Pedagogia del corpo: ruolo formativo e importanza dell'esperienza corporea

Documento sulla Pedagogia del Corpo di Ivano Gamelli. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Psicologia, esplora il ruolo formativo del corpo e l'importanza dell'esperienza corporea nell'apprendimento, analizzando i sensi e le loro implicazioni didattiche.

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45 pagine

Pedagogia del corpo – Ivano Gamelli
Introduzione
La teoria educava ha sempre guardato alla disciplina del corpo e del movimento in un'oca igienico-
sanitaria, senza meere in luce la valenza formava del corpo: noi, infa, abiamo il nostro corpo, che è ciò
che ci rimarrà dall'inizio alla ne della nostra vita, e a sua volta il corpo è abitato da sangue e ossa, organi,
muscoli che segnalano una vita interna.
Da sempre, però, il corpo è stato svalutato, separando l'anima, ovvero la mente, dal corpo in quanto
oggeo, in quanto cadavere per la medicina, in quanto animale per la religione, in quanto robot per
l'economia, in quanto pulsione per la sessualità.
L'emozione e i 5 sensi sono messi in gioco in modo concreto solamente araverso il corpo, che è capace di
integrare i codici di mol linguaggi. Il corpo non deve rimanere solo parlato, ovvero non si deve
solamente parlare del corpo, ma bisogna lasciarlo agire, bisogna lasciarlo esprimersi.
La pedagogia del corpo trasferisce nei vari ambi formavi i principi che stanno alla base dell'educazione
corporea nelle sue diverse forme, come la psicomotricità, la danza, lo yoga, il teatro. Si cercano di
mostrare delle vie anché vengano pensa dei proge e degli interven per valorizzare il corpo, denendo
nuovi seng educavi e ricorrendo alla molteplicità di linguaggi.
Massa diceva che “l'educazione consiste anzituo in un sistema di tecniche che fondano la propria ecacia
sull'applicazione della loro materialità in un sistema di corpi. Ci si domanda, quindi: come si fa a
valorizzare l'esperienza personale di ciascuno, la sperimentazione direa, trascurando la dimensione
corporea, che è quella che ci permee di esperire nel mondo?
Ken Robinson è uno dei più grandi ispiratori del lavoro educavo del nostro tempo: era un prof di storia
dell’arte, ma soprauo un grande appassionato di educazione.
Aerma che a scuola si dedica tanto, forse troppo, tempo allo studio delle lingue, della matemaca… ma
bisognerebbe dedicare un tempo dignitoso anche alle ar, ovvero danza, teatro, educazione motoria, che
vanno a sviluppare, nel bambino, consapevolezza del proprio corpo, in quanto funzioni vitali, in quanto
muscoli, in quanto ossa...
Le ore dedicate al proprio corpo non possono limitarsi alle ore di educazione motoria: non bisogna dunque
aumentare le ore di educazione motoria, ma bisogna aprire la possibilità della consapevolezza del proprio
corpo in tue le materie di insegnamento. I corpi non sono penalizza o morca nelle altre discipline, ma
ci si ricorda sempre che i corpi sono vitalissimi, specialmente nei bambini.
Il bambino, infa, è corpo: non si può prescindere da questo dato. Qualunque apprendimento passa
araverso la dimensione sensoriale e corporea.
Il bambino agisce sulla realtà araverso l’azione, che è l’unico modo di esplorare il mondo. Il bambino entra
in contao con gli ogge della realtà sempre araverso il corpo e i sensi, e ciò riguarda per tu i saperi,
per tue le discipline. Solo in una seconda fase si elaborano conce e astrazioni appunto.
Si parte dall’esperienza corporea e sensoriale per arrivare alla costruzione di conce astra.
Il primato è, dunque, alla dimensione dell’esperienza, che è l’unico modo per accedere alla conoscenza.
Lesperienza è di po corporeo, perché si vive nella realtà araverso la propria presenza sica.
Il corpo non è rilegato solo ad alcuni momen, (il piacere, lo sport, la sessualità…), ma tue le esperienze
passano araverso il corpo.
Inoltre, l’educazione che conduce il bambino a costruire un rapporto posivo con la propria corporeità
passa molto araverso il rapporto che lo stesso maestro ha con questa dimensione. Un maestro che
comunica un rapporto disturbato con questa dimensione inevitabilmente rischia di contaminare la
costruzione di una relazione posiva da parte dei bimbi nei confron del loro corpo.
La parola corpo
Il corpo non è oggeo che esiste in sé Il signicato che gli aribuiamo dipende sempre dallo sguardo, dal
contesto da cui noi estrapoliamo i signica. La dicoltà di arontare un oggeo come il corpo è
assimilabile a una similitudine: è come l’acqua per il pesce.
Per noi il corpo è come l’acqua per i pesci: i pesci sono immersi nell’acqua e non ne conoscono il valore
vitale; solo uscendo dall’acqua si accorgono che è quella che li fa vivere. È così anche per gli umani: ci
accorgiamo del nostro corpo solo quando compare una malaa, un malessere legato al nostro corpo.
Anche il neonato è corpo: il neonato non sa di strillare, non esiste per lui altro modo di esprimere le proprie
esigenze, di comunicare, se non araverso il corpo. Solo crescendo scoprirà di avere un corpo, prendendo
consapevolezza Ne riconosce le potenzialità, ovvero tuo quello che può fare con questo (può
manipolare gli ogge, può correre…) ma ne riconosce anche il limite, per cui il corpo è misura del limite, e
si è consapevoli di ques (non si può volare, non si può vivere per sempre).
Durante questa fase di consapevolezza, si riconosce anche il corpo come nito a livello temporale, nel senso
che, prima o poi, il corpo muore: è infa durante i 5-6 anni che i bimbi riconoscono la morte.
Si vive dunque in un’ambivalenza connua: noi siamo corpo e abbiamo un corpo.
Esiste infa un corpo sensibile, nella nostra esperienza, e un corpo saputo, ovvero il corpo nelle costruzioni
conceuali, che si studia in medicina (il corpo più sciencamente inteso).
Quando ci occupiamo del corpo in educazione, facciamo spesso rifermento al corpo saputo. Così non si
sviluppa una buona consapevolezza del proprio corpo, perché viene concepito solo in maniera scienca.
La parola corpo può assumere signica dieren; un gruppo di ricerca ha portato avan una ricerca, per
cui si è chiesto a professionis di varia natura (cardiochirurgo infanle, professore, maestra…) cosa fosse
per loro il corpo nel loro lavoro.
La specializzazione per il corpo deriva dalla concezione dominante della società riguardo il corpo, che è visto
come corpo saputo: bisogna chiamare uno specialista che ne parli, quando in realtà non è necessario. Il
corpo deve essere inserito nelle avità di apprendimento in senso lato, non solo con lo specialista di
scienze motorie.
Il nostro corpo ha un’intelligenza, e a volte non lo ascolamo: il corpo ci dice, ad esempio, che siamo
stanchi, che abbiamo bisogno di riposare, che abbiamo fame, che abbiamo sete, che siamo mala... ci dice
molte cose, ma noi a volte non siamo capaci di ascoltarlo. I piccoli malanni, come mal di testa, mal di occhi,
mal di pancia, sono sintomi di qualcosa, ma noi tendiamo a rimuoverli subito, con una pasglia.
Il corpo in gioco, la natura psicomotoria del bambino.
“L'uomo sta tra la terra e il cielo”, dicevano i saggi cinesi. Questo deo fa riferimento all'embrione,
ovvero alla prima forma di vita dell'uomo, che da un lato diventa sempre più indipendente, ma dall'altro
non si nutre al di fuori del suo sistema, respirando e alimentandosi grazie al sangue placentare materno. Il
bambino arriverà poi a nascere e a vivere, alimentandosi autonomamente, ma non dimencandosi mai
della sua dipendenza nei confron della madre.

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Anteprima

Introduzione alla Pedagogia del Corpo

La teoria educativa ha sempre guardato alla disciplina del corpo e del movimento in un'ottica igienico- sanitaria, senza mettere in luce la valenza formativa del corpo: noi, infatti, abitiamo il nostro corpo, che è ciò che ci rimarrà dall'inizio alla fine della nostra vita, e a sua volta il corpo è abitato da sangue e ossa, organi, muscoli che segnalano una vita interna.

Da sempre, però, il corpo è stato svalutato, separando l'anima, ovvero la mente, dal corpo in quanto oggetto, in quanto cadavere per la medicina, in quanto animale per la religione, in quanto robot per l'economia, in quanto pulsione per la sessualità.

L'emozione e i 5 sensi sono messi in gioco in modo concreto solamente attraverso il corpo, che è capace di integrare i codici di molti linguaggi. > Il corpo non deve rimanere solo parlato, ovvero non si deve solamente parlare del corpo, ma bisogna lasciarlo agire, bisogna lasciarlo esprimersi.

La pedagogia del corpo trasferisce nei vari ambiti formativi i principi che stanno alla base dell'educazione corporea nelle sue diverse forme, come la psicomotricità, la danza, lo yoga, il teatro. > Si cercano di mostrare delle vie affinché vengano pensati dei progetti e degli interventi per valorizzare il corpo, definendo nuovi setting educativi e ricorrendo alla molteplicità di linguaggi.

Massa diceva che "l'educazione consiste anzitutto in un sistema di tecniche che fondano la propria efficacia sull'applicazione della loro materialità in un sistema di corpi." > Ci si domanda, quindi: come si fa a valorizzare l'esperienza personale di ciascuno, la sperimentazione diretta, trascurando la dimensione corporea, che è quella che ci permette di esperire nel mondo?

Il Corpo nell'Educazione Contemporanea

Ken Robinson è uno dei più grandi ispiratori del lavoro educativo del nostro tempo: era un prof di storia dell'arte, ma soprattutto un grande appassionato di educazione.

Afferma che a scuola si dedica tanto, forse troppo, tempo allo studio delle lingue, della matematica ... ma bisognerebbe dedicare un tempo dignitoso anche alle arti, ovvero danza, teatro, educazione motoria, che vanno a sviluppare, nel bambino, consapevolezza del proprio corpo, in quanto funzioni vitali, in quanto muscoli, in quanto ossa ...

Le ore dedicate al proprio corpo non possono limitarsi alle ore di educazione motoria: non bisogna dunque aumentare le ore di educazione motoria, ma bisogna aprire la possibilità della consapevolezza del proprio corpo in tutte le materie di insegnamento. I corpi non sono penalizzati o mortificati nelle altre discipline, ma ci si ricorda sempre che i corpi sono vitalissimi, specialmente nei bambini.

Il bambino, infatti, è corpo: non si può prescindere da questo dato. > Qualunque apprendimento passa attraverso la dimensione sensoriale e corporea.

Il bambino agisce sulla realtà attraverso l'azione, che è l'unico modo di esplorare il mondo. Il bambino entra in contatto con gli oggetti della realtà sempre attraverso il corpo e i sensi, e ciò riguarda per tutti i saperi, per tutte le discipline. Solo in una seconda fase si elaborano concetti e astrazioni appunto.

> Si parte dall'esperienza corporea e sensoriale per arrivare alla costruzione di concetti astratti.

Il primato è, dunque, alla dimensione dell'esperienza, che è l'unico modo per accedere alla conoscenza. L'esperienza è di tipo corporeo, perché si vive nella realtà attraverso la propria presenza fisica.

Il corpo non è rilegato solo ad alcuni momenti, (il piacere, lo sport, la sessualità ... ), ma tutte le esperienze passano attraverso il corpo.Inoltre, l'educazione che conduce il bambino a costruire un rapporto positivo con la propria corporeità passa molto attraverso il rapporto che lo stesso maestro ha con questa dimensione. Un maestro che comunica un rapporto disturbato con questa dimensione inevitabilmente rischia di contaminare la costruzione di una relazione positiva da parte dei bimbi nei confronti del loro corpo.

La Parola Corpo e i Suoi Significati

Il corpo non è oggetto che esiste in se > Il significato che gli attribuiamo dipende sempre dallo sguardo, dal contesto da cui noi estrapoliamo i significati. La difficoltà di affrontare un oggetto come il corpo è assimilabile a una similitudine: è come l'acqua per il pesce.

Per noi il corpo è come l'acqua per i pesci: i pesci sono immersi nell'acqua e non ne conoscono il valore vitale; solo uscendo dall'acqua si accorgono che è quella che li fa vivere. È così anche per gli umani: ci accorgiamo del nostro corpo solo quando compare una malattia, un malessere legato al nostro corpo.

Anche il neonato è corpo: il neonato non sa di strillare, non esiste per lui altro modo di esprimere le proprie esigenze, di comunicare, se non attraverso il corpo. Solo crescendo scoprirà di avere un corpo, prendendo consapevolezza > Ne riconosce le potenzialità, ovvero tutto quello che può fare con questo (può manipolare gli oggetti, può correre ... ) ma ne riconosce anche il limite, per cui il corpo è misura del limite, e si è consapevoli di questi (non si può volare, non si può vivere per sempre).

Durante questa fase di consapevolezza, si riconosce anche il corpo come finito a livello temporale, nel senso che, prima o poi, il corpo muore: è infatti durante i 5-6 anni che i bimbi riconoscono la morte.

➔ Si vive dunque in un'ambivalenza continua: noi siamo corpo e abbiamo un corpo.

Esiste infatti un corpo sensibile, nella nostra esperienza, e un corpo saputo, ovvero il corpo nelle costruzioni concettuali, che si studia in medicina (il corpo più scientificamente inteso).

Quando ci occupiamo del corpo in educazione, facciamo spesso rifermento al corpo saputo. > Così non si sviluppa una buona consapevolezza del proprio corpo, perché viene concepito solo in maniera scientifica.

La parola corpo può assumere significati differenti; un gruppo di ricerca ha portato avanti una ricerca, per cui si è chiesto a professionisti di varia natura (cardiochirurgo infantile, professore, maestra ... ) cosa fosse per loro il corpo nel loro lavoro.

La specializzazione per il corpo deriva dalla concezione dominante della società riguardo il corpo, che è visto come corpo saputo: bisogna chiamare uno specialista che ne parli, quando in realtà non è necessario. Il corpo deve essere inserito nelle attività di apprendimento in senso lato, non solo con lo specialista di scienze motorie.

Il nostro corpo ha un'intelligenza, e a volte non lo ascoltiamo: il corpo ci dice, ad esempio, che siamo stanchi, che abbiamo bisogno di riposare, che abbiamo fame, che abbiamo sete, che siamo malati ... ci dice molte cose, ma noi a volte non siamo capaci di ascoltarlo. I piccoli malanni, come mal di testa, mal di occhi, mal di pancia, sono sintomi di qualcosa, ma noi tendiamo a rimuoverli subito, con una pastiglia.

Il Corpo in Gioco e la Natura Psicomotoria del Bambino

"L'uomo sta tra la terra e il cielo", dicevano i saggi cinesi. > Questo detto fa riferimento all'embrione, ovvero alla prima forma di vita dell'uomo, che da un lato diventa sempre più indipendente, ma dall'altro non si nutre al di fuori del suo sistema, respirando e alimentandosi grazie al sangue placentare materno. Il bambino arriverà poi a nascere e a vivere, alimentandosi autonomamente, ma non dimenticandosi mai della sua dipendenza nei confronti della madre.

Il bambino, nascendo, sperimenta sia il benessere che il malessere, cioè, vive il piacere e vive il dolore, associandoli però a determinate parti del corpo > La dimensione dei sensi è l'unica dimensione che il bambino conosce.

Lo sviluppo emotivo del bambino, infatti, è profondamente legato al riflesso di sé che egli coglie sul volto della madre, ovvero ciò che la madre fa a livello corporeo, quando riconosce e esprime le proprie emozioni.

Il bambino cattura ciò, attraverso una sensibilità che appare quasi telepatica, per cui anche la madre arriva a imitare, a sua volta, l'intensità e il ritmo dell'espressione del movimento del corpo e dello sguardo del suo bambino.

Tuttavia, l'adulto finisce per nascondere parte di sé nell'interazione col bambino, restituendogli limitazioni di certe emozioni e non di altre, come ad esempio la tristezza e la depressione, sentimenti culturalmente considerati scomodi e imbarazzanti, che non "vanno" mostrati al piccolo.

Si dice, dunque, che le origini delle nostre emozioni sono legate al dialogo corporeo tra mamma e figlio, ovvero al gioco espressivo e comunicativo sotteso, fatto di alternanza di contrazione e decontrazione a livello muscolare. > è sulla base di queste considerazioni che Stern elabora la teoria degli affetti vitali, per cui il carattere di ciascuno di noi si basa sulle emozioni provate fin dalla prima infanzia.

A partire dalle considerazioni delle emozioni altrui si viene a formare lo schema corporeo, vale a dire la maturazione delle "capacità prassiche", che sono l'integrazione delle diverse parti del corpo, al fine di realizzare coordinazioni funzionali sempre più efficaci.

Lo Sviluppo Naturale del Bambino: Approfondimento

Negli ultimi quarant'anni si è sviluppata una ricerca sullo sviluppo umano, che ha messo in evidenza l'importanza dell'osservazione diretta nei primissimi momenti seguenti alla nascita del bambino-> Si riconoscono predisposizioni del bambino che sono utili e riconoscibili ancora ora nella vita di tutti noi.

Le basi dello sviluppo vengono studiate a livello biologico-scientifico > si è capito che la relazione a livello tonico-emotivo tra neonato e mamma è alla base di ciò che succederà più avanti. Anche la modalità con cui il bambino viene trattato nei primi mesi di vita, a livello corporeo è influente: il tono è ciò che contraddistingue il tocco, per cui il tocco può essere simile a un massaggio, quindi incredibilmente delicato, quando il tono è basso, e viceversa ad esempio con uno schiaffo.

Coregolazione e Autoregolazione nel Bambino

Il bambino è predisposto alla coregolazione, con madre e ambiente, ma anche all'autoregolazione rispetto all'ambiente e alla madre, ovvero la volontà di rendersi autonomo rispetto a questi, non più dipendente.

Per quanto riguarda la coregolazione, quando il bambino si sente ascoltato nei suoi bisogni, e l'adulto risponde con mezzi di comunicazione che sono parti della sua realtà, attiva le sue capacità comunicative > Deve esserci una relazione primaria sufficientemente buona, affinché la capacità comunicativa si attivi in modo autentico, per cui il bambino risponde attraverso un linguaggio particolare e corporeo, che poi gli umani si portano avanti tutta la vita.

L'autoregolazione invece prevede la possibilità dei bambini di capacità di risposte autonome. > Si tratta della funzione autoregolativa, propria del bambino poco più che neonato.

Lo Sviluppo Secondo Stern

Le ricerche sullo sviluppo nascono da una concezione di topo misurativa/scalare, per cui si pensava di poter misurare le competenze fisiche e comunicative-espressive attraverso delle misurazioni. Questa concezione è stata superata da Piaget, che già aveva fatto attenzione a come le diverse fasi avessero una loro configurazione e che questi stadi potessero avere una relazione fra di loro, ed essere inglobati fra di loro. >

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