Documento di Università su domande e risposte in preparazione dell'esame. Il Pdf è una raccolta di domande e risposte dettagliate su argomenti di psicologia cognitiva, come il binding problem e l'attenzione divisa, utile per lo studio universitario di Psicologia.
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1. Che cos'è il binding problem? Problema per il quale non si riesce a spiegare come mai ogni volta che noi percepiamo uno stimolo lo scomponiamo e lo analizziamo per pezzo per pezzo, però ai nostri occhi ciò che vediamo è sempre una figura unitaria dello stimolo.
2. Attenzione divisa fuori dal laboratorio: come il cellulare influenza la guida? Esiste una quantità limitata di attività che possiamo svolgere contemporaneamente. In certi casi la nostra attenzione divisa fallisce e l'influenza del cellulare mentre stiamo guidando è uno di questi. Infatti se, quando stiamo guidando, usiamo il cellulare abbiamo riflessi più lenti e anche una minor attivazione delle aree implicate nell'elaborazione di stimoli spaziali. Strayer e Johnston (2001) hanno condotto uno studio per capire quanto e se il cellulare influenza la guida, composto da esperimento 1 ed esperimento 2, descritti di seguito.
L'esperimento 1 prevede un compito primario di tracking in cui il soggetto, utilizzando un joystick che simula l'azione di guidare, deve seguire un bersaglio e poi premere un pulsante rosso quando sullo schermo appare una luce rossa (simulazione dell'azione di frenare), mentre non premere nessun pulsante quando appare una luce verde. A questo compito primario, dopo un po' di pratica, viene aggiunto un compito secondario, che consiste nel conversare al cellulare (in vivavoce o meno) con uno sperimentatore oppure nell'ascoltare la radio. I risultati hanno dimostrato che la probabilità di non rilevare le luci (i "segnali stradali") è più alta quando si usa il cellulare, senza differenze per quel che riguarda la modalità di utilizzo, infatti i tempi di risposta alle luci rosse sono più lenti di circa 50 ms quando si usa il cellulare durante il compito primario.
L'esperimento 2 è strutturato in maniera molto simile al precedente: il compito primario di tracking si svolge pressoché ugualmente, ma con l'aggiunta di due condizioni diverse: nella condizione semplice il bersaglio segue una traiettoria lineare, mentre nella condizione difficile subisce molte deviazioni, il che richiede maggior concentrazione. Sempre dopo un po' di pratica, viene aggiunto il compito secondario: ripetere quanto detto da un confederato al telefono oppure generare una parola che inizi con la stessa lettera con cui termina la parola detta dal confederato al telefono. I risultati mostrano che quando il compito è semplice la prestazione resta più o meno invariata, mentre quando è difficile la prestazione peggiora quando i soggetti parlano al cellulare e quando devono svolgere il compito di generazione delle parole. In particolare, è stato misurato il root-mean-square error: errore che viene mantenuto durante lo svolgimento del compito primario, che rappresenta la deviazione tra ciò che dovrei fare e quello che invece sto facendo. Più questa deviazione è alta, peggiore sarà la prestazione del soggetto. In conclusione, quindi, possiamo affermare che il cellulare è una grandissima distrazione per noi quando stiamo guidando: diminuisce i nostri riflessi, aumenta i tempi di risposta agli stimoli, diminuisce la flessibilità di distribuzione dell'attenzione e può causare cecità da inattenzione. Gli effetti non dipendono da come viene usato il cellulare (vivavoce o meno) e sono maggiormente presenti effetti negativi quando si parla. I guidatori mostrano una bassa consapevolezza di questi effetti e pensano che l'influenza del cellulare alla guida diminuisca con la pratica, ma non è affatto così.
3. Il fenomeno del riconoscimento dei volti Il riconoscimento dei volti è un fenomeno importante e particolare, infatti si suppone l'esistenza di processi stimolo-specifici per l'elaborazione dei volti, che è diversa per certi aspetti da quella di altri tipi di stimoli: l'elaborazione dei volti implica diversi circuiti cerebrali, esistono deficit selettivi per il riconoscimento dei volti e la percezione di un volto segue un processo diverso rispetto alla percezione di oggetti. In merito a quest'ultimo punto, possiamo affermare che l'elaborazione dei volti non richiede di analizzare lo stimolo scomponendo e analizzando ogni sua parte (come accade per gli oggetti). Si tratta, invece, di un'elaborazione olistico-configurale in cui i singoli elementi del volto vengono elaborati come un insieme integrato. Esistono poi deficit specifici di riconoscimento visivo: la prosopagnosia èl'incapacità di riconoscere volti noti (personaggi famosi, la propria famiglia o addirittura il proprio volto allo specchio), accompagnata da preservata capacità nel riconoscimento di oggetti. Essa può essere congenita, cioè presente fin dalla nascita nel soggetto senza la presenza di una lesione, oppure acquisita, legata quindi ad una lesione delle aree implicate nel riconoscimento dei volti. A questo proposito ricordiamo l'esistenza di moduli specializzati nella corteccia temporale ventrale per il riconoscimento dei volti, come l'area fusiforme facciale (FFA), che elabora l'identità del volto, l'area occipitale dei volti (OFA), che codifica gli aspetti fisici, e il solco temporale superiore (STS), che integra informazioni visiva ed uditivi permettendo la percezione di stimoli dinamici provenienti dal corpo e dal volto.
4. I limiti della psicologia cognitiva sperimentale I limiti della psicologia cognitiva sperimentale sono i seguenti: in primo luogo, l'elevata complessità dei compiti cognitivi utilizzati nei vari studi e l'implicazione di molti processi diversi nello svolgimento di questi compiti. In secondo luogo, le teorie derivanti da questo approccio sono a volte vaghe e difficili da verificare empiricamente, questo perché ciò che succede in laboratorio non è uguale a ciò che succede nella realtà. Infatti, il comportamento può essere anche un indice indiretto dei fenomeni studiati, quindi l'approccio sperimentale a volte non basta per arrivare a conclusioni attendibili al cento per cento. Infine, i paradigmi di cui la psicologia cognitiva sperimentale si compone sono eccessivamente rigidi e talvolta non permettono la generalizzabilità dei risultati.
** Psicologia cognitiva sperimentale: esperimento in laboratorio in situazioni controllate per poter raggruppare le conoscenze dentro una teoria e spiegare quali sono i compiti cognitivi che gli individui riescono a svolgere in un certo modo e quali sono le conoscenze sul funzionamento cognitivo umano. Si chiede di svolgere un compito e si valuta: il tipo di risposta, l'accuratezza della risposta, il tempo di reazione o risposta, gli errori.
** Punti di forza: primo approccio sistematico per la comprensione attività cognitiva umana; fonte di quasi tutte le teorie e dei compiti usati dagli altri approcci; molto flessibile e applicata a qualsiasi aspetto di attività cognitiva; prodotto numerosi risultati importanti e riproducibili; fortemente influenzano psicologia sociale, clinica ed evolutiva.
5. Punti di forza e limiti della scienza cognitiva computazionale La scienza cognitiva computazionale utilizza il metodo simulativo, crea modelli computazionali (programmi dettagliati, specifici) che vogliono simulare il comportamento umano in maniera molto fedele. I punti di forza di questo approccio sono: la formulazione di ipotesi molto dettagliate, lo sviluppo di architetture cognitive esaurienti, le evidenze empiriche che supportano il concetto di conoscenza distribuita, l'utilizzo di conoscenza derivanti dalla neuroscienza cognitiva, l'enfasi posta sui processi di elaborazione parallela, che ben si adattano ai dati derivanti dal neuroimaging funzionale. I limiti invece riguardano il fatto che molti modelli computazionali non formulano nuove previsioni, che l'affermazione di plausibilità neurale dei modelli computazionali non è giustificata da evidenze scientifiche, che i modelli computazionali si compongono di numerosi parametri piuttosto arbitrari per giustificare i dati da essi derivanti ed infine che i modelli computazionali in genere minimizzano l'importanza dei fattori emotivi e motivazionali, quasi ignorandoli del tutto.
6. Gli approcci odierni alla psicologia cognitiva? Gli approcci odierni alla psicologia cognitiva riguardano fondamentalmente l'embodied o grounded cognition: nei successivi sviluppi del cognitivismo, è diventato necessario includere il ruolo del corpo e dell'ambiente fisico e sociale che ci circonda, dal momento in cui non viviamo in un vuoto cosmico, ma al contrario siamo sempre immersi nell'ambiente esterno. Non si può quindi comprendere il funzionamento cognitivo senza tenere conto di queste due importanti variabili. In secondo luogo, in questa nuova fase della psicologia cognitiva, viene superata la metafora del sandwich, per cui percezione, azione e cognizione sono considerati processi circolari tra loro, e viene introdotto il concetto di simulazione: quando osserviamo qualcuno svolgere un'azione, nella nostra mente la simuliamo come se fossimo già pronti per metterla in atto. Questo dimostra che i processi cognitivi sono sempre collegati alleesperienze senso-motorie e alla nostra capacità di agire nel mondo esterno. Due ulteriori approcci moderni importanti da citare sono la cold cognition, secondo cui è importante studiare anche i processi di ordine superiore come l'attenzione, la memoria e l'apprendimento, e la hot cognition, che fa leva sull'importanza delle emozioni e delle motivazioni sottostanti il comportamento umano, in quanto influenzano e modulano tutti i processi cognitivi. Riassumendo, i punti chiave degli approcci citati sono: lo studio di variabili ecologicamente valide, l'attenzione all'interazione tra processi cognitivi, corpo, ambiente, emozioni e motivazioni e l'idea di un approccio interdisciplinare.
7. Qual è la relazione tra emozioni e attenzione? Le emozioni sono distraenti e catturano la nostra attenzione. Un'evidenza di ciò deriva dallo studio di Pratto e John, che hanno utilizzato il paradigma di stroop modificato ("stroop emotivo") in cui parole connotate emotivamente appaiono sullo schermo in colori diversi per dimostrare l'effetto di interferenza sulla prestazione dei soggetti quando le parole sono connotate negativamente. Il soggetto deve riconoscere il colore delle parole, senza focalizzarsi sul significato di esse. È stato invece dimostrato che parole connotate negativamente vengono elaborate in automatico e sono molto più difficili da ignorare. L'interferenza sulla prestazione visiva si verifica soprattutto quando i soggetti che svolgono il compito sono molto ansiosi oppure quando appaiono parole connotativamente rilevanti per il soggetto in sé (ad esempio un soggetto con fobia dei serpenti sarà molto più vulnerabile alla parola "serpente"). Possiamo quindi affermare che gli stimoli emotivi negativi catturano l'attenzione e indeboliscono la prestazione. Questo non accade sempre, però, infatti se ci sono compiti che richiedono di elaborare semplicemente stimoli emotivi l'effetto sarà di facilitazione; se invece ci sono compiti che richiedono di ignorare stimoli negativi l'effetto sarà di interferenza. Un'altra variabile che influenza l'interferenza degli stimoli emotivi sull'attenzione è la valenza dello stimolo: se ad esempio in un compito di riconoscimento dei volti vengono presentati una serie di volti felici e un volto target arrabbiato, allora quest'ultimo sarà elaborato molto più velocemente degli altri. Questo si chiama "anger superiority effect", secondo cui gli stimoli emotivi negativi vengono elaborati in maniera prioritaria senza attenzione, il quale emerge anche quando i distrattori non sono omogenei. Gli stimoli emotivi negativi comportano attivazione dell'amigdala senza attenzione, che invia segnali alle aree corticali sensoriali, facilitando l'esperienza percettiva. È stato utilizzato il paradigma dell'attentional blink per studiare l'elaborazione, senza attenzione, di stimoli negativi e l'intervento amigdala. I risultati hanno dimostrato che il riconoscimento di parole di colore diverso tra loro era relativamente buono, tranne quando la seconda parola veniva presentata subito dopo la prima, perciò si verificava l'attentional blink. Se però la seconda parola rappresentava uno stimolo connotato emotivamente negativamente, l'attentional blink non si presentava, anche se lo stimolo veniva presentato subito dopo il primo. È stato visto che in pazienti con una lesione all'amigdala questa distinzione tra parole neutre o negative non si presenta, perché il danno cerebrale non permetteva di mandare segnali a quelle aree corticali sensoriali citate in precedenza.
8. L'effetto del cross-race L'effetto cross-race è stato citato in merito all'esperimento del Line-up: un testimone viene messo davanti ad una serie di individui (dal vivo o tramite fotografie) tra i quali deve riconoscere e scegliere il sospettato, presunto colpevole di un crimine. Il confronto deve includere, oltre al sospettato ovviamente, almeno altre 5 persone chiamate "fillers", che devono assomigliargli il più possibile. Inoltre, è chiaramente necessario che il testimone non abbia mai visto prima nessuno di questi soggetti, altrimenti nel momento in cui si trova davanti a loro potrebbero entrare in gioco i nodi di identità e il testimone potrebbe confondersi. I risultati dell'esperimento hanno dimostrato che il 15% dei testimoni sceglie l'individuo sbagliato, ma scendendo nel dettaglio è stato visto che il sospettato viene identificato molto più spesso quando appartiene alla stessa razza del testimone (60%). Questo si chiama "effetto cross-race": l'accuratezza nel riconoscimento dei volti di persone