Documento da Università degli Studi Roma Tre su Riassunto relazioni internazionali per esame. Il Pdf, utile per studenti universitari, riassume i dibattiti teorici delle relazioni internazionali, includendo idealismo, realismo, neorealismo, neoliberalismo, post-strutturalismo, femminismo e post-colonialismo.
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RI nasce come disciplina nel 1919 con l'istituzione della prima cattedra di International Politics alla University College of Wales. Ha un'impostazione coloniale perché inizialmente era finalizzata all'organizzazione dei territori occupati dagli Stati europei in Africa e Asia. Si sviluppa grazie a 4 dibattiti intradisciplinari.
Gli idealisti si ispiravano al liberalismo e ne condividevano l'ontologia positiva dell'uomo: credevano fosse naturalmente ispirato all'armonia e alla collaborazione. In ambito internazionale confidavano nell'istituzione della Società delle Nazioni per una convivenza pacifica tra gli Stati, uguali e indipendenti. L'interpretazione storica degli idealisti era quella del progresso. Wilson faceva parte di questa corrente; tra i suoi 14 punti ricordiamo:
I realisti ritenevano che l'uomo fosse un essere egoista e animus dominandi (ontologia negativa). La collaborazione internazionale è impossibile perché gli Stati non sanno rinunciare ai propri interessi di potere e sicurezza. L'interpretazione storica è ciclica. Carr con il suo The twenty years crisis: 1919-1939 ha criticato aspramente gli idealisti:
Il comportamentismo (scientismo) offriva strumenti scientifici per la ricerca empirica delle RI. Proponeva un approccio oggettivo e statistico-quantitativo. Veniva proposta la logica della spiegazione: lo studioso si pone all'esterno dell'ambiente di ricerca. Le RI sono associate alle scienze naturali. [la svolta comportamentista influenzò il neorealismo e il neoliberalismo] Il tradizionalismo (realismo e liberalismo) proponeva una ricerca filosofica (cfr. filosofia europea) e interpretativa (cfr. ontologie). Veniva proposta la logica della comprensione: lo studioso si pone all'interno dell'ambiente di ricerca.
Ci si interroga sull'importanza dello studio economico nelle RI a causa della crisi dell'Ordine Internazionale Liberale. Dopo la fine di Bretton Woods, la crisi petrolifera del 1973 e il crollo del regime sovietico, i vari approcci realisti e liberali si interrogano sul ruolo delle istituzioni internazionali per mantenere l'ordine economico-politico tra gli Stati e controllare la loro interdipendenza. I mercantilisti (cfr. realismo) confermano non solo la supremazia della politica rispetto l'economia, ma anche la supremazia dello Stato rispetto le istituzioni liberali. Infatti l'attore statale usa egoisticamente mezzi economici per accrescere potere e sicurezza: lo Stato rende possibile il commercio e l'espansione economica delle multinazionali grazie ad accordi politici. L'azione delle istituzioni liberali è inutile (teoria della stabilità egemonica). Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-relazioni-internazionali-per-esame/10727363/ Downloaded by: le-le-29 (fiano.alessia8@gmail.com)L'accumulazione di ricchezza di uno Stato non è tanto un fine in sé, quanto un mezzo per l'acquisizione di maggiore potere. I liberali ribaltano il rapporto tra economia e politica: la prima influenza la seconda. Confidano nelle istituzioni internazionali perché sono spaventati dagli Stati (intesi come strumenti economici) e dalla svolta perversa che potrebbe prendere l'economia internazionale se non fosse controllata dall'ancoraggio americano (embedded liberalism). Nell'ottica neoliberale, i guadagni sono visti anche in maniera assoluta: se entrambe le parti si avvantaggiano da un'interazione, la relazione è proficua e la cooperazione da perseguire. Il ruolo dello Stato in economia rimane limitato. I neomarxisti propongono analisi economiche, ma si discostano dall'interesse istituzionale. Preferiscono concentrarsi sulle cause strutturali del sottosviluppo del Sud del Mondo: criticano le teorie dello sviluppo degli anni '60 e, soprattutto, l'idea dello sviluppo progressivo. Non è vero che il sottosviluppo è una fase della progressione capitalista: gli Stati occidentali non hanno mai dovuto affrontarlo. Piuttosto sono le ex potenze imperialiste, oggi l'Occidente, che continuano a sfruttare le risorse di questi Stati (Sweezy e Baran con Capitale monopolistico: metropoli e colonie; Frank con metropoli e satelliti; Wallerstein con centro, periferia e semiperiferia). il conflitto internazionale assume due forme principali: una "competizione orizzontale" per la spartizione delle risorse e una "competizione verticale" legata al tentativo dei paesi sfruttati di affrancarsi dalla loro condizione, tentativo che incontra le resistenze dei paesi "oppressori".
Con la fine della decolonizzazione e della Guerra fredda, nascono nuovi Stati e ci si interroga sulle loro identità. Si tratta di realtà "nuove" e distanti dall'assetto eurocentrico che hanno bisogno di nuovi approcci di conoscenza per essere comprese. Le strutture aprioristiche occidentali non sono adatte. Per razionalismo si intendono gli approcci neorealisti, neoliberali e afferenti alla Società Internazionale. Si adottano la visione dell'homo oeconomicus e la logica del consequenzialismo: gli interessi e le preferenze sono fissi, gli esseri umani sono massimizzatori di utilità egoistiche, calcoli costi-benefici e scelta razionale. Il focus è sull'individuo. La conoscenza deriva da presupposti naturali e universali. La necessità di comprendere nuove idee, valori e norme è accolta dai costruttivisti (ancora meglio gli strutturalisti) che, partendo dalla sociologia, individuano le interazioni bilaterali tra struttura e agente (co-costituzione): assetto internazionale, Stati e individui si influenzano a vicenda. Inoltre si interrogano sulle condizioni di persone diverse dagli uomini occidentali; entrano nella logica delle RI nuove identità: quella delle donne e quella delle persone razzializzate. Si adottano la visione dell'homo sociologicus e la logica dell'adeguatezza: il comportamento è radicato nelle identità, guidato dalle regole.
Tra i temi principali troviamo:
Tra i precursori del realismo classico troviamo:
Hans Morgenthau: Politics Among Nations (1948)
John H. Herz: liberalismo realista