessibili di decision making e di controllo comportamentale nelle sue varie specializzazioni adattive + capacità di rappresentazione cognitiva delle relazioni causali e intenzionali in gioco nelle situazioni pertinenti e di elaborazione inferenziale di queste relazioni.

Le specializzazioni adattive sono organizzate nella forma di sistemi ad autoregolazione, come molti processi fisiologici (es. la regolazione omeostatica della temperatura corporea nei mammiferi) > queste specializzazioni sono in grado di produrre comportamenti adattivi in una varietà di condizioni molto più ampia rispetto ai riflessi e possono avere una certa complessità (es. ragnatele tessute dai ragni: non dipendono solo da una logica stimolo-risposta, ma richiedono anche scopi e motivazioni). Le specializzazioni adattive non sono ancora cognitive, infatti sono rigide e

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