Dispense Corsi: psicopedagogia e comunicazione nell'insegnamento del nuoto

Documento della Federazione Italiana Nuoto sulla psicopedagogia applicata all'insegnamento del nuoto. Il Pdf esplora i principi della comunicazione efficace e lo sviluppo dell'autostima negli allievi, utile per la formazione di istruttori di Psicologia a livello di Formazione professionale.

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50 pagine

SETTORE ISTRUZIONE TECNICA
DISPENSE CORSI
ALLIEVO ISTRUTTORE
ISTRUTTORE BASE
2. PSICOPEDAGOGIA
WWW.FEDERNUOTO.IT
2. Psicopedagogiaversione 1.3
1
2.1
IL PROCESSO DI COMUNICAZIONE
2.1.1. PREMESSA
La comunicazione è alla base dei rapporti interpersonali ed è un’esperienza primaria
fondamentale per l’interazione in ogni ambito da quello personale a quello lavorativo: ciò fa
sembrare questo processo come naturale e semplice. Ma così non è: il fatto di comunicare con
gli altri, di scambiare idee, emozioni richiede molta attenzione e il superamento di molteplici
barriere - pregiudizi, incomprensioni, resistenze, egocentrismo, interferenze emotive,
distrazione, incompatibili di codici… Per di più, molto spesso si scambia il parlare con il
comunicare, ma tra le due azioni esiste una profonda differenza: comunicare significa far
capire ad altri il nostro messaggio attraverso parole, immagini e gesti.
Allora, si tratta di imparare a sviluppare modalità di comunicazione corrette e consapevoli e
acquisire maggior competenza, condizioni essenziali soprattutto nella comunicazione in ambito
didattico, per ottenere una trasmissione corretta nell’attività di insegnamento e di
apprendimento.
La comunicazione può essere definita come il passaggio di un’informazione o meglio ancora
come un processo nel corso del quale sono trasmessi dei significati tra persone.
2.1.2. GLI ATTREZZI DEL MESTIERE DELL’ISTRUTTORE
In qualsiasi tipo di attività professionale si possono distinguere l’aspetto tecnico, inerente i
compiti specifici che l’attività comporta, e l’aspetto relazionale, relativo ai rapporti
interpersonali che l’attività richiede o impone. Nell’ambito dell’insegnamento del nuoto gli
istruttori dispongono di un bagaglio di conoscenze e competenze tecniche relative al mondo
delle attività acquatiche, vissute principalmente in prima persona come allievi o atleti: si tratta
di passare dall’esperienza personale alla capacità di trasmettere e insegnare ad altri.
Da un punto di vista tecnico un istruttore, anche se può apparire banale e scontato, deve saper
stare in acqua, muoversi con sicurezza e comprendere i rischi collegati a quest’attività
(sicurezza in acqua), dov avere una ferrata conoscenza della cultura dell’acqua e della
tecnica natatoria, apprendere i principi metodologici del movimento; per quanto riguarda la
componente relazionale, dovrà acquisire le competenze utili all’insegnamento ricavandole
dall’applicazione dei principi delle scienze dell’educazione e della psicologia, nonché essere
dotato di conoscenze indispensabili per la comprensione della propria e altrui comunicazione.
Si tratta, quindi, di analizzare i concetti di competenza comunicativa come si può ottenere e
che cosa fare per migliorarla nel rapporto istruttore/allievo e di comunicazione didattica.
2.1.3. PERCHÉ COMUNICARE
Più frequentemente di quanto si possa pensare, la condotta degli altri è in qualche modo la
risultante, diretta o indiretta, del nostro modo di agire. Quando s’interagisce con qualcuno,
affinché non si creino ostacoli nella comunicazione, è utile essere consapevoli e in grado di
valutare qual è la reale influenza nella relazione dei diversi fattori relativi alla comunicazione. Il
livello della consapevolezza permette all’istruttore di prestare maggiore attenzione alle proprie
e alle altrui azioni e reazioni, al fine di comprendere meglio la situazione e individuare la
risposta più adatta.
L’istruttore di nuoto ha bisogno di concentrare la propria attenzione sui rapporti interpersonali
che l’attività d’insegnamento richiede o impone e su come trasferire la conoscenza delle
tecniche di comunicazione al loro utilizzo sul piano vasca.

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Anteprima

PSICOPEDAGOGIA

Il processo di comunicazione

Premessa sulla comunicazione

La comunicazione è alla base dei rapporti interpersonali ed è un'esperienza primaria fondamentale per l'interazione in ogni ambito - da quello personale a quello lavorativo: ciò fa sembrare questo processo come naturale e semplice. Ma così non è: il fatto di comunicare con gli altri, di scambiare idee, emozioni richiede molta attenzione e il superamento di molteplici barriere - pregiudizi, incomprensioni, resistenze, egocentrismo, interferenze emotive, distrazione, incompatibilità di codici ... Per di più, molto spesso si scambia il parlare con il comunicare, ma tra le due azioni esiste una profonda differenza: comunicare significa far capire ad altri il nostro messaggio attraverso parole, immagini e gesti.

Allora, si tratta di imparare a sviluppare modalità di comunicazione corrette e consapevoli e acquisire maggior competenza, condizioni essenziali soprattutto nella comunicazione in ambito didattico, per ottenere una trasmissione corretta nell'attività di insegnamento e di apprendimento.

La comunicazione può essere definita come il passaggio di un'informazione o meglio ancora come un processo nel corso del quale sono trasmessi dei significati tra persone.

Gli attrezzi del mestiere dell'istruttore

In qualsiasi tipo di attività professionale si possono distinguere l'aspetto tecnico, inerente i compiti specifici che l'attività comporta, e l'aspetto relazionale, relativo ai rapporti interpersonali che l'attività richiede o impone. Nell'ambito dell'insegnamento del nuoto gli istruttori dispongono di un bagaglio di conoscenze e competenze tecniche relative al mondo delle attività acquatiche, vissute principalmente in prima persona come allievi o atleti: si tratta di passare dall'esperienza personale alla capacità di trasmettere e insegnare ad altri.

Da un punto di vista tecnico un istruttore, anche se può apparire banale e scontato, deve saper stare in acqua, muoversi con sicurezza e comprendere i rischi collegati a quest'attività (sicurezza in acqua), dovrà avere una ferrata conoscenza della cultura dell'acqua e della tecnica natatoria, apprendere i principi metodologici del movimento; per quanto riguarda la componente relazionale, dovrà acquisire le competenze utili all'insegnamento ricavandole dall'applicazione dei principi delle scienze dell'educazione e della psicologia, nonché essere dotato di conoscenze indispensabili per la comprensione della propria e altrui comunicazione.

Si tratta, quindi, di analizzare i concetti di competenza comunicativa - come si può ottenere e che cosa fare per migliorarla nel rapporto istruttore/allievo - e di comunicazione didattica.

Perché comunicare

Più frequentemente di quanto si possa pensare, la condotta degli altri è in qualche modo la risultante, diretta o indiretta, del nostro modo di agire. Quando s'interagisce con qualcuno, affinché non si creino ostacoli nella comunicazione, è utile essere consapevoli e in grado di valutare qual è la reale influenza nella relazione dei diversi fattori relativi alla comunicazione. Il livello della consapevolezza permette all'istruttore di prestare maggiore attenzione alle proprie e alle altrui azioni e reazioni, al fine di comprendere meglio la situazione e individuare la risposta più adatta.

L'istruttore di nuoto ha bisogno di concentrare la propria attenzione sui rapporti interpersonali che l'attività d'insegnamento richiede o impone e su come trasferire la conoscenza delle tecniche di comunicazione al loro utilizzo sul piano vasca.

Modello formale di comunicazione

Per comprendere come avviene il processo di comunicazione, generalmente si distinguono alcuni elementi base che concorrono a realizzare un singolo atto comunicativo (figura 1).

Emittente Messaggio Ricevente Fig.1: elementi base del processo di comunicazione

L'emittente è la persona che avvia la comunicazione attraverso un messaggio, il ricevente è l'altro elemento del rapporto interpersonale che decide di accogliere (o meno) il messaggio, lo decodifica, lo interpreta, lo comprende e, nel nostro caso, lo mette in atto. È evidente che, di per sé, il processo comunicativo è bidirezionale e, quindi, il modello va interpretato nel senso che si ha comunicazione quando gli individui coinvolti - nel nostro caso l'istruttore e l'allievo - sono a un tempo emittenti e riceventi dei messaggi.

Attività dell'emittente

Quando l'istruttore - che in questo caso funge da emittente - vuol rendere partecipe l'allievo di un'informazione per richiedere di mettere in atto un'azione motoria, oppure di un'emozione o di un sentimento, traduce le immagini che sono nella sua mente in un messaggio - costituito da uno o più segnali che devono essere interpretati - che rivolge all'allievo (in questo caso il ricevente) al fine di creare una concordanza circa l'oggetto del suo messaggio.

Quindi, l'istruttore deve codificare il proprio messaggio, cioè porre in forma trasmissibile la sua idea.

L'istruttore come emittente di un messaggio deve:

  • individuare il destinatario (bambino/adulto; principiante/evoluto);
  • scegliere i mezzi con i quali comunicare;
  • accertarsi che il destinatario (l'allievo) sia in grado di raccogliere fedelmente il messaggio;
  • proporre il messaggio;
  • considerare eventuali interferenze.
Elementi del messaggio

Il messaggio è il contenuto della comunicazione, è ciò che - più o meno consapevolmente - l'emittente trasmette al ricevente, ciò che viene scambiato, sotto forma di informazione, tra emittente e ricevente.

Il messaggio è espresso attraverso un codice e inviato attraverso un canale. È al tempo stesso ciò che si comunica e il modo in cui lo si fa.

La comunicazione interpersonale è caratterizzata dall'instaurarsi di un rapporto, di un legame tra gli interlocutori.

Questa dimensione relazionale esercita una forte influenza anche sull'aspetto del contenuto: se conta molto ciò che si dice conta ancora di più come lo si dice

Codice - Il messaggio è formato da parole, da immagini ed è codificato: il codice è un sistema di simboli regolati da rapporti di corrispondenza ai significati (parole/definizioni); il codice utilizzato è collegato a due canali - verbale e non verbale - ed è espresso attraverso il linguaggio (lettere dell'alfabeto combinati secondo le regole della sintassi), un insieme di segni strutturati che devono essere espressi in un contesto specifico, l'ambito nel quale avviene la comunicazione (nel nostro caso la scuola nuoto bambini, scuola nuoto adulti, corsi baby ... ).

Il codice verbale indica ciò che si dice: l'istruttore sceglie le parole, dà una costruzione logica delle frasi e usa termini piuttosto che altri. Il pericolo maggiore che si corre è quello di utilizzare parole o termini non in comune o non appropriati al ricevente e al contesto specifico. Alcune parole hanno significati diversi in contesti differenti e possono creare malintesi; un termine tecnico quale "metti la mano in presa" è un po' pericoloso se non si conosce il codice specifico del nuoto: l'idea che potrebbe passare è quello di dover mettere le dita in una presa di corrente! Quindi, l'istruttore deve imparare a esprimersi utilizzando parole e termini adatti alle persone con cui si rapporta, per esempio evitando terminologie troppo specifiche per soggetti principianti o vocaboli che potrebbero non essere di facile interpretazione ("recupera", "tira su le gambe", "alza di più il gomito") o generare equivoci.

Il codice non verbale riguarda il come lo si dice: si esprime attraverso il comportamento (oggetti, abbigliamento, mimica facciale, tono della voce, gesti, postura ... ) e trasmette contenuti emozionali e relazionali. La comunicazione non verbale è fatta da:

  • cinesica - postura, gesti delle mani, movimenti del tronco, degli arti e del capo, espressioni del volto, sguardo, strumenti che possono agire - o meno - da rinforzo di quanto espresso con le parole. Un esempio: la diversa postura di un istruttore a bordo vasca può dare indicazioni sul tipo di rapporto che desidera impostare: diverso è stare in piedi, gambe divaricate e braccia conserte oppure accovacciato e proteso a parlare con l'allievo in vasca;
  • prossemica - comportamento spaziale, uso dello spazio da parte delle persone, rapporti di distanza e di orientamento con gli altri; un esempio: la distanza che si lascia con un allievo adulto è molto diversa da quella che intercorre con un bambino di 2/3 anni (questi ha bisogno della vicinanza e del contatto fisico);
  • paralinguistica - aspetti non linguistici della comunicazione verbale - qualità della voce (tono, risonanza ... ) - vocalizzazioni (riso, pianto, sospiro, sbadiglio ... ). Un esempio: un bambino a cui è stata data una consegna e che invece di eseguirla si mette a piangere ... dov'è il problema?

Canale - Il messaggio codificato è trasmesso attraverso un canale, il mezzo fisico di propagazione (in vasca, principalmente onde sonore/canali visivi); per lo più si attiva un canale principale a cui si aggiungono canali accessori a rinforzo. Per l'istruttore è importante scegliere il canale principale adatto al contesto specifico, soprattutto perché l'efficacia della comunicazione si basa su un codice e un linguaggio comuni a emittente e ricevente. Anche il canale può essere verbale (parole, suoni, toni della voce) o non verbale (gesti).

Tanto l'istruttore quanto l'allievo devono utilizzare i propri sensi - vista e udito - per riconoscere il significato della comunicazione e utilizzare un codice comune: questo è un elemento fondamentale soprattutto per ottenere una comunicazione che abbia efficacia (figura 2). Quindi, la scelta del linguaggio diventa fondamentale: l'istruttore deve scegliere il livello linguistico più idoneo in funzione delle persone con cui s'interfaccia; ha la possibilità/ necessità di modulare il proprio livello linguistico tra due estremi: livello massimo - linguaggio tecnico per chi è già un iniziato o un avanzato - e livello minimo per il principiante.

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