Slide da Studi Um su Economia delle Imprese e dei Mercati. Il Pdf, per studenti universitari di Economia, presenta i fondamenti di microeconomia, distinguendo tra microeconomia e macroeconomia, e analizza la normativa antitrust negli Stati Uniti e in Europa.
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CdL Scienze della comunicazione L-20 ECONOMIA DELLE IMPRESE E DEI MERCATI
Parte Prima Fondamenti di microeconomia
Studi a.a. 2024/2025
1 Fabio Creta
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Studi 2
Gli argomenti che vengono studiati dalla scienza economica possono essere analizzati da due punti di vista, quello microeconomico e quello macroeconomico.
Microeconomia: analizza il comportamento dei singoli soggetti economici (mikros in greco vuol dire piccolo) e in particolare del consumatore e dell'imprenditore. Ad esempio studia perché un consumatore acquista un certo bene invece di un altro e perché un imprenditore decide di produrlo e di venderlo.
Macroeconomia: si concentra sul funzionamento del sistema economico nel suo complesso (makros in greco vuol dire grande). Ad esempio studia il volume globale dei consumi e dei risparmi, il livello generale dell'occupazione, l'equilibrio della bilancia dei pagamenti di un Paese, e così via per grandezze aggregate.
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Ogni scienza può seguire due strade per raccogliere informazioni e per trarre delle conclusioni sul fenomeno osservato: il metodo deduttivo (dal generale al particolare) e il metodo induttivo (dal particolare al generale).
OSSERVAZIONE DEI COMPORTAMENTI REALI
GENERALIZZAZIONI
TEORIE ECONOMICHE
TEORIE ECONOMICHE
IPOTESI
VERIFICA NEI COMPORTAMENTI REALI
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Le analisi economiche possono essere di tipo positivo o normativo.
Analisi positiva: l'economista si limita ad osservare ed a descrivere la realtà per quello che è. Ad esempio in un'indagine di raccolta dati egli si limita a riportare i dati raccolti, senza entrare nel merito del provvedimento (ovvero senza esprime la propria opinione personale). Descrive le relazioni di causa ed effetto.
Analisi normativa: l'economista non si limita a raccogliere dati e a osservare la realtà ma esprime dei giudizi su ciò che si dovrebbe fare per realizzare determinati obiettivi (come ad esempio accrescere il benessere della collettività). E' volta a individuare le scelte migliori.
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Viene definita economia industriale la disciplina che si interroga sulle possibili regole di buona gestione delle "industry".
L'economia industriale si occupa quindi del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, in particolare del modo in cui le imprese competono fra di loro.
Si focalizza in particolare sul comportamento dei singoli attori, ma soprattutto sulle interdipendenze tra questi attori, studiando come esse evolvono nel tempo, trasformando la struttura dell'industria, dell'economia e della società.
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Oltre alle politiche di regolamentazione e antitrust, possono venire adottate politiche mirate a particolari imprese o gruppi di imprese.
Tali norme rientrano sotto l'etichetta di politica industriale il cui scopo ultimo è quello di rafforzare la posizione di mercato di un'impresa o di un settore, in particolare nei confronti di imprese estere.
La politica industriale in genere non è ben vista dagli economisti, in quanto è l'intervento statale a decretare il successo di alcune imprese o interi settori industriali.
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Nell'ambito dell'economia industriale, un ruolo cruciale lo hanno le politiche pubbliche poiché il loro compito è quello di evitare conseguenze negative derivanti dalla detenzione di potere di mercato da parte delle imprese.
A tal proposito le politiche pubbliche possono essere suddivise in due grandi categorie: • Regolamentazione • Antitrust ( detta anche Politica della concorrenza)
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Molti economisti analizzano i settori industriali facendo riferimento ad un approccio noto come paradigma struttura-comportamento-performance (SCP).
Secondo tale approccio, la struttura di mercato influenza i comportamenti delle imprese operanti nel mercato, che a loro volta influenzano la performance delle imprese, in quanto si basa sul presupposto che esista un nesso causale fra le suddette componenti.
Stigler (1968) riteneva che tale paradigma proponesse di indagare la <<... struttura dimensionale delle imprese (una o molte, concentrate o meno), la causa di questa struttura dimensionale (in particolare le economie di scala), gli effetti della concentrazione sulla concorrenza, gli effetti della concorrenza sui prezzi, gli investimenti e l'innovazione ... >>.
Studi 13
Il paradigma SCP, sviluppato nell'ambito dell'economia industriale, ha contribuito alla crescita della disciplina della gestione strategica di impresa.
Grande influenza è stata esercitata da Porter (1980) con il modello delle cinque forze riguardante l'ambiente competitivo delle imprese, il quale è stato profondamente influenzato dal paradigma SCP.
Fornitori
Potenziali rivali
Potere dei fornitori
Minacce da prodotti e servizi succedanei
Concorrenti nel settore: rivalità tra le imprese esistenti
Minaccia di potenziali nuovi entranti
Potere dei compratori
Succedanci
Compratori
Fonte: Lipczynsky et al. (2017)
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Processo tecnologico
Condizioni di offerta
Condizioni di domanda
Tecnologia e struttura Gusti e preferenze dei costi
Mercati dei fattori
Struttura organizzativa
Elasticità della domanda rispetto al prezzo
Disponibilità di sostituti
Localizzazione
Metodi di acquisto
Comportamenti
Risultati economici
Numero e distribuzione Obiettivi economici Profittabilità dimensionale di compratori e venditori
Politiche di prezzo
Design di prodotto e politica di marca
Crescita
Qualità di prodotti e servizi
Condizioni di entrata e uscita
Pubblicità e marketing
Differenziazione di Progresso tecnologico prodotto
Ricerca e sviluppo
Collusione
Fusione
Efficienza produttiva
Efficienza allocativa
Integrazione verticale
Diversificazione
Politiche pubbliche
Politica della concorrenza
Regolazione
Politica commerciale
Politica regionale
Politica ambientale
Imposte e sussidi
Politica per l'occupazione
Politica macroeconomica
Controlli su salari e prezzi
Politica industriale
Studi
Fonte: Lipczynsky et al. (2017)
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Fabio Creta
ECONOMIA DELLE IMPRESE E DEI MERCATI
Parte Prima Fondamenti di microeconomia
Studi a.a. 2024/2025
1 Fabio Creta
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Definizione di impresa: istituzione economica che si occupa di produzione e scambio di beni e servizi, attraverso le proprie componenti organizzative interne e attraverso i suoi legami con l'esterno.
La teoria neoclassica dell'impresa, intende spiegare la determinazione del prezzo e della quantità di prodotto offerto sulla base dell'ipotesi di massimizzazione del profitto.
Adam Smith con il suo libro "La ricchezza delle nazioni" (1776), è il filosofo ed economista a cui si deve lo sviluppo della teoria neoclassica. Attraverso lo studio della trasformazione della società inglese e dell'economia, egli evidenzia come la divisione del lavoro (ovvero la sua organizzazione secondo una logica di specializzazione) e l'estensione del mercato (ovvero la possibilità di scambiare beni e servizi) fossero gli aspetti più rilevanti di questo cambiamento.
Studi 4
La divisione del lavoro permette di aumentare la produttività grazie alla maggior abilità e capacità di giudizio che i lavoratori acquisiscono specializzandosi nelle varie fasi del processo produttivo.
Per Smith l'impresa sostiene dei costi e tenuto conto di questi fissa un profitto che possa remunerare il proprietario, di conseguenza stabilisce un prezzo di vendita. La determinazione del prezzo è dunque tutta in capo al produttore e dipende quindi dall'offerta.
Al contrario per W. S. Jevons il valore di un bene dipende dall'utilità che genera nel consumatore che lo acquista e dunque la determinazione del prezzo dipende fondamentalmente dalla domanda espressa dai consumatori.
Studi 5
La teoria neoclassica dell'impresa, non si propone dunque di rappresentare l'impresa come organizzazione complessa, ma poiché risulta essere centrale la determinazione del valore, del prezzo e della quantità di un bene o servizio, si può concludere che la teoria neoclassica dell'impresa è un elemento della teoria dei prezzi.
Nel contesto neoclassico l'impresa è rappresentata come una funzione di produzione che trasforma input in output:
Y = f(X)
Non c'è differenza tra imprenditore e impresa ovvero l'imprenditore "è l'impresa" ed è colui che sceglie la combinazione di input e output che massimizzano i profitti.
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Infine Alfed Marshall, economista inglese che insegnava a Cambridge, nella sua opera Principles of Economics, integra le due prospettive precedenti e sviluppa quello che viene definito lo schema di Domanda e Offerta. In questa visione, il prezzo e la quantità sono determinati in maniera congiunta dal comportamento di imprese e consumatori.
Per Marshall, risulta essere centrale il concetto di interazione tra domanda e offerta.
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