Il percorso generativo del senso di Greimas: livelli semio-narrativi e discorsivi

Documento dall'Università sul percorso generativo del senso di Greimas. Il Pdf esplora le strutture profonde della significazione e la loro manifestazione discorsiva, includendo le modalità del volere, dovere, sapere, potere e credere, utile per lo studio della semiotica.

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17 pagine

Il pensiero strutturalista e generativo del fondatore della semiotica, Algirdas Julien Greimas (1917-1992), si
radica e concreta nel modello in assoluto più riuscito di analisi della produzione della significazione, il percorso generativo
del senso. Vediamo in che cosa consiste e come si presenta.
1 Il percorso generativo
Nel concepire il modello del “percorso” Greimas trae spunto dall’osservazione diretta dei processi e
dei fenomeni di significazione nella vita sociale. Si accorge infatti, sulla scia delle riflessioni del linguista Louis
Hjelmslev, che la realtà, compresi i linguaggi, è “a pastasfoglia”, cioè stratificata tra forme del contenuto e
forme dell’espressione. Il percorso è allora una specie di viaggio che Greimas immagina dai rudimenti
elementari di significazione, da presentimenti e “ombre di valore”, da tensioni ancora indeterminate, verso la
specificazione narrativa di oggetti e soggetti in gioco e quindi la loro inscrizione discorsiva in precisi attori,
spazi e tempi, e in temi e figure. La metafora che s’usa più spesso per indicare questo modo di procedere è
quella, diciamo così, geologica: da una parte la superficie, ciò che appare direttamente e a tutta prima si
ritiene apprezzabile, dall’altra parte la profondità, ciò che, non emergendo, sfugge ai più, ma che garantisce
il funzionamento dell’insieme.
Le varie componenti del percorso si dispongono e si articolano le une con le altre in un processo che
va dal più semplice al più complesso, dal più astratto al più concreto. Di qualsiasi fenomeno è possibile
conoscere i modi di produzione ed è chiaro che nella descrizione si parte, viceversa, dalle strutture testuali e
discorsive verso la narratività e la semantica fondamentale. Più di preciso, tre sono i livelli di articolazione del
senso secondo Greimas: le strutture semio-narrative, le strutture discorsive e le strutture testuali. Ciascuna di
queste prevede una componente sintattica e una semantica.
2 Le strutture semio-narrative
Le strutture semio-narrative costituiscono il livello più astratto, l’istanza a quo del percorso
generativo. Vi hanno sede la semantica fondamentale e la sintassi fondamentale e una semantica e una
sintassi narrative, più in superficie. Nella semantica fondamentale stanno categorie di base, timie (umori,
disposizioni e temperamenti) e forie (tensioni verso qualcosa di ancora non precisato) che si correlano
reciprocamente una volta entrate in sintassi. Il quadrato semiotico ne mostra l’assetto e le possibili
trasformazioni.
È però al livello delle strutture narrative, quelle cioè della semantica di superficie, che si elabora ogni
significazione, quando entrano in gioco azioni, passioni, attanti e i valori diventano oggetti di valore da cui si è
disgiunti e con i quali ci si vuole, deve, può, sa congiungere o con cui si è congiunti ma che si vuole, vuole,
deve, può, sa preservare.
Nell’economia del percorso generativo la semantica narrativa è il momento in cui si attualizzano i
valori, che sono virtuali finché non vengono assunti e presi in carico da un soggetto. A livello della sintassi
narrativa il soggetto è mobile, definito da un fare, da un essere e da anti soggetti in un programma narrativo
che lo trasformerà, tramite una serie di performanze e di acquisizioni di competenze
3 Le strutture discorsive
Le strutture discorsive, meno profonde, assumono le strutture semio-narrative e le “mettono in discorso”,
facendole passare attraverso “l’istanza dell’enunciazione”. Questa istanza è implicita nel percorso generativo
del senso, ma è imprescindibile perché fa da tramite fra i differenti livelli: converte i racconti in discorsi,
sostituendosi al sempiterno “autore” (letterario, artistico, cinematografico), la cui personalità finisce sempre
con lo schiacciare l’organizzazione significativa di qualsiasi testo. Contro il portato poco scientifico delle
“intenzioni” dell’autore e di generi come l’intervista per conoscere qualcosa sull’opera, la semiotica sposa il
concetto linguistico di enunciazione che permette di considerare le forme impersonali verbi e pronomi alla
terza persona, pochi aggettivi, poche esclamazioni ecc… tanto quanto quelle personali – verbi e pronomi
alla prima e alla seconda persona, aggettivi qualificativi, esclamazioni ecc… – interne all’opera stessa senza
scadere nel soggettivismo e in dichiarazioni dell’ultima ora.
Se si considerano le strutture semio-narrative come il repertorio di forme suscettibili di essere enunciate,
l’enunciazione è chiamata a selezionare quelle di cui ha bisogno per “discorrere”. Osservando la tabella del
percorso generativo del senso, la sintassi discorsiva è incaricata della discorsivizzazione delle strutture
narrative, e comporta le tre sotto-componenti di attorializzazione, temporalizzazione e spazializzazione.
L’enunciazione trasforma cioè gli attanti e gli schemi astratti di azioni in “esseri di carne”: attori, spazi e tempi
concreti nei quali verranno a inscriversi i programmi narrativi che discendono dalle strutture soggiacenti. La
semantica discorsiva, dal canto suo, fissa temi e figure dei discorsi. Con la produzione dei discorsi figurativi il
percorso generativo raggiunge le strutture ad quem, essendo questi ultimi la forma semanticamente più
concreta e sin
tatticamente più fine delle articolazioni della significazione; ma va da sé che non ogni processo generativo
produce discorsi figurativi, potendo invece preferire la via discorsiva dell’astrazione.

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Il pensiero strutturalista e generativo di Greimas

Il pensiero strutturalista e generativo del fondatore della semiotica, Algirdas Julien Greimas (1917-1992), si radica e concreta nel modello in assoluto più riuscito di analisi della produzione della significazione, il percorso generativo del senso. Vediamo in che cosa consiste e come si presenta.

Il percorso generativo del senso

Nel concepire il modello del "percorso" Greimas trae spunto dall'osservazione diretta dei processi e dei fenomeni di significazione nella vita sociale. Si accorge infatti, sulla scia delle riflessioni del linguista Louis Hjelmslev, che la realtà, compresi i linguaggi, è "a pastasfoglia", cioè stratificata tra forme del contenuto e forme dell'espressione. Il percorso è allora una specie di viaggio che Greimas immagina dai rudimenti elementari di significazione, da presentimenti e "ombre di valore", da tensioni ancora indeterminate, verso la specificazione narrativa di oggetti e soggetti in gioco e quindi la loro inscrizione discorsiva in precisi attori, spazi e tempi, e in temi e figure. La metafora che s'usa più spesso per indicare questo modo di procedere è quella, diciamo così, geologica: da una parte la superficie, ciò che appare direttamente e a tutta prima si ritiene apprezzabile, dall'altra parte la profondità, ciò che, non emergendo, sfugge ai più, ma che garantisce il funzionamento dell'insieme.

Le varie componenti del percorso si dispongono e si articolano le une con le altre in un processo che va dal più semplice al più complesso, dal più astratto al più concreto. Di qualsiasi fenomeno è possibile conoscere i modi di produzione ed è chiaro che nella descrizione si parte, viceversa, dalle strutture testuali e discorsive verso la narratività e la semantica fondamentale. Più di preciso, tre sono i livelli di articolazione del senso secondo Greimas: le strutture semio-narrative, le strutture discorsive e le strutture testuali. Ciascuna di queste prevede una componente sintattica e una semantica.

Le strutture semio-narrative

Le strutture semio-narrative costituiscono il livello più astratto, l'istanza a quo del percorso generativo. Vi hanno sede la semantica fondamentale e la sintassi fondamentale e una semantica e una sintassi narrative, più in superficie. Nella semantica fondamentale stanno categorie di base, timie (umori, disposizioni e temperamenti) e forie (tensioni verso qualcosa di ancora non precisato) che si correlano reciprocamente una volta entrate in sintassi. Il quadrato semiotico ne mostra l'assetto e le possibili trasformazioni.

È però al livello delle strutture narrative, quelle cioè della semantica di superficie, che si elabora ognisignificazione, quando entrano in gioco azioni, passioni, attanti e i valori diventano oggetti di valore da cui si è disgiunti e con i quali ci si vuole, deve, può, sa congiungere o con cui si è congiunti ma che si vuole, vuole, deve, può, sa preservare.

Nell'economia del percorso generativo la semantica narrativa è il momento in cui si attualizzano i valori, che sono virtuali finché non vengono assunti e presi in carico da un soggetto. A livello della sintassi narrativa il soggetto è mobile, definito da un fare, da un essere e da anti soggetti in un programma narrativo che lo trasformerà, tramite una serie di performanze e di acquisizioni di competenze

Le strutture discorsive

Le strutture discorsive, meno profonde, assumono le strutture semio-narrative e le "mettono in discorso", facendole passare attraverso "l'istanza dell'enunciazione". Questa istanza è implicita nel percorso generativo del senso, ma è imprescindibile perché fa da tramite fra i differenti livelli: converte i racconti in discorsi, sostituendosi al sempiterno "autore" (letterario, artistico, cinematografico), la cui personalità finisce sempre con lo schiacciare l'organizzazione significativa di qualsiasi testo. Contro il portato poco scientifico delle "intenzioni" dell'autore e di generi come l'intervista per conoscere qualcosa sull'opera, la semiotica sposa il concetto linguistico di enunciazione che permette di considerare le forme impersonali - verbi e pronomi alla terza persona, pochi aggettivi, poche esclamazioni ecc ... - tanto quanto quelle personali - verbi e pronomi alla prima e alla seconda persona, aggettivi qualificativi, esclamazioni ecc ... - interne all'opera stessa senza scadere nel soggettivismo e in dichiarazioni dell'ultima ora.

Se si considerano le strutture semio-narrative come il repertorio di forme suscettibili di essere enunciate, l'enunciazione è chiamata a selezionare quelle di cui ha bisogno per "discorrere". Osservando la tabella del percorso generativo del senso, la sintassi discorsiva è incaricata della discorsivizzazione delle strutture narrative, e comporta le tre sotto-componenti di attorializzazione, temporalizzazione e spazializzazione. L'enunciazione trasforma cioè gli attanti e gli schemi astratti di azioni in "esseri di carne": attori, spazi e tempi concreti nei quali verranno a inscriversi i programmi narrativi che discendono dalle strutture soggiacenti. La semantica discorsiva, dal canto suo, fissa temi e figure dei discorsi. Con la produzione dei discorsi figurativi il percorso generativo raggiunge le strutture ad quem, essendo questi ultimi la forma semanticamente più concreta e sin tatticamente più fine delle articolazioni della significazione; ma va da sé che non ogni processo generativo produce discorsi figurativi, potendo invece preferire la via discorsiva dell'astrazione.

Le strutture testuali

Ora, il testo è l'esito di una manovra differente, la testualizzazione, esterna al percorso anche se scontata, implicita. La testualizzazione è il percorso che tende verso la manifestazione e si definisce in rapporto a essa. Una delle procedure della testualizzazione è, per esempio, la linearizzazione, cioè la rappresentazione del testo verbale in modo lineare, da sinistra verso destra in Occidente. Ovviamente "linearizzazione" del testo non vuol dire temporalizzazione. Si sa, per esempio, che il calcolo algebrico, che non è di natura temporale, richiede e ha una forma di manifestazione lineare.

L'atto di significare incontra, nelle strutture testuali, le costrizioni della sostanza dell'espressione, che obbligano a mettere a punto procedure di testualizzazione molto diverse, appunto unidimensionale e lineare oppure bidimensionale e planare ecc. La sterminata varietà di scelte a questo livello giustifica probabilmente la sua presenza implicita nel modello. Un'altra tipica procedura di testualizzazione, trasversale ai sistemi espressivi (racconto letterario, pubblicità, cronaca sportiva, discorso storico, pittura ... ), è la messa in prospettiva, ossia la scelta che l'enunciante è portato a fare, tra i programmi narrativi, del punto di vista da seguire. Il racconto di una rapina può essere testualizzato seguendo il programma narrativo del ladro o del derubato. E un fatto storico può rendere pertinente il punto di vista del vincitore (come accade di solito) o quello del vinto. Fra le operazioni di testualizzazione si può inoltre menzionare l'occultamento, che è l'omissione, nella manifestazione di superficie, di elementi del programma narrativo. Nessuna detective story riuscirebbe bene senza questa scelta testuale specifica.

Salvini su Instagram: un'analisi semiotica

Proviamo adesso a mettere alla prova e in pratica la "bontà" del modello appena esplorato, con una piccola analisi semiotica. Abbiamo detto (§ 1.) che nella descrizione si parte dalle strutture testuali e discorsive verso la narratività e la semantica fondamentale. È chiaro. Non si può che procedere da quel che si vede in superficie, che è sotto gli occhi, scendendo progressivamente di livello.

L'analisi in questione riguarda non un singolo testo, ma un'intertestualità, cioè più testi, rapportati fra loro da una scelta di campo: gli ultimi post di Matteo Salvini sulla sua pagina Instagram, il 27 agosto 2020. Alcune informazioni di contorno all'analisi danno l'idea del lavoro che sta dietro alla campagna del "capitano". Quando i semiologi dicono che nulla è naturale o spontaneo nei media, ma è frutto di comunicazioni costruite per sembrare tali, oggi una delle dimostrazioni migliori è il successo di questo leader in rete: 2,2mil di followercontro i 907mila di Luigi Di Maio e i 112, 6mila di Nicola Zingaretti. Se il "capitano" ha il successo che ha, non è solo per una sua effettiva eloquenza, ma perché ha dietro un team con Luca Morisi in testa, filosofo di formazione, che per lui macina ininterrottamente post, 24 ore al giorno festività incluse. Morisi è l'artefice del famigerato sistema operativo di controllo delle reti sociali di Salvini "La Bestia", a cui è dovuto tutto il meccanismo di viralità e socialità della presenza sul web del leader leghista.

Questo apparato di cattura e mantenimento dell'attenzione ha un nome che è copiato dalla macchina social della campagna elettorale di Barack Obama, The Beast, e funziona con un gioco di specchi tra televisione, rete e territorio: T-R-T. In pratica l'attesa di un'intervista tv viene trainata da ripetuti annunci: almeno 800/1000 fedelissimi ricevono il link dei post su una chat WhatsApp e lo condividono sulla propria pagina Facebook e rilanciano in altre chat. Contemporaneamente i canali fiancheggiatori inseriscono lo stesso contenuto su più pagine pubbliche. Poi, durante la trasmissione, si commentano in tempo reale domande e risposte con tweet live, dichiarazioni e fermi immagine, invitando i fan ad esprimere il loro parere. Iniziative come Vinci Salvini, con in palio un caffè o una telefonata con il "capitano", arrivano a "gamificare" la politica conquistando perfino i renitenti millennials. Qui c'è da capire che fine fanno i dati privati dei cittadini, indispensabili per partecipare.

Guardiamo allora con attenzione la "mappa" di scatti fotografata a fine agosto di quest'anno. Che cosa vediamo? A livello della sintassi discorsiva Salvini si presenta di fronte, con gli occhi "in camera" verso di noi a creare un tempo simultaneo rispetto agli avvenimenti inquadrati, il corpo a mezzo busto ripreso leggermente da sott'insù, da un'angolazione che lo rende imponente. Il leader è quasi sempre un soggetto unico, sullo sfondo di spazi vari utilizzati come scenografie della sua presenza. Una costante che risalta è il sorriso, complice rispetto ai follower mentre lui si atteggia a fare qualcosa e alternativamente teso a difendere un valore di cui si fa portavoce o ad attaccarne uno contro cui si batte. A livello della semantica discorsiva temi e figure sono più o meno sempre gli stessi, divisivi fra chi sta dalla sua parte e chi da tutt'altra. La partecipazione e l'adesione ai suoi messaggi è dovuta a una comunicazione aggressiva e ironica o meglio beffarda, binarista nel senso che o sei con Salvini o sei contro di lui, senza mezzi termini. I temi delle foto si alternano fra l'immigrazione (da cui i famosi hashtag #finitalapacchia, #portichiusi), l'opposizione politica - "La Sinistra mi ha denunciato" - il marchio made in Italy - "Prima l'ortofrutta italiana" - che implica il rifiuto di ciò che "italiano" non è.

L'impatto visivo e verbale è molto alto, perché poggia sull'insulto e l'intimidazione nei confronti dell'avversario e sull'ammiccamento al proprio simile. La passione predominante è l'odio per il diverso, che in termini retorici contagia attraverso la beffa, con risate esclusive, denigratorie. I testi fotografici osservati fanno emergere un programma narrativo di manipolazione del destinatario attraverso la squalifica del diverso e la

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