Coagulopatia nel trauma: meccanismi e valutazione diagnostica

Documento sulla coagulopatia nel trauma. Il Pdf, utile per l'Università in Scienze, esplora i meccanismi di coagulazione intrinseca ed estrinseca, le loro alterazioni e l'importanza della triade letale, supportato da diagrammi e tabelle.

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17 pagine

COAGULOPATIA NEL TRAUMA
La via estrinseca è più rapida per il minor numero di fattori che vi prendono parte. Essa viene
attivata quando una lesione di un vaso sanguigno produce la liberazione, dalle cellule
danneggiate, di fosfolipidi e di un complesso proteico detto fattore tissutale o tromboplastina
tissutale.
La via intrinseca è più lenta, perché comprende un maggior numero di fattori della
coagulazione. Questa via è innescata dall'attivazione del fattore XII, o fattore di Hageman, che
si verifica quando il sangue entra a contatto con superfici diverse da quella vasale. A
differenza della via estrinseca, la via intrinseca prevede il coinvolgimento solo di fattori
plasmatici e non di altri fattori, come ad esempio quelli tissutali.
Una lesione tissutale è in grado di attivare sia la via estrinseca che la via intrinseca, in quanto in
caso di danno al vaso, non solo si libera la tromboplastina tissutale ma si espone il sangue
all'inevitabile contatto con una superficie "estranea" diversa da quella endoteliale.
Cosa succede nel trauma?
Nel trauma, si verifica un’emorragia, spesso così profonda da provocare shock emorragico, che
rappresenta la forma più frequente di shock nel politrauma.
Lemorragia innesca:
ipoperfusione, con conseguente sviluppo di acidosi metabolica, generalmente lattica.
coagulopatia, alla cui genesi partecipa anche il trauma stesso.
Inoltre, il paziente traumatizzato è esposto a basse temperature, indipendentemente dalla
stagione (succede anche in estate), che determina ipotermia.
La coagulopatia, l’acidosi e l’ipotermia costituiscono la triade letale del trauma, in quanto la loro
associazione aumenta la mortalità del trauma anche dopo l’emostasi chirurgica, se non trattati
precocemente.
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1. Coagulopatia
La coagulopatia correla con la prognosi del
paziente traumatizzato: quanto più le
condizioni cliniche sono gravi (Injury severity
score >15, che definisce il trauma grave),
tanto più la coagulopatia si esacerba,
determinando un aumento della mortalità.
Perché il paziente traumatizzato va incontro a coagulopatia?
1) DILUIZIONE PRIMARIA, determinata dal richiamo di liquidi dall’interstizio (e dal III spazio)
al compartimento intravascolare. Questo fenomeno, consensualmente alla
vasocostrizione, consente di mantenere la volemia e la PA in corso di emorragia.
2) DILUIZIONE SECONDARIA, avviene per infusione di un eccessivo quantitativo di da fluidi
e/o emocomponenti che non contengono molecole che contribuiscono alla coagulazione.
Se non accompagnata da plasma o concentrati di fattori della coagulazione, anche la
somministrazione di sole emazie concentrate contribuisce all’emodiluzione, perché il
plasma ivi contenuto (1 U EC 250 ml = 35 ml di plasma) non è sufficiente a soddisfare le
richieste. Al fine di ridurre l’entità della diluizione secondaria, se il paziente non risponde
alla somministrazione di 1L di cristalloidi, si procede con la trasfusione di emocomponenti.
La diluizione secondaria determina una deficienza relativa di fattori della coagulazione, Hb
e piastrine. Esiste una correlazione tra il grado di diluizione ed il quantitativo di fattori
della coagulazione e dei substrati. In uno studio in vitro sono stati valutati i valori di PT (s),
ptt, fibrinogeno e PLT in campioni con diluizioni crescenti, riscontrando significativi cambi
delle microstruttura del coagulo per diluizioni > 20% con correlazione alla concentrazione
di fibrinogeno e di piastrine.
Questi risultati sono particolarmente rilevanti se si considera che solo il 15-20% del
fibrinogeno totale è inglobato nel coagulo, per cui, anche piccole variazioni della
concentrazione di fibrinogeno determinano grandi modificazioni nella forza del coagulo,
tali che il coagulo potrebbe essere così lasso da essere dislocato facilmente, banalmente
anche per effetto della pressione sanguigna; mentre servono diluizioni ben più elevate
per notare alterazioni di PT e aPTT.
3) ANTICOAGULAZIONE SPONTANEA - normalmente nel nostro organismo sono presenti dei
fattori anticoagulanti che impediscono la coagulazione spontanea del sangue nei vasi. Essi
sono:
Proteina C (attivata da Proteina S)
Antitrombina III
Nel trauma accade che il danno tissutale e l’ipoperfusione provocano un’aumentata
espressione endoteliale di trombomodulina, che agisce come cofattore della trombina nel
processo di attivazione della proteina C: aumenta cosí l’effetto anticoagulante naturale.
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Anteprima

Coagulopatia nel trauma

Via intrinseca
(contatto con superficie non endoteliale)
superficie
danneggiata
trauma
TPF
XII
Xlla
FATTORI DELLA COAGULAZIONE
XI
fattore tissutale 4- trauma
IX
IXa VIIIa
· antitrombina
IXa VIIIa
antitrombina
×
×

protrombina (II)
trombina (Ila) ..
protrombina (II)-
trombina (Ila).
va
fibrinogeno (1)
fibrina (la)
Via
comune
XIIla
XIII
proteina C attiva
proteina
Lattiva
proteina S
Frammenti
proteina C
depositi di
molecole di fibrina
Plasminogeno
Plasmina
FIBRINOLISI®
Allivature plasminogeno
PAI-1
Angiotensina
Fibrinolisi
PAI-1
Angiotensina
Fibrinolisi

  • La via estrinseca è più rapida per il minor numero di fattori che vi prendono parte. Essa viene
    attivata quando una lesione di un vaso sanguigno produce la liberazione, dalle cellule
    danneggiate, di fosfolipidi e di un complesso proteico detto fattore tissutale o tromboplastina
    tissutale.
  • La via intrinseca è più lenta, perché comprende un maggior numero di fattori della
    coagulazione. Questa via è innescata dall'attivazione del fattore XII, o fattore di Hageman, che
    si verifica quando il sangue entra a contatto con superfici diverse da quella vasale. A
    differenza della via estrinseca, la via intrinseca prevede il coinvolgimento solo di fattori
    plasmatici e non di altri fattori, come ad esempio quelli tissutali.
    Una lesione tissutale è in grado di attivare sia la via estrinseca che la via intrinseca, in quanto in
    caso di danno al vaso, non solo si libera la tromboplastina tissutale ma si espone il sangue
    all'inevitabile contatto con una superficie "estranea" diversa da quella endoteliale.

Cosa succede nel trauma?

Nel trauma, si verifica un'emorragia, spesso così profonda da provocare shock emorragico, che
rappresenta la forma più frequente di shock nel politrauma.
L'emorragia innesca:

  • ipoperfusione, con conseguente sviluppo di acidosi metabolica, generalmente lattica.
  • coagulopatia, alla cui genesi partecipa anche il trauma stesso.
    Inoltre, il paziente traumatizzato è esposto a basse temperature, indipendentemente dalla
    stagione (succede anche in estate), che determina ipotermia.
    La coagulopatia, l'acidosi e l'ipotermia costituiscono la triade letale del trauma, in quanto la loro
    associazione aumenta la mortalità del trauma anche dopo l'emostasi chirurgica, se non trattati
    precocemente.
    INJURY
    HAEMORRHAGE
    COAGULOPATHY
    HYPOPERFUSION
    ACIDOSIS
    HYPOTHERMIA
    Via estrinseca
    (trauma a livello tissutale)
    Via intrinseca
    Via estrinseca
    (trauma a livello tissutale)
    (contatto con superficie non endoteliale)
    superficie
    danneggiata
    trauma
    TPF 1
    XII
    Xila
    VIla
    VII
    XI
    Xla
    VÌ !!
    fattore tissutale 4 trauma
    IX
    proteina C
    +
    depositi di
    molecole di fibrina
    ==
    Frammenti
    Plasminogeno
    Plasmina
    Attivatore plasminogeno
    proteina s
    SUBSTRATI:
    FIBRINOGENO E PIASTRINE
    XIII
    Va
    EXPOSURE
    11. Coagulopatia
    INCIDENZA DI MORTALITA'
    100%
    80%
    60%
    40%
    20%
    ONormal
    Coagulopathy
    0%
    0-14
    15-29
    30-44
    45-59
    59-64
    Injury Severity Score
    La coagulopatia correla con la prognosi del
    paziente traumatizzato: quanto più le
    condizioni cliniche sono gravi (Injury severity
    score >15, che definisce il trauma grave),
    tanto più la coagulopatia si esacerba,
    determinando un aumento della mortalità.

Perché il paziente traumatizzato va incontro a coagulopatia?

  1. DILUIZIONE PRIMARIA, determinata dal richiamo di liquidi dall'interstizio (e dal III spazio)
    al
    compartimento
    intravascolare.
    Questo
    fenomeno,
    consensualmente alla
    vasocostrizione, consente di mantenere la volemia e la PA in corso di emorragia.
  2. DILUIZIONE SECONDARIA, avviene per infusione di un eccessivo quantitativo di da fluidi
    e/o emocomponenti che non contengono molecole che contribuiscono alla coagulazione.
    Se non accompagnata da plasma o concentrati di fattori della coagulazione, anche la
    somministrazione di sole emazie concentrate contribuisce all'emodiluzione, perché il
    plasma ivi contenuto (1 U EC 250 ml = 35 ml di plasma) non è sufficiente a soddisfare le
    richieste. Al fine di ridurre l'entità della diluizione secondaria, se il paziente non risponde
    alla somministrazione di 1L di cristalloidi, si procede con la trasfusione di emocomponenti.
    La diluizione secondaria determina una deficienza relativa di fattori della coagulazione, Hb
    e piastrine. Esiste una correlazione tra il grado di diluizione ed il quantitativo di fattori
    della coagulazione e dei substrati. In uno studio in vitro sono stati valutati i valori di PT (s),
    ptt, fibrinogeno e PLT in campioni con diluizioni crescenti, riscontrando significativi cambi
    delle microstruttura del coagulo per diluizioni > 20% con correlazione alla concentrazione
    di fibrinogeno e di piastrine.
    Table of results for the standard laboratory markers, rheological measurements and imaging results for all dilutions. (n = 18 for each dilution) *denotes a significant deviation from
    the baseline value using one way ANOVA Tukey's pairwise analysis where p < 0.05).
    Dilution
    Vol %
    Standard Laboratory Markers
    Rheology
    Fibrinogen (clauss)
    Haematocrit
    Platelet Count
    ×10°
    Mean (SD)
    Prothrombin
    Time, PT
    sec
    Thromboplastin
    Time APTT
    TCP.
    Clotting Time
    sec
    Clot Strength
    Pa
    Mean (SD)
    Mean (SD)
    Mean (SD)
    sec
    Mean (SD)
    Mean (SD)
    0%
    2.7 (0.3)
    0.411 (0.033)
    259 (61)
    10.4 (0.4)
    25.7 (1.7)
    219 (73)
    178 (51)
    0.007 (0.003)
    10%
    2.3 (0.5)
    0.370 (0.024)
    226 (51)
    11.3 (0.7)
    26.3 (2.7)
    0.005 (0.002)
    20%
    2.1 (0.5)"
    0.347 [0.021]"
    199 (37)"
    118 (0.6)
    296 (28)
    217 (70)
    0.004 (0.002)
    40%
    1.2 (0.3)*
    0.261 (0.020)*
    158 (29)*
    13.9 (1.0)*
    34.0 (3.0)*
    238 (83)
    0.003 (0.002)
    60%
    0.7 (0.2)*
    0.197 (0.034)*
    94 (16)*
    19.1 (3.0)*
    50.8 (8.9)*
    267 (70)
    0.001 (0.001)
    Lawrences et al Thrombosis Research 2014;134:488-494
    Questi risultati sono particolarmente rilevanti se si considera che solo il 15-20% del
    fibrinogeno totale è inglobato nel coagulo, per cui, anche piccole variazioni della
    concentrazione di fibrinogeno determinano grandi modificazioni nella forza del coagulo,
    tali che il coagulo potrebbe essere così lasso da essere dislocato facilmente, banalmente
    anche per effetto della pressione sanguigna; mentre servono diluizioni ben più elevate
    per notare alterazioni di PT e aPTT.
  3. ANTICOAGULAZIONE SPONTANEA - normalmente nel nostro organismo sono presenti dei
    fattori anticoagulanti che impediscono la coagulazione spontanea del sangue nei vasi. Essi
    sono:

    Proteina C (attivata da Proteina S)

    Antitrombina III
    Nel trauma accade che il danno tissutale e l'ipoperfusione provocano un'aumentata
    espressione endoteliale di trombomodulina, che agisce come cofattore della trombina nel
    processo di attivazione della proteina C: aumenta cosí l'effetto anticoagulante naturale.
    2
    G'GP
    g1
    11
    Activated Partial
    Mean (SD)
  4. AUTOEPARINIZZAZIONE ENDOGENA - normalmente, la superficie endoteliale è protetta
    dal glicocalice, che, tra le altre funzioni, maschera delle molecole eparino-simili presenti
    sull'endotelio. Nel trauma, la lesione vasale causa la distruzione del glicocalice, esponendo
    le molecole eparino-simili, che mediano un effetto scoagulante.
  5. DISFUNZIONE PIASTRINICA - caratterizzata dall'incapacità delle piastrine di rispondere agli
    stimoli (ADP, acido arachidonico, collagene). La disfunzione piastrinica colpisce quasi il
    50% dei traumi maggiori e, quando presente, aumenta di 10 volte il rischio di mortalità.
  6. IPERFIBRINOLISI PRECOCE - la fibrinolisi consiste nella degradazione del fibrinogeno ad
    opera della plasmina. Se questo meccanismo accade troppo precocemente (come nel caso
    di alcuni politraumi), il coagulo verrà distrutto e si avrà una ripresa di un sanguinamento
    precedentemente controllato. L'iperfibrinolisi sembra determinata dall'inattivazione del
    PAI-1 (Plasminogen Activator Inhibitor), molecola che blocca la formazione di plasmina
    tramite inibizione di tPA. L'inattivazione del PAI-1 induce un aumento del tPA, che
    attivando il plasminogeno in plasmina, media l'effetto scoagulante.
    Protein S
    Sphingolipids
    HDL
    Fibrin Split Products
    Fibrin
    Va
    VIIla
    To
    Plasmin
    Protein C inhibitor
    a1-antitrypsin
    tPA
    PAI-1
    aPC
    a2-macroglobulin
    a2-antiplasmin
    Plasminogen
    Slow
    Fast
    PC
    PC
    TM
    Ila
    Endothelium
    EPCR
    Inoltre, il PAI-1 può anche essere inattivato dall'attivazione dei neutrofili, meccanismo che
    contribuisce ulteriormente alla riduzione della sua azione.
    L'iperfibrinolisi rappresenta un fattore prognostico indipendente per mortalità (Rourke et
    al), la cui incidenza dipende dalla gravità del trauma. Esistono delle iperfibrinolisi
    conclamate, che portano ad un aumento della mortalità fino al 100%, e delle situazioni
    riconducibili ad aumentata attivazione del sistema fibrinolitico, che determinano un
    aumento della mortalità variabile.
    FENOMENO
    Incidenza
    Mortalità
    IPERFRINOLISI
    Conclamata
    5%
    60-100%
    traumi maggiori
    Attivazione sistema
    fibrinolitico
    40-50%
    12%
    traumi maggiori
    (vs. 1%, p<0.01)

Ipotermia

Lo sviluppo di ipotermia nel paziente traumatizzato è causato da:

  • permanenza eccessiva sul luogo del trauma (la temperatura ambientale è minore della
    termperatura corporea),
  • infusione di soluzioni fredde/refrigerate o non riscaldate
  • perdita
    volemica, a seguito della quale si innesca vasocostrizione, cui consegue la
    riduzione della temperatura corporea
    L'ipotermia alimenta la coagulopatia, agendo a tutti i livelli della coagulazione:
  • PIASTRINE

    riduzione della funzionalità piastrinica (per TC < 34°C):
    alterazione della forma riduzione dell'emissione di pseudopodi, che le
    rende difficilmente ancorabili al fibrinogeno
    alterazione della funzione dei recettori di superficie, con conseguente
    riduzione dell'aggregazione piastrinica
    riduzione del numero di piastrine per aumentato sequestro splenico

    3
  • FATTORI DELLA COAGULAZIONE

    riduce la produzione e la funzione dei fattori della coagulazione, tale che per ogni
    riduzione di 1°℃ si assiste alla riduzione del 10% dell'attività dei fattori della
    coagulazione. Quando la temperatura raggiunge valori inferiori a 36°C, il PT e
    aPTT si allunga progressivamente.

    FIBRINOGENO

    riduce la sintesi di fibrinogeno

    aumenta la degradazione del fibrinogeno perché attiva la fibrinolisi per inibizione
    del PAI-1 e dall'antiplasmina
    Inoltre, l'ipotermia influisce sulla funzionalità epatica provocando la riduzione di:
  • metabolismo del citrato - gli emocomponenti contengono citrato, che riduce l'evenienza di
    coagulazione. Normalmente, il citrato viene metabolizzato rapidamente (in circa 30') ma
    in caso di ipotermia il metabolismo si rallenta, aumentando il rischio di sanguinamento;
  • clearance dei farmaci
  • sintesi di proteine di fase acuta

Acidosi

L'acidosi è causata da ipoperfusione d'organo con conseguente switch al metabolismo anaerobio,
che determina un'acidosi metabolica con prevalente componente lattica.
All'acidosi metabolica può partecipare l'infusione rapida di soluzione fisiologica con conseguente
acidosi ipercloremica (bastano 1500 ml di SF).
Inoltre, nel paziente traumatizzato non è raro riscontrare una di acidosi respiratoria, come
risultato di un'ipoventilazione con conseguente ipercapnia.
L'acidosi influenza la coagulazione nei seguenti modi:

  • per pH < 7.4

    Riduce l'attivazione dei fattori della coagulazione,
    soprattutto della via comune (V e X), anche se meno
    intensamente rispetto all'ipotermia; per raggiungere
    avere una completa inattivazione dei fattori bisogna
    arrivare a pH 6.6
    o
    Aumenta la degradazione del fibrinogeno
    O
    Altera la funzionalità piastrinica, che per pH di 6.8
    risulta dimezzata
    Buffer or HCI
    0
    PH = 5.9
    20.
    -t-
    ADP
    Aggregation (%)
    40
    PH = 6.8
    60
    80
    PH = 7.4
    100
    O
    1
    2
    3
    5
    Time (min)
    ADP = adenosine diphosphate
    Green FW et al. Gastroenterology. 1978;74:38-43.
    ATTIVAZIONE FATTORE V
    3
    2.5
    2
    1.5
    1
    0.5
    0
    6.2
    6.6
    7
    7.4
    7.8
    8.2
    8.6
    9
    PH
    ATTIVAZIONE FATTORE X
    5
    4
    3
    2
    1
    0
    6.2
    6.6
    7
    7.4
    7.8
    8.2
    8.6
    9
    PH
  • per pH < 7.10

    Inibizione generazione di trombina per il 50%
    4

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