Documento sulla comunicazione, persone, relazioni, media. Il Pdf esplora il concetto di comunicazione, analizzando le sue diverse accezioni e l'evoluzione storica dei media, con un focus sull'impatto di Internet e degli smartphone. Questo materiale di studio universitario è presentato in uno stile discorsivo e dettagliato.
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Di cosa parliamo quando parliamo di comunicazione
Raymond Williams ha lasciato un contributo utile alla definizione di comunicazione in un volume dal titolo Keywords del 1976. Il termine è usato nella modernità con significati diversi:
Rispetto ai primi due significati Williams osserva che «mettere in comunione» e «trasmettere» possono essere considerati poli in mezzo ai quali si trova un'amplia gamma di altri significati:
Con lo sviluppo del web è emersa l'idea di condivisione che ha sostituito progressivamente e quella di trasmissione tipica dei media tradizionali; il "peer to peer", ad esempio, ha messo in crisi l'industria discografica perché in esso il brano musicale era sempre sul computer del proprietario ma anche su quello di tutti coloro a cui era volontariamente dato accesso. Il passaggio dall'idea di trasporto a quella di condivisione può anche avvenire in senso opposto; l'NFT ad esempio oggi consente di vendere una copia digitale di un singolo bene come se fosse un oggetto specifico, anche se non materiale.
Inoltre, le teorie della comunicazione sono cambiate nel tempo non solo perché sono mutate le prospettive, i metodi di ricerca e le ipotesi di fondo, ma anche perché è mutata la comunicazione, sono cambiati i suoi strumenti, le sue infrastrutture e la sua organizzazione. Quando Williams scriveva i giornali erano ancora solo cartacei, il medium dominante e la televisione commerciale, internet era stata appena inventata, il sistema dei media era sempre più finanziato attraverso la pubblicità, la radio e il cinema vivevano una forte concorrenza della televisione ed iniziavano ad entrare in crisi, i videoregistratori erano appena nati e la musica si ascoltava ancora con i dischi in vinile ma soprattutto con le audio-cassette. Il panorama osservato era fatto di media che si stavano evolvendo, nonostante mantenessero saldamente la struttura trasmissiva ad una via. Quando Williams dice che comunicare significa anche condividere si riferisce principalmente alla comunicazione interpersonale, una conversazione che scaturisce in incontri, occasioni private o pubbliche e che è prevalentemente orale. Passando da uno strumento di mediazione, come una cartolina, la comunicazione personale perdeva necessariamente la vivacità dell'interazione tra soggetti. Dunque non molti anni fa studiare la comunicazione significava analizzare strumenti, contesti ed usi molto diversida quelli attuali; anche i media di oggi sono provvisori e destinati ad essere superati da future evoluzioni che riguardano l'intreccio di tecnologie, contesti ed usi.
In questo senso, la centralità assunta dal telefono rappresenta l'evoluzione dei media fino ad oggi: la sua tecnologia è il frutto degli sviluppi del telefono «fisso» e dell'informatica e della telematica. I nostri smartphone, di cui oggi facciamo un uso intensivo diventano un'interfaccia fondamentale per la nostra vita, sono esempi di quella convergenza resa possibile dalla rivoluzione digitale: consentono di svolgere diverse attività con un solo strumento. Questa flessibilità ha reso possibili nuovi comportamenti sociali, come il fatto che l'essere "always on", cioè sempre disponibili a flussi comunicativi, rientri nell'assoluta normalità. Pensiamo alla differenza tra comunicazione come trasmissione e come condivisione nell'uso di smartphone:
La prima definizione di comunicazione è come attitudine umana, connaturata al nostro essere sociale. Si tratta di un elemento costitutivo, una possibilità che differenzia la specie umana da ogni altra specie vivente. Gli esseri umani sono spinti naturalmente a costruire con gli altri certo tipo di relazione basata sulla comunicazione, una spinta preliminare anche rispetto alla nascita dei linguaggi. Quando parliamo di comunicazione umana parliamo di qualcosa in sintonia con la particolarità della nostra specie: l'uomo è cosciente della limitatezza dell'esistenza individuale, del fatto che la generazione cui appartiene è preceduta e seguita da altri, perciò è in grado di comunicare con chi ha vissuto prima e con chi vivrà dopo.
La nostra specie progredisce perché le scoperte, le tecniche e le consapevolezze acquisite non vanno perdute ma vengono lasciate in eredità. Naturalmente questa attitudine comunicativa essenzialmente umana non si manifesta sempre, in ogni azione o situazione. Con l'uscita dallo stato potenziale e l'attivazione di relazioni con gli altri entra in gioco il linguaggio delle parole, dei gesti, delle immagini e dei suoni che ci porterà a delle nuove definizioni di comunicazione.
La seconda definizione di comunicazione è come azione, come relazione orientata alla reciprocità e alla condivisione. Questa ha lo scopo di creare, rafforzare e definire ciò che vi è fra due persone: la comunicazione fra individui è resa possibile dalla loro relazione che dipende da parole e gesti. La comunicazione come "relazione" è ciò che gli esseri umani fanno concretamente, la messa in atto di una possibilità che usa linguaggi ed altre forme espressive per attualizzare, rendersi concreta.La terza definizione di comunicazione è come attività funzionale, che implica l'uso di strumenti comunicativi per raggiungere determinati obiettivi e ottenere dei risultati specifici, operando sulla realtà. Si tratta delle uniche forme comunicative che è possibile far governare da algoritmi, i quali mimano proprio quelle attività funzionali della nostra vita quotidiana. Le attività funzionali riguardano la disposizione dell'uomo a conoscere la realtà, interagire con essa e quando possibile modificarla secondo i nostri scopi; nel dare un ordine, ad esempio, ci interessa che questo produca una modifica della realtà.
Per comprendere questo schema di sintesi dobbiamo sottolineare tre aspetti:
In questo libro ci occuperemo in prospettiva sociologica della comunicazione come motore relazionale e la considereremo come una dimensione della vita sociale, in particolare della comunicazione come relazione e come attività. L'attitudine comunicativa riguarda infatti una riflessione filosofica sull'essere umano che ha a che vedere con le grandi questioni dell'esistenza: questo tema è essenziale quando si cerca di capire la qualità della comunicazione e il suo valore. Sia l'azione che l'attività conoscitiva producono invece continuamente effetti osservabili, che si ripetono con una certa regolarità e quindi possono essere analizzati scientificamente. Dunque la nostra attenzione si concentrerà perlopiù sulla comunicazione concreta, in quanto azione o attività svolta attraverso il linguaggio, che ha luogo all'interno di una relazione sociale e che ne favorisce la nascita, il mantenimento, il rafforzamento o anche l'indebolimento e la fine.
Va ricordato che lo studio della comunicazione non esaurisce la complessità della relazione personale o sociale tra individui o gruppi o la totalità delle azioni possibile nelle società umane. Le relazioni sono costituite anche da dimensioni diverse, come quella affettiva, economica o politica. Inoltre, secondo Jürgen Habermas per quanto riguarda l'azione sociale esistono:
L'agire comunicativo non è affatto semplice e comunicare fra persone o soggetti collettivi è ogni volta una scommessa con buone possibilità di fallimento. Quando le persone si incontrano, ci sono una serie di fattori che generano attriti e diventano un muro da superare:
A volte questo muro è più difficile da abbattere, altre volte meno.
Soprattutto a partire dal Novecento, l'interesse verso la comunicazione è cresciuto, soprattutto a causa dei «mezzi di comunicazione» che hanno reso urgente la riflessione sulla comunicazione e hanno spinto tante discipline scientifiche verso una riflessione sui processi comunicativi. Tuttavia, anche se i media allargano e modificano lo spettro delle opportunità di comunicazione, ciò che definisce l'agire comunicativo è che esso ha luogo fra soggetti umani, indipendentemente dal fatto che sia o meno presente la mediazione di particolari interfacce, tecniche e tecnologie. Il rapporto instaurato tra i soggetti della comunicazione è importante sia nel caso in cui la distinzione tra chi ha la responsabilità della produzione ed esecuzione del messaggio e chi ha il ruolo di destinatario e ascoltatore, sia nel caso in cui la responsabilità siano condivise e i ruoli sono intercambiabili.
Gli studi sulla comunicazione hanno messo a punto diversi modelli del suo funzionamento che sottolineano il tipo di flusso generato tra i soggetti che comunicano. I primi modelli formali sono nati dopo la Seconda guerra mondiale, in rapporto con i primi studi sull'ottimizzazione della trasmissione del segnale telegrafico, telefonico, radiotelevisivo.
In particolare, è per rispondere al problema della codificazione del segnale in vista di una ottimizzazione della ricezione che è stata formulata la prima teoria della comunicazione come trasmissione a distanza della comunicazione mediata da una tecnologia-macchina. Questo approccio scomponeva la comunicazione in elementi definiti che ne consentivano un'applicazione tecnologica che rendeva possibile la comunicazione a distanza.
La teoria matematica della comunicazione di Claude Shannon commentata da Warren Weaver nasce da una ricerca svolta nell'ambito dei Bell Telephone Laboratories del 1949 che riguardava principalmente «il problema tecnico della correttezza del trasferimento dei segnali del trasmittente a chi riceve». La comunicazione viene definita come un insieme di «procedimenti attraverso i quali un meccanismo entra attivamente in rapporto con l'altro meccanismo». Nella definizione di Shannon e Weaver che si tratti di un animale o di una qualsiasi tecnologia non comune, si applicano gli stessi formalismi e regole di funzionamento della comunicazione: l'interesse è per le regole formali della comunicazione, per la trasmissibilità del dato. Il risultato di questa