Riassunto sui dibattiti teorici delle relazioni internazionali per esame

Documento da Università degli Studi Roma Tre su Riassunto relazioni internazionali per esame. Il Pdf, utile per studenti universitari, riassume i dibattiti teorici delle relazioni internazionali, includendo idealismo, realismo, neorealismo, neoliberalismo, post-strutturalismo, femminismo e post-colonialismo.

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16 pagine

Riassunto relazioni internazionali
per esame
Relazioni Internazionali
Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3)
15 pag.
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1. LE RELAZIONI INTERNAZIONALI
RI nasce come disciplina nel 1919 con l’istituzione della prima cattedra di International
Politics alla University College of Wales. Ha un’impostazione coloniale perché inizialmente
era finalizzata all'organizzazione dei territori occupati dagli Stati europei in Africa e Asia.
Si sviluppa grazie a 4 dibattiti intradisciplinari.
1.
1930-1950: idealismo - realismo (ontologia e natura del potere).
Gli idealisti si ispiravano al liberalismo e ne condividevano l’ontologia positiva dell’uomo:
credevano fosse naturalmente ispirato all’armonia e alla collaborazione. In ambito
internazionale confidavano nell’istituzione della Società delle Nazioni per una convivenza
pacifica tra gli Stati, uguali e indipendenti. L’interpretazione storica degli idealisti era quella
del progresso.
Wilson faceva parte di questa corrente; tra i suoi 14 punti ricordiamo:
- Fine della diplomazia segreta
- Libertà di navigazione sui mari
- Rimossi ostacoli al libero commercio
- Armamenti dovevano essere ridotti al minimo indispensabile per la sicurezza interna
- Le rivendicazioni coloniali e territoriali dovevano essere risolte facendo riferimento al
principio dell’autodeterminazione dei popoli
- Creazione di un’associazione generale delle nazioni (Società delle Nazioni)
I realisti ritenevano che l’uomo fosse un essere egoista e animus dominandi (ontologia
negativa). La collaborazione internazionale è impossibile perché gli Stati non sanno
rinunciare ai propri interessi di potere e sicurezza. L'interpretazione storica è ciclica.
Carr con il suo The twenty years crisis: 1919-1939 ha criticato aspramente gli idealisti:
- la loro impostazione valoriale era poco precisa: non proponeva leggi;
- l’unica collaborazione possibile tra gli Stati si otteneva quando uno, egoisticamente
ed egemonicamente, si faceva portatore degli interessi “condivisi”;
- le RI dovevano essere integrate nella Scienza Politica.
2.
1950-1970: scientismo- tradizionalismo (metodologia di ricerca).
Il comportamentismo (scientismo) offriva strumenti scientifici per la ricerca empirica delle
RI. Proponeva un approccio oggettivo e statistico-quantitativo. Veniva proposta la logica
della spiegazione: lo studioso si pone all’esterno dell’ambiente di ricerca. Le RI sono
associate alle scienze naturali.
[la svolta comportamentista influenzò il neorealismo e il neoliberalismo]
Il tradizionalismo (realismo e liberalismo) proponeva una ricerca filosofica (cfr. filosofia
europea) e interpretativa (cfr. ontologie). Veniva proposta la logica della comprensione: lo
studioso si pone all’interno dell’ambiente di ricerca.
3.
1970-1990: neorealismo-neoliberalismo-neomarxismo (ruolo delle
istituzioni e IPE).
Ci si interroga sull’importanza dello studio economico nelle RI a causa della crisi dell’Ordine
Internazionale Liberale. Dopo la fine di Bretton Woods, la crisi petrolifera del 1973 e il crollo
del regime sovietico, i vari approcci realisti e liberali si interrogano sul ruolo delle istituzioni
internazionali per mantenere l’ordine economico-politico tra gli Stati e controllare la loro
interdipendenza.
I mercantilisti (cfr. realismo) confermano non solo la supremazia della politica rispetto
l’economia, ma anche la supremazia dello Stato rispetto le istituzioni liberali. Infatti l’attore
statale usa egoisticamente mezzi economici per accrescere potere e sicurezza: lo Stato
rende possibile il commercio e l’espansione economica delle multinazionali grazie ad accordi
politici. L’azione delle istituzioni liberali è inutile (teoria della stabilità egemonica).
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1. LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

RI nasce come disciplina nel 1919 con l'istituzione della prima cattedra di International Politics alla University College of Wales. Ha un'impostazione coloniale perché inizialmente era finalizzata all'organizzazione dei territori occupati dagli Stati europei in Africa e Asia. Si sviluppa grazie a 4 dibattiti intradisciplinari.

1930-1950: idealismo - realismo (ontologia e natura del potere)

Gli idealisti si ispiravano al liberalismo e ne condividevano l'ontologia positiva dell'uomo: credevano fosse naturalmente ispirato all'armonia e alla collaborazione. In ambito internazionale confidavano nell'istituzione della Società delle Nazioni per una convivenza pacifica tra gli Stati, uguali e indipendenti. L'interpretazione storica degli idealisti era quella del progresso. Wilson faceva parte di questa corrente; tra i suoi 14 punti ricordiamo:

  • Fine della diplomazia segreta
  • Libertà di navigazione sui mari
  • Rimossi ostacoli al libero commercio
  • Armamenti dovevano essere ridotti al minimo indispensabile per la sicurezza interna
  • Le rivendicazioni coloniali e territoriali dovevano essere risolte facendo riferimento al principio dell'autodeterminazione dei popoli
  • Creazione di un'associazione generale delle nazioni (Società delle Nazioni)

I realisti ritenevano che l'uomo fosse un essere egoista e animus dominandi (ontologia negativa). La collaborazione internazionale è impossibile perché gli Stati non sanno rinunciare ai propri interessi di potere e sicurezza. L'interpretazione storica è ciclica. Carr con il suo The twenty years crisis: 1919-1939 ha criticato aspramente gli idealisti:

  • la loro impostazione valoriale era poco precisa: non proponeva leggi;
  • l'unica collaborazione possibile tra gli Stati si otteneva quando uno, egoisticamente ed egemonicamente, si faceva portatore degli interessi "condivisi";
  • le RI dovevano essere integrate nella Scienza Politica.

1950-1970: scientismo- tradizionalismo (metodologia di ricerca)

Il comportamentismo (scientismo) offriva strumenti scientifici per la ricerca empirica delle RI. Proponeva un approccio oggettivo e statistico-quantitativo. Veniva proposta la logica della spiegazione: lo studioso si pone all'esterno dell'ambiente di ricerca. Le RI sono associate alle scienze naturali. [la svolta comportamentista influenzò il neorealismo e il neoliberalismo] Il tradizionalismo (realismo e liberalismo) proponeva una ricerca filosofica (cfr. filosofia europea) e interpretativa (cfr. ontologie). Veniva proposta la logica della comprensione: lo studioso si pone all'interno dell'ambiente di ricerca.

1970-1990: neorealismo-neoliberalismo-neomarxismo (ruolo delle istituzioni e IPE)

Ci si interroga sull'importanza dello studio economico nelle RI a causa della crisi dell'Ordine Internazionale Liberale. Dopo la fine di Bretton Woods, la crisi petrolifera del 1973 e il crollo del regime sovietico, i vari approcci realisti e liberali si interrogano sul ruolo delle istituzioni internazionali per mantenere l'ordine economico-politico tra gli Stati e controllare la loro interdipendenza. I mercantilisti (cfr. realismo) confermano non solo la supremazia della politica rispetto l'economia, ma anche la supremazia dello Stato rispetto le istituzioni liberali. Infatti l'attore statale usa egoisticamente mezzi economici per accrescere potere e sicurezza: lo Stato rende possibile il commercio e l'espansione economica delle multinazionali grazie ad accordi politici. L'azione delle istituzioni liberali è inutile (teoria della stabilità egemonica). Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-relazioni-internazionali-per-esame/10727363/ Downloaded by: le-le-29 (fiano.alessia8@gmail.com)L'accumulazione di ricchezza di uno Stato non è tanto un fine in sé, quanto un mezzo per l'acquisizione di maggiore potere. I liberali ribaltano il rapporto tra economia e politica: la prima influenza la seconda. Confidano nelle istituzioni internazionali perché sono spaventati dagli Stati (intesi come strumenti economici) e dalla svolta perversa che potrebbe prendere l'economia internazionale se non fosse controllata dall'ancoraggio americano (embedded liberalism). Nell'ottica neoliberale, i guadagni sono visti anche in maniera assoluta: se entrambe le parti si avvantaggiano da un'interazione, la relazione è proficua e la cooperazione da perseguire. Il ruolo dello Stato in economia rimane limitato. I neomarxisti propongono analisi economiche, ma si discostano dall'interesse istituzionale. Preferiscono concentrarsi sulle cause strutturali del sottosviluppo del Sud del Mondo: criticano le teorie dello sviluppo degli anni '60 e, soprattutto, l'idea dello sviluppo progressivo. Non è vero che il sottosviluppo è una fase della progressione capitalista: gli Stati occidentali non hanno mai dovuto affrontarlo. Piuttosto sono le ex potenze imperialiste, oggi l'Occidente, che continuano a sfruttare le risorse di questi Stati (Sweezy e Baran con Capitale monopolistico: metropoli e colonie; Frank con metropoli e satelliti; Wallerstein con centro, periferia e semiperiferia). il conflitto internazionale assume due forme principali: una "competizione orizzontale" per la spartizione delle risorse e una "competizione verticale" legata al tentativo dei paesi sfruttati di affrancarsi dalla loro condizione, tentativo che incontra le resistenze dei paesi "oppressori".

1990-2010: razionalismo-costruttivismo (conoscenza, identità, norme, valori)

Con la fine della decolonizzazione e della Guerra fredda, nascono nuovi Stati e ci si interroga sulle loro identità. Si tratta di realtà "nuove" e distanti dall'assetto eurocentrico che hanno bisogno di nuovi approcci di conoscenza per essere comprese. Le strutture aprioristiche occidentali non sono adatte. Per razionalismo si intendono gli approcci neorealisti, neoliberali e afferenti alla Società Internazionale. Si adottano la visione dell'homo oeconomicus e la logica del consequenzialismo: gli interessi e le preferenze sono fissi, gli esseri umani sono massimizzatori di utilità egoistiche, calcoli costi-benefici e scelta razionale. Il focus è sull'individuo. La conoscenza deriva da presupposti naturali e universali. La necessità di comprendere nuove idee, valori e norme è accolta dai costruttivisti (ancora meglio gli strutturalisti) che, partendo dalla sociologia, individuano le interazioni bilaterali tra struttura e agente (co-costituzione): assetto internazionale, Stati e individui si influenzano a vicenda. Inoltre si interrogano sulle condizioni di persone diverse dagli uomini occidentali; entrano nella logica delle RI nuove identità: quella delle donne e quella delle persone razzializzate. Si adottano la visione dell'homo sociologicus e la logica dell'adeguatezza: il comportamento è radicato nelle identità, guidato dalle regole.

2. LA TRADIZIONE REALISTA

Tra i temi principali troviamo:

  • centralità dello Stato vestfaliano: è l'unità di misura della politica internazionale
  • razionalità degli Stati: calcolo costi-benefici e guadagni relativi (neorealismo);
  • anarchia internazionale: assenza di un'autorità sovraordinata monopolizzatrice della forza (cfr. Stato di natura di Hobbes). Presenta i caratteri di necessità e naturalità;
  • dilemma della sicurezza: l'accrescimento di potenza di uno Stato è visto come un atto di difesa da sé stesso e come una minaccia dagli altri (cfr. Herz);
  • politica di potenza (power politics): tutti gli Stati vogliono proteggere i propri interessi di sicurezza (neorealismo) e potere (realismo classico). La politica internazionale è una lotta alla sopravvivenza
  • self-help realista: gli Stati sono intrisicamente egoisti VS aiuto-aiuto neorealista: gli Stati si alleano per difendersi dall'egemone (balance of power)

Tra i precursori del realismo classico troviamo:

  • Tucidide: dilemma della sicurezza;
  • Machiavelli: interesse nazionale e natura del potere;
  • Hobbes: stato di natura anarchico;
  • Darwin: legge del più forte.

REALISMO CLASSICO

Hans Morgenthau: Politics Among Nations (1948)

  • teoria della politica internazionale: sei principi del realismo politico;
  • l'interesse nazionale è il potere;
  • la politica è lotta per il potere: power politics;
  • l'unico fattore di stabilizzazione e pace è il balance of power: la potenza è distribuita tra i vari Stati in modo approssimativamente uguale.

John H. Herz: liberalismo realista

  • Non si concentra sulla natura dell'essere umano: non gli interessa se è buono o cattivo (media via tra realismo e liberalismo);
  • Si concentra sul dilemma della sicurezza: "Una nozione strutturale in cui i tentativi di auto-aiuto degli stati per prendersi cura delle proprie esigenze di sicurezza tendono, indipendentemente dall'intenzione, a portare a una crescente insicurezza per gli altri poiché ciascuno interpreta le proprie misure come difensive e le misure degli altri come potenzialmente minacciose".
  • Pertanto, il dilemma della sicurezza esiste anche laddove gli stati non hanno motivi aggressivi: la paura dell'altro spinge gli stati verso una politica di potere .

CONCLUSIONI: PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DEL REALISMO CLASSICO?

  • Il realismo ci ricorda che esiste un reale potenziale di violenza nella politica internazionale
  • Ha avviato una discussione strutturata sulle relazioni internazionali: molte teorie sono state formulate in contrasto con il realismo.
  • Oppone l'idea che la politica internazionale deve essere guidata dalle ideologie. Realisti come Mearsheimer, Walt or Waltz hanno preso posizione contro l'invasione in Iraq
  • Sottolinea l'importanza dell'etica e della moralità
  • Ma non è nemmeno "oggettivo" - sotto quali aspetti possiamo vederlo?
  • Si occupa principalmente della sicurezza dello stato, non dell'individuo o delle comunità
  • Offre poco a coloro che desiderano cambiare lo stato delle cose
  • Non si occupa di attori nuovi nella politica globale, o delle sfide alla statualità.

NEOREALISMO

  • focus sulla terza immagine: la struttura internazionale (cfr. influenza economica e comportamentista);
  • l'interesse nazionale è la sicurezza: il potere è solo un mezzo per raggiungere la sicurezza;
  • guadagni relativi.

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