Appunti sulla motivazione e la condizione psicologica del sofferente

Documento da Università su Motivazione. Il Pdf esplora la motivazione umana e la sua complessità, distinguendola dai semplici motivi e analizzando come influenzi il comportamento. Il Pdf, di Psicologia e destinato all'Università, si concentra sulla condizione psicologica del sofferente, descrivendo come la malattia sia percepita e le reazioni emotive e comportamentali ad essa.

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49 pagine

Il corso di Psicologia è un corso che dovrà modificare il modo di rapportarsi con noi stessi e con gli altri.
Perché gli altri di cui mi occuperò sono in una situazione di fragilità. Dovremo innescare una relazione che si
chiama relazione d’aiuto. La relazione d’aiuto è quella che si innesca tra un aiutante (ha la competenza, la
conoscenza, la professionalità, che servono all’aiutato per migliorare la sua condizione) e un aiutato (il
malato nel nostro caso).
Il problema della relazione è molto complesso, perché si scontra con tantissime situazioni, con strumenti
che uno ha per poter aiutare piuttosto che no, conoscenze che vanno a essere in un ospedale di provincia a
dover affrontare un’operazione complicatissima in un grande ospedale.
MOTIVAZIONE
Perché usiamo la parola motivazione e non la parola motivi? Perché quando parliamo di motivazione ci
riferiamo agli stadi che mettono in moto il comportamento, il comportamento messo in moto e gli obiettivi
di questo comportamento (es. io ho sete ed è la mia sete che mi spinge ad alzarmi e prendere l’acqua).
Il motivo mette in atto un meccanismo di tensione e mi sforzo di fare qualcosa perché da una parte devo
sfuggire il disagio e dall’altra parte devo trovare il piacere (es. i tossicodipendenti che per sfuggire il disagio,
quindi per stare meglio, cadono nella dipendenza dalle droghe). Il comportamento strumentale è quello
che noi facciamo per raggiungere un obiettivo. Quindi raggiungo l’obiettivo per superare il disagio e stare
meglio, quindi la tensione diminuisce (i bisogni primari hanno degli obiettivi fissi es. ho sete quindi bevo,
non mangio). Raggiungo quindi una forma di distensione: quando si raggiunge l’obiettivo e quindi quando
la tensione diminuisce. Che cosa può accadere in questo processo? Per esempio una frustrazione, tra il
comportamento strumentale e l’obiettivo, che è un impedimento al raggiungere un obiettivo (es. devo bere
ma la macchinetta che distribuisce l’acqua è rotta).
Nell’uomo parliamo di motivazione, che è un concetto molto più complesso di quello del motivo. Il concetto
di motivazione può essere variegato, non solo percgli obiettivi possono essere vari ma perché proprio
negli esseri umani è più complesso. La motivazione è la disponibilità di una persona a cambiare, ad iniziare
un compito con l’aspettativa di raggiungere un risultato importante per stessa; è il risultato di un
percorso di riflessione personale. Uno pensa che la motivazione più importante dell’uomo sia l’istinto di
conservazione, quello che ci porta a salvarci la vita ma quella più importante è la motivazione a VIVERE.
Perché ci si impegni per raggiungere una meta, questa deve essere percepita come utile e accessibile. Una
meta è utile quando il suo raggiungimento assicura vantaggi i cui benefici superano i costi (non stiamo
parlando di soldi, ma di soddisfazioni nella vita, per esempio: mi fa piacere che qualcuno tragga beneficio
dal mio lavoro). Questo determina la scelta di una meta rispetto ad altre, la formazione di un progetto, il
proposito di muoversi in una data direzione.
Le scelte che facciamo nella vita hanno sempre una motivazione. Quando facciamo queste scelte, più la
nostra motivazione è forte più naturalmente noi siamo portati ad affrontare le difficoltà che incontriamo.
Alcune domande che dovremmo porci sono:
- Perché voglio cambiare?
- Cosa ci guadagno?
- Quanto devo investire? (tempo, impegno)
Nella risposta a queste domande, ci sono diversi fattori che noi prendiamo in considerazione. Per esempio,
il fatto che la difficoltà che noi attribuiamo al compito può essere una difficoltà che ci frena (es. tanti esami
all’università); quanto la paura di fallire, di non riuscire a farcela, mi blocca?
Nel perseguimento di una meta non contano soltanto le nostre preferenze ma anche, e molto
significativamente, la percezione che abbiamo di come le nostre scelte verrebbero accolte dalle persone
per noi significative (es. sono figlia di un notaio e lui vuole che segua la stessa strada, ma io voglio fare il
medico). È come se, prima di agire, passassimo in rassegna tutte le persone che sarebbero deluse dalla
nostra decisione e tutte le persone che invece approverebbero.
La tendenza ad agire per conseguire una determinata meta comprende sia il desiderio di riuscire che il
desiderio di non fallire, la paura di non riuscire (es. non mi iscrivo a medicina perché ho paura di svenire
davanti al sangue). Pur essendo motivate al successo, le persone spesso sono spaventate dal rischio
dell’insuccesso (es. ho paura di non superare gli esami). La paura di non riuscire, la probabilità di fallire, il
valore negativo del fallimento, sono tutti elementi che influiscono sulla motivazione: e più noi li teniamo in
considerazione, gli affrontiamo e nonostante questo andiamo avanti, meno riusciamo ad affrontare le
difficoltà che incontriamo (alla prima difficoltà crolliamo).
A seconda del bilancio che viene tratto dalle esperienze passate, per quanto riguarda abilità (lo so fare o
non lo so fare), impegno, fortuna e difficoltà (che abbiamo incontrato e superato), ci si proietta nel futuro
e, a seconda di come questo avviene, si ipotecano le opportunità che si presentano. Si può decidere di
rinunciare o di scoprire di cosa siamo capaci.
Esistono delle tappe di maturazione che portano a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Queste tappe di maturazione sono legate alla storia della nostra vita. Questi sono gli obiettivi grossi che noi
dobbiamo prefiggerci per esempio per rafforzare la motivazione in un corso di Infermieristica come questo
che ci accinge a prepararci a diventare infermieri e farlo adeguatamente.
1. Curare la maturazione globale della personalità
Bisogna tirare fuori l’argomento dell’autostima. Partiamo proprio dalla parola: auto = nei miei confronti,
stima = valore che io dò alle cose. L’autostima è il giudizio che io do su di me, il valore che una persona si
attribuisce (il modo in cui si vede, il modo in cui si valuta). Si riferisce alle proprie capacità, alla convinzione
di avere o non avere queste capacità, alla capacità di organizzarsi o di mettere in atto delle azioni che sono
necessaria per raggiungere quegli obiettivi. La nostra autostima nasce da quando siamo piccolissimi, per es.
il giudizio di una maestra rispetto al disegno che facevo a scuola. La nostra autostima inizia, si sviluppa con
il giudizio degli altri e poi da quel giudizio, piano piano, andiamo su noi stessi.
Curare la maturazione globale della personalità significa prendere in considerazione anche il modo in cui
noi ci valutiamo. Il fatto che noi possiamo avere un giudizio molto positivo su di noi ci può portare alla
coazione a ripetere: rifare le cose che ci fa piacere fare. E quando invece abbiamo a che fare con i fallimenti,
le sconfitte? Da che cosa è determinato il fallimento nella soddisfazione delle motivazioni che portano a
una buona autostima? Per esempio, dal fatto che noi siamo convinti di non avere le caratteristiche che
sono desiderabili perché non siamo belli, perché non siamo magri, perché non abbiamo soldi, perché non
frequentiamo determinate classi sociali. Quindi il fatto che noi sentiamo di non possedere le caratteristiche
personali che sono desiderabili (aspetto economico, aspetto fisico, aspetto culturale, ecc.). Se io non sono
in grado di gestire le esperienze di svalutazione, io evidentemente mi fermo.
Ci sono degli elementi che sono veramente negativi, perché portano a svalorizzarci quando noi ci
dovremmo invece valorizzare, quali sono questi elementi? Avere l’aspirazione a un successo troppo alto,
l’insuccesso scolastico (il sommare un insuccesso dopo l’altro può essere una grande forma di svalutazione
nei confronti di una buona autostima) o le inadeguate abilità sociali (che possono essere di tipo economico
ma anche di tipo culturale).
Tutto questo significa che se io mi voglio motivare alla mia professione (che nel nostro caso è di tipo
sanitario) ho bisogno di arricchire molto la mia personalità, perché quello che io andrò a fare è una
relazione d’aiuto; quindi io devo essere nella relazione dell’aiutante che deve aiutare qualcuno che ha
bisogno di essere aiutato ed è quindi in una situazione di fragilità. Come faccio ad aiutare se sono fragile io?

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Anteprima

La relazione d'aiuto in psicologia

Il corso di Psicologia è un corso che dovrà modificare il modo di rapportarsi con noi stessi e con gli altri. Perché gli altri di cui mi occuperò sono in una situazione di fragilità. Dovremo innescare una relazione che si chiama relazione d'aiuto. La relazione d'aiuto è quella che si innesca tra un aiutante (ha la competenza, la conoscenza, la professionalità, che servono all'aiutato per migliorare la sua condizione) e un aiutato (il malato nel nostro caso). Il problema della relazione è molto complesso, perché si scontra con tantissime situazioni, con strumenti che uno ha per poter aiutare piuttosto che no, conoscenze che vanno a essere in un ospedale di provincia a dover affrontare un'operazione complicatissima in un grande ospedale.

Motivazione e comportamento

Perché usiamo la parola motivazione e non la parola motivi? Perché quando parliamo di motivazione ci riferiamo agli stadi che mettono in moto il comportamento, il comportamento messo in moto e gli obiettivi di questo comportamento (es. io ho sete ed è la mia sete che mi spinge ad alzarmi e prendere l'acqua). Il motivo mette in atto un meccanismo di tensione e mi sforzo di fare qualcosa perché da una parte devo sfuggire il disagio e dall'altra parte devo trovare il piacere (es. i tossicodipendenti che per sfuggire il disagio, quindi per stare meglio, cadono nella dipendenza dalle droghe). Il comportamento strumentale è quello che noi facciamo per raggiungere un obiettivo. Quindi raggiungo l'obiettivo per superare il disagio e stare meglio, quindi la tensione diminuisce (i bisogni primari hanno degli obiettivi fissi es. ho sete quindi bevo, non mangio). Raggiungo quindi una forma di distensione: quando si raggiunge l'obiettivo e quindi quando la tensione diminuisce. Che cosa può accadere in questo processo? Per esempio una frustrazione, tra il comportamento strumentale e l'obiettivo, che è un impedimento al raggiungere un obiettivo (es. devo bere ma la macchinetta che distribuisce l'acqua è rotta).

La motivazione umana

Nell'uomo parliamo di motivazione, che è un concetto molto più complesso di quello del motivo. Il concetto di motivazione può essere variegato, non solo perché gli obiettivi possono essere vari ma perché proprio negli esseri umani è più complesso. La motivazione è la disponibilità di una persona a cambiare, ad iniziare un compito con l'aspettativa di raggiungere un risultato importante per sé stessa; è il risultato di un percorso di riflessione personale. Uno pensa che la motivazione più importante dell'uomo sia l'istinto di conservazione, quello che ci porta a salvarci la vita ma quella più importante è la motivazione a VIVERE. Perché ci si impegni per raggiungere una meta, questa deve essere percepita come utile e accessibile. Una meta è utile quando il suo raggiungimento assicura vantaggi i cui benefici superano i costi (non stiamo parlando di soldi, ma di soddisfazioni nella vita, per esempio: mi fa piacere che qualcuno tragga beneficio dal mio lavoro). Questo determina la scelta di una meta rispetto ad altre, la formazione di un progetto, il proposito di muoversi in una data direzione.

Scelte e difficoltà

Le scelte che facciamo nella vita hanno sempre una motivazione. Quando facciamo queste scelte, più la nostra motivazione è forte più naturalmente noi siamo portati ad affrontare le difficoltà che incontriamo. Alcune domande che dovremmo porci sono:

  • Perché voglio cambiare?
  • Cosa ci guadagno?
  • Quanto devo investire? (tempo, impegno)

Nella risposta a queste domande, ci sono diversi fattori che noi prendiamo in considerazione. Per esempio, il fatto che la difficoltà che noi attribuiamo al compito può essere una difficoltà che ci frena (es. tanti esami all'università); quanto la paura di fallire, di non riuscire a farcela, mi blocca? Nel perseguimento di una meta non contano soltanto le nostre preferenze ma anche, e molto significativamente, la percezione che abbiamo di come le nostre scelte verrebbero accolte dalle personeper noi significative (es. sono figlia di un notaio e lui vuole che segua la stessa strada, ma io voglio fare il medico). È come se, prima di agire, passassimo in rassegna tutte le persone che sarebbero deluse dalla nostra decisione e tutte le persone che invece approverebbero. La tendenza ad agire per conseguire una determinata meta comprende sia il desiderio di riuscire che il desiderio di non fallire, la paura di non riuscire (es. non mi iscrivo a medicina perché ho paura di svenire davanti al sangue). Pur essendo motivate al successo, le persone spesso sono spaventate dal rischio dell'insuccesso (es. ho paura di non superare gli esami). La paura di non riuscire, la probabilità di fallire, il valore negativo del fallimento, sono tutti elementi che influiscono sulla motivazione: e più noi li teniamo in considerazione, gli affrontiamo e nonostante questo andiamo avanti, meno riusciamo ad affrontare le difficoltà che incontriamo (alla prima difficoltà crolliamo). A seconda del bilancio che viene tratto dalle esperienze passate, per quanto riguarda abilità (lo so fare o non lo so fare), impegno, fortuna e difficoltà (che abbiamo incontrato e superato), ci si proietta nel futuro e, a seconda di come questo avviene, si ipotecano le opportunità che si presentano. Si può decidere di rinunciare o di scoprire di cosa siamo capaci.

Tappe di maturazione e motivazione

Esistono delle tappe di maturazione che portano a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro. Queste tappe di maturazione sono legate alla storia della nostra vita. Questi sono gli obiettivi grossi che noi dobbiamo prefiggerci per esempio per rafforzare la motivazione in un corso di Infermieristica come questo che ci accinge a prepararci a diventare infermieri e farlo adeguatamente.

  1. Curare la maturazione globale della personalità

L'autostima e il giudizio di sé

Bisogna tirare fuori l'argomento dell'autostima. Partiamo proprio dalla parola: auto = nei miei confronti, stima = valore che io dò alle cose. L'autostima è il giudizio che io do su di me, il valore che una persona si attribuisce (il modo in cui si vede, il modo in cui si valuta). Si riferisce alle proprie capacità, alla convinzione di avere o non avere queste capacità, alla capacità di organizzarsi o di mettere in atto delle azioni che sono necessaria per raggiungere quegli obiettivi. La nostra autostima nasce da quando siamo piccolissimi, per es. il giudizio di una maestra rispetto al disegno che facevo a scuola. La nostra autostima inizia, si sviluppa con il giudizio degli altri e poi da quel giudizio, piano piano, andiamo su noi stessi. Curare la maturazione globale della personalità significa prendere in considerazione anche il modo in cui noi ci valutiamo. Il fatto che noi possiamo avere un giudizio molto positivo su di noi ci può portare alla coazione a ripetere: rifare le cose che ci fa piacere fare. E quando invece abbiamo a che fare con i fallimenti, le sconfitte? Da che cosa è determinato il fallimento nella soddisfazione delle motivazioni che portano a una buona autostima? Per esempio, dal fatto che noi siamo convinti di non avere le caratteristiche che sono desiderabili perché non siamo belli, perché non siamo magri, perché non abbiamo soldi, perché non frequentiamo determinate classi sociali. Quindi il fatto che noi sentiamo di non possedere le caratteristiche personali che sono desiderabili (aspetto economico, aspetto fisico, aspetto culturale, ecc.). Se io non sono in grado di gestire le esperienze di svalutazione, io evidentemente mi fermo. Ci sono degli elementi che sono veramente negativi, perché portano a svalorizzarci quando noi ci dovremmo invece valorizzare, quali sono questi elementi? Avere l'aspirazione a un successo troppo alto, l'insuccesso scolastico (il sommare un insuccesso dopo l'altro può essere una grande forma di svalutazione nei confronti di una buona autostima) o le inadeguate abilità sociali (che possono essere di tipo economico ma anche di tipo culturale). Tutto questo significa che se io mi voglio motivare alla mia professione (che nel nostro caso è di tipo sanitario) ho bisogno di arricchire molto la mia personalità, perché quello che io andrò a fare è una relazione d'aiuto; quindi io devo essere nella relazione dell'aiutante che deve aiutare qualcuno che ha bisogno di essere aiutato ed è quindi in una situazione di fragilità. Come faccio ad aiutare se sono fragile io?Questo non vuol dire che coloro che svolgono professioni o ruoli d'aiuto (medico, infermiere, psicologo, insegnante, ecc.) sono persone perfette, però dobbiamo tenere in considerazione alcune cose. La motivazione non è un dato ideologico, è una ricerca continua della persona che ha bisogno nella sua professione di mettere al servizio degli altri quanto meglio lui può fare o dare. Significa che non è che noi dobbiamo riferirci al "fare l'infermiere" come un lavoro (cioè un insieme di prestazioni): non basta chiamarlo lavoro. Prima dobbiamo chiederci perché lo abbiamo scelto. Facciamo l'esempio di un insegnante. Noi non ci ricordiamo tanto quello che un insegnante ci ha spiegato a lezione, ma più il modo con cui l'hanno fatto, perché ci hanno educato, ci hanno formato. Se pensiamo agli insegnanti ci rendiamo conto di cosa vuol dire trasmettere un'informazione in un modo piuttosto che in un altro, può insegnare in un modo da affascinarci piuttosto che a deluderci. Passiamo all'ambito ospedaliero. Se abbiamo avuto un'esperienza di ospedalizzazione, anche come parenti, sappiamo cosa vuol dire riferirci a un infermiere attento e premuroso che aspettiamo che arrivi al turno successivo per fargli una domanda, piuttosto che u infermiere scorbutico. E questo non vale solo per il paziente, ma anche e soprattutto per l'infermiere che è soddisfatto del suo lavoro e ne riceve gratitudine.

  1. Acquistare una buona base di cultura generale

Motivazioni per la professione infermieristica

Esistono diverse motivazioni per cui una persona vorrebbe essere infermiere, non esiste una graduatoria di motivazioni "migliori" o "peggiori". C'è chi sceglie di diventare infermiere perché vuole lavorare nell'ambito assistenziale, il concetto di fare all'altro qualcosa di cui l'altro può avere bisogno; c'è chi ha la necessità di lavorare e sa che questo tipo di lavoro è molto ricercato. Detto questo, è inevitabile ragionare sul fatto che acquistare una buona base di cultura generale è il prerequisito, che non si acquisisce una volta per tutti perché all'interno di quel discorso di autostima e della scelta della professione noi non ci dobbiamo mai dimenticare che questo lavoro non finisce mai di essere appreso al 100%.

  1. Coltivare una costante apertura sociale

Apertura sociale e cambiamenti

Significa che dobbiamo avere sempre aperti gli occhi sul mondo che ci circonda, sul cambiamento dei nostri utenti (esempio in ostetricia: l'arrivo delle prime donne infibulate che dovevano partorire e non si sapeva bene come comportarsi in sala parto). Noi abbiamo contatti con un'utenza sempre più variegata, in qualunque reparto andremo a lavorare.

  1. Mantenere flessibilità di fronte ai cambiamenti

Flessibilità professionale

Non vuol dire che se abbiamo imparato una certa procedura allora sarà sempre così, perché le cose cambiano: non solo perché cambiamo reparto, non solo perché i pazienti cambiano. Basta pensare a quello che è successo con il Covid.

  1. Confrontarsi con i condizionamenti ambientali

Condizionamenti ambientali e adattamento

I condizionamenti ambientali sono quelli che influenzano la cultura, i comportamenti sociali e tutta una serie di eventi con i quali, in qualche modo, dobbiamo fare i conti e che ci condizionano nel nostro modo di fare. Dobbiamo essere sempre flessibili: la flessibilità è una delle parole più importanti per la professione infermieristica. Bisogna rendersi conto che alcune cose si modificano sotto i nostri occhi e a volte sono fortemente condizionanti la modalità in cui bisogna operare. Un condizionamento ambientale può essere operare in una realtà cattolica (es. argomento aborto), bisogna adattarsi all'ambiente e ciò non vuol dire che fai un compromesso con te stessa ma vuol dire che nel contesto in cui operi rappresenti l'istituzione alla quale fai parte.

  1. Acquisire una preparazione professionale specifica

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