Psicologia del Pensiero e dei Processi Decisionali: intuizione e logica

Documento sulla Psicologia del Pensiero e dei Processi Decisionali. Il Pdf, utile per l'Università in Psicologia, esplora il pensiero intuitivo e discorsivo, produttivo e riproduttivo, l'insight e il ruolo della logica formale, oltre al linguaggio analogico e digitale.

Mostra di più

62 pagine

1
Psicologia del Pensiero e dei Processi Decisionali
Lezione 1 - 05/03/2024
Del pensiero l’uomo si occupa da millenni e la psicologia si occupa del pensiero da qualche
decina d’anni, quindi la psicologia è l’ultima arrivata. La filosofia si occupa del pensiero fin
dalle sue origini e non a caso pensare in greco si dice ‘noein’ e pensiero si dice ‘noesis’ o
anche ‘nous’.
Perché è importante sottolineare come si scrive l’espressione ‘nous’? L’espressione nous
viene usata, da Platone prima e da Aristotele poi, per indicare una precisa forma di pensiero,
ovvero l’atto intuitivo, contrapposto alla diànoia, termine con cui si intende il pensiero
discorsivo, quello che potremmo definire il ragionamento.
Tanto Platone quanto Aristotele intendono il pensiero aut come atto intuitivo (un atto è
qualcosa che non si esprime come una procedura, non è fatto come un susseguirsi di tappe,
ma è un qualcosa di unitario e istantaneo) aut come diànoia, la quale è una procedura
discorsiva, è un ragionamento fatto di tappe che si susseguono in virtù di una relazione di
conseguenza logica. Questa distinzione tra nous e diànoia, che appartiene a Platone e
Aristotele (nel V-IV secolo a.C.), la ritroviamo, per esempio, anche in Cartesio (René
Descartes). Cartesio distingue lo intuitus (intuito) dalla methodus (metodo).
Perché questa differenza? L’intuito (come dice l’etimo della parola intuito, intus ireche
significa “andare dentro”) ha la caratteristica dell’immediato penetrare nell’essenza della cosa.
Il pensiero intuitivo, per questa sua caratteristica di afferrare immediatamente l’essenza della
cosa, non può quindi non venire distinto dal ragionamento, che potremmo anche pensare
come successivo a questa intuizione.
Cartesio fa questa distinzione perché, una volta che abbiamo afferrato l’idea o il concetto
(intuizione) della cosa, ci siamo impadroniti intuitivamente dell’essenza della cosa;
successivamente esponiamo questa essenza mediante un discorso (ragionamento).
Il metodo è analitico, cioè scompositivo; dunque, mentre l’intuizione è un atto unitario di
pensiero, il metodo è una procedura analitica, cioè una procedura che scompone un nucleo
in più parti, che vengono riferite mediante il discorso. Nella storia del pensiero filosofico alcuni
filosofi hanno valorizzato il momento intuitivo; in epoca contemporanea, ad esempio, Henri
Bergson, ma anche Edmund Husserl; di contro, Hegel ha valorizzato il momento analitico
discorsivo, la mediazione, il ragionare piuttosto che l’intuizione.
In ambito psicologico, non si parla di nous o di intuitus, ma si fa riferimento, ad un primo
approccio, a una distinzione tra pensiero produttivo e pensiero riproduttivo. Gli psicologi
della Gestalt (dal tedesco Gestalt significa ‘forma) distinguono il pensiero produttivo dal
pensiero riproduttivo. Per ‘pensiero produttivo’ intendono un pensiero innovativo, che non
riproduce schemi già consolidati, ma inventa una modalità nuova di pensare; invece con
l’espressione ‘pensiero riproduttivo’ intendono un pensiero che riproduce schemi già
consolidati.
2
Il concetto di intuizione viene espresso in ambito psicologico dagli stessi psicologi della Gestalt
che riconoscono anche negli animali una forma di pensiero che potrebbe essere assimilata
allintuizione, che essi chiamano insight (termine che sta ad indicare un’illuminazione
repentina ed immediata, come se il soggetto, anche animale, cercasse la soluzione di un
problema e questa soluzione arrivasse improvvisamente, quasi dall’alto, come fosse appunto
un’illuminazione).
Come esempio, i Gestaltisti portano l’esperimento condotto con uno scimpanzè: presero uno
scimpanzé, lo misero in una gabbia e gli gettarono una banana. Ogni volta che veniva gettata
una banana all’interno della gabbia lo scimpanzé la prendeva, la sbucciava e la mangiava.
L’esperimento comincia nel momento in cui la banana non viene più gettata dentro la gabbia,
ma viene messa accanto; lo scimpanzè allunga la zampa, prende la banana e la mangia;
questo è il primo tempo dell’esperimento.
Nel secondo tempo la banana viene messa ad una certa distanza della gabbia, ma ancora
alla portata della zampa dello scimpanzé, il quale allunga ancora di pla zampa arrivando
con uno sforzo alla banana, riuscendo comunque ad afferrarla, per poi sbucciarla e mangiarla.
Nel terzo tempo dell'esperimento la banana viene messa ad una distanza dalla gabbia
irraggiungibile per lo scimpanzè che dunque, un po’ infastidito, la osserva; vedendo che è
lontana, prova a raggiungerla, ma non riesce e, dopo alcuni tentativi, rinuncia.
Nel quarto tempo dell’esperimento, viene gettato un pezzo di legno all’interno della gabbia.
All’inizio lo scimpanzè neanche fa caso ad esso; poi, iniziando ad avere fame e vedendo la
banana lontana, piano piano comincia a guardare il pezzo di legno dopo aver guardato la
banana, ma ancora la sua mente non si è illuminata. Quando questa si illumina, siamo al
quinto tempo dell’esperimento, nel quale si produce l’insight. Lo scimpanzè si illumina e in un
attimo comprende che, tramite il pezzo di legno, può accostare la banana alla gabbia, co
che la può finalmente afferrare.
Questo è l’esempio che illustra paradigmaticamente il pensiero intuitivo (che in ambito
psicologico viene definito insight): il pensiero intuitivo, anche per gli psicologi, è un atto
immediato e non una procedura. Ovviamente, quello che capita allo scimpanzè capita anche
a noi essere umani; noi possiamo quindi distinguere ciò che comprendiamo mediante un atto
intuitivo e ciò che comprendiamo mediante una serie di operazioni logiche che chiamiamo
ragionamento.
Ciò che deve venire notato, tuttavia, è che, per descrivere lo stesso insight, noi usiamo una
procedura logico discorsiva; quindi, usiamo la diànoia o il ragionamento (o pensiero
discorsivo). Quest’ultimo è l’unico strumento che possiamo usare per esporre analiticamente
l’insight, il quale però è in un atto immediato. Quindi, si danno due forme di pensiero:
l’atto immediato e la mediazione. Con la parola mediazione si intende appunto il ragionamento
che passa attraverso una serie di tappe per pervenire ad una conclusione.

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Psicologia del Pensiero e dei Processi Decisionali

Lezione 1 - 05/03/2024
Del pensiero l'uomo si occupa da millenni e la psicologia si occupa del pensiero da qualche
decina d'anni, quindi la psicologia è l'ultima arrivata. La filosofia si occupa del pensiero fin
dalle sue origini e non a caso pensare in greco si dice 'noein' e pensiero si dice 'noesis' o
anche 'nous'.
Perché è importante sottolineare come si scrive l'espressione 'nous'? L'espressione nous
viene usata, da Platone prima e da Aristotele poi, per indicare una precisa forma di pensiero,
ovvero l'atto intuitivo, contrapposto alla dianoia, termine con cui si intende il pensiero
discorsivo, quello che potremmo definire il ragionamento.
Tanto Platone quanto Aristotele intendono il pensiero aut come atto intuitivo (un atto è
qualcosa che non si esprime come una procedura, non è fatto come un susseguirsi di tappe,
ma è un qualcosa di unitario e istantaneo) aut come diànoia, la quale è una procedura
discorsiva, è un ragionamento fatto di tappe che si susseguono in virtù di una relazione di
conseguenza logica. Questa distinzione tra nous e diànoia, che appartiene a Platone e
Aristotele (nel V-IV secolo a.C.), la ritroviamo, per esempio, anche in Cartesio (René
Descartes). Cartesio distingue lo intuitus (intuito) dalla methodus (metodo).
Perché questa differenza? L'intuito (come dice l'etimo della parola intuito, "întus - ire" che
significa "andare dentro") ha la caratteristica dell'immediato penetrare nell'essenza della cosa.
Il pensiero intuitivo, per questa sua caratteristica di afferrare immediatamente l'essenza della
cosa, non può quindi non venire distinto dal ragionamento, che potremmo anche pensare
come successivo a questa intuizione.
Cartesio fa questa distinzione perché, una volta che abbiamo afferrato l'idea o il concetto
(intuizione) della cosa, ci siamo impadroniti intuitivamente dell'essenza della cosa;
successivamente esponiamo questa essenza mediante un discorso (ragionamento).
Il metodo è analitico, cioè scompositivo; dunque, mentre l'intuizione è un atto unitario di
pensiero, il metodo è una procedura analitica, cioè una procedura che scompone un nucleo
in più parti, che vengono riferite mediante il discorso. Nella storia del pensiero filosofico alcuni
filosofi hanno valorizzato il momento intuitivo; in epoca contemporanea, ad esempio, Henri
Bergson, ma anche Edmund Husserl; di contro, Hegel ha valorizzato il momento analitico
discorsivo, la mediazione, il ragionare piuttosto che l'intuizione.

Pensiero in ambito psicologico

In ambito psicologico, non si parla di nous o di intuitus, ma si fa riferimento, ad un primo
approccio, a una distinzione tra pensiero produttivo e pensiero riproduttivo. Gli psicologi
della Gestalt (dal tedesco Gestalt significa 'forma') distinguono il pensiero produttivo dal
pensiero riproduttivo. Per 'pensiero produttivo' intendono un pensiero innovativo, che non
riproduce schemi già consolidati, ma inventa una modalità nuova di pensare; invece con
l'espressione 'pensiero riproduttivo' intendono un pensiero che riproduce schemi già
consolidati.

Il concetto di intuizione e insight

1Il concetto di intuizione viene espresso in ambito psicologico dagli stessi psicologi della Gestalt
che riconoscono anche negli animali una forma di pensiero che potrebbe essere assimilata
all'intuizione, che essi chiamano insight (termine che sta ad indicare un'illuminazione
repentina ed immediata, come se il soggetto, anche animale, cercasse la soluzione di un
problema e questa soluzione arrivasse improvvisamente, quasi dall'alto, come fosse appunto
un'illuminazione).
Come esempio, i Gestaltisti portano l'esperimento condotto con uno scimpanzè: presero uno
scimpanzé, lo misero in una gabbia e gli gettarono una banana. Ogni volta che veniva gettata
una banana all'interno della gabbia lo scimpanzé la prendeva, la sbucciava e la mangiava.
L'esperimento comincia nel momento in cui la banana non viene più gettata dentro la gabbia,
ma viene messa accanto; lo scimpanzè allunga la zampa, prende la banana e la mangia;
questo è il primo tempo dell'esperimento.
Nel secondo tempo la banana viene messa ad una certa distanza della gabbia, ma ancora
alla portata della zampa dello scimpanzé, il quale allunga ancora di più la zampa arrivando
con uno sforzo alla banana, riuscendo comunque ad afferrarla, per poi sbucciarla e mangiarla.
Nel terzo tempo dell'esperimento la banana viene messa ad una distanza dalla gabbia
irraggiungibile per lo scimpanzè che dunque, un po' infastidito, la osserva; vedendo che è
lontana, prova a raggiungerla, ma non riesce e, dopo alcuni tentativi, rinuncia.
Nel quarto tempo dell'esperimento, viene gettato un pezzo di legno all'interno della gabbia.
All'inizio lo scimpanzè neanche fa caso ad esso; poi, iniziando ad avere fame e vedendo la
banana lontana, piano piano comincia a guardare il pezzo di legno dopo aver guardato la
banana, ma ancora la sua mente non si è illuminata. Quando questa si illumina, siamo al
quinto tempo dell'esperimento, nel quale si produce l'insight. Lo scimpanzè si illumina e in un
attimo comprende che, tramite il pezzo di legno, può accostare la banana alla gabbia, così
che la può finalmente afferrare.
Questo è l'esempio che illustra paradigmaticamente il pensiero intuitivo (che in ambito
psicologico viene definito insight): il pensiero intuitivo, anche per gli psicologi, è un atto
immediato e non una procedura. Ovviamente, quello che capita allo scimpanzè capita anche
a noi essere umani; noi possiamo quindi distinguere ciò che comprendiamo mediante un atto
intuitivo e ciò che comprendiamo mediante una serie di operazioni logiche che chiamiamo
ragionamento.
Ciò che deve venire notato, tuttavia, è che, per descrivere lo stesso insight, noi usiamo una
procedura logico discorsiva; quindi, usiamo la diànoia o il ragionamento (o pensiero
discorsivo). Quest'ultimo è l'unico strumento che possiamo usare per esporre analiticamente
l'insight, il quale però è in sé un atto immediato. Quindi, si danno due forme di pensiero:
l'atto immediato e la mediazione. Con la parola mediazione si intende appunto il ragionamento
che passa attraverso una serie di tappe per pervenire ad una conclusione.

La logica formale

2Lezione 2 - 06/03/2024
C'è una scienza che si occupa del pensiero da Aristotele in poi: tale scienza è la logica.
Quando si parla di logica si aggiunge un aggettivo, ovvero formale e si parla di "logica formale".
Cosa si intende con l'aggettivo "formale"? Con l'aggettivo formale si intende la logica che si
occupa delle forme; con l'espressione "forme" si intendono le forme mediante cui si
presentano gli enunciati.
Quali parole sono sinonimi di enunciati? Alcune delle più comuni sono proposizioni, asserti,
frasi. Più enunciati formano un periodo, più periodi formano un testo. La logica formale si
occupa della forma delle proposizioni, cioè delle regole logico-sintattiche.
Quando si parla di forma degli enunciati, si parla sicuramente di correttezza grammaticale o
logica, ma la prima distinzione da tenere presente è quella tra forma e contenuto
dell'enunciato. Per contenuto dell'enunciato si intende l'aspetto semantico, cioè i significati;
mentre, quando si parla di forma dell'enunciato, si fa riferimento all'aspetto sintattico di esso.
Quando si parla di relazione semantica si intende la relazione che sussiste tra segno e
significato; quando si parla di relazione sintattica si fa riferimento alla relazione che sussiste
fra segno e segno. Quindi quando si parla della forma degli enunciati si prescinde dal
contenuto semantico e ci si occupa esclusivamente della forma sintattica dell'enunciato.
L'aspetto grammaticale è sempre sintattico (così come le regole grammaticali); si fa
riferimento alle regole che riguardano la formazione sia delle singole parole sia del singolo
enunciato; le regole logiche sono anch'esse regole sintattiche, ma riguardano soprattutto le
modalità di formazione degli enunciati e le modalità di trasformazione degli enunciati (quando, cioè, un enunciato è formato in maniera logicamente corretta e come un enunciato si
trasforma, mediante una modalità logicamente corretta, in un altro enunciato). Queste sono le
regole fondamentali della logica formale, regole di formazione e di trasformazione di enunciati.

Concetto di testo e linguaggio

Ora possiamo aprire due piccole parentesi per chiarire:

  1. Concetto di testo;
  2. Concetto di linguaggio

La parola italiana testo deriva dal latino 'textus' (l'etimologia è fondamentale per
comprenderne il significato delle parole); quest'espressione deriva dal verbo 'tessere' (da cui
tessitura). Un testo è una tessitura (textus); quindi quando ci troviamo di fronte ad un testo
dobbiamo sempre pensarlo come una tessitura, perché abbiamo di fronte linee che
variamente si intrecciano e si annodano; non a caso il lettore deve disfare questa tessitura.
Per disfare la tessitura bisogna individuare il filo conduttore (parola che deriva dal fatto che un
testo è un'orditura di linee, un filo che si intreccia e annoda). Chi compone un testo (come ad
esempio Penelope) non fa altro che tessere, in-tessere, e chi lo legge e interpreta non fa altro
che disfare la tessitura a muovere dal filo conduttore.
La seconda digressione riguarda invece il linguaggio. Abbiamo parlato del rapporto semantico
(segno-significato); ebbene, ci si potrebbe chiedere se la lingua italiana si configuri come una
lingua (o linguaggio) analogica o digitale.

Lingue analogiche e digitali

3L'analogia è una somiglianza, è una particolare forma di corrispondenza. In genere, si parla
di lingue analogiche quando i segni di quella lingua hanno un rapporto di somiglianza con i
significati indicati da quei segni. Quando ci chiediamo se una lingua sia analogica intendiamo
chiederci "le parole utilizzate hanno un rapporto di somiglianza con le cose che indicano?".
La lingua italiana non è analogica, poiché le parole che noi usiamo non hanno un rapporto di
somiglianza con i significati di quelle parole; quindi, la nostra è una lingua digitale, perché il
rapporto fra segno e significato è soltanto convenzionale (frutto di una convenzione che i
parlanti hanno stabilito tra segno e significato). Non tutte le lingue sono digitali come l'italiano;
il cinese ad esempio è una lingua analogica (gli ideogrammi hanno corrispondenza con i
significati).
Con la parola 'digitale' si intende ciò che ha a che fare con i numeri, le cifre; questa
espressione deriva da digitum ovvero dito; si usa per indicare ciò che è numerico perché da
bambini si contava con le dita (numerico equivale quindi a digitale).
La lingua è digitale anche perché ha carattere composizionale e computazionale.
È composizionale perché si costituisce di unità semplici che si combinano e danno origine a
unità composte e più complesse (l'elemento più semplice è la lettera, più lettere compongono
le sillabe, più sillabe compongono una parola, più parole compongono un enunciato, più
enunciati un periodo, più periodi un testo). È computazionale perché i rapporti fra gli elementi
possono venire calcolati ('computare' significa calcolare; ad esempio, un algoritmo è un
processo di calcolo; quindi, quando si parla di mente algoritmica, si intende semplicemente
dire che gran parte delle funzioni mentali sono considerate calcoli, ecco perché la mente
dell'uomo è equiparata ad un computer).

Operazioni mentali e inconscio

Perché si ritiene che gran parte delle operazioni mentali siano operazioni di calcolo? Perché
sono procedure che si svolgono in conformità a regole. Il modello cognitivo classico o
simbolico, che è il modello di mente oggi più considerato, interpreta gran parte delle funzioni
mentali come procedure di calcolo, perché si ritiene che si svolgano in conformità a regole. La
parte della mente che è formate da queste operazioni configura l'inconscio cognitivo, che è
formato dai processi cognitivi, che sono i processi di elaborazione di informazioni o forme.
Accanto all'inconscio cognitivo si pone l'inconscio affettivo, del quale si occupa la
psicoanalisi, e d è formato dalle dinamiche che intercorrono tra Es. Io e Super-Io. Al di là delle
due forme di inconscio, si pone la coscienza, che è la condizione in virtù di cui si può
riconoscere l'esistenza dell'inconscio. La scienza si trova in difficoltà di fronte alla coscienza,
perché questa non può venire ridotta a intuizione o a procedura meccanica (automatica,
inconscia). La coscienza sfugge ad una trattazione scientifica, per sua natura volta a ridurre il
complesso a semplice tramite la procedura analitica. Della coscienza parleremo più avanti.
Per esemplificare le operazioni mentali, cioè le operazioni meccaniche (automatiche,
inconsce) svolte dalla nostra mente, potremmo indicare l'operazione che la mente di ciascuno
di noi mette in atto quando si ascolta un altro che parla. Ebbene, ascoltando qualcuno che
parla, noi senza averne coscienza (ecco perché l'operazione è meccanica o inconscia)
segmentiamo il flusso sonoro che è continuo e distinguiamo una parola dall'altra, se parliamo
la stessa lingua. Questa è un'operazione fondamentale per comprendere il significato del
discorso che viene fatto da chi ci sta parlando.
Un'altra operazione meccanica è quella che Noam Chomsky considera fondamentale per
imparare a parlare quando siamo molto piccoli. Per imparare la lingua, entra in gioco il LAD,
4

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.