Diritti relazionali dei bambini: attaccamento e accoglienza familiare

Documento sui Diritti Relazionali dei Bambini. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, esplora la teoria dell'attaccamento di Bowlby e Ainsworth, analizzando le dinamiche relazionali e le implicazioni per l'accoglienza in contesti familiari e residenziali.

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54 pagine

CAP.7 - I DIRITTI RELAZIONALI DEI BAMBINI
Occorre sapere quali sono i diritti relazionali di ogni individuo, di ogni bambino e bisogna saper tradurre i diritti in
responsabilità sociale, collettive e individuali. Occorrono quindi persone responsabili delle relazioni prossime, del
benessere di chi sta loro accanto che sia un familiare e che sia un estraneo.
RESPONSABILITA’ → deriva dal latino respondeo, “rispondere” indica una risposta da offrire a una domanda che
l’altro ci pone, rispondere significa anche ricambiare o rispondere a un impegno.
Una posizione relazionale che si possa qualificare come responsabile, è dunque, quella di colui che tiene conto
dell’altro.
In questo senso la responsabilità è un concetto-chiave per comprendere le relazioni fra individuo e società. Istituisce
un legame fra personale e società, fra pubblico e privato.
La responsabilità relazionale diretta, appartiene al singolo, sia esso genitore biologico, affidatario, educatore e alle
singole famiglie.
La logica che oggi dovrebbe imporsi agli operatori chiamati ad intervenire a tutela dei diritti relazionali dei minori in
presenza di situazioni familiari critiche è sicuramente quella dell’accompagnamento familiare e genitoriale.
La lettura scientifica e quella divulgativa hanno da tempo contribuito ad affermare in una prospettiva decisamente
relazionale i diritti che non possono essere negati ai bambini, a partire dalla nascita fino ai 3 anni di vita.
DIRITTO ALLA PROTEZIONE E ALLA SICUREZZA: I bambini richiedono il costante bisogno di protezione fisica ed
emotiva che essi richiedono alle figure che regolarmente si occupano di loro ogni giorno.
La ricerca di protezione viene espressa attraverso il pianto.
In termini evolutivi , un bambino che ha accesso costante a un contesto relazionale cosi’ responsivo e sensibile si
assicura di un’esperienza fondamentale per un buon adattamento a breve e a lungo termine: l’esperienza della
sicurezza. → La sensazione di poter contare sull’altro nei momenti di bisogno, di paura, di tensione emotiva interna,
la consapevolezza di di poter conoscere l’ambiente, di poterlo esplorare senza paura sapendo che si può sempre
fare ritorno alla base sicura nei momenti di difficoltà.
Non tutte le interazioni con le figure adulte, però assolvono questo compito e non sempre la qualità dello scambio
relazionale garantisce la sicurezza: scambi occasionali con persone scarsamente significative non danno luogo
all’esperienza della sicurezza così come scambi quotidiani di figure d’attaccamento che non riescono ad assolvere i
loro compiti di protezione impediscono ai piccoli di sperimentare la sicurezza. → In ogni caso, l’esperienza della
sicurezza o dell’assenza della sicurezza andrà a definire la qualità del/dei legami d’attaccamento che si costruisce e
consolida negli scambi interattivi tra il bambino e la persona o le persone che se ne prendono cura
continuativamente nella loro vita quotidiana. Ciò significa che la qualità dell’attaccamento sperimentata dal bambino
sarà influenzata dalle esperienze relazionali precoci.
Quando mancano queste figure di riferimento bisogna trovare un’alternativa valida: un sostegno educativo alla
coppia bambino/figura d’attaccamento in famiglia: un familiare o un caregiver esterno alla famiglia con cui il bambino
possa strutturare un attaccamento sicuro.
DALLA RELAZIONE PRIMARIA DI BOWLBY ALLE CATEGORIE DI ATTACCAMENTO DI MARY AINSWORTH
John Bowlby ha fornito la versione più completa e autorevole sulla natura della formazione dell’attaccamento
ancorandosi alla naturale “predisposizione biologica” del bambino a sviluppare un attaccamento verso chi si occupa
di lui.
Bowlby ha definito tale relazione primaria come un legame stabile e duraturo nel tempo che il piccolo stabilisce con
una persona specifica. Tale relazione, basata sugli scambi quotidiani tra i due, sarà dunque il prodotto di una storia
d’interazioni e influenzerà le interazioni future non solo con la persona con cui c’è stato l’attaccamento ma anche
con altre figure significative con cui si stabiliscono legami affettivi: amici, fratelli, insegnanti, partner, figli.
In generale, quindi, è possibile definire il legame di attaccamento come quella relazione precoce costruita dal
bambino con un adulto specifico che ha la funzione biologica di proteggerlo dai pericoli e la funzione psicologica di
fornirgli una sensazione di sicurezza.
Nella prima infanzia, il legame di attaccamento è selettivo, in quanto viene stabilito tra il bambino e persone adulte
specifiche rispetto alle quali egli mette in atto comportamenti di attaccamento.
Il sistema di attaccamento è attivato da condizioni di disagio/pericolo di diversa natura, endogene (interne
all’individuo, come le malattie, un incubo) o esogene (cioè derivanti dall’ambiente circostante) → nelle situazioni di
pericolo, interno o esterno, il bambino dunque tenderà a mettere in atto dei comportamenti d’attaccamento che gli
servono per aumentare la vicinanza dell’adulto e quindi di diminuire l'identità del pericolo.
Tali comportamenti sono di 2 tipi:
1. comportamenti attivi: andare verso l’adulto, arrampicarsi in braccio, stringersi etc.
2. comportamenti di segnalazione: con i quali il bambino richiama verso di sé l'adulto con il pianto,
le vocalizzazioni, lo stendere le braccia, ma anche la rabbia.
Nelle situazioni in cui il pericolo non è presente il bambino riesce ad allontanarsi dalla figura di riferimento e riesce
ad esplorare l’ambiente circostante.
Non tutti i bambini sperimentano protezione e sicurezza con la figura di riferimento: gli studi osservati di Mery
Ainsworth condussero alla definizione di 4 diverse categorie d’attaccamento, le quali ne identificano la qualità in
relazione ai comportamenti messi in atto dal bambino nei confronti della figura di riferimento specificando la qualità
del legame tra i due. La procedura più utilizzata per la valutazione dell’attaccamento nella prima infanzia è la
Strange Situation Procedure (SSP): attraverso tale metodo vengono individuati l’attaccamento sicuro e gli
attaccamenti di tipo insicuro suddivisi in: evitante, ambivalente, disorientato/disorganizzato del bambino.
Solo l’attaccamento disorientato/disorganizzato è un indicatore certo di una patologia relazionale attuale ed è
prognostico di patologie psichiatriche in età adolescenziale/adulta.
L’ambiente relazionale con bambini con attaccamento evitante è poco sensibile e responsivo ed è caratterizzato da
rabbia, rifiuto e oppositività da parte della figura d’attaccamento
quindi il bambino è costretto a sviluppare una
strategia difensiva che lo protegga.
L’eccessiva attivazione del sistema d’attaccamento sembra invece la caratteristica prevalente dei bambini con
attaccamento ambivalente, che mal sopportano la lontananza e la separazione della figura d’attaccamento e quindi
sembrano chiedere una continua conferma della presenza e della protezione dell’adulto. Il bambino percepisce
l’adulto come non disponibile e non prevedibile nella relazione con lui.
La tipologia d’attaccamento disorganizzato/disorientato è impiegata per descrivere bambini che presentano
comportamenti particolari soprattutto nelle situazioni di forte stress affettivo.
In particolare, la disponibilità, le cure, il calore emotivo, la protezione e il fornire supporto rappresentano i
comportamenti più significativi del caregiver per lo sviluppo delle relazioni d’attaccamento e corrispondono alla
sicurezza e alla fiducia p, alla vigilanza e alla ricerca di conforto nei momenti di disagio e sofferenza da parte del
bambino.
L’attaccamento si è dimostrato un costrutto stabile nel corso del secondo anno di vita e fino all’età prescolare. Ma
circostanze ed eventi significativi possono modificare e trasformare la qualità dell’attaccamento.
IL DIRITTO DI SVILUPPARSI NELLE RELAZIONI SIGNIFICATIVE: teorizzazione di Mead, il quale afferma che il
processo dal quale trae origine il sé è un processo sociale che implica l’interazione tra individui. Il Sé può esistere
soltanto in determinate relazioni con altri sé e non si può tracciare una linea rigida fra il nostro sé e quello degli altri.
In questo senso, il Sé va concepito come un’organizzazione interna di atteggiamenti, sensazioni, aspettative e
significati.
Il senso del sé come concetto non strutturale ma esperienziale garantisce coerenza e continuità all individuo.
Il Sé affettivo
è dotato di forti radici biologiche, viene orientato verso determinate risposte emozionali, dipendenti
dalle emozioni .
IL DIRITTO ALLA REGOLAZIONE PREVENIRE I DISTURBI RELAZIONALI PRECOCI DOVUTI A DISTORSIONI
NELLA SINTONIZZAZIONE E NELLE REGOLAZIONI INTERATTIVE:
Il concetto di regolazione: intesa come la capacità che il bambino possiede fin dalla nascita di regolare i propri stati
emotivi e organizzare l’esperienza e le risposte comportamentali adeguate.
Nel primo periodo di vita del bambino le strategie per la regolazione di Stato sono fornite dalle risposte sensibili e
tempestive del caregiver, mentre, successivamente, sono interiorizzate dal bambino e si generalizzano nel tempo
per includere la regolazione degli stati affettivi, l’attenzione e l’organizzazione di comportamenti complessi che
comprendono le interazioni sociali.
Degli studi di come differenti relazioni d’accudimento abbiano un impatto determinante sulle capacità del bambino di
modulare l’input sensoriale, di mantenere uno stato affettivo calmo e positivo e di sviluppare la capacità di regolare
gli affetti e il comportamento.

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Anteprima

I diritti relazionali dei bambini

Occorre sapere quali sono i diritti relazionali di ogni individuo, di ogni bambino e bisogna saper tradurre i diritti in responsabilità sociale, collettive e individuali. Occorrono quindi persone responsabili delle relazioni prossime, del benessere di chi sta loro accanto che sia un familiare e che sia un estraneo.

RESPONSABILITA' -> deriva dal latino respondeo, "rispondere" indica una risposta da offrire a una domanda che l'altro ci pone, rispondere significa anche ricambiare o rispondere a un impegno. Una posizione relazionale che si possa qualificare come responsabile, è dunque, quella di colui che tiene conto dell'altro. In questo senso la responsabilità è un concetto-chiave per comprendere le relazioni fra individuo e società. Istituisce un legame fra personale e società, fra pubblico e privato.

La responsabilità relazionale diretta, appartiene al singolo, sia esso genitore biologico, affidatario, educatore e alle singole famiglie.

La logica che oggi dovrebbe imporsi agli operatori chiamati ad intervenire a tutela dei diritti relazionali dei minori in presenza di situazioni familiari critiche è sicuramente quella dell'accompagnamento familiare e genitoriale.

La lettura scientifica e quella divulgativa hanno da tempo contribuito ad affermare in una prospettiva decisamente relazionale i diritti che non possono essere negati ai bambini, a partire dalla nascita fino ai 3 anni di vita.

Diritto alla protezione e alla sicurezza

DIRITTO ALLA PROTEZIONE E ALLA SICUREZZA: I bambini richiedono il costante bisogno di protezione fisica ed emotiva che essi richiedono alle figure che regolarmente si occupano di loro ogni giorno. La ricerca di protezione viene espressa attraverso il pianto. In termini evolutivi , un bambino che ha accesso costante a un contesto relazionale cosi' responsivo e sensibile si assicura di un'esperienza fondamentale per un buon adattamento a breve e a lungo termine: l'esperienza della sicurezza. - > La sensazione di poter contare sull'altro nei momenti di bisogno, di paura, di tensione emotiva interna, la consapevolezza di di poter conoscere l'ambiente, di poterlo esplorare senza paura sapendo che si può sempre fare ritorno alla base sicura nei momenti di difficoltà.

Non tutte le interazioni con le figure adulte, però assolvono questo compito e non sempre la qualità dello scambio relazionale garantisce la sicurezza: scambi occasionali con persone scarsamente significative non danno luogo all'esperienza della sicurezza così come scambi quotidiani di figure d'attaccamento che non riescono ad assolvere i loro compiti di protezione impediscono ai piccoli di sperimentare la sicurezza. - > In ogni caso, l'esperienza della sicurezza o dell'assenza della sicurezza andrà a definire la qualità del/dei legami d'attaccamento che si costruisce e consolida negli scambi interattivi tra il bambino e la persona o le persone che se ne prendono cura continuativamente nella loro vita quotidiana. Ciò significa che la qualità dell'attaccamento sperimentata dal bambino sarà influenzata dalle esperienze relazionali precoci.

Quando mancano queste figure di riferimento bisogna trovare un'alternativa valida: un sostegno educativo alla coppia bambino/figura d'attaccamento in famiglia: un familiare o un caregiver esterno alla famiglia con cui il bambino possa strutturare un attaccamento sicuro.

Dalla relazione primaria di Bowlby alle categorie di attaccamento di Mary Ainsworth

John Bowlby ha fornito la versione più completa e autorevole sulla natura della formazione dell'attaccamento ancorandosi alla naturale "predisposizione biologica" del bambino a sviluppare un attaccamento verso chi si occupa di lui.

Bowlby ha definito tale relazione primaria come un legame stabile e duraturo nel tempo che il piccolo stabilisce con una persona specifica. Tale relazione, basata sugli scambi quotidiani tra i due, sarà dunque il prodotto di una storia d'interazioni e influenzerà le interazioni future non solo con la persona con cui c'è stato l'attaccamento ma anche con altre figure significative con cui si stabiliscono legami affettivi: amici, fratelli, insegnanti, partner, figli.

In generale, quindi, è possibile definire il legame di attaccamento come quella relazione precoce costruita dal bambino con un adulto specifico che ha la funzione biologica di proteggerlo dai pericoli e la funzione psicologica di fornirgli una sensazione di sicurezza.

Nella prima infanzia, il legame di attaccamento è selettivo, in quanto viene stabilito tra il bambino e persone adulte specifiche rispetto alle quali egli mette in atto comportamenti di attaccamento.

Il sistema di attaccamento è attivato da condizioni di disagio/pericolo di diversa natura, endogene (interne all'individuo, come le malattie, un incubo) o esogene (cioè derivanti dall'ambiente circostante) -> nelle situazioni dipericolo, interno o esterno, il bambino dunque tenderà a mettere in atto dei comportamenti d'attaccamento che gli servono per aumentare la vicinanza dell'adulto e quindi di diminuire l'identità del pericolo.

Tali comportamenti sono di 2 tipi:

  1. comportamenti attivi: andare verso l'adulto, arrampicarsi in braccio, stringersi etc.
  2. comportamenti di segnalazione: con i quali il bambino richiama verso di sé l'adulto con il pianto, le vocalizzazioni, lo stendere le braccia, ma anche la rabbia.

Nelle situazioni in cui il pericolo non è presente il bambino riesce ad allontanarsi dalla figura di riferimento e riesce ad esplorare l'ambiente circostante.

Non tutti i bambini sperimentano protezione e sicurezza con la figura di riferimento: gli studi osservati di Mery Ainsworth condussero alla definizione di 4 diverse categorie d'attaccamento, le quali ne identificano la qualità in relazione ai comportamenti messi in atto dal bambino nei confronti della figura di riferimento specificando la qualità del legame tra i due. La procedura più utilizzata per la valutazione dell'attaccamento nella prima infanzia è la Strange Situation Procedure (SSP): attraverso tale metodo vengono individuati l'attaccamento sicuro e gli attaccamenti di tipo insicuro suddivisi in: evitante, ambivalente, disorientato/disorganizzato del bambino.

Solo l'attaccamento disorientato/disorganizzato è un indicatore certo di una patologia relazionale attuale ed è prognostico di patologie psichiatriche in età adolescenziale/adulta.

L'ambiente relazionale con bambini con attaccamento evitante è poco sensibile e responsivo ed è caratterizzato da rabbia, rifiuto e oppositività da parte della figura d'attaccamento ➡️ quindi il bambino è costretto a sviluppare una strategia difensiva che lo protegga.

L'eccessiva attivazione del sistema d'attaccamento sembra invece la caratteristica prevalente dei bambini con attaccamento ambivalente, che mal sopportano la lontananza e la separazione della figura d'attaccamento e quindi sembrano chiedere una continua conferma della presenza e della protezione dell'adulto. Il bambino percepisce l'adulto come non disponibile e non prevedibile nella relazione con lui.

La tipologia d'attaccamento disorganizzato/disorientato è impiegata per descrivere bambini che presentano comportamenti particolari soprattutto nelle situazioni di forte stress affettivo.

In particolare, la disponibilità, le cure, il calore emotivo, la protezione e il fornire supporto rappresentano i comportamenti più significativi del caregiver per lo sviluppo delle relazioni d'attaccamento e corrispondono alla sicurezza e alla fiducia p, alla vigilanza e alla ricerca di conforto nei momenti di disagio e sofferenza da parte del bambino.

L'attaccamento si è dimostrato un costrutto stabile nel corso del secondo anno di vita e fino all'età prescolare. Ma circostanze ed eventi significativi possono modificare e trasformare la qualità dell'attaccamento.

Il diritto di svilupparsi nelle relazioni significative

IL DIRITTO DI SVILUPPARSI NELLE RELAZIONI SIGNIFICATIVE: teorizzazione di Mead, il quale afferma che il processo dal quale trae origine il sé è un processo sociale che implica l'interazione tra individui. Il Sé può esistere soltanto in determinate relazioni con altri sé e non si può tracciare una linea rigida fra il nostro sé e quello degli altri. In questo senso, il Sé va concepito come un'organizzazione interna di atteggiamenti, sensazioni, aspettative e significati.

Il senso del se come concetto non strutturale ma esperienziale garantisce coerenza e continuità all individuo.

Il Se affettivo 4 è dotato di forti radici biologiche, viene orientato verso determinate risposte emozionali, dipendenti dalle emozioni .

Il diritto alla regolazione: prevenire i disturbi relazionali precoci

IL DIRITTO ALLA REGOLAZIONE PREVENIRE I DISTURBI RELAZIONALI PRECOCI DOVUTI A DISTORSIONI NELLA SINTONIZZAZIONE E NELLE REGOLAZIONI INTERATTIVE:

Il concetto di regolazione: intesa come la capacità che il bambino possiede fin dalla nascita di regolare i propri stati emotivi e organizzare l'esperienza e le risposte comportamentali adeguate.

Nel primo periodo di vita del bambino le strategie per la regolazione di Stato sono fornite dalle risposte sensibili e tempestive del caregiver, mentre, successivamente, sono interiorizzate dal bambino e si generalizzano nel tempo per includere la regolazione degli stati affettivi, l'attenzione e l'organizzazione di comportamenti complessi che comprendono le interazioni sociali.

Degli studi di come differenti relazioni d'accudimento abbiano un impatto determinante sulle capacità del bambino di modulare l'input sensoriale, di mantenere uno stato affettivo calmo e positivo e di sviluppare la capacità di regolare gli affetti e il comportamento.Sintonizzazioni imperfette - all'inizio la sintonizzazione della madre con lo stato d'animo del bambino è adeguata, ma una volta realizzata la condivisione, la madre modifica la sua disponibilità e si allontana da questa esperienza fino al punto in cui il bambino non riesce più a seguirla. Sono sintonizzazioni imperfette tutte quelle esperienze in cui il bambino prova inizialmente una condivisione affettiva che poi gli viene sottratta subdolamente e non tramite un atto educativo esplicito o una proibizione.

Un altro esempio è quando c'è una sintonizzazione selettiva in cui alcune esperienze psichiche del bambino vengono riconosciute e condivise mentre altre come la rabbia vengono escluse in quanto non sono considerate accettabili.

Riassumendo nella normalità la regolazione degli scambi relazionali quotidiani con gli adulti che si occupano di lui consente al piccolo sia di sperimentare la propria efficacia e di accrescere la sua capacità relazionale sia di segnalare il proprio disagio. Quando ciò si verifica, lo stato di tensione interna e d'impotenza del bambino viene trasformato dalla risposta appropriata dell'adulto in soddisfazione, coerenza ed efficacia personale. In questo senso, il legame d'attaccamento che il bambino stabilisce con le figure affettive di riferimento (i genitori o caregiver) assume una importanza determinante perché gli consente di regolare le relazioni con le figure significative in modo adattivo consentendogli di chiedere protezione e aiuto durante i momenti di forte stress, paura o disagio.

Una relazione risulterà distorta quando sarà contraddistinta da carenze e problematiche nella regolazione.

Carenze nella regolazione e nella relazione conducono alla definizione di ciò che si intende "disturbo relazionale" nei primi 3 anni di vita, che si osserva quando:

  1. Anche solo uno dei due interagenti manifesta un comportamento sintomatico a causa dell'esperienza relazionale
  2. I sintomi ostacolano la vita quotidiana di uno dei due
  3. Le interazioni sono rigide e insensibili
  4. La relazione si è arrestata o non è riuscita a progredire lungo il percorso evolutivo atteso, inibendo il normale progresso evolutivo del bimbo.

Dal punto di vista del genitore , lo Stato evolutivo della relazione può essere considerato perturbato quando il senso di competenza genitoriale è frustrato. In questi casi il genitore può mostrare sintomi di depressione o può mostrarsi inadeguato nella relazione con il figlio.

È disturbato anche se le altre aree di funzionamento del genitore in quanto adulto risultano compromesse (lavoro, amicizie, relazioni intime) in questi casi, né il disturbo del bambino, né la depressione del genitore devono essere necessariamente considerati come un disturbo individuale, poiché in entrambi i sintomi potrebbero scomparire in seguito ad un cambiamento nel modello relazionale.

Le sindromi relazionali + possono presentarsi come disturbi del comportamento di nutrizione, del sonno, dello scambio affettivo, della sicurezza ed esplorazione, del controllo.della definizione dei confini e della regolazione delle differenze sessuali. Anche le sindromi d'abuso fisico possono essere casi estremi di disturbi delle relazioni.

Il diritto alla soggettività di genere

Tutelare l'identità sessuale, affettiva e familiare dei minori

Soggettività: è l'esperienza che l'individuo ha di sé in quanto attore e coautore del sistema di significati a lui disponibile.

I bambini e gli adolescenti sono soggetti in divenire che a partire da un vissuto precoce e unico, costruiscono la loro identità dentro un processo di socializzazione. Guardando la persona in divenire, ci dobbiamo porre sia la domanda "chi può o deve diventare" sia quella sul "chi e cosa è già"

Il genere e il sistema eteronormativo

Il genere come sistema di credenze, norme e pratiche relative al maschile e al femminile, è trasversale a tutte le società umane e a tutti i periodi storici.

Connell -> definisce il genere come quella struttura delle relazioni sociali che è incentrata sull'arena riproduttiva, e quell'insieme di pratiche che fanno rientrare le differenze riproduttive dei corpi nei processi sociali. E lo descrive come organizzato su 4 dimensioni relazionali:

  1. i rapporti di potere
  2. la divisione del lavoro, produzione e consumo
  3. le relazioni emotive
  4. la dimensione simbolico-culturale del discorso

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