Documento di storia sulla storia medievale, i regni romano-barbarici e la formazione dello Stato della Chiesa. Il Pdf, adatto per la scuola superiore, approfondisce la società germanica, le leggi barbariche e il rapporto tra cattolicesimo e arianesimo.
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La fase storica che va dalla caduta dell'impero d'occidente (476) alla scoperta
dell'america (1492) è detta medioevo; divisibile in alto medioevo (476-1000), basso
medioevo (1000-1492). È un'epoca barbarica contrassegnata da un forte
arretramento rispetto al periodo nel quale era fiorita la civiltà greco-romana, questi
anni sono simbolo di un'esperienza storica complessa, che vide l'affermazione di
nuove prospettive.
Il territorio dell'ex impero d'occidente vide nel v-vi secolo di regni romano barbarici.
Caratterizzati da strutture politiche composite; con la costituzione di questi nuovi
soggetti politici si avviò una trasformazione dell'Europa, i cui popoli si
differenziavano per lingua, cultura e tradizioni, creando una propria identità
nazionale. I popoli dei regni romao-barbarici sono: Vandali, Franchi, Visigoti,
Svevi, Burgundi, Ostrogoti, Angli e Sassoni.
Le popolazioni barbariche e gli ex cittadini dell'impero romano d'occidente dovettero
coesistere; si realizzò una sostanziale divisione dei ruoli:
La popolazione germanica mantenne le proprie strutture sociali, la base
dell'aggregazione sociale era infatti costituita da gruppi di famiglie (CLAN).
I capi militari esercitavano funzioni giudiziarie, nell'esercito era consueta l'attività del
giudizio di Dio, ovvero durissime prove fisiche.
I detentori delle più prestigiose cariche militari divennero col tempo padroni di vasti
terreni, costruendo così la nobiltà barbarica.
Nei regni romano barbarici, venne spesso praticata la personalità del diritto.
Difatti romani e barbari, pur convivendo nello stesso territorio, continuarono a
rispettare le proprie consuetudini giuridiche.
Diritto Romano (territorialità del diritto)= le leggi valgono per tutti coloro che lo
abitano.
Diritto Barbarico (personalità del diritto)= popolazioni diverse che abitano uno stesso
territorio rispettando leggi diverse.
I sovrani barbarici ebbero la necessità di regolare la vita di tutti i cittadini di uno stato,
furono così diffuse le leggi romano-barbariche in latino.
La più antica fu il codice di Eurico; questo codice era destinato a regolare la vita dei
Visigoti e dei Romani sotto il dominio gotico.
Le leggi del codice coprivano vari aspetti della vita quotidiana, tra cui la proprietà, il
diritto matrimoniale, le questioni penali e i diritti delle persone di diverse origini.
I Barbari si convertirono rapidamente al cristianesimo, più precisamente
all'arianesimo, basato sulla negazione della natura pienamente divina di Cristo,
considerato inferiore a Dio Padre.
Mentre i romani praticavano il cattolicesimo, questo provocò momenti di contrasto tra
le due religioni.
Anche se a partire dal V secolo alcune popolazioni barbariche si convertirono alla
religione cattolica.
L'autorità di Odoacre sull'Italia fu breve. L'imperatore d'Oriente Zenone, non
gradendo le sue mire espansionistiche verso i Balcani, strinse un accordo con il re
Ostrogoto Teodorico, incitando a invadere l'Italia per liberarla da Odoacre e
governare sotto l'autorità imperiale. Zenone sperava così di sbarazzarsi di Odoacre
e allontanare i temuti Ostrogoti dai confini dell'Impero.
Teodorico invase l'Italia nel 488, sconfisse Odoacre e nel 493 lo fece uccidere a
tradimento, nonostante gli avesse promesso il contrario.
Teodorico (493-526), Atalarico (526-534), Teodato (534-536), Vitige (536-540),
Ildibaldo (540-541), Erarico (541), Totila (541-552), Teia (552-553).
Teodorico mostrò subito una certa indipendenza da Costantinopoli, tanto che
l'imperatore Anastasio riconobbe il suo potere solo con ritardo.
Il suo dominio si estendeva sull'Italia, la regione alpina e la Dalmazia.
Cercò alleanze con altri re Barbarici, come Clodoveo dei Franchi, e interpretò con
autorità il suo ruolo monarchico, ammirando la civiltà romana.
Tentò di rivitalizzare le istituzioni romane, come il senato e il consolato, e coniò
moneta con la sua effige, come un imperatore.
Inoltre, Roma e Ravenna furono abbellite con opere pubbliche monumentali.
Teodorico cercò una difficile politica di conciliazione tra l'aristocrazia latina e la
popolazione germanica.
Da un lato, guadagnò il favore dei Latini, affidando incarichi importanti a collaboratori
come Cassiodoro e Severino Boezio. Dall'altro gratificò i goti, esentandoli dalle
tasse.
Pur vietando matrimoni misti, Latini e Goti riuscirono a convivere pacificamente,
rispettando le diverse religioni. Teodorico cercò di applicare le leggi romane a tutti,
ma la giustizia era amministrata separatamente a seconda della provenienza etnica.
Non è certo se l'editto "di Teodorico" gli sia stato attribuito, ma riflette la sua volontà
di uniformare il diritto.
Gli ultimi anni del regno di Teodorico segnarono il fallimento del suo progetto politico,
principalmente a causa di conflitti religiosi. L'imperatore d'Oriente Giustino, nel 524,
mise fuori legge l'arianesimo, religione seguita da Teodorico, creando tensioni.
Teodorico, sospettando una connivenza tra Giustino e l'aristocrazia latina, fece
uccidere alcuni dei suoi membri più influenti, tra cui Boezio.
Inoltre, la Conversione al cattolicesimo del re franco Clodoveo privò Teodorico di un
alleato. Nonostante la sua precedente tolleranza, Teodorico fece imprigionare Papa
Giovanni I, che aveva tentato invano di mediare con Giustino.
Teodorico morì nel 526 e fu sepolto a Ravenna. Senza eredi maschi, gli succedette il
nipote Atalarico, sotto la reggenza della madre Amalasunta, che riprese la politica di
conciliazione tra Goti e romani e cercò un'alleanza con l'imperatore Giustiniano.
Alla morte di Atalarico nel 534, Amalasunta divenne regina, ma associò al trono il
cugino Teodato, che intraprese una politica ostile verso i Romani. Sostenuto dalla
nobiltà gotica, Teodato depose Amalasunta, che fu relegata e uccisa nel 535.
Il regno dei goti si indeboli per i conflitti interni, dando a Giustiniano l'opportunità di
intervenire militarmente, inviando il generale Belisario nel 535.
Clodoveo, re dei Franchi dal 481 al 511, apparteneva alla dinastia dei Merovingi.
Salito al potere, cercò di unire le tribù franche e intraprese una politica
espansionistica, sconfiggendo i Visigoti a Vouillé nel 507.
Questo portò alla firma di un trattato di pace con Teodorico degli Ostrogoti, che
sanciva il dominio franco sulla Gallia, eccetto la Provenza. Clodoveo si convertì al
cattolicesimo nel 496 dopo una vittoria sugli Alemanni, un gesto che favorì
l'integrazione tra Franchi e Latini, ottenendo il supporto dei vescovi e il
riconoscimento papale.
L'impero d'Oriente, o Bizantino, sopravvisse fino al 1453 grazie a diverse ragioni
strettamente collegate. La posizione geografica di Costantinopoli, protetta dalle
invasioni barbariche e al centro di importanti rotte commerciali, le garantì prosperità
economica. Questo favorì un forte aumento demografico, con una vivace vita
urbana. L'economia monetaria, a differenza di quella occidentale basata sul baratto,
consentì al governo di reclutare eserciti efficienti e mantenere un sistema
amministrativo centralizzato. Inoltre, l'Impero preservò la cultura romana e la lingua
latina fino al 610, quando passò al greco. Infine, l'imperatore bizantino deteneva un
potere assoluto, legittimato sia dal suo ruolo di erede di Roma che di difensore del
cristianesimo, facendo di Costantinopoli la "nuova Roma".
Al momento della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Zenone governava
l'Impero d'Oriente (474-491), seguito dal fermo Anastasio (491-518), che risanò le
finanze e condusse campagne contro Bulgari e Persiani. Giustino (518-527), suo
successore, riaffermò l'ortodossia cattolica, combattendo le eresie, e cercò di
unificare sotto un unico imperatore e una sola fede l'intero mondo conosciuto.
Questo progetto di riconquista dei territori occidentali fu poi portato avanti dal
successore Giustiniano.
Giustiniano, nato nel 482 in Macedonia e associato al potere dallo zio Giustino,
governò da solo dal 527 al 565. L'impero che ereditò era solido e prospero, e
Giustiniano, sfruttando questa stabilità, perseguì il progetto di restaurare l'Impero
universale di Roma. Si avvalse di collaboratori chiave come il giurista Triboniano e i
generali Belisario e Narsete. La sua consorte, l'imperatrice Teodora, ebbe un ruolo
importante nel sostegno al suo progetto. Per realizzarlo, Giustiniano cercò di
Mantenere uno Stato ben organizzato e coeso in campo religioso, politico e
giuridico.
Giustiniano si impegnò in ambito religioso contro il paganesimo e le eresie, in
particolare il monofisismo, che condannò nel 536 al Concilio di Costantinopoli,
nonostante il sostegno dell'imperatrice Teodora. In politica interna, cercò di
riorganizzare la burocrazia imperiale, ma il suo orientamento autocratico suscitò
malcontento, sfociando nella rivolta di Nika del 532. I rivoltosi, sostenuti dalle fazioni
dei Verdi (ortodossi) e degli Azzurri (monofisiti), distrussero parti della città, ma
l'imperatrice Teodora convinse Giustiniano a non fuggire e a far intervenire le truppe
di Belisario, che soffocarono la rivolta. Giustiniano approfittò della distruzione per
avviare un grande programma di lavori pubblici, tra cui la basilica di Santa Sofia.
Giustiniano, in ambito giuridico, affidò a una commissione di giuristi, presieduta da
Triboniano, il riordino del diritto romano. Nel 529 fu pubblicato il Codice Giustiniano,
seguito dal Digesto (o Pandette), le Institutiones e le Novellae Constitutiones.
Queste opere, raccolte sotto il nome di Corpus iuris civilis, furono completate nel
533 (le prime tre in latino, l'ultima in greco). Con la pubblicazione di queste leggi,
Giustiniano affermò due concetti fondamentali: la continuità dell'Impero Bizantino
con la tradizione romana e l'idea che l'autorità imperiale fosse l'unica fonte del diritto.
Il Corpus iuris civilis ebbe un'enorme influenza sulla legislazione europea nelle
epoche successive. Giustiniano morì nel 565.
Giustiniano, dopo aver consolidato il suo potere, si concentrò sull'espansione
dell'Impero Romano d'Oriente. La sua strategia prevedeva la riconquista dei territori