Storia Economica: dalla Rivoluzione Industriale ai flussi migratori

Documento di Università su Storia Economica. Il Pdf esplora la storia economica, partendo dalla Prima Rivoluzione Industriale e analizzando il sistema feudale e la società di ancien régime. Il Pdf, utile per lo studio universitario di Economia, tratta anche la seconda rivoluzione industriale, la Belle Époque, le dinamiche demografiche, i trasporti, le banche e la moneta, e i grandi flussi migratori.

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61 pagine

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STORIA ECONOMICA
PARTE PRIMA -
‐‐
LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (1750-
‐‐
1850)
1. LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
1.1. Premessa: la storia economica
La storia economica, afferma lo storico Carlo M. Cipolla, è la storia dei fatti e delle vicende econo-
miche a livello individuale, aziendale, collettivo. Essa ha per oggetto:
La produzione: Si ottiene combinando insieme più fattori della produzione, ossia i fattori natu-
rali, il lavoro e il capitale, ai quali si aggiunge la capacità imprenditoriale.
La distribuzione: consiste nella ripartizione di beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a
produrli.
Il consumo: è l’utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per sod-
disfare i bisogni individuali o collettivi dell’uomo oppure per produrre altri beni.
La produzione, la distribuzione e il consumo sono oggetto d’indagine di almeno altre due discipline:
L’economia politica: studia l’attività economica per comprenderne il funzionamento ed eventual-
mente tentare di giungere alla formulazione di leggi.
La politica economica: si occupa del modo in cui i governi, con la loro azione e per raggiungere
fini prefissati cercano di modificare la composizione, la distribuzione e il consumo della ricchezza
prodotta.
La storia economica: studia le modalità con le quali i problemi della produzione, della distribu-
zione e del consumo di beni e servizi sono stati effettivamente risolti in certe epoche e in determi-
nati luoghi. Mentre l’economista quindi è orientato verso il futuro, lo storico, viceversa, è orientato
verso il passato e deve evitare la pericolosa tentazione di ipotizzare leggi valide per ogni tempo.
1.2. Il sistema feudale
Il sistema feudale si basava su una serie di rapporti personali e patrimoniali, intercorrenti fra il so-
vrano e i suoi vassalli e tra costoro e i loro contadini. I vassalli promettevano fedeltà al proprio si-
gnore o sovrano e si obbligavano a fornirgli aiuto (militare e finanziario) e consiglio (partecipazione
a consultazioni periodiche). In cambio, il signore garantiva al vassallo la sua protezione e gli assi-
curava il mantenimento mediante l’assegnazione di un feudo.
I feudi col tempo divennero ereditari e, previo assenso del sovrano, anche vendibili ad altri, oltre
che frazionabili in suffusi, che potevano essere concessi ad altri vassalli.
Le terre del feudo erano così divise:
Riserva dominica: parte che il signore faceva coltivare ai suoi servi.
Mansi: poderi dati in concessione ai contadini liberi perché li lavorassero per potersi man-
tenere.
Terre comuni: ossia le terre non coltivate, che erano riservate allo sfruttamento comunitario degli
abitanti del luogo.
Il feudatario garantiva difesa contro i nemici, amministrava la giustizia, soccorreva i contadini in
caso di bisogno, costruiva e teneva funzionanti i mulini, forni, gualchiere, frantoi e altre strutture. I
contadini erano tenuti ad alcune prestazioni in cambio: pagavano un censo, fornivano prestazioni
d’opera gratuite (corvée), mettevano a disposizione uomini armati in caso di necessità. Dal punto di
vista sociale il mondo feudale era visto come un’organizzazione distinta in tre ordini: bellatore e la-
voratore, vale a dire coloro che pregavano (clero), coloro che combattevano (nobiltà) e coloro che
lavoravano (contadini e artigiani). Con il tempo, il sistema feudale, che si era affermato con caratte-
ristiche molto diverse nelle varie zone d’Europa, si era andato sfaldando e trasformando a comin-
ciare dall’Inghilterra.
2
1.3. La società di ancien regime
Il termine ancien regime è stato applicato in generale alla società e alle istituzioni esistenti prima
della Rivoluzione francese nei diversi paesi europei. Nel 700 la società era ancora divisa in classi:
La nobiltà: Godeva ancora di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo poli-
tico. La natura aristocratica della società settecentesca era rafforzata dall’autorità e dal presti-
gio della Chiesa, il clero continuava a godere di molti privilegi dall’essere esentato dal pagamento
di numerosi tributi alla riscossione delle decime per il suo mantenimento.
I lavoratori (contadini, artigiani, domestici): i contadini costituivano la stragrande maggioranza
della popolazione, ma le loro condizioni non erano uniformi e variavano dà luogo a luogo.
La borghesia: Classe media nata dalla dissoluzione del sistema feudale, costituita da mercanti,
banchieri, notai, medici, burocrati e altri.
Si stava man mano consolidando e assumeva caratteristiche particolari a se-
conda dei paesi in cui si era sviluppata. Nelle prospere nazioni commerciali dell’Europa occiden-
tale, come Olanda, Inghilterra e Francia era una borghesia mercantile; nei paesi dell’Europa centrale
e orientale era composta di funzionari, specie in Prussia e nei domini asburgici, ed era principal-
mente formata da appaltatori delle imposte e da Finanzieri in Francia.
1.4. La prima rivoluzione industriale 750-‐‐850
La prima rivoluzione industriale interessò innanzitutto l’Inghilterra seguita da Francia e Stati Uniti
d’America. Fu poco costosa dato che non erano richiesti molti capitali per avviare un’attività
produttiva, i capitali iniziali vennero principalmente da proprietari terrieri o da mercanti arricchitisi
con il commercio estero; ciò determinò un ruolo marginale delle banche. Essa fu caratterizzata da
un in- sieme di “trasformazioni rivoluzionarie” in molteplici campi:
Innovazioni tecnologiche: riguardarono, in primo luogo, la caldaia a vapore l’industria tessile e
quella siderurgica.
Crescita demografica: la popolazione crebbe a ritmi costanti e con essa la domanda di beni, specie
di prima necessità, mettendo a disposizione alla nascente industria una grande quantità di forza la-
voro a buon mercato.
Agricoltura: conobbe un aumento della produzione e della produttività (rapporto fra la quantità
di output e di uno o più input impiegati per produrlo), furono sperimentati nuovi metodi di coltiva-
zione e di concimazione.
Trasporti: furono costruite le prime linee ferroviarie che permisero di ampliare i mercati dando
uno sbocco alle merci ormai prodotte in quantità sempre più rilevanti. Produzione: La produzione
si andò sempre più accentrando concentrandosi nelle fabbriche, si fece sempre maggior ri-
corso alle macchine semplici, che non richiedevano particolari competenze per essere mano-
vrate. Le imprese mantenevano modeste dimensioni sotto la guida del proprietario.
Sociali: I lavoratori, il cui sfruttamento era particolarmente pesante, cominciarono a organizzarsi
in associazioni, limitate in un primo momento agli operai specializzati.
1.5. La seconda rivoluzione industriale 850-‐‐950
Si sviluppò intensamente fra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale, per
proseguire fino alla metà del secolo XX. A differenza della prima rivoluzione industriale,
l’industrializzazione divenne più costosa e la necessità che maggiori capitali per avviare un’attività
produttiva fece entrare in gioco il ruolo delle banche e della borsa che assunse enorme impor-
tanza. Essa riguardò principalmente paesi come Stati Uniti, Germania, Russia, Italia, Giappone. Vi
fu un ulteriore evoluzione sotto vari aspetti:
Produzione: le principali attività produttive divennero la chimica, l’elettricità, la meccanica, lo ac-
ciaio il petrolio, il motore a scoppio e la radio
Trionfo della grande impresa, grazie all’utilizzo della catena di montaggio, di macchinari sempre
più complessi e all’integrazione dei processi produttivi da parte della ricerca sviluppatesi nelle uni-
versità e nei centri specializzati

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STORIA ECONOMICA

LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (1750 - 1850)

La Rivoluzione Industriale

Premessa: la storia economica

La storia economica, afferma lo storico Carlo M. Cipolla, è la storia dei fatti e delle vicende econo- miche a livello individuale, aziendale, collettivo. Essa ha per oggetto:

  • La produzione: Si ottiene combinando insieme più fattori della produzione, ossia i fattori natu- rali, il lavoro e il capitale, ai quali si aggiunge la capacità imprenditoriale.
  • La distribuzione: consiste nella ripartizione di beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a produrli.
  • Il consumo: è l'utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per sod- disfare i bisogni individuali o collettivi dell'uomo oppure per produrre altri beni.

La produzione, la distribuzione e il consumo sono oggetto d'indagine di almeno altre due discipline:

  • L'economia politica: studia l'attività economica per comprenderne il funzionamento ed eventual- mente tentare di giungere alla formulazione di leggi.
  • La politica economica: si occupa del modo in cui i governi, con la loro azione e per raggiungere fini prefissati cercano di modificare la composizione, la distribuzione e il consumo della ricchezza prodotta.
  • La storia economica: studia le modalità con le quali i problemi della produzione, della distribu- zione e del consumo di beni e servizi sono stati effettivamente risolti in certe epoche e in determi- nati luoghi. Mentre l'economista quindi è orientato verso il futuro, lo storico, viceversa, è orientato verso il passato e deve evitare la pericolosa tentazione di ipotizzare leggi valide per ogni tempo.

Il sistema feudale

Il sistema feudale si basava su una serie di rapporti personali e patrimoniali, intercorrenti fra il so- vrano e i suoi vassalli e tra costoro e i loro contadini. I vassalli promettevano fedeltà al proprio si- gnore o sovrano e si obbligavano a fornirgli aiuto (militare e finanziario) e consiglio (partecipazione a consultazioni periodiche). In cambio, il signore garantiva al vassallo la sua protezione e gli assi- curava il mantenimento mediante l'assegnazione di un feudo.

I feudi col tempo divennero ereditari e, previo assenso del sovrano, anche vendibili ad altri, oltre che frazionabili in suffusi, che potevano essere concessi ad altri vassalli.

Le terre del feudo erano così divise:

  • Riserva dominica: parte che il signore faceva coltivare ai suoi servi.
  • Mansi: poderi dati in concessione ai contadini liberi perché li lavorassero per potersi man- tenere.
  • Terre comuni: ossia le terre non coltivate, che erano riservate allo sfruttamento comunitario degli abitanti del luogo.

Il feudatario garantiva difesa contro i nemici, amministrava la giustizia, soccorreva i contadini in caso di bisogno, costruiva e teneva funzionanti i mulini, forni, gualchiere, frantoi e altre strutture. I contadini erano tenuti ad alcune prestazioni in cambio: pagavano un censo, fornivano prestazioni d'opera gratuite (corvée), mettevano a disposizione uomini armati in caso di necessità. Dal punto di vista sociale il mondo feudale era visto come un'organizzazione distinta in tre ordini: bellatore e la- voratore, vale a dire coloro che pregavano (clero), coloro che combattevano (nobiltà) e coloro che lavoravano (contadini e artigiani). Con il tempo, il sistema feudale, che si era affermato con caratte- ristiche molto diverse nelle varie zone d'Europa, si era andato sfaldando e trasformando a comin- ciare dall'Inghilterra.

La società di ancien regime

Il termine ancien regime è stato applicato in generale alla società e alle istituzioni esistenti prima della Rivoluzione francese nei diversi paesi europei. Nel 700 la società era ancora divisa in classi:

  • La nobiltà: Godeva ancora di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo poli- tico. La natura aristocratica della società settecentesca era rafforzata dall'autorità e dal presti- gio della Chiesa, il clero continuava a godere di molti privilegi dall'essere esentato dal pagamento di numerosi tributi alla riscossione delle decime per il suo mantenimento.
  • I lavoratori (contadini, artigiani, domestici): i contadini costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, ma le loro condizioni non erano uniformi e variavano dà luogo a luogo.
  • La borghesia: Classe media nata dalla dissoluzione del sistema feudale, costituita da mercanti, banchieri, notai, medici, burocrati e altri. Si stava man mano consolidando e assumeva caratteristiche particolari a se- conda dei paesi in cui si era sviluppata. Nelle prospere nazioni commerciali dell'Europa occiden- tale, come Olanda, Inghilterra e Francia era una borghesia mercantile; nei paesi dell'Europa centrale e orientale era composta di funzionari, specie in Prussia e nei domini asburgici, ed era principal- mente formata da appaltatori delle imposte e da Finanzieri in Francia.

La prima rivoluzione industriale 750 - 850

La prima rivoluzione industriale interessò innanzitutto l'Inghilterra seguita da Francia e Stati Uniti d'America. Fu poco costosa dato che non erano richiesti molti capitali per avviare un'attività produttiva, i capitali iniziali vennero principalmente da proprietari terrieri o da mercanti arricchitisi con il commercio estero; ciò determinò un ruolo marginale delle banche. Essa fu caratterizzata da un in- sieme di "trasformazioni rivoluzionarie" in molteplici campi:

  • Innovazioni tecnologiche: riguardarono, in primo luogo, la caldaia a vapore l'industria tessile e quella siderurgica.
  • Crescita demografica: la popolazione crebbe a ritmi costanti e con essa la domanda di beni, specie di prima necessità, mettendo a disposizione alla nascente industria una grande quantità di forza la- voro a buon mercato.
  • Agricoltura: conobbe un aumento della produzione e della produttività (rapporto fra la quantità di output e di uno o più input impiegati per produrlo), furono sperimentati nuovi metodi di coltiva- zione e di concimazione.
  • Trasporti: furono costruite le prime linee ferroviarie che permisero di ampliare i mercati dando uno sbocco alle merci ormai prodotte in quantità sempre più rilevanti. · Produzione: La produzione si andò sempre più accentrando concentrandosi nelle fabbriche, si fece sempre maggior ri- corso alle macchine semplici, che non richiedevano particolari competenze per essere mano- vrate. Le imprese mantenevano modeste dimensioni sotto la guida del proprietario.
  • Sociali: I lavoratori, il cui sfruttamento era particolarmente pesante, cominciarono a organizzarsi in associazioni, limitate in un primo momento agli operai specializzati.

La seconda rivoluzione industriale 850 - 950

Si sviluppò intensamente fra la seconda metà dell'Ottocento e la Prima guerra mondiale, per proseguire fino alla metà del secolo XX. A differenza della prima rivoluzione industriale, l'industrializzazione divenne più costosa e la necessità che maggiori capitali per avviare un'attività produttiva fece entrare in gioco il ruolo delle banche e della borsa che assunse enorme impor- tanza. Essa riguardò principalmente paesi come Stati Uniti, Germania, Russia, Italia, Giappone. Vi fu un ulteriore evoluzione sotto vari aspetti:

  • Produzione: le principali attività produttive divennero la chimica, l'elettricità, la meccanica, lo ac- ciaio il petrolio, il motore a scoppio e la radio
  • Trionfo della grande impresa, grazie all'utilizzo della catena di montaggio, di macchinari sempre più complessi e all'integrazione dei processi produttivi da parte della ricerca sviluppatesi nelle uni- versità e nei centri specializzati

2· Crescita demografica: La popolazione mondiale aumentò del 60% e quella europea raddoppiò. Molte persone si trasferirono in altri paesi, come milioni di Europei che varcarono l'Atlantico, e molte altre si spostarono nelle città.

  • Agricoltura: il numero degli addetti a questo settore diminuì mentre la produzione e la produttività continuavano a crescere a ritmo elevato, grazie alla messa a coltura di nuove terre (soprattutto in America), ai concimi chimici e all'uso delle macchine agricole.
  • Trasporto: I mezzi di trasporto subirono una rivoluzione straordinaria fu definitiva la diffusione di ferrovie e navi a vapore e successivamente delle automobili e degli aerei. Grazie ad essi il com- mercio internazionale crebbe notevolmente.

La terza rivoluzione industriale 1945 - Oggi

La terza rivoluzione industriale ha prodotto trasformazioni economiche e sociali molto più profonde di quelle delle due precedenti rivoluzioni. Essa interessò prevalentemente i paesi che già si erano industrializzati e vide il mondo diviso in una competizione fra due sistemi economici contrappo- sti: quello che si rifaceva alla libera iniziativa e al mercato (liberismo statunitense) e quello ba- sato sull'economia pianificata (Unione Sovietica e altri Stati comunisti); terminato dopo Un lungo scontro con il crollo di quest'ultimo tipo. Ora, sono paesi emergenti: la Cina, l'India, il Brasile, il Messico. Vi furono enormi innovazioni sotto vari campi:

  • Produzione: Si sviluppò in settori come l'energia nucleare, la chimica avanzata (biochimica, mate- rie plastiche, ecc.) L'elettronica e l'informatica senza contare inoltre lo sviluppo della robotica e la diffusione della motorizzazione.
  • Crescita demografica: La popolazione mondiale si è triplicata in un settantennio. · Agricol- tura: Ha realizzato progressi eccezionali, facendo giungere a livelli elevatissimi la produttività, che fin ora a consentito bene o male di alimentare la popolazione, con un numero di addetti che nei paesi sviluppati è inferiore al 5%.
  • Trasporti: Il costo dei trasporti è precipitato grazie all'impiego di gigantesche navi e mediante l'uso dei "containers".
  • Trionfo del settore dei servizi: Caratteristica principale della terza rivoluzione industriale, recente rivoluzione dei computer e delle telecomunicazioni, che ha portato a quella che ormai si chiama so- cietà delle ICT (Information and Comunicatino Technologies).
  • Economia: Sta diventando sempre più globale, le imprese operano a livello internazionale e produ- cono per il mercato mondiale, decentrando le loro attività produttive. Si è sviluppata enormemente l'economia finanziaria, basata su una massiccia accumulazione di capitale e sul suo continuo e ra- pido spostamento sui mercati mondiali, alla ricerca di elevati rendimenti in breve tempo.

Una rivoluzione europea

Elementi che hanno fatto sì che la rivoluzione industriale si realizzasse in Europa sono: il clima, le risorse naturali, sviluppo della tecnologia (che vi era stato in altri luoghi come la Cina e i paesi isla- mici, ma non aveva dato risultati altrettanto concreti), garantita l'iniziativa privata e il diritto di pro- prietà, assenza di "vincoli religiosi" (teocrazia), sviluppo della ricerca scientifica (che si sottrae dall'influenza delle forze che vedevano nelle novità un attentato al potere costituito o alle dottrine ufficiali).

LO SVILUPPO ECONOMICO

Crescita, sviluppo e progresso

Nel linguaggio comune questi termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, è opportuno tutta- via precisarne le differenze importanti al fine della comprensione della materia:

  • Crescita economica: Aumento complessivo del valore dei beni e servizi prodotti da una determinata popolazione in un periodo definito (generalmente 1 anno).
  • Sviluppo economico: Crescita elevata e prolungata, accompagnata da trasformazioni sociali, strutturali e culturali.

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